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L’antidoto di papa Francesco contro le fake news. Il commento di mons. Viganò

Media&Verità: questo il tema della ventiduesima edizione delle Giornate Internazionali di San Francesco di Sales al via oggi a Lourdes. Si tratta della tradizionale iniziativa della Federazione dei Media Cattolici che quest’anno, per la prima volta, viene organizzata assieme alla Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Ed è stato proprio il Prefetto del Dicastero vaticano, mons. Dario Edoardo Viganò, ad aprire l’evento in calendario fino a venerdì 26 gennaio alla presenza di circa 300 giornalisti provenienti da oltre 20 diverse nazionalità.

Al centro dei lavori il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2018, che si celebrerà il prossimo mese di maggio, dal titolo ‘La verità vi farà liberi. Fake News e giornalismo di pace’. Mons. Viganò, in un’intervista rilasciata a Vatican News, riflette sul documento reso noto come di consueto in occasione dell’odierna ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

“La pietra miliare del messaggio – spiega – è la forte radice biblica richiamata già nel titolo così come in altre parti del testo. Il Papa cita ad esempio gli episodi di Caino e Abele, quello della Torre di Babele e la strategia utilizzata dal ‘serpente astuto’ di cui parla il Libro della Genesi, che può essere considerato l’artefice della prima fake news. Ed è su questo impianto – prosegue – che il Santo Padre basa le sue riflessioni e i suoi inviti conclusivi: lasciarsi purificare dalla verità e promuovere un giornalismo di pace”.

Cosa fare in concreto per fronteggiare il fenomeno delle fake news? Per Viganò “occorre rimettere al centro del dibattito la responsabilità della comunicazione”. Questo valore – afferma – “unitamente alla libertà di espressione, è capace di rendere la comunicazione stessa luogo di ascolto, di dialogo e persino di dissenso, sebbene nelle forme della normale dialettica dell’interazione”. Il Prefetto suggerisce dunque di partire dai requisiti di base della deontologia professionale, per “ricostruire il contesto affinché i fatti riportati posseggano una luce autentica senza ombre di mezze verità o di verosimiglianze”.

In questo processo – aggiunge ­– “penso che sia i cittadini sia le istituzioni debbano trovare nuove forme di alleanze che vanno dalla scuola alla politica fino alle federazioni professionali. Diversamente – conclude – la professione giornalistica perderà oltre alla credibilità anche la propria identità”.

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