Key4biz

La politica culturale italiana tra silenzio e conformismo

Come è noto, e non soltanto nell’ambiente dei “cinematografari”, venerdì scorso 5 aprile si è svolta a Roma, al Cinema Adriano, una mattinata di auto-rappresentazione di parte significativa del mondo del cinema e dell’audiovisivo, intitolata ““Vogliamo che ci sia Ancora un Domani”, promossa da ben 23 sigle associative (delle varie anime del settore: creative, imprenditoriali, tecniche): una affollata manifestazione di sommessa lamentazione e di strisciante preoccupazione perché il sistema burocratico-ministeriale ha sostanzialmente rallentato (in alcuni casi, sospeso) le procedure per l’erogazione dei contributi pubblici, nelle more di nuovi decreti in gestazione al Ministero della Cultura. Ed il piano di “riparto” dei 700 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 non ha ancora visto la luce, ma la pubblicazione (ovvero la firma del decreto da parte del Ministro) dovrebbe essere questione di giorni, dato che il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (Csca), presieduto dall’avvocatessa Francesca Assumma, lo ha approvato in una riunione mercoledì della scorsa settimana…

In serata di venerdì, la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni ha cercato di mettere il cappello sull’iniziativa (alla quale ha ritenuto di non partecipare, nonostante fosse stata invitata) arrivando a sostenere che di fatto tutte le istanze dei manifestanti sono state recepite nei processi decisionali in gestazione, e che si tratta soltanto di attendere i nuovi decreti. Questione di giorni, parrebbe, se non di settimane, se è vero che la senatrice segnalava che ci sarebbe stata una riunione addirittura l’indomani (sabato 6) tra lei, il Ministro Gennaro Sangiuliano ed il Direttore Generale Nicola Borrelli.

Dell’iniziativa, abbiamo scritto, a lungo e con cura, e con interpretazioni controcorrente su queste colonne, e quindi rimandiamo all’edizione di venerdì scorso della rubrica IsICult “ilprincipenudo” (nonché a quelle dei giorni immediatamente precedenti), vedi “Key4biz” del 5 aprile 2024 “Mattinata di agitazione ‘soft’ da parte di (quasi) tutta l’industria cinematografica e audiovisiva. Assente la Sottosegretaria Borgonzoni.

Si leggeva nel nostro sottotitolo: “Le criticità più gravi del sistema non sono state né identificate né aggredite. E nessuno ha denunciato che le migliori e maggiori società di produzione italiane sono state comprate da multinazionali straniere”.

È interessante osservare la ricaduta mediatica dell’iniziativa, l’indomani: sostanzialmente ignorata dai quotidiani di centro-destra, la maggiore attenzione è stata data da “Il Fatto Quotidiano”, con un articolo di Federico Pontiggia e con la pubblicazione del breve discorso del regista Marco Bellocchio (che ha un po’ infuocato la base sinistrorsa dei protestatari, citando finanche Antonio Gramsci ed invocando il bene supremo della “unità” dei lavoratori, anche quelli intellettuali).

La gran parte dei giornalisti ha rilanciato le numerologie fantasiose utilizzate dai promotori della manifestazione (attingendo a fonti Anica piuttosto che Cassa Depositi e Prestiti), e su questo torneremo presto, per dimostrare come siano prive di affidabilità metodologica: poi, d’accordo, “size does matter”, e sparare grandiosi numeri in libertà (su “occupati”, e “imprese” e “moltiplicatori”) può essere utile alla “causa” (ovvero dell’importanza anche economica di questo settore), ma si dovrebbe procedere con maggiore prudenza e serietà.

Nelle more di riparto dei 700 milioni del Fondo Cinema e Audiovisivo, nelle more dei decreti di riforma del Tax Credit, nelle more delle nuove Commissioni ministeriali, nelle more della valutazione di impatto…

Nelle more… Nelle more del “decreto di riparto” dei 700 milioni di euro (che parrebbe preveda un taglio del 50 % della quota del fondo assegnata al “Tax Credit” e questa decisione determinerà conseguenze non indifferenti sull’assetto attuale del sistema assistenziale)… nelle more dei decreti attuativi giustappunto sul credito di imposta, nelle more della misteriosa ricostituzione della “Commissione Esperti” del Ministero (saranno due, una per la produzione ed una per la promozione)… nelle more della pubblicazione della “valutazione di impatto” della Legge Franceschini per l’anno 2022 (scomparsa tra Collegio Romano e Montecitorio e Palazzo Madama)… nelle more dell’esito di cotanta attesa… oggi ci piace segnalare due articoli giornalistici, entrambi sintomatici.

