La Giornata Parlamentare è curata da Nomos, il Centro studi parlamentari, e traccia i temi principali del giorno. Ogni mattina per i lettori di Key4biz. Per leggere tutti gli articoli della rubrica clicca qui.
Ucraina: l’asse euro-atlantico prende forma
Il confronto tra i Paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi segna un passaggio politico rilevante nella costruzione delle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Al centro del vertice ospitato a Parigi c’è l’ipotesi di un assetto post-cessate il fuoco che rafforzi la deterrenza senza scivolare in un’escalation diretta con la Russia, tenendo insieme leadership americana e iniziativa europea. In questo quadro, il Regno Unito e la Francia hanno annunciato l’intenzione di istituire hub militari in territorio ucraino una volta raggiunta una tregua. L’obiettivo, spiegato dal premier britannico Keir Starmer, è dare struttura e continuità alla presenza occidentale, contribuendo alla stabilità e alla ricostruzione delle capacità di difesa di Kiev. Una linea che si intreccia con il lavoro diplomatico e tecnico condotto con Washington.
Dalla parte statunitense, l’inviato speciale Steve Witkoff ha parlato di progressi significativi su più fronti, a partire dalle garanzie di sicurezza bilaterali fino a un più ampio piano di prosperità per l’Ucraina. Un’impostazione che conferma il ruolo centrale degli Stati Uniti nella fase di monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco, ma che lascia spazio a un coinvolgimento attivo degli alleati europei. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito che i meccanismi di controllo della tregua sarebbero posti sotto una leadership americana, con il contributo operativo di diversi Paesi disponibili. Una cornice condivisa che ha trovato espressione anche nella dichiarazione d’intenti firmata da Emmanuel Macron, Keir Starmer e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, orientata al dispiegamento di una forza multinazionale dopo la fine delle ostilità.
L’Italia ha partecipato al vertice rivendicando un ruolo di mediazione e di equilibrio. Da Palazzo Chigi è stato sottolineato come l’incontro abbia confermato una forte convergenza tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa sull’affinamento di garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 della Nato. Garanzie che, nelle intenzioni, dovrebbero inserirsi in un pacchetto più ampio, coordinato con Washington, capace di tutelare la sovranità ucraina e rafforzarne le forze armate. Allo stesso tempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito i limiti della posizione italiana: pieno sostegno alla sicurezza di Kiev, ma esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno. Un principio che si accompagna alla richiesta di volontarietà per la partecipazione dei Paesi alla forza multinazionale e al rispetto delle procedure costituzionali nazionali in caso di future decisioni militari.
Sul piano politico più generale, Londra ha anche respinto le critiche rivolte a Washington, difendendo il ruolo del presidente Donald Trump come alleato affidabile e riaffermando la centralità della relazione transatlantica. Un messaggio che contribuisce a tenere compatto il fronte occidentale mentre prende forma un possibile assetto di sicurezza per l’Ucraina, ancora legato all’incognita del cessate il fuoco ma sempre più strutturato nelle sue linee politiche.
Puglia, Decaro proclamato ma la giunta resta in sospeso
La Puglia archivia formalmente la fase elettorale con la proclamazione di Antonio Decaro alla guida della Regione, ma il quadro politico-istituzionale resta incompleto. A distanza di settimane dal voto, la nuova giunta non è ancora stata varata, lasciando aperta una fase di transizione che distingue la regione da altri territori chiamati alle urne nello stesso periodo. Il ritardo non ha origini politiche, ma tecniche. Errori e incongruenze emerse durante lo spoglio hanno imposto una lunga attività di verifica dei verbali e di certificazione dei risultati da parte delle sezioni circoscrizionali dei tribunali pugliesi. Un passaggio complesso che ha rallentato l’intero iter, fino alla proclamazione ufficiale del nuovo presidente da parte dell’Ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello di Bari.
Nel suo primo intervento pubblico, Antonio Decaro ha rivendicato un profilo di governo orientato alle scelte difficili, anche a costo di decisioni impopolari, rivolgendo il messaggio non solo ai suoi elettori ma all’intera comunità regionale. Un’impostazione che anticipa una legislatura segnata da nodi delicati e da un equilibrio politico tutto da costruire. Ora l’attenzione si sposta sulla formazione della giunta. La normativa regionale impone che la maggioranza degli assessori sia scelta tra i consiglieri eletti, lasciando spazio a soli due ingressi esterni. Un vincolo che restringe il margine di manovra del nuovo presidente e rende centrali le trattative interne alla coalizione.
In questo quadro si inserisce il possibile ruolo del governatore uscente Michele Emiliano. La sua esclusione dalla corsa al Consiglio regionale, concordata per favorire un futuro percorso politico nazionale, apre ora la strada a un incarico in giunta come compensazione politica. Tra le ipotesi in campo figurano deleghe di peso, come quella alla legalità o alle grandi crisi industriali, a partire dal dossier dell’ex Ilva di Taranto. Lo stesso Michele Emiliano, nel congratularsi con Antonio Decaro, ha ribadito la disponibilità a collaborare per garantire continuità all’azione di governo regionale. Una dichiarazione che conferma come la partita della giunta non sia solo amministrativa, ma profondamente politica, destinata a definire gli equilibri del centrosinistra pugliese e il profilo della nuova stagione di governo regionale.
