L’Europa accelera sull’energia pulita: quasi metà dell’elettricità che usiamo nell’Ue è verde
La transizione energetica europea entra in una nuova fase di maturità. Secondo i più recenti dati diffusi dalla Commissione europea ed Eurostat, nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto oltre il 47,5% dei consumi lordi di energia elettrica nell’Unione europea (Ue), segnando un aumento di 2,1 punti percentuali rispetto al 2023.
Un risultato che certifica una trasformazione strutturale del sistema elettrico europeo e l’avanzamento della transizione energetica: rispetto al 2004, quando la quota si attestava al 15,9%, la produzione elettrica da fonti rinnovabili è quasi triplicata, con un incremento complessivo di circa il 30%.
Iniziano a dare i loro frutti gli ingenti investimenti in questo settore da considerarsi strategico ormai. L’Unione europea mette risorse sulle rinnovabili attraverso piani come REPowerEU (quasi 300 miliardi di euro totali mobilitati dal 2022) e la politica di coesione del Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) 2021-2027, con 8,9 miliardi dedicati specificamente a progetti rinnovabili.
Fondi che supportano produzione, integrazione e infrastrutture energetiche transfrontaliere, con bandi come CEF Energy 2026 da 150 milioni per rinnovabili cross-border.
Il percorso è stato comunque progressivo, a tratti difficoltoso, ma nonostante i tentativi di sabotaggio (che pure ci sono stati) costante. Nel 2014 la quota aveva raggiunto il 28,6%, per poi accelerare nell’ultimo decennio grazie alla combinazione di politiche climatiche, investimenti tecnologici, riduzione dei costi delle rinnovabili e maggiore attenzione all’efficienza energetica. Il dato del 2024 conferma che le rinnovabili non sono più una componente marginale, ma l’asse portante del sistema elettrico europeo.
Nel mix spicca l’eolico, ma il solare è la fonte che cresce di più
Analizzando la composizione della produzione di energia elettrica rinnovabile, emerge un mix sempre più diversificato.
- Eolico: con il 38,0% del totale, il vento rappresenta oggi la prima fonte rinnovabile per la generazione elettrica in Europa. Il suo peso è cresciuto rapidamente grazie allo sviluppo dell’eolico onshore e offshore, soprattutto nei Paesi del Nord e lungo le coste.
- Idroelettrico: contribuisce per il 26,4%. Pur essendo una tecnologia storica e ormai matura, resta fondamentale per la stabilità del sistema elettrico e per la capacità di fornire flessibilità, soprattutto nei Paesi alpini e scandinavi.
- Solare fotovoltaico: con una quota del 23,4%, è la fonte che cresce più rapidamente. Nel 2008 rappresentava appena l’1% della produzione rinnovabile, pari a 7,4 terawattora (TWh). Nel 2024 ha raggiunto 304 TWh, dimostrando una crescita esponenziale favorita dal crollo dei costi dei moduli, dall’installazione diffusa e dall’integrazione con soluzioni di autoconsumo ed efficienza energetica.
- Bioenergie e altre fonti rinnovabili: i biocombustibili solidi coprono il 5,8%, mentre altre fonti rinnovabili – tra cui rifiuti rinnovabili e tecnologie minori – rappresentano il 6,4%. Si tratta di contributi più contenuti ma importanti per valorizzare filiere locali e chiudere cicli energetici e industriali.
Nel complesso, eolico e idroelettrico coprono quasi due terzi dell’energia elettrica rinnovabile europea, mentre il solare si conferma il vero motore della crescita.
I Paesi leader e quelli in ritardo
Il quadro europeo resta eterogeneo. Nel 2024, oltre il 75% dell’elettricità consumata proveniva da fonti rinnovabili così dislocate a livello regionale:
- Austria: 90,1%, soprattutto idroelettrico
- Svezia: 88,1%, grazie a idroelettrico ed eolico
- Danimarca: 79,7%, trainata dall’eolico
Quote superiori al 50% si registrano anche in Portogallo (65,8%), Spagna (59,7%), Croazia (58,0%), Lettonia (55,5%), Finlandia (54,3%), Germania (54,1%), Grecia (51,2%) e Paesi Bassi (50,5%).
Peccato per noi, al centro del Mediterraneo, che non riusciamo ad emergere in quanto “Paese del sole”.
All’estremo opposto, la quota di rinnovabili resta sotto il 25% in Malta (10,7%), Cechia (17,9%), Lussemburgo (20,5%), Ungheria e Cipro (24,1%) e Slovacchia (24,9%), segnalando differenze strutturali nei mix energetici nazionali e nelle politiche di investimento.
Il 2025 porterà nuova crescita di energia verde
I dati trimestrali mostrano che la traiettoria resta positiva. Nel terzo trimestre del 2025, il 49,3% dell’elettricità netta generata nell’Ue è provenuta da fonti rinnovabili, contro il 47,5% dello stesso trimestre del 2024, con un incremento di 3,8%.
In questo periodo, 21 Paesi Ue hanno registrato un aumento della quota rinnovabile. Gli incrementi più rilevanti sono stati osservati in Estonia (+20,6 punti percentuali), Lettonia (+18,9 pp) e Austria (+16,3 pp).
A livello nazionale, nel terzo trimestre del 2025, la Danimarca ha raggiunto una quota record del 95,9%, seguita da Austria (93,3%) ed Estonia (85,6%). I valori più bassi restano quelli di Malta (16,6%), Cechia (19,7%) e Slovacchia (21,1%).
Nel trimestre, la produzione rinnovabile è stata dominata da solare (38,3%), eolico (30,7%) e idroelettrico (23,3%), con contributi minori da combustibili rinnovabili (7,2%) e geotermia (0,5%).
Una transizione sempre più digitale ed efficiente che guarda all’autonomia strategica
Questi numeri raccontano non solo una crescita quantitativa, ma una trasformazione qualitativa del sistema energetico europeo, sempre più legata a digitalizzazione, reti intelligenti, accumuli e soluzioni di efficienza energetica. La sfida ora non è solo produrre più energia rinnovabile, ma integrarla in modo efficiente, flessibile e sicuro, riducendo sprechi e dipendenze esterne.
La direzione è chiara: l’elettricità europea sta diventando strutturalmente verde, certo c’è sempre da stare attenti a cosa si considera ‘pulito’ e ‘rinnovabile’, ma la strada per il momento è quella giusta. Il binomio tra rinnovabili ed efficienza, infine, sarà decisivo per rendere questa transizione non solo sostenibile, ma anche economicamente e socialmente solida, soprattutto in chiave di sovranità energetica e di riduzione progressiva della dipendenza da fornitori esteri (come oggi accade, ad esempio con il petrolio e il gas di altri Stati).
