Tajani difende la decisione sul Board of Peace: qui per la pace
“Noi partecipiamo come osservatori” al Board of Peace “e mi pare che a Washington siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un “business board”, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in MO e noi vogliamo esserne protagonisti”. Antonio Tajani rivendica la partecipazione dell’Italia alla prima riunione del Board of Peace di Washington e risponde alle polemiche politiche rivendicando che Roma non può restare ai margini del processo di ricostruzione di Gaza: “Non si tratta di stare a favore di uno o contro qualcun altro. Noi lavoriamo esclusivamente per la pace”, ha affermato il vicepremier, confermando l’impegno a sostegno della stabilizzazionedell’area e della strategia dei “due popoli, due Stati”.
A Washington Tajani ha ribadito che l’Italia non può aderire al Board per via dell’articolo 11 della Costituzione e ha difeso la posizione di osservatori che tuttavia continua a non convincere l’opposizione. L’Italia “è un grande Paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei Paesi dell’Ue più la Commissione, e Paesi europei che non fanno parte dell’Ue come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea che non è un capriccio italiano”, ha affermato il vicepremier, rispedendo al mittente le critiche per il suo approdo a Washington. “Nessuno pensi che siamo a scodinzolare a casa di qualcuno. Anche tutte le polemiche fatte dalla sinistra in questi giorni si sono dimostrate assolutamente infondate: quando la maggioranza dei Paesi europei partecipa vuol dire che avevamo ragione noi, saremmo stati isolati se non ci fossimo andati”, secondo il vicepremier, per il quale “non possiamo non tenere conto dell’importanza di proposte che devono portare alla pace. D’altronde questa è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente”. Nell’ottica Usa, la presenza di osservatori ha chiaramente rafforzato la portata e la credibilità dell’istituzione.
Ma se da una parte gli osservatori non sono intervenuti alla riunione né hanno partecipato alla votazione delle risoluzioni, la presenza a Washington ha permesso loro di aprire discussioni a margine dell’evento per eventuali contributi nazionali. In questo senso, l’impegno italiano vuole concentrarsi sul “rafforzamento delle capacità istituzionali palestinesi” e il sostegno alla popolazione, come illustrato in un bilaterale con il direttore generale del board Nickolay Mladenov, al quale Tajani ha messo a disposizione le “competenze chiave” maturate con Food for Gaza. “Stiamo pensando a un piano finanziario” per la Striscia che sia “autonomo” dal Board, confermando l’impegno volto a una stabilizzazione dell’area che, secondo Tajani, è vitale anche per i traffici commerciali del nostro Paese, a cominciare del Mar Rosso. Per questo, “la pace è anche i nostri interessi nazionali”. Stabilizzazione significa rafforzamento della sicurezza, e in questo senso il titolare della Farnesina ha ribadito l’impegno a “inviare i carabinieri per la formazione della polizia gazawa in Giordania. Confermiamo poi la nostra presenza anche a Gerico con i carabinieri per la formazione della polizia della Cisgiordania e la nostra presenza con i carabinieri a Rafah”. L’Italia non figura invece nell’elenco dei cinque Paesi, Indonesia, Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania, che offriranno soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) a Gaza.
Meloni: giuste le parole di Mattarella, ma c’è chi vuole la lotta nel fango
Alle opposizioni che l’accusano di aver creato uno “scontro istituzionale” e di “ostilità nei confronti del Capo dello Stato”, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto rendendo merito a Sergio Mattarella: “Non l’ho sentito in queste ore” ha detto in un’intervista a SkyTg24 “Ho trovato le sue parole giuste. Credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui dice: è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche”. Il riconoscimento al Presidente della Repubblica è suonato anche come una critica al ministro della Giustizia Carlo Nordio; era stato lui, nei giorni scorsi, a far impennare i toni: riferendosi proprio alle dinamiche del Csm, aveva parlato di “meccanismo paramafioso”. Poche ore dopo, con un inedito intervento al plenum del Csm, il Capo dello Stato aveva chiesto “rispetto” fra le istituzioni. Nell’intervista, comunque, la premier non ha citato il guardasigilli. Ha chiamato in causa le opposizioni, in particolare il Pd, o una parte del Pd.
“Vedo un tentativo di trascinare la campagna elettorale in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto”. Insomma, i toni non si sono abbassati. La “lotta nel fango” menzionata dalla premier ha ricordato molto l’accusa che le opposizioni rivolgono a lei. Solo poche ore prima, il deputato Pd Peppe Provenzano aveva parlato di “crisi istituzionale aperta da Nordio”, che “Mattarella voleva chiudere”, ma che “Meloni ha riaperto” con i due video sui social contro alcune delle ultime decisioni della magistratura. Per il Pd, è Meloni che deve provare a calmare il clima. Il Pd sta portando avanti la campagna referendaria come fosse la seconda gamba di quella per le politiche del 2027.