“Il Foglio” propone un’improbabile lezione di cinema (di politica cinematografica) al Ministro Sangiuliano? No, porta acqua al mulino della conservazione del sistema (e delle sue patologie)

Il quotidiano “Il Foglio” nell’edizione odierna ha dedicato lenzuolate ad un lungo articolo, totalmente privo di approccio critico e portatore d’acqua alla conservazione, firmato da Marianna Rizzini, intitolato “Il cinema spiegato a Sangiuliano”. Sottotitolo “Non è solo l’industria del sogno”.

L’autrice – si legge in calce all’articolo – “scrive per lo più ritratti di personaggi politici e articoli su sinistre sinistrate”: e forse sarebbe meglio, se non tentasse incursioni in territori che non conosce bene.

Al di là della titolazione (supponente), non crediamo proprio che il Ministro abbia bisogno di simili “spiegazioni”, perché Rizzini riproduce le tesi stranote e consolidate, secondo le quali… il “settore” vive alla grande… si produce tanto ma tantissimo… dall’estero non fanno altro che venire a beneficiare della cuccagna italica… il cinema e l’audiovisivo stimolano molto turismo e promozione del “made in Italy”… la fruizione di cinema in sala sta riprendendo… e – naturalmente – Cinecittà è una fantastica fabbrica dei sogni…

Il quotidiano diretto da Claudio Cerasa (con la supervisione di Giuliano Ferrara) si caratterizza quasi sempre per un livello qualitativo-critico alto (e spesso non partigiano), e stupisce che dedichi così tanto spazio ad una “ricostruzione” che, per quanto ben scritta, è in parte falsata da una non adeguata conoscenza tecnica del settore cinema e audiovisivo. Banalmente viene da commentare: gentile Rizzini, “non è oro tutto quel che luccica”, e dovrebbe sapere che il mondo del cinema sa bene (anzi benissimo) alimentare sogni e fantasie (anche rispetto al proprio stato di salute).

La giornalista ignora completamente tutte le criticità del sistema: l’uso ed abuso del “Tax Credit”, che ha determinato una sovrapproduzione assurda di titoli cinematografici che il mercato non assorbe e che non vengono nemmeno trasmessi dalle televisioni o offerti dalle piattaforme; gran parte delle sovvenzioni pubbliche dello Stato italiano vanno a finire nelle casse di società di produzione che non sono esattamente “indipendenti” (come la legge vorrebbe) e sono ormai per lo più controllate da multinazionali straniere; gira tanto danaro (pubblico), è vero, e ne consegue che c’è molto lavoro, e – come piace ai sindacati – “piena occupazione”…

Ma appena qualcuno, nel caso in ispecie il Ministro di Fratelli d’Italia, si rende conto (qualche buon consigliere lo ha) che c’è “qualcosa” (qualcosa di grosso!) che non va (ed anche il titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti se ne è reso conto, imponendo anche lui uno “stop” alla manna), allora anche la sempre entusiasta Sottosegretaria della Lega mette mano sul freno, e rallenta la corsa verso lo scoppio della “grande bolla”, anzi cerca di evitarlo…

Si parla da mesi di riforma della Legge Franceschini e del Tax Credit ma il dibattito non è pubblico

E quindi, da molti mesi, si parla di riforma della “Legge Franceschini” e soprattutto di rimodulazione del “Tax Credit”…

Ma il dibattito non è pubblico: la Sottosegretaria, nel corso dei mesi, ha invitato al suo “tavolo” varie anime del settore, ma evidentemente il suo modo di “ascoltare” non ha funzionato granché, se è vero (come è vero) che 23 sigle associative hanno sentito l’esigenza di manifestare pubblicamente, venerdì scorso al Cinema Adriano. Si ricordi che non hanno partecipato alla manifestazione l’associazione dei produttori televisivi (Apa) e l’associazione degli esercenti cinematografici (Anec): che la prima si sia sfilata (in origine aveva firmato il manifesto di convocazione dell’iniziativa) è comprensibile, perché dipende proprio dallo strapotere della lobby dei televisivi una delle patologie dell’attuale assetto del sistema; che la seconda non manifesti segni di vita è semplicemente incredibile, ma forse gli esercenti riescono a campicchiare grazie ai contributi pubblici e che il mercato sia sempre più debole e desertificato non è questione che li interessa granché…

