Prosegue la missione di Mattarella negli Emirati Arabi
“Nella vita internazionale servono dialogo e tolleranza”. Su questo assioma si è sviluppata la prima giornata della visita del presidente della Repubblica negli Emirati Arabi Uniti (EAU). Il Paese del Golfo è stato scelto dall’Italia ormai da anni come partner privilegiato per la penetrazione nell’area e gli Emirati stanno accompagnando questa scelta con grandi aperture e altrettanto grandi investimenti in Italia. Lo conferma il fatto che L’Italia è oggi un partner centrale per gli Emirati, addirittura uno dei più grandi in Europa dopo la Germania: solo a Dubai, che sarà la seconda tappa della visita di Sergio Mattarella, operano 600 imprese italiane. Il sistema Italia consolida con la missione del capo dello Stato la presenza nel Golfo con un’alleanza industriale che punta a coinvolgere le imprese italiane nei grandi progetti della regione, un’area il cui l’interscambio commerciale vale 29,4 miliardi per Italia.
Al centro dei colloqui tra il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed al Nahyan e il presidente Sergio Mattarella c’è stato ovviamente un esame della situazione internazionale a 360 gradi. I due capi di Stato hanno parlato, trovandosi in piena sintonia, sull’urgente necessità di porre fine ai numerosi conflitti e di ripristinare ovunque nel mondo pace e stabilità, e di contrastare ogni azione che punti a mantenere alta la tensione, particolarmente nel MO. La giornata si è sviluppata sul tema della ricerca della pace e del dialogo e soprattutto sull’importanza del dialogo interreligioso che la dirigenza emiratina sta proficuamente sviluppando e che mai come oggi, con le tensioni nell’area per la crisi iraniana e quella israelo-palestinese, sono spesso il cuore del problema.
Vannacci agita la Lega, presto un confronto con Matteo Salvini
I leghisti in Parlamento hanno poca voglia di parlare, idem dicasi per le persone vicine a Roberto Vannacci. È il day after della scossa generata della notizia del simbolo “Futuro nazionale” depositato dal vicesegretario del partito, per molti il primo passo verso la costituzione di una nuova forza politica collocata ancora più a destra. La situazione è gestita direttamente da Matteo Salvini, che nei prossimi giorni dovrebbe avere un confronto con l’ex generale. Nel partito si attende un tentativo di chiarire la situazione per andare avanti insieme, ma nessuno ora si sbilancia sull’epilogo. A fronte di una parte che ci spera, altri mostrano insofferenza; di certo in Veneto da tempo guardano con sospetto a Vannacci: chi è vicino a Luca Zaia riferisce il suo scetticismo sulle decisioni del vicesegretario, da ultima il logo politico, un percorso che viene visto come una “deriva alla Rambo” rispetto agli obiettivi della Lega. Vannacci in queste settimane ha glissato con un “mai dire mai” alle domande sulle sue velleità di dare vita a un nuovo partito, dopo l’esperienza che in poco più di un anno l’ha portato a scalare la Lega, conquistando mezzo milione di voti alle Europee e diventando vicesegretario.
Il consenso politico spinge a guardare con attenzione le prossime mosse dell’europarlamentare. Lo fanno i leghisti, ma anche i loro alleati e pure i partiti di opposizione, in ragionamenti già proiettati alle elezioni politiche del 2027. Nei capannelli in Transatlantico il destino di “Futuro nazionale” è tema assai dibattuto e gli scettici ricordano l’esito delle scommesse fatte da Francesco Storace o Gianfranco Fini: “Non sempre va a finire bene”. Se Vannacci esce dalla coalizione, osservano dentro FI, “fa un favore alla sinistra”. Qualche timore nel centrodestra c’è, anche perché non è detto che poi quel vuoto sarebbe compensato da un eventuale avvicinamento di Carlo Calenda all’attuale maggioranza. Il leader di Azione non nasconde il dialogo con Antonio Tajani, “mantenendo una linea molto chiara: se uno è liberale ed europeista non si sta con gente come Salvini che è la quinta colonna di Putin. Salvini dovrebbe solamente andarsene, non c’è alternativa. Non è di destra, estrema destra o centro, è di ciò che gli conviene essere in ogni momento”. Matteo Renzi, invece, da tempo va dicendo che una nuova forza di estrema destra farebbe perdere voti alla maggioranza e anche nel Pd lo scenario è osservato con interesse.