Giornata del Tricolore, il richiamo all’unità nelle parole delle istituzioni
La celebrazione della Giornata del Tricolore diventa occasione per un richiamo condiviso ai valori fondanti della Repubblica. Nel messaggio diffuso per l’anniversario della nascita della bandiera, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato il significato storico e simbolico del Tricolore, ricordandone le origini nella Repubblica Cispadana, il passaggio attraverso il Risorgimento e la scelta compiuta dall’Assemblea costituente di farne il vessillo del nuovo Stato repubblicano.
Per Sergio Mattarella, la bandiera incarna oggi i principi scolpiti nella Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale. Un simbolo che accompagna la vita della Repubblica in ogni contesto, dalle missioni internazionali delle Forze armate alla rappresentanza diplomatica, fino alle competizioni sportive, diventando segno visibile dell’identità italiana nel mondo. Il Capo dello Stato ha richiamato il legame profondo tra il Tricolore e la comunità nazionale, descrivendolo come uno specchio della storia comune e delle fondamenta civili del Paese, verso il quale gli italiani guardano con rispetto e partecipazione. Un richiamo che si inserisce in una visione istituzionale della bandiera come elemento di coesione, al di là delle divisioni politiche.
Sulla stessa linea si è collocato il messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha legato il Tricolore alle vicende storiche e ai sacrifici di chi ha combattuto per i valori poi confluiti nella Costituzione. Nel suo intervento, la bandiera viene richiamata come espressione dell’unità nazionale conquistata con fedeltà e impegno, da onorare come patrimonio comune. Le parole delle massime cariche dello Stato restituiscono così alla Giornata del Tricolore un significato eminentemente politico e istituzionale: quello di un simbolo capace di tenere insieme memoria storica, identità repubblicana e valori costituzionali condivisi.
Groenlandia, l’Europa tra fermezza e dialogo con Washington
Le tensioni attorno alla Groenlandia stanno diventando un banco di prova politico per l’Unione europea, chiamata a tenere insieme difesa del diritto internazionale, rapporti transatlantici e sovranità degli Stati coinvolti. Le indiscrezioni su un possibile piano francese di tutela dell’isola hanno spinto Bruxelles a ribadire una linea di prudenza istituzionale, fondata sul coordinamento costante tra Commissione e governi nazionali. A nome dell’esecutivo europeo, Arianna Podestà, Deputy Chief Spokesperson della Commissione Europea, ha chiarito che la Groenlandia è un dossier seguito da tempo e che l’Unione è in contatto continuo con tutti gli Stati membri, compresa la Francia. Nessuna iniziativa unilaterale, dunque, ma un lavoro politico e diplomatico che si inserisce in una partnership consolidata con le autorità groenlandesi e danesi, considerata strategica per l’Unione.
Sul piano dei rapporti con Washington, la Commissione ha ribadito che gli Stati Uniti restano un partner strategico. Arianna Podestà ha insistito sulla necessità di cooperare dove esistono interessi comuni, dall’Ucraina al Medio Oriente, fino ai dossier commerciali, respingendo l’idea di una rottura strutturale nonostante le tensioni emerse sullo scenario internazionale. Non tutti i governi europei, però, usano lo stesso registro. Dalla Spagna, il primo ministro Pedro Sanchez ha invitato l’Europa a evitare qualsiasi forma di subordinazione agli Stati Uniti, rivendicando una postura di fermezza e autonomia politica. Una linea rafforzata anche dalle parole del ministro degli Esteri José Manuel Albares, che ha chiesto all’Unione di assumere pienamente la propria sovranità e di difendere senza ambiguità il diritto internazionale. Più cauta la posizione britannica. Il premier Keir Starmer ha escluso l’ipotesi di dover scegliere tra la Nato e il rapporto privilegiato con Washington, definendo una simile alternativa un errore strategico.
Sul futuro della Groenlandia, Keir Starmer ha ribadito che ogni decisione spetta esclusivamente alle autorità locali e alla Danimarca, respingendo letture che mettano in discussione l’equilibrio dell’Alleanza atlantica. Anche l’Italia ha richiamato il principio della sovranità. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ridimensionato le ipotesi più aggressive, sottolineando che il destino dell’isola spetta alla Groenlandia e alla Danimarca, pur riconoscendo il valore strategico dell’Artico per la sicurezza occidentale. Dalle istituzioni europee è arrivato un messaggio politico più netto. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha richiamato il primato della legge sulla forza, un principio che, a suo giudizio, vale tanto per l’Unione quanto per la Groenlandia. Sulla stessa linea il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha ribadito come l’Europa non possa accettare violazioni del diritto internazionale né logiche unilaterali, definendo l’Unione una comunità di valori prima ancora che uno spazio geografico.
Da Copenaghen, infine, è arrivata una difesa esplicita dello status quo. L’ambasciatore danese Jesper Møller Sørensen ha ricordato che lo status della Groenlandia come parte del Regno di Danimarca è riconosciuto a livello internazionale, inclusi gli Stati Uniti, e che la cooperazione militare con Washington è regolata da accordi storici tuttora in vigore. In questo quadro complesso, la Casa Bianca continua a mantenere aperta la via diplomatica. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Donald Trump sta discutendo anche l’ipotesi di un’acquisizione dell’isola, ribadendo però che la diplomazia resta la prima opzione. Una posizione che contribuisce ad alimentare il confronto politico europeo, sempre più diviso tra la necessità di difendere le regole e quella di preservare l’equilibrio con il principale alleato.
