La Giornata Parlamentare è curata da Nomos, il Centro studi parlamentari, e traccia i temi principali del giorno. Ogni mattina per i lettori di Key4biz. Per leggere tutti gli articoli della rubrica clicca qui.
Monito di Mattarella: le altre istituzioni rispettino il Csm
Solo pochi minuti e poche parole per mettere in chiaro due principi: il Csm è un organo costituzionale e le altre istituzioni devono portargli rispetto; ora si abbassino i toni della campagna referendaria affinché, qualunque sia il risultato, poi non si debbano raccogliere macerie. Il presidente della Repubblica si presenta alle 10.00 a palazzo dei Marescialli, sede del Csm e i togati capiscono subito che l’evento è eccezionale, mai Sergio Mattarella nella sua lunga presidenza aveva presenziato a un plenum ordinario. Tutti sanno, togati e laici, che le parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle toghe “para-mafiose” avevano aperto una crepa che solo il capo dello Stato poteva ricucire. Tutti sapevano che si sarebbe trattato di un “altolà” della massima carica dello Stato. “Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”, premette il Presidente, una sortita riservata tanto che non ne era stata informata neanche la premier Giorgia Meloni. “Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Certo Mattarella non gradisce la continua tensione fra i due fronti referendari su una materia delicatissima che tocca una profonda riforma della Costituzione e per questo aggiunge: “Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica”. Il monito certamente nei pensieri del capo dello Stato coinvolge anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri che ha sparato alto contro chi voterebbe a favore della riforma sulla separazione delle carriere. I toni dello scontro politico, già incandescenti a oltre un mese dalla consultazione referendaria, non devono però sporcare le istituzioni come giù successe una decina di giorni fa con l’attacco violento alla Corte suprema di Cassazione proprio sulla sentenza sul referendum. “Bisogna rispettare la Cassazione e le sue sentenze”, disse informalmente già allora Mattarella di fronte agli attacchi della maggioranza. E oggi è stato certamente più chiaro: “In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”.
Il Governo attacca nuovamente i giudici sul caso Sea Watch
Nuova decisione dei magistrati sull’immigrazione e nuovo attacco del Governo alle toghe nel pieno di una campagna referendaria e nel giorno del richiamo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella al “rispetto vicendevole” tra le istituzioni. Dopo che nei giorni scorsi un giudice del tribunale di Roma aveva condannato il Viminale a risarcire con 700 euro un migrante algerino trasferito nel Cpr in Albania, ieri il conto è stato più salato. Il tribunale di Palermo ha disposto infatti che i ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia e la prefettura di Agrigento dovranno risarcire alla Ong tedesca Sea Watch le spese documentate dalla stessa organizzazione, pari a 76mila euro, più 14mila euro per spese di giudizio, per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa. L’episodio è quello dell’allora comandante della nave tedesca Carola Rackete che, il 29 giugno di quell’anno, forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando anche una motovedetta della GdF durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, tratti in salvo in zona Sar libica.
Non la prende bene la premier Giorgia Meloni, che per la seconda sera consecutiva posta un video sui social per commentare una decisione “che lascia letteralmente senza parole”. La notizia “vergognosa” dell’altro giorno, “sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi. Ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? L’altra domanda che mi faccio è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al Governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”. Ma, assicura, “noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini”. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che parla di decisione “incredibile”.
Il Governo ha varato il decreto bollette che per Meloni vale 5 miliardi
Alla fine, il decreto-legge sulle bollette è stato varato dal Governo. Per la premier Giorgia Meloni vale 5 miliardi, fra risparmi e benefici per famiglie e imprese. Dentro ci sono la sterilizzazione della tassa europea sulle emissioni Ets dal costo del gas per i produttori elettrici e misure per favorire i contratti di fornitura di lungo periodo di rinnovabili, che sono le fonti più economiche, disaccoppiando di fatto il costo delle fonti pulite da quello del gas. Si rafforzano i bonus. C’è la possibilità per le aziende elettriche di tagliare volontariamente le bollette di almeno 60 euro ai consumatori con Isee fino a 25mila euro e di spalmare nel tempo gli incentivi alle rinnovabili. È previsto un bonus elettrico ulteriore da 115 euro all’anno per le famiglie vulnerabili, quelle con Isee fino a 10mila euro, che si aggiunge ai 200 euro già previsti, salendo così a 315 euro. Ma nel decreto-legge approvato in Cdm c’è anche un aumento a sorpresa dell’Irap del 2% per le imprese energetiche, per finanziare il taglio degli oneri di sistema in bolletta. Come era stato anticipato, verrà venduto il gas stoccato durante la crisi energetica del 2022 per eliminare la differenza di prezzo (spread) fra il gas alla borsa europea Ttf e a quella italiana Psv. Il decreto prevede una “gas release” a prezzo calmierato per le industrie energivore e misure di sostegno alle piccole e medie imprese, con la revisione degli incentivi del Conto energia.
Ci sono anche una razionalizzazione delle procedure per la realizzazione dei “Data Center” e per l’accelerazione nello sviluppo delle rinnovabili, con una norma per evitare la “saturazione virtuale della rete”. Ieri “il Governo ha approvato un provvedimento molto significativo”, ha commentato la premier Giorgia Meloni, “che tocca una delle priorità che c’eravamo dati dall’inizio, cioè fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. È un decreto che avrà un impatto rilevante, e che garantirà risparmi e benefici diretti nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. Il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, che ha presentato il decreto, ha commentato che con il provvedimento “interveniamo su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi”. Il Ministro delle Imprese e del made in Italiy Adolfo Urso ha parlato di “benefici concreti a oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie”. L’opposizione ha subito bocciato il decreto.
