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L’Agenda digitale al Premier o ministro, il cambio di governance dettato al Governo da Piacentini

Il Governo ha deciso un cambiamento radicale nella governance del digitale in Italia, non più affidata a una soluzione “tampone”, proprio come proposto all’esecutivo nelle raccomandazioni di Diego Piacentini, ex Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale. Nonostante sia stato prorogato di 3 mesi e 15 giorni il mandato del Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale, così Luca Attias lascerà l’incarico il 31 dicembre 2019 e non più il 15 settembre, dal 2020 i suoi poteri passeranno “al Premier o a un ministro delegato”, come prevede l’articolo 8 del decreto-legge Semplificazioni approvato definitivamente ieri dalla Camera dei deputati.

Per la nuova governance sul digitale, ha scritto Piacentini il 30 settembre scorso , “creare una struttura permanente, identificabile in un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio con a capo un Ministro o un Sottosegretario per la Trasformazione Digitale, dotato di una forte delega e di un budget di spesa. Tale Dipartimento deve essere visto come il “gioiello digitale” della pubblica amministrazione”.

E l’attuale Governo così ha fatto, senza discontinuità con i Governi Renzi e Gentiloni, ha ascoltato Piacentini.

Sarà nominato un ministro del digitale?

Però non è ancora chiaro chi sarà realmente ad esercitare le funzioni, i compiti e i poteri dell’attuale Commissario per l’Agenda digitale. Sarà il presidente del Consiglio dei ministri o sarà nominato un ministro del digitale? Quest’ultima soluzione speriamo venga esclusa, sia perché già bocciata tante volte in passato sia, motivo principale, sul digitale non ci può essere una funzione esclusiva di un ministro, ma deve essere il nuovo DNA di ogni pubblica amministrazione: in cui è più cruciale il ruolo del responsabile della transizione digitale, che un nuovo ministro con delega al digitale, peraltro già ben esercitata dalla ministra della Pa Giulia Bongiorno. Meglio sarebbe affidare i poteri dell’Agenda digitale a un sottosegretario alla presidenza del consiglio. Staremo a vedere.

Che fine farà il Team digitale?

Passiamo alla seconda domanda. Che fine farà l’attuale Team digitale dall’anno prossimo? Parliamo di più di 40 persone, ognuna con diverse competenze tecnologiche, scelte dal precedente commissario Diego Piacentini. Molto probabilmente molte di loro confluiranno “nelle strutture della Presidenza del Consiglio”, con cui il Premier o il ministro delegato dovrà esercitare i nuovi poteri sull’attuazione dell’Agenda digitale, con un budget pari a 6 milioni di euro l’anno.

E come sarà effettuata la selezione? A definirla è sempre il decreto-legge Semplificazioni, approvato definitivamente ieri dal Parlamento. Per l’esercizio delle nuovi funzioni, il Presidente del Consiglio dei ministri, o il Ministro delegato, si avvale di:

“un contingente di esperti… in possesso di specifica ed elevata competenza tecnologica e di gestione di processi complessi, nonché di significativa esperienza in tali materie, ivi compreso lo sviluppo di programmi e piattaforme digitali con diffusione su larga scala. Con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono individuati il contingente di tali esperti e la relativa composizione, con le specifiche qualificazioni richieste ed i relativi compensi”.

In sostanza i requisiti definiti dalla nuova legge per la futura call di selezione rispecchiano, in gran parte, i profili di chi già fa parte del Team digitale, questo può far pensare che molti di loro continueranno a lavorare per Palazzo Chigi.

Perché la nascita di PagoPa Spa, una società ad hoc per i pagamenti digitali?

La terza importante novità introdotta dalla conversione in legge del DL Semplificazioni è la costituzione, “entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto”, di PagoPa Spa, “una società per azioni interamente partecipata dallo Stato” per la gestione e i compiti della piattaforma PagoPa, il sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione. Perché l’esigenza di una società ad hoc? Formalmente per “assicurare la capillare diffusione del sistema di pagamento elettronico attraverso la piattaforma PagoPa”, in concreto per penalizzare AgID, a cui verrà così tolta la gestione e i compiti di PagoPa. Più le risorse finanziarie già destinate all’Agenzia per l’Italia digitale per le esigenze della piattaforma. Quindi “Una riduzione di scopi e personale”, come suggerito al Governo dall’ex Commissario straordinario. La vendetta di Piacentini è servita.

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