L’area di maggioranza “Costruire l’alternativa”, che riunisce le correnti di Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, con un incontro a Roma sulle ragioni del “No” ha portato in campo il giornalista Corrado Augias: “Non si possono cambiare 7 articoli della Costituzione in un’atmosfera di contrasto acceso come c’è oggi in Italia soprattutto per colpa della destra, come vediamo ogni giorno”. Per il presidente del M5S Giuseppe Conte l’obiettivo del Governo è chiaro: “Inquinare la campagna referendaria. Non ci facciamo imbrogliare dalla propaganda del Governo, sono molto nervosi, sono disposti a tutto perché cresce il numero di chi vuole votare no al referendum che serve per salvare i politici dalle inchieste”. Malgrado la staffetta fra le campagne elettorali referendaria e per le politiche, Meloni ha di nuovo escluso conseguenze sul Governo dal voto del 22 e 23 marzo: “Non si vota sul Governo, si vota sulla giustizia. Il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello per cui state votando e non ad altro. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c’entra niente”.
Tensione tra Macron e Meloni sull’attivista ucciso a Lione
È di nuovo scontro fra Parigi e Roma. E questa volta è di Emmanuel Macron l’affondo su Giorgia Meloni, una richiesta a non “commentare” gli affari francesi, dopo il post con cui la premier ha espresso il suo cordoglio per l’uccisione a Lione di Quentin Deranque, “un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa”. Le parole del presidente della Francia arrivano da New Dehli, dove è in missione, e vengono subito accolte da Palazzo Chigi “con stupore”. Poi Meloni interviene direttamente, con parole altrettanto dure: “Vedo un clima che non mi piace, in Italia, in Francia, negli Stati Uniti. Commentai anche l’omicidio di Charlie Kirk, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l’ho vissuta come un’ingerenza”.
È la nuova puntata di una relazione complessa ma necessaria per entrambi, nata in salita sin da quando la leader di FdI approdò alla guida del Governo e l’allora ministra francese Laurence Boone le diede il benvenuto promettendo di “vigilare sul rispetto di diritti e libertà” in Italia. Il dissidio va in scena proprio durante i Giochi invernali Milano Cortina, a pochi giorni dalla cerimonia di chiusura in cui l’Italia passerà il testimone proprio alla Francia. All’Arena di Verona domenica ci sarà la premier ed è atteso il primo ministro Sébastien Lecornu. Serviranno non pochi sforzi diplomatici per ricucire l’ennesima frattura, nata attorno al pestaggio a morte del giovane attivista nazionalista per cui sono sospettati appartenenti all’ultrasinistra. Le tensioni derivate preoccupano Macron, che esorta a evitare “qualsiasi meccanismo di violenza”. La storia è da giorni sulle prime pagine e ha fatto saltare le ipotesi alleanza alle presidenziali 2027 fra i socialisti e La France Insoumise, infiammando il dibattito politico in Francia. E un po’ anche in Italia, considerando il botta e risposta durante la commemorazione alla Camera di Deranque.
È di nuovo polemica sui migranti: sospeso il fermo della Sea Watch
La Sea Watch 5 può tornare in mare. Nelle stesse ore in cui il Tribunale di Palermo ha disposto il maxi risarcimento alla ong tedesca da parte di tre ministeri per il caso della nave capitanata da Carola Rackete che a giugno 2019 forzò il blocco navale di Lampedusa, i giudici di Catania hanno sospeso il provvedimento di fermo di 15 giorni e la relativa multa per un’altra imbarcazione dell’organizzazione, scattato dopo un’operazione di salvataggio di 18 persone (compresi due bambini) lo scorso 25 gennaio. Il provvedimento cautelare, in attesa dell’udienza fissata il 2 marzo, fa salire il livello di scontro tra maggioranza e toghe, all’indomani dell’invito del presidente Sergio Mattarella al “rispetto vicendevole” tra le istituzioni. “Il presidente della Repubblica ha giustamente esortato le istituzioni a un reciproco rispetto. È giusto, abbassare i toni sul referendum e cercare di parlare del merito. Ciò non toglie che credo sia legittimo per il Governo, per le forze politiche, ma credo un po’ per tutti i cittadini, esprimere un po’ di sorpresa per alcune sentenze recenti della magistratura in ambito di immigrazione” ha detto in serata il sottosegretario all’Attuazione del programma di governo Giovanbattista Fazzolari.