Il Cdm dà il via libera alle intese sull’Autonomia. Esulta la Lega
Un “passo decisivo” e “storico” lo ha definito il Ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli, certamente il giorno che la Lega attendeva da anni: il Cdm ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia tra governo e Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, ovvero l’avvio formale dell’iter per il trasferimento di nuove competenze. “Per la prima volta c’è un passaggio ufficiale per l’attuazione concreta dell’Autonomia”, ha affermato Calderoli “Un traguardo storico per il regionalismo. Ora inizia ufficialmente il cammino”. In passato si erano viste pre-intese, come nel 2018, e iniziative di altre Regioni, ma mai l’approvazione in Cdm di uno schema preliminare, come spiegato sul sito ufficiale del ministero. Dal fronte leghista, il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di “passo in avanti fondamentale” e di “promessa mantenuta”. Sulla stessa linea i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, che hanno definito quello in Cdm “un passaggio storico verso la rivoluzione istituzionale”. Il centrodestra ha voluto sottolineare la valenza della giornata anche con un gesto simbolico: la presenza dei 4 presidenti delle Regioni, tutti dello schieramento al Governo e tutti del nord, al Cdm. Il governatore del Veneto Alberto Stefani ha insistito sull’idea di responsabilità e rispedito al mittente il connubio dell’accelerazione con il caso Vannacci, poiché si tratta di una “battaglia storica” dei leghisti.
A difendere la riforma anche Attilio Fontana, ribadendo quanto sull’Autonomia si sia fatto “un racconto mistificato”. Non ci sarebbero “soldi in più”, ma la possibilità di gestire direttamente alcune competenze. Anche Alberto Ciriorespinge il timore di nuove diseguaglianze: il divario Nord-Sud, ha affermato, nasce dall’assenza di una normativa di riferimento, mentre la definizione preventiva dei Lep dovrebbe evitare sperequazioni. Di segno opposto le reazioni dell’opposizione con il Pd, che resta sulle barricate. Nel merito, gli schemi approvati toccano quattro ambiti: protezione civile, con poteri di gestione delle emergenze; previdenza complementare; professioni; sanità, con margini su tetti di spesa e gestione delle risorse. Dopo il via libera del Cdm, le intese passeranno alla Conferenza Unificata che esprimerà un parere entro 60 giorni. Poi al Parlamento, con atti di indirizzo entro 90 giorni. Una volta approvata l’intesa dalle Regioni, il Cdm delibererà l’accordo e presenterà in massimo 45 giorni il ddl da far votare alle Camere.
Oltre un miliardo per i danni del ciclone e la frana di Niscemi
Il Cdm ha dato il via libera al decreto-legge per l’emergenza maltempo, che contiene gli stanziamenti per i danni subiti in Calabria, Sardegna e Sicilia e per Niscemi. Saranno i presidenti delle tre Regioni, in quanto Commissari delegati, a disporre gli interventi necessari a sostegno di famiglie e imprese colpite dalle violente mareggiate e dall’ondata di maltempo nelle aree interne e al ripristino delle infrastrutture danneggiate. Per la frana si è invece deciso di seguire un percorso diverso, ha reso noto il Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, con la nomina del capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano a Commissario straordinario. Sarà lui a provvedere all’erogazione del contributo per una nuova casa alle famiglie che hanno dovuto abbandonare per sempre la loro e all’esecuzione dei lavori necessari sul versante franoso. Nel provvedimento sono anche previsti interventi per la sospensione dei termini in materia di tributi e contributi finanziari, semplificazioni in materia ambientale, sostegno al reddito dei lavoratori subordinati del settore privato e dei lavoratori autonomi.
Ci sarà, inoltre, un sostegno per le imprese esportatrici e per le attività produttive del settore turistico. Dal canto suo, Arera “ha disposto la sospensione per sei mesi del pagamento di bollette dei servizi essenziali a favore della popolazione colpita”, aggiunge Musumeci. La cifra complessiva di circa un miliardo e 200 milioni è stata stanziata sulla base di una stima di massima dei danni calcolata dai tecnici delle Regioni; non si esclude che, sulla base di nuove valutazioni, possa arrivare nuove risorse nei prossimi mesi. I fondi destinati a Niscemi erano stati annunciati lunedì da Giorgia Meloni durante un blitz a sorpresa in Sicilia.
Alla Camera
Dopo che ieri ha discusso e approvato le mozioni sul contrasto della violenza digitale di genere, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. I lavori dell’Aula di palazzo Montecitorio riprenderanno domani alle 9.30 con la discussione della pdl sulle spoglie mortali delle vittime di omicidio, della pdl per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario per il padre, della pdl per prevenire l’alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale, e del decreto-legge milleproroghe su cui è prevista la richiesta di fiducia da parte del Governo.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali con la Bilancio proseguirà l’esame del DL Milleproroghe con l’obbiettivo di terminane il confronto entro la giornata di oggi. La Giustizia svolgerà delle audizioni sul ddl relativo alle disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani. La Esteri proseguire le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impegno dell’Italia nella Comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni. La Cultura svolgerà audizioni sulle pdl sull’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo.
Al Senato
Nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato non terrà seduta. L’aula di palazzo Madama tornerà a riunirsi martedì 24 febbraio alle 16.30 per l’esame del DL Ucraina e del DL Milleproroghe.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Esteri e Difesa, con la Affari Sociali, discuterà sullo schema di Dlgs sulla sanità militare. La Affari Sociali esaminerà il ddl sull’assistenza sanitaria per i cittadini italiani residenti all’estero, i ddl sull’epilessia e il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN. Discuterà sui ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico, sui ddl sulla salute mentale e sui ddl sulla sostituzione mitocondriale. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs sul riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e sullo schema di Dlgs sulla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro attraverso la trasparenza retributiva. Tutte le altre Commissioni torneranno a riunirsi la settimana prossima.