Le opposizioni attaccano sui fondi al Ponte e Meloni va a Niscemi
I soldi per il Ponte di Messina vanno usati per il risanamento ambientale, così come a questo scopo devono esser destinati i fondi pubblici bloccati dalla corte dei Conti e destinati all’infrastruttura sullo stretto di Messina. L’opposizione, da Pd ad Avs fino ai Cinquestelle, va all’attacco del Governo definendo “uno spreco” finanziare il ponte quando invece tutto il denaro pubblico disponibile andrebbe destinato al dissesto idrogeologico e alla tutela del territorio. Ma per il Ministro alla Protezione Civile, Nello Musumeci le chiacchiere stanno a zero: “Perché non usare i soldi del ponte di Messina? Non sono iscritto al partito del Benaltrismo. Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche. I soldi ci sono stati in passato, ma sono stati destinati altrove”, ha aggiunto ribadendo che “il Governo Meloni farà la propria parte fino all’ultimo”. La discussione sul ponte di Messina, progetto rilanciato dall’attuale ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, tiene banco da oltre un ventennio ma dopo i danni a Niscemil’opposizione sposta la discussione su un piano concreto: “In Sicilia ho trovato una situazione drammatica, a Niscemi ci sono 1.500 persone fuori dalle loro case”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.
A smuovere ulteriormente le acque è il presidente pentastellato Giuseppe Conte: “Di fronte a certi drammi le parole non bastano più. Servono i fatti”, ha scritto su Fb, annunciando: “Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e ora li mettiamo in votazione”. Mentre i partiti di opposizione si muovono, emergono ulteriori dati su ciò che si poteva fare ma non è stato fatto: nessuno dei 46 progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia finanziati col Pnrr riguarda la frana di Niscemi. In tutto sono stati stanziati 99,3 milioni, ma nessuno in questi anni ha chiesto l’inserimento di Niscemi nei progetti da finanziare. Intanto però, Giorgia Meloni si è recata a Niscemi assieme al capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano dove ha ribadito l’intenzione del Governo di “essere presente per seguire da vicino la situazione, incontrare le Istituzioni locali e ribadire la vicinanza dello Stato alle comunità che stanno affrontando momenti difficili”; ma soprattutto ha assicurato che il Governo farà presto.
Il Tar boccia i ricorsi sul referendum e conferma la data
Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso del Comitato promotore per la raccolta di firme popolari, che contestava la decisione del Cdm di fissare la data del referendum sulla giustizia il 22 e 23 marzo. Nessun rinvio o sospensione in vista, dunque. Intanto infiamma la polemica sulla scelta della maggioranza di bocciare le proposte delle opposizioni per allargare la consultazione referendaria al voto dei fuorisede, uno scontro aperto su due fronti, che accende definitivamente la battaglia tra partiti e comitati. La schiera del no sceglie comunque di non alzare i toni sulla sentenza del Tar. “La pretesa dei ricorrenti è destituita di fondamento”, scrivono i giudici del Tribunale amministrativo, secondo cui c’è già una richiesta legittimamente depositata che consente di votare nei “tempi certi e stringenti” previsti dalla legge. La decisione soddisfa il Governo.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio definisce la motivazione del Tar “di una chiarezza adamantina. Trattandosi di un referendum confermativo una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue”. E poi torna ad attaccare: “Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico”. Non sono dello stesso avviso i promotori delle firme popolari, che poche ore prima della sentenza, depositano le oltre 500 mila firme in Cassazione. Quanto alla raccolta, parlano di “vittoria” e sulla sentenza del Tar non sono così pessimisti: “Il Tar ci ha detto che la risposta data dai cittadini ci consente di continuare la nostra campagna elettorale con il rimborso necessario e di aspettare serenamente la decisione della Cassazione”. Occhi puntati dunque sull’Ufficio Referendum, che dovrà esprimersi sull’ammissibilità delle firme del quesito; in caso di un primo via libera, la Cassazione si troverebbe di fronte a due quesiti entrambi validi, una questione giuridica inedita, che per il Comitato potrebbe anche dar vita a una sospensione delle procedure di voto.