Attendiamo quel che avverrà nei prossimi giorni e settimane…

Nelle more, si segnala un altro articolo, su tematica in qualche modo connessa: “le nomine” nelle istituzioni pubbliche. E questo pezzo non gronda ottimismo ed entusiasmo come quello de “il Foglio”…

Gabriele Ferraris (sull’edizione di Torino del “Corriere della Sera”): “Se il Cda di Film Commission” è per una moglie”

In un divertente (e amaro) articolo sull’edizione di Torino del “Corriere della Sera”, Gabriele Ferraris, dedica attenzione ad un ennesimo caso di familismo, nepotismo, clientelismo: l’articolo, intitolato “Se il Cda di Film Commission” è per una moglie”, commentando nel sottotitolo “Il potere è ignorante e non considera la cultura altro che una discarica ove tutto è possibile”. Scrive Gabo: “un paio di logiche conseguenze discendono dall’affettuosa telefonata a Gallo papà di un Gallo figlio giubilante perché «abbiamo nominato» nel CdA di Film Commission (laddove «abbiamo» è riferito al Consiglio regionale dove Gallo figlio siede o, meglio, sedeva sino a ieri in qualità di capogruppo Pd) nientemeno che «la moglie di…». La signora, riferiscono i giornali, è la nuora di un noto imprenditore torinese. Le logiche conseguenze di cui parlo non riguardano – ci tengo a precisarlo – il valore probatorio dell’intercettazione né la sua eventuale rilevanza nell’ambito delle indagini a carico di papà Gallo per estorsione, peculato e corruzione elettorale. La prima conseguenza è semplice: se la signora – come risulta dalla telefonata – sta nel CdA di Film Commission non perché competente per quell’incarico, bensì in quanto «moglie di» o «nuora di», beh, torni a fare la moglie e la nuora e lasci immediatamente una poltrona che non le compete”.

E continua: “più complesso – e avvilente – è il secondo spunto di riflessione. Abbiamo qui una ennesima, lampante conferma di quanto già sappiamo da tempo immemorabile: in materia di nomine pubbliche, la millantata «trasparenza» – bandi, manifestazioni d’interesse, cali e quant’altro – è una manfrina, una foglia di fico che la politica s’è inventata a beneficio di allocchi e anime belle”.

“Il potere fa quel che gli garba, ligio alle belluine regole del clan, dell’appartenenza, del «particulare», dell’interesse di fazione”

Ed insiste, impietoso: “nei fatti, oggi come ieri e come sempre, il potere fa quel che gli garba, ligio alle belluine regole del clan, dell’appartenenza, del «particulare», dell’interesse di fazione: il «capo» è colui che distribuisce la ricchezza, i premi, i donativi, le spoglie opime. A beneficiarne non sono i «migliori», bensì i fedeli. I servi. I complici. I sottomessi. Gli utili idioti. I sodali. Poi, se possibile, se si trova, converrà piazzare nelle posizioni strategiche – quelle che possono produrre consenso, ovvero voti – un sodale competente, perché nell’ambito a lui affidato le cose funzionino, il popolo sia soddisfatto e continui a sostenere il potere”.

E conclude, con amarezza: “ma il potere, oggi, non considera la cultura un ambito strategico. Il potere è ignorante, disprezza la cultura: non è un serbatoio di voti, dunque è inutile. Ne deriva che la cultura è, agli occhi del potere ignorante, una discarica dove tutto è possibile senza gravi danni. Ciò spiega il moltiplicarsi a ogni livello, dai vertici ministeriali alle direzioni museali, degli incompetenti catapultati su poltrone che non meritano e non possono gestire”.

Gabriele Ferraris focalizza l’attenzione sulla sua città, ma il “caso” denunciato va ben oltre: “succede anche a Torino, città che ha puntato tanto sulla cultura come volano del suo sviluppo, del suo futuro: ma nei fatti, nelle stanze del potere, la gestisce come un bottino di guerra da regalare a portaborse e reggicoda. Ecco il succo della seconda, amara conseguenza di quell’intercettazione. Da decenni Torino e il Piemonte investono sul cinema. Il CdA di Film Commission deve gestire, nel 2024, circa tre milioni di contributi pubblici, di cui 2,4 versati dalla Regione. E adesso apprendiamo da un’intercettazione giudiziaria che per gestire quei soldi il Consiglio regionale nomina («abbiamo nominato») una consigliera il cui merito principale (questo si deduce dalla telefonata) è l’essere moglie. Fantastico”.

Torneremo presto su queste tristi dinamiche.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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