Duro il vicepresidente di FdI in Senato Salvo Sallemi: “Il nostro è un Governo che contrasta l’immigrazione illegale di massa mentre una certa magistratura politicizzata prova a vanificare ogni azione della maggioranza in nome di una visione ideologica immigrazionista”. Per la Lega, invece, si tratta di “continue provocazioni di alcuni giudici a favore di ong straniere che trasportano clandestini”. Già ieri la tensione era salita alle stelle. Dopo che nei giorni scorsi un giudice di Roma aveva condannato il Viminale a risarcire con 700 euro un migrante algerino trasferito nel Cpr in Albania, è arrivata in giornata la pronuncia del Tribunale di Palermo che ha disposto il risarcimento da parte dei ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia e della prefettura di Agrigento alla ong tedesca per le spese documentate dalla stessa organizzazione, pari a 76mila euro, più 14mila euro per spese di giudizio e per i danni patrimoniali subiti dalla Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo da luglio a dicembre 2019. Ad intervenire anche la premier Giorgia Meloni definendola “un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole”. E le polemiche sono proseguite anche ieri. Per Matteo Salvini è “una follia” che lo “Stato deve dare il suo contributo per risarcire” Rackete “che speronò militari italiani”. Sulla stessa scia il presidente del Senato Ignazio La Russa che parla di “abnormità”.
Il pacchetto sicurezza è ancora al vaglio della ragioneria
In Gazzetta ufficiale ci sarebbe dovuto andare, secondo le previsioni di Matteo Piantedosi, in un paio di giorni. Ma non sono bastate un paio di settimane perché il pacchetto sicurezza vedesse la luce. Manca all’appello il disegno di legge, che ha di per sé un cammino a passo più lento, ma pure il decreto-legge, approvato anche sulla scia degli scontri di Torino per Askatasuna ma che già a inizio gennaio Giorgia Meloni aveva indicato come la “priorità” per l’ultimo anno di Governo prima della scadenza della legislatura. Fermo alla Ragioneria, sotto la lente dei dettagli giuridici, nessuno si sbilancia, ma fonti di Governo assicurano che non ci sono problemi di “costituzionalità”, peraltro già ampiamente dibattuti anche con il Quirinale prima del varo da parte del Cdm. Da giorni le opposizioni chiedono all’esecutivo che fine abbia fatto il provvedimento tanto urgente per il centrodestra. Per il portavoce di FI Raffaele Nevi “Sono ancora in corso valutazioni su alcuni profili di costituzionalità che riteniamo fondamentali” dice sottolineando che “se ci stiamo prendendo un po’ più di tempo è proprio perché” la materia è “molto delicata” e “vogliamo fare un lavoro serio e approfondito”.
Parole che non devono essere piaciute per niente al Viminale e non solo, e che, dopo poche ore, vengono smentite. Nessun problema di costituzionalità, nessun ulteriore approfondimento giuridico, nessuna questione politica, solo una questione di coperture che però hanno sempre, inevitabilmente implicazioni politiche. Alla Ragioneria, peraltro, sarebbero in dirittura di arrivo con la limatura delle risorse necessarie, e c’è chi non esclude che qualche norma originaria, magari in materia di concorsi per le forze dell’ordine, possa essere stata riadattata alle disponibilità. Bisogna solo avere ancora un po’ di pazienza. È questo in sostanza il messaggio che arriva dai vari dicasteri coinvolti, anche perché gli uffici “sono molto oberati”. E in effetti sono parecchi i provvedimenti approvati in Cdm che sono in “lista di attesa” alla Ragioneria.
Il decreto Pnrr, approvato a fine gennaio, avrebbe finalmente ricevuto la bollinatura e sarebbe in dirittura di arrivo. In fila ci sono anche il ddl sicurezza appunto (l’ok del Cdm è del 5 febbraio), il ddl migranti approvato l’11 e su cui già il Cdm, e poi la stessa Meloni, hanno chiesto uno sprint al Parlamento. Ma aspetta la bollinatura anche il decreto infrastrutture con le norme sul Ponte di Messina, approvato sempre a fine gennaio. E guardando più indietro, mancano all’appello anche la delega sui porti, quella sul servizio civile e pure la delega per rivedere il Testo unico dell’edilizia, approvato a dicembre. Ora si aggiungono anche i nuovi decreti approvati nell’ultimo Cdm, quello per i sostegni per il maltempo e Niscemi e quello per tagliare le bollette di luce e gas.
Alla Camera
Nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera si riunirà alle 9.30 per l’esame della pdl sulle spoglie mortali delle vittime di omicidio, della pdl per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario per il padre, della pdl per prevenire l’alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale e del decreto-legge milleproroghe su cui è prevista la richiesta di fiducia da parte del Governo.