Schlein sente Meloni sul ddl consenso. Apre alla Direzione nazionale
Dopo la presentazione e l’adozione della proposta a firma Giulia Bongiorno come testo base del ddl sulla violenza contro le donne, Elly Schein ha sentito Giorgia Meloni. “Il testo presentato da Bongiorno è irricevibile ed è un gravissimo passo indietro rispetto all’accordo fatto da me e dalla presidente Meloni, l’ho detto a lei e non solo pubblicamente”, dice chiaro la leader dem, che vede nel testo all’esame della Commissione Giustizia del Senato una retromarcia, non solo rispetto a quello votato all’unanimità dalla Camera, ma anche rispetto alla giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Cedu sul consenso, “che è diverso dal dissenso, il dissenso mette più peso sulle spalle delle vittime”. La segretaria Pd avverte la premier e la maggioranza: “Ho detto alla presidente Meloni che, se da un buon accordo tra tutte le forze politiche si passa a una legge negativa per le donne, è meglio non farla. Le ho chiesto di tornare all’accordo, reinserire il consenso e non farsi dettare la linea dal patriarcato.
Schlein chiama in causa la premier anche per le “liste di proscrizione dei professori di sinistra”, così le definisce, messe in campo da Azione studentesca. Intanto il partito si ritrova nella sala Berlinguer di Montecitorio con tutte le sue anime: ci sono i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia, il fedelissimo Igor Taruffi, ma anche alcuni parlamentari di minoranza come Marianna Madia e Filippo Sensi, che nei giorni scorsi hanno a gran voce chiesto la convocazione di una Direzione del partito. La segretaria apre, dicendo che la riunione si farà “al più presto, spero già la prossima settimana. Siamo impegnati pancia a terra nella campagna referendaria. Daremo una mano sui territori al Comitato civico per il no. In parallelo faremo un grande percorso di ascolto nel Paese, che inizia la prossima settimana con una grande iniziativa a Milano con la Fondazione Demo del presidente Cuperlo”, aggiunge, tentando di restare sui temi e non cadere nelle dinamiche interne al partito.
Alla Camera
Dopo che ieri è stata approvata il ddl in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle Pa, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 10.00 per esaminare la pdl sulla disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi e le mozioni sulle iniziative in materia previdenziale.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sul ddl in materia di Roma Capitale e sul ddl sull’incompatibilità tra la carica di assessore regionale e l’ufficio di deputato regionale. La Giustizia svolgerà audizioni nell’ambito del ddl sulla riforma dell’ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. La Cultura esaminerà la pdl in materia di cambio della denominazione dell’Archivio centrale dello Stato in quella di Archivio nazionale. La Ambiente esaminerà il ddl in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica e svolgerà audizioni sulla pianificazione e la gestione degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nella provincia di Caserta. La Attività Produttive svolgerà audizioni sullo schema di Dlgs sulla sicurezza generale dei prodotti. La Politiche dell’Ue esaminerà la proposta di regolamento Ue che modifica la direttiva Omnibus digitale.
Al Senato
Dopo che ieri ha approvato in prima lettura il ddl per l’introduzione del profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione nei ruoli del personale scolastico, l’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per la discussione delle interrogazioni e alle 15.00 le interrogazioni a risposta immediata.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà i ddl di contrasto all’antisemitismo. La Giustizia dibatterà sui ddl sulla violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso, sul ddl in materia di tutela dei minori in affidamento e sul ddl per la riforma degli ordinamenti professionali. Proseguirà l’esame del ddl sulle indagini informatiche, del ddl sulla detenzione dei tossicodipendenti e alcoldipendenti, del ddl in materia di comunicazione delle variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, e svolgerà audizioni e si confronterà sul ddl sui di furti d’auto. A seguire, svolgerà audizioni e discuterà sul ddl sul ddl per l’introduzione della figura dello psicologo forense e altre risorse per il contrasto alla violenza contro le donne, sui ddl sulla tutela anticipatoria della crisi da sovraindebitamento, e proseguirà l’esame del ddl per la introduzione del reato di manipolazione psicologica e mentale e del ddl per il contrasto dei delitti informatici.
La Affari Esteri e Difesa, con la Politiche dell’Ue, ascolterà l’Ambasciatore Francesco Maria Talò e l’Ambasciatore dell’India Vani Rao sull’affare assegnato IMEC. La Attività Produttive svolgerà audizioni sullo schema di Dlgs sulle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali.
La Affari Sociali esaminerà il ddl sull’assistenza sanitaria per i cittadini italiani residenti all’estero, il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN, i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico e i ddl in materia di tutela della salute mentale. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs sul riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e sullo schema di DPCM sui LEA.
