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L’amore ai tempi dei social, come sono cambiate le relazioni?

Mark Zuckerberg ha creato Facebook per agevolare i ragazzi a stare in contatto tra loro, a stabilire relazioni, a guardarsi in faccia per costruire con più facilità una relazione d’amicizia e un rapporto sentimentale.

Era il lontano 2004, di tempo ne è passato e seguendo ritmi di diffusione esponenziali, tanti adolescenti hanno iniziato a costruire rapporti affettivi grazie all’ausilio dei social.

Nel 2009 si affaccia prepotentemente nel cuore dei nostri affetti il sistema di messaggistica per eccellenza WhatsApp e tanti primi amori hanno iniziato a costruire il loro lessico amoroso nel buongiorno e buonanotte che con l’andare del tempo si è trasformato nel controllo dell’ultimo accesso online, nell’essere online e non scrivermi che genera automaticamente il quesito: “con chi sta chattando?”.

Nel 2010 Instagram bypassa il “cosa stai pensando” della bacheca di Facebook grazie al predominio dell’immagine, dei selfie, dei video che diventano la testimonianza diretta di un fare relazionale che nel nuovo lessico amoroso si plasma su un fermare momenti da condividere, da far vedere agli altri, ma anche per controllare l’altro in caso di assenza e scarsa fiducia nel suo essere davvero presente per noi.

E il controllo di ciò che si pubblica, dove, quando, con chi, diventa parte integrante del nuovo essere insieme inaugurando la strada del so dove sei, non ti assenterai più dalla mia vita, perché anche se ci lasciamo il controllo su di te, sulle tue foto, sui tuoi profili potrà esserci sempre: Nuove relazioni che nel superamento dell’attesa del desiderio di incontrarsi legano due individui nella memoria di silicio fedele testimone della nostra unione.

La coppia connessa alla ricerca dell’altro, nella condivisione e nella testimonianza con l’altro ha cominciato ad alterare le regole classiche dell’innamoramento, del batticuore, delle prime cotte che hanno costruito il lessico amoroso di tante generazioni.

Lo sguardo, l’attesa, il desiderio, lo stacco relazionale che permetteva di aspettare e bramare l’incontro successivo, la presentazione del fidanzatino agli amici, la frequentazione, la costruzione, la rottura, la lite, la rottura, l’abbandono. Scenari che si aprivano e si chiudevano su un essere con l’altro e per l’altro, in cui gli altri, se non gli amici storici della comitiva del muretto che accompagnava i primi momenti di incontro e le prime scoperte, erano semplici spettatori e solo alcuni assumevano il ruolo di potenziale alleato per parlare della sofferenza di Monica che era stata lasciata. Finiva lì, si chiudeva il sipario e si ricominciava spesso ancora con Marco nel cuore, ma di Marco poco si sapeva se non tramite incontri “casuali” strategicamente orchestrati.

Gli amori finivano, alcuni, in primis il primo, rimanevano chiusi in una scatola interna segreta che ne conservava gelosamente il ricordo nella memoria del cuore che nell’idealizzazione della primavera giovanile rendeva l’immagine dell’amato indelebile. Anche oggi si parla di immagini, ma non sono più conservate nella memoria intimistica del cuore ma nell’algoritmo sentimentale di ogni adolescente che ha lasciato traccia dei suoi sentimenti nell’essere un fidanzatino social.

Ogni spazio vitale genera comportamenti nuovi, e lo spazio social dall’interno della Grande Rete Mondiale, ha prodotto nuove forme di comunicazione, nuovi codici linguistici e nuovi modi di essere in relazione. Ci si incontra, conoscendo già, gusti e preferenze dell’altro, amici, fidanzate e fidanzati che mi hanno preceduto, luoghi di vacanze, festeggiamenti, simpatie e antipatie.

Nel nuovo lessico amoroso la frequentazione si depaupera del desiderio di scoprire l’altro, perché la scoperta avviene il più delle volte all’interno dei social. Molto spesso, l’aggancio parte proprio da qui, non dallo sguardo furtivo fuori dall’uscita di scuola, ma nella vetrina di Instagram, inizio a seguirti, mi segui, ci seguiamo e gli altri, spettatori partecipi assistono, a volte passivamente altre attivamente alle nuove scoperte, inaugurano nuovi debutti, e ne bloccano altri, nella facilità con il quale le parole si fanno veicolo di nuove forme sociali: “mi lasci e ti blocco da tutto. WhatsApp, Instagram, Facebook”.

Ci si frequenta, ci si spia, e si sta insieme con il carico del vissuto social, che serve da vetrina della relazione e del benessere stesso della relazione. Se tutto scorre liscio, gli amici, e noi stessi siamo concentrati a vedere foto, video, che testimoniano a tutti la nostra assoluta felicità, per oscurarsi nel momento in cui si litiga, si cambia foto del profilo, assoggettando l’immagine a veicolo di proiezione e di contenuti interpretativi che l’altro colora o oscura a suo piacimento e/o a loro piacimento nella considerazione generale che gli spettatori sono tanti.

Ilaria si è lasciato con Matteo, guarda qui, e partono screenshot, conferme di amici che hanno seguito stalkerato, controllato, sorriso e a volte drammaticamente deriso. 

Ed ecco allora che all’interno di uno spazio nato per essere in relazione, per facilitarci nell’incontro e nella connessione, si sviluppano germogli di nocività in cui il controllo dell’altro è il veicolo primario per avere fiducia, per stare tranquilli o per scoprire bugie che confermano il mio pensiero di poca fiducia nell’altro.

Lessico amoroso costruito su un’oggettivazione di presenza social in cui l’aver postato l’immagine del nostro stare insieme mi fornisce quel surplus di sicurezza che non viene più garantito dal guardarsi fissi negli occhi, scoprirsi e riconoscersi nell’altro, e che fa degli occhi degli altri e del controllo del mio agire social il veicolo primario di riconoscimento affettivo.

Testimonianza dell’essere in coppia, plauso di conferme dei like del gruppo, seguaci delle nostre storie, e artefici spesso delle rotture delle stesse.

Si apre la scatola dei ricordi e si spargono ricordi che più in là e molto spesso avremmo voluto conservare per noi. L’educazione Digitale della Famiglia è anche riflettere assieme su questo nuovo lessico amoroso affinché si possa strutturare un salutare lessico famigliare che, seppur in linea con la modernità non alteri la mai vetusta profondità dei legami affettivi sinceri.

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