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La radio tradizionale rischia di sparire dalle auto (perché è peggio della prominence TV)

Perché la radio in auto è a rischio? La radio in auto non sarebbe nemmeno un optional

Alcune case automobilistiche, in primo luogo Tesla, vogliono abolire la radio tradizionale dalle auto. In altri termini, alcune case automobilistiche vogliono eliminare il sintonizzatore FM/DAB+ in favore soltanto di connettività Internet via radio e servizi streaming, con porte UBS dedicate per collegare lo smartphone e le app di streaming.  

Nel mirino ci sono anche altri produttori come Citroën, con la berlina ë-C3, e Dacia, con il suv Duster, che montano a bordo esclusivamente sistemi di connettività per piattaforme streaming come Spotify. E la lista si allunga includendo persino le minicar di categoria AM, quelle guidabili dai minorenni.

Perché la situazione è peggio della prominence televisiva

Peggio della situazione televisiva. La prominence vuole rendere più facile accedere ai canali televisivi all’interno dell’offerta audiovisiva (con sempre più canali).

Per la radio si parla addirittura di non renderli più ricevibili i canali. Quindi una prominence sulla radio sarebbe proprio inapplicabile, perché i canali digitali non sarebbero più disponibili in auto.

La radio digitale in Italia, 26 milioni di ascoltatori in auto

In Italia, ricorda Confindustria Radio Televisioni, sono 35 milioni le persone che ascoltano la radio ogni giorno, di cui 26 milioni in automobile: dunque è proprio quando si è in macchina che si ascolta maggiormente l’auto. Ma il problema è che alcune auto nuove, soprattutto le elettriche, non la installano più. 

Il problema è ben presente ad Agcom, che lo ha già segnalato lo scorso mese di giugno, e soprattutto a Confindustria Radio Televisioni, che ha appena lanciato la campagna #RadioInAuto di Confindustria Radio Televisioni (CRTV), che nasce per scongiurare la progressiva rimozione dei sintonizzatori radio tradizionali (FM/DAB+) dai cruscotti delle nuove auto. I produttori tendono a sostituirli con sistemi basati su app e connessione IP, rendendo l’ascolto complesso, a pagamento o dipendente dalla rete internet. 

Emittenza, Gusmeroli (Lega): “Va garantita su tutti nuovi veicoli”

Si è esposto in difesa della radio tradizionale il deputato Alberto Luigi Gusmeroli (Lega), Presidente della commissione Attività produttive, Commercio e Turismo di Montecitorio e responsabile Fisco della Lega. “E’ necessario intervenire con urgenza per garantire l’installazione della radio – analogica e digitale – su tutti i nuovi veicoli, tutelando pluralismo, accesso all’informazione e continuità di uno strumento che resta centrale nella vita sociale del Paese. La radio non è soltanto intrattenimento, ma un’infrastruttura democratica, un presidio di pubblica utilità e di sicurezza, capace di accompagnare quotidianamente milioni di persone. Metterne in discussione la presenza nelle automobili significherebbe indebolire un servizio essenziale e colpire un settore che dà lavoro a migliaia di professionisti. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane con l’obiettivo di definire iniziative comuni a difesa della radio e dei suoi ascoltatori”.

Cosa chiede l’Agcom

Agcom chiede con urgenza di rafforzare la normativa, estendendo l’obbligo di dotazione del ricevitore radio digitale a tutti i veicoli equipaggiati con dispositivi per la ricezione di contenuti audio, compresi i moderni sistemi di infotainment delle auto connesse. In sostanza, serve la garanzia che tutte le autovetture possano sintonizzarsi sulle frequenze radio, senza esclusioni legate alla presenza o meno dell’autoradio tradizionale.

Cosa sta succedendo:

La campagna, lanciata il 13 febbraio 2026, mira a sensibilizzare istituzioni e consumatori affinché la presenza della radio analogica e digitale (FM/DAB+) resti un elemento centrale e accessibile nei nuovi veicoli. 

In questo scenario, grandi attori globali tendono a disintermediare l’ascolto radiofonico, privilegiando i propri contenuti anche attraverso accordi esclusivi con le case automobilistiche.

Ci sono accordi già in essere fra case automobilistiche e Big Tech per esclusive?

Sì, la disintermediazione dell’ascolto radiofonico in auto da parte di grandi attori globali (Big Tech e piattaforme di streaming) è una realtà concreta, con accordi strategici già in essere tra case automobilistiche e fornitori di contenuti digitali che spesso relegano la radio tradizionale in secondo piano.

Ecco i dettagli della situazione:

Esempi di esclusive e integrazioni

In sintesi, mentre la legge impone la radio (DAB+), i sistemi infotainment moderni (CarPlay/Android Auto) tendono a privilegiare i propri partner di streaming, operando una “disintermediazione” in cui il logo della radio locale o nazionale è meno visibile rispetto a Spotify o YouTube Music.

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