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La Sicilia è la regione più infrastrutturata sul piano digitale nel Mediterraneo

Dalla nuova Agenda Digitale regionale del marzo 2018 alle policies relative all’estensione delle reti di nuova generazione ed all’implementazione dei data centers, la Sicilia rappresenta un’avanguardia della nuova economia data driven, attestandosi a diventare la regione maggiormente infrastrutturata sul piano digitale nel Mediterraneo, con la più alta percentuale di connettività a banda larga rispetto alle altre regioni d’Italia.

Una best practices passata forse un po’ troppo in sordina

Eppure, la Sicilia può certamente vantare la dotazione di un data center di rilievo continentale e dei relativi sistemi di disaster recovery e di cloud computing che, sfruttando la strategica collocazione geografica, la vedono posta al centro di un importante sistema di backbones landing points, con connessione a cavi sottomarini tra più importanti del sud-Europa.

Non a caso la Società Tim-Sparkle ha recentemente potenziato il suo “Sicily hub” per consentire le interconnessioni tra Internet Service Providers locali ed internazionali.

A ciò si aggiunga che, secondo quanto emerso dal censimento operato da AgID, i cui risultati sono stati pubblicati a febbraio 2020, in Sicilia ci sono 55 data center che fanno capo a 28 enti pubblici.

La Sicilia ha centrato gli obiettivi tracciati

Non vi è dubbio che sul piano infrastrutturale la Sicilia ha centrato gli obiettivi tracciati dall’Agenda Digitale Europea ed è in corsa per quelli declinati dall’Agenda Digitale Italiana e dal Piano Triennale AgID, recentemente aggiornato nella versione 2019-2022.

In questo sfidante scenario si aggiunge la Strategia regionale dell’innovazione per la specializzazione intelligente che ha individuato nel potenziamento delle infrastrutture, nella sanità digitale e nella promozione della cittadinanza digitale i suoi principali obiettivi.

Più specificamente, l’Agenda ha individuato una serie di priorità, tra le quali:

L’arte del policy maker

Tuttavia, come sosteneva Federico Caffè, “l’arte del policy maker non consiste soltanto nel concepire programmi adeguati, ma nello scegliere i tempi giusti per la loro attuazione”.

Dunque, a fronte di un’offerta strutturata costituita da una già concreta piattaforma abilitante sarà imprescindibile qualificare la domanda, attraverso la promozione di una cultura e la creazione di competenze che rendano sostenibile il nuovo ecosistema digitale, magari anche beneficiando a livello territoriale ed in accordo con il Governo centrale, dei fondi del Next Generation EU.

Di Davide Maniscalco, avvocato – esperto in diritto societario e commerciale, componente del D&L NET

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