Nel 2025 l’audiovisivo italiano vale un miliardo di euro di ricadute economiche sui territori. Un dato estremamente rilevante, che fotografa la forza industriale del cinema e della serialità televisiva nel nostro Paese, soprattutto a livello regionale, in termini di occupazione, investimenti ed economia reale.
Secondo quanto presentato dall’Italian Film Commissions in occasione della Borsa Internazionale del Turismo (BIT) di Milano e dell’European Film Market di Berlino, la ricaduta complessiva generata dalle opere cinematografiche e televisive in Italia raggiunge circa 1 miliardo di euro
Il traino del media tourism, il turismo verso le destinazioni viste sullo schermo (grande e piccolo)
Questo valore nasce dall’integrazione di due grandi flussi economici.
Il primo è quello del cosiddetto media tourism, cioè il turismo motivato da film e serie TV. In Italia genera ogni anno 600 milioni di euro, sostenuto da oltre 1 milione di pernottamenti e circa 11 milioni di visite giornaliere di appassionati che scelgono le destinazioni viste sullo schermo
Il secondo flusso è rappresentato dall’indotto industriale diretto delle produzioni, stimato in circa 400 milioni di euro, attivato dall’attività produttiva locale
Sommandoli, si arriva a quel miliardo di euro che racconta con chiarezza il peso economico del settore.
L’effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici nell’audiovisivo
A sostenere questo sistema c’è un investimento pubblico regionale che si attesta mediamente sugli 80 milioni di euro l’anno
Si tratta di risorse che, integrate con i fondi nazionali, attivano un forte effetto moltiplicatore. Ma non è solo una questione di contributi economici. Il valore del sistema italiano, si legge nel comunicato, risiede anche nel lavoro quotidiano delle Film Commission: assistenza alle produzioni, ricerca delle location, semplificazione burocratica, coordinamento con enti locali e operatori del territorio
Occupazione e filiera nell’audiovisivo, ogni set è un’impresa
L’impatto più immediato si misura sull’occupazione. Ogni set si trasforma in un’azienda temporanea ad alta intensità di lavoro, capace di coinvolgere migliaia di professionisti specializzati
Non lavorano solo registi, attori e tecnici. Attorno a una produzione si attiva un’intera filiera: trasporti e noleggi, logistica, strutture alberghiere, ristorazione, artigianato locale, servizi di sicurezza e allestimento.
Il cinema diventa così un acceleratore economico trasversale, che distribuisce ricchezza su più settori e consolida competenze professionali nei territori.
Un modello culturale e industriale
La promozione turistica è la naturale conseguenza di una politica che tiene insieme cultura e industria audiovisiva. Investire nell’audiovisivo significa promuovere l’identità dei territori, ma anche costruire sviluppo economico stabile.
Secondo dati del ministero della Cultura, L’industria audiovisiva italiana raggiunge quasi 12 miliardi di euro di fatturato e impiega oltre 124.000 professionisti.
Nei primi sette mesi del 2025 sono stati inoltre attivati 144 set in tutta Italia, con benefici concreti per i territori: “Tra i casi più significativi il cosiddetto “White Lotus Effect”, che ha interessato Taormina dopo la seconda stagione della celebre serie, e il film indipendente Vermiglio, girato in Trentino, che ha generato importanti ricadute economiche locali durante le fasi di lavorazione”, si legge sul sito dell’Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane (ICE).
