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L’audiovisivo nell’Ue, oltre 400 firmatari per la lettera a Bruxelles sul nodo della territorialità dei contenuti

Sono più di 400 le firme apposte alla lettera che l’industria audiovisiva europea ha inviato ai massimi rappresentanti delle Istituzioni dell’Unione europea. Obiettivo dell’iniziativa è rendere partecipe Bruxelles delle “vive preoccupazioni riguardo l’impatto che l’erosione dell’esclusività territoriale genererebbe sulla creatività e gli investimenti in contenuti originali”.

Un’industria, quella audiovisiva nel suo complesso (sceneggiatori, autori e registi cinematografici, produttori cinematografici e televisivi, editori di supporti fisici e media online, distributori, esercenti, emittenti televisive, piattaforme, titolari di diritti sportivi e sindacati dello spettacolo), che genera ricavi per 97 miliardi di euro e che dà lavoro a più di un milione di europei. Un settore da tutelare non solo per i numeri, ma anche per l’alto livello di creatività espresso e per gli interessi degli investitori che vedono nell’audiovisivo europeo un mercato dinamico, in grado di valorizzare le diversità culturali.

Su queste basi la “lettera dei 400”, firmata dalle principali aziende leader dell’audiovisivo europeo e inviata al Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al Presidente del Consiglio dell’UE, Donald Tusk, e ai Primi Ministri di Malta ed Estonia (l’attuale e la prossima Presidenza dell’Unione), nonché ai ministri interessati dalla proposta, al Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e ai rappresentanti permanenti e aggiunti degli Stati membri presso l’UE, mette in luce preoccupazioni e dubbi sulla proposta di regolamento relativa alla concessione di licenze basate sul paese di origine per talune trasmissioni online delle emittenti televisive adottato dalla Commissione europea lo scorso settembre 2016.

Già l’anno passato oltre 100 organizzazioni e individui da tutta Europa hanno esortato il presidente Juncker “a preservare l’integrità dell’esclusività territoriale e a mantenere gli incentivi di mercato indispensabili per i settori cinematografico, televisivo e dello sport per creare, finanziare, produrre, commercializzare e distribuire opere audiovisive”.

Preoccupazioni che rimangono in piedi anche oggi, perché la normativa voluta da Bruxelles sulla concessione di licenze basate sul paese di origine “crea una notevole incertezza in merito alla sostenibilità del finanziamento per lo sviluppo e la produzione di contenuti, ai modelli di business della distribuzione e alla libertà commerciale di molti creatori e produttori di contenuti europei e per gli investitori, a discapito della diversità culturale, della crescita del settore e, in ultimo, della scelta dei consumatori europei”.

Per questo la “lettera dei 400” porta come esempio da seguire l’iniziativa dei Governi di Francia e Spagna, che hanno ribadito, congiuntamente, il loro “sostegno al valore fondamentale dell’esclusività territoriale” nel ‘Comunicato di Malaga del 20 febbraio 2017. Sempre ieri è arrivata anche la dichiarazione congiunta dei Ministri della Cultura Franceschini e Azoulay sul diritto d’autore che “impegna Italia e Francia a individuare posizioni comuni per promuovere e preservare il fondamento della creatività nel contesto della riforma del quadro europeo del settore promossa dalla Commissione europea, in particolare mantenendo fermo il principio della territorialità del diritto d’autore, chiave di volta per il finanziamento e la diffusione della cultura”. (link ad altro articolo sul tema)

Tra i 411 firmatari figurano tanti italiani, tra cui il Presidente ANEC Luigi Cuciniello, il Presidente ANICA Francesco Rutelli, il Segretario Generale della FAPAV Federico Bagnoli Rossi e il Presidente UNIVIDEO Lorenzo Ferrari Ardicini. Numerose anche le aziende firmatarie della lettera.

La normativa europea relativa all’estensione del “principio del paese di origine” a talune trasmissioni online delle emittenti televisive, in poche parole, equivale alla formula: “paghi la licenza per uno Stato, ottieni il resto dell’UE gratis”. Questo avrebbe un impatto a dir poco negativo sul valore dei diritti nei vari canali e territori di distribuzione.

La Commissione Ue, da parte sua, afferma che “il regolamento proposto fornirà solo una regola di default e che le parti interessate continueranno a godere di libertà contrattuale”. Ma secondo le imprese dell’audiovisivo, stiamo parlando di una “promessa vuota”: “Riteniamo estremamente opinabile la premessa che i titolari dei diritti potranno mantenere il potere contrattuale necessario ad ottenere l’esclusione dall’applicazione del paese di origine”.

Un settore, quello dell’audiovisivo, più vivo che mai, anche grazie all’innovazione, a cui le imprese continuano ad essere “aperte”: “aperte alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e da una connettività sempre più elevata nell’era digitale, per andare incontro alla domanda dei consumatori in quanto a scelta, qualità e diversità dei contenuti”.

Di conseguenza, vi è un numero crescente di servizi audiovisivi online disponibili in Europa, come gli oltre 3.000 servizi di video on demand (VoD) già attivi, che forniscono contenuti di alta qualità a milioni di telespettatori, gestiti in modo da soddisfare un pubblico locale culturalmente e linguisticamente distinto.

Se da un lato i consumatori hanno sempre più accesso a più contenuti, in un moltiplicarsi di modi e di dispositivi, dall’altro, la possibilità di recuperare i costi di sviluppo, produzione, marketing e distribuzione diventa sempre più complessa e difficile.

Ecco perché, conclude la lettera, “In questa fase critica del processo legislativo, e alla luce delle linee guida per legiferare meglio (“Better Regulation guidelines”), chiediamo rispettosamente al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea di rigettare e abbandonare la proposta della Commissione di applicazione della concessione di licenze sulla base del paese d’origine, in quanto essa minaccia l’intero ecosistema audiovisivo europeo”.

Un tema estremamente attuale, di cui si parlerà anche l’8 maggio prossimo a Roma, in LUISS, all’incontro promosso dalla School of Law dedicato proprio al futuro del settore audiovisivo in Europa alla luce del regolamento Sat – Cab.

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