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La Giornata Parlamentare del 28 luglio 2023. Alla Camera FdI punta al rivedere il dress code

Meloni vede Biden alla Casa Bianca: piena sintonia

Giorgia Meloni resta oltre un’ora e mezza con Joe Biden e incassa un’apertura di credito, soprattutto sul tema che è diventato la cifra della sua politica estera: guardare al fianco Sud, non lasciare più scoperta l’area del Mediterraneo e quell’Africa che ha, invece, grande potenziale da sviluppare, non solo per fermare l’ondata sempre più impetuosa dei migranti. Il clima è disteso, tra i due c’è una sintonia. Alla premier, come rivela lei stessa, dice: la prima volta che ti ho incontrata “ho pensato di conoscerti da molto tempo”. Un rapporto “forte” che si vede anche e nell’attestato di “amicizia” tra i due Paesi sottolineato anche dal Presidente degli Stati Uniti. Lei entra fiera alla Casa Bianca: “Non mi sento Cenerentola, sono consapevole del mio ruolo e del Paese che rappresento”. La curiosità per la prima premier italiana, donna e di destra, che mette piede alla Casa Bianca è alta; anche la stampa americana chiede informazioni e dettagli sulla giovane leader italiana a capo dell’esecutivo più a destra della storia repubblicana. E lamenta l’assenza di una conferenza stampa: “Per quanto si dica che scappo dalla stampa la conferenza con il presidente Usa non l’avrei rifiutata”, rilancia lei, sorridendo, per chiudere “polemiche inesistenti”. 

In tempi “difficili sappiamo chi sono gli amici”, dice subito Meloni prima di chiudersi a tu per tu con il presidente Usa, sottolineando che i rapporti tra i due Paesi sono indipendenti “dal colore politico dei governi”, un concetto che ribadirà anche dopo, confermando la sua “sintonia” con i repubblicani che però “non impedisce di avere un ottimo rapporto con Biden”. Certo, le distanze ci possono essere su alcuni temi, come sui diritti Lgbtq+ di cui però c’è stato “solo un accenno” da parte del presidente Usa, e nessuna richiesta specifica rispetto alle scelte, molto discusse in Italia, sulla maternità surrogata. Si è affrontato a lungo, invece, il tema dei rapporti con la Cina, anche del nodo, che l’Italia ancora deve sciogliere, della via della Seta. Ma nessuna pressione americana, assicura la premier: “Gli Stati Uniti non ci hanno mai posto la questione di cosa debba fare l’Italia”, ha