Oscar, linea dura contro l’intelligenza artificiale: l’Academy difende la centralità dell’umano, come attore e autore
L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences traccia un confine netto nel dibattito più caldo dell’industria audiovisiva: agli Oscar, l’intelligenza artificiale (AI) non può sostituire l’essere umano. Con un aggiornamento delle regole appena annunciato, ha spiegato su The Hollywood Reporter Scott Feinberg, l’organizzazione ha chiarito senza ambiguità che interpretazioni e sceneggiature generate dall’AI non saranno ammissibili ai premi.
La decisione arriva in un momento in cui Hollywood, tra scioperi recenti, negoziazioni sindacali e sperimentazioni tecnologiche, sta ridefinendo il proprio rapporto con strumenti generativi sempre più sofisticati. L’Academy sceglie una posizione conservativa ma strategica: proteggere l’autorialità e il lavoro umano come fondamento dell’arte cinematografica.
AI fuori dagli Oscar, ecco cosa cambia
La nuova normativa stabilisce che potranno concorrere agli Oscar per la recitazione solo performance legalmente attribuite a interpreti umani e realmente eseguite da loro, conconsenso esplicito. Una presa di posizione che sembra rispondere anche a casi recenti, come il completamento postumo tramite AI di performance di attori scomparsi.
Ancora più netta la linea sulla scrittura: solo sceneggiature interamente realizzate da esseri umani saranno eleggibili per le categorie dedicate. L’uso dell’AI non è vietato in assoluto nella produzione cinematografica, ma diventa irrilevante (o addirittura penalizzante) nel momento in cui incide sull’autorialità.
Non solo: sotto la sezione “Eligibility (Rule Two)”, dedicata all’intelligenza artificiale generativa, l’Academy si riserva il diritto di richiedere informazioni dettagliate sull’uso dell’AI e sul contributo umano effettivo. In altre parole, trasparenza obbligatoria e controllo caso per caso.
Le intenzioni dell’Academy
La mossa va letta su più livelli. Da un lato, c’è la volontà di difendere il valore del lavoro creativo umano, in un settore che vede attori e sceneggiatori tra le categorie più esposte al rischio di disoccupazione tecnologica.
Dall’altro, emerge l’esigenza di preservare l’integrità artistica e culturale degli Oscar, evitando che opere generate da algoritmi possano competere con quelle frutto di esperienza, sensibilità e interpretazione umana.
È anche una risposta politica e industriale: dopo mesi di tensioni tra studios e sindacati (SAG-AFTRA e WGA in primis), l’Academy manda un segnale chiaro di allineamento con le istanze della comunità creativa.
Le altre novità: più apertura e qualche rivoluzione
Accanto al capitolo AI, le nuove regole introducono cambiamenti significativi anche sotto altri punti di vista:
International Feature Film più inclusivo: finisce il limite rigido di un solo film per Paese o regione. Oltre alla selezione ufficiale, un film potrà qualificarsi vincendo il premio principale in festival come Cannes, Berlino, Venezia, Sundance, Toronto o Busan. Questo apre la porta a più candidature per uno stesso Paese, aumentando la competitività globale. Inoltre, il premio non sarà più assegnato formalmente al Paese, ma al regista, il cui nome comparirà ufficialmente sul riconoscimento.
Attori con più candidature nella stessa categoria: una novità storica: un interprete potrà essere nominato più volte nella stessa categoria per performance diverse. Una regola che riallinea gli attori alle altre categorie e che potrebbe cambiare le dinamiche di voto (e di strategia degli studios).
Governors Awards più diversificati: ogni edizione dovrà includere almeno tre discipline diverse tra i premiati, evitando concentrazioni su una sola categoria artistica.
Modifiche tecniche e di settore
Tra gli altri aggiornamenti: fino a tre vincitori per il premio al casting (prima erano due); shortlist cinematografia fissata a 20 titoli; regole più stringenti per votare nelle categorie tecniche (make-up e VFX), legate alla partecipazione attiva ai processi di valutazione; nuovi criteri per la candidatura delle canzoni originali, inclusi requisiti legati ai titoli di coda; aggiornamenti alle regole di campagna, inclusa maggiore attenzione all’accessibilità nelle comunicazioni.
Un segnale per il futuro dell’audiovisivo: AI importante come strumento, mai come autore
La posizione dell’Academy non chiude la porta all’AI nel cinema, ma ne delimita chiaramente il ruolo: strumento, non autore. In un’industria sempre più ibrida tra creatività e tecnologia, gli Oscar scelgono di restare un presidio dell’umano.
Resta da vedere se questa linea resisterà nel tempo o se sarà costretta ad adattarsi a un’evoluzione tecnologica che, nel bene o nel male, continua a correre più veloce delle regole. Per ora, il messaggio è chiaro: a Hollywood, almeno sul palco degli Oscar, l’intelligenza artificiale non è ancora pronta a prendersi la scena.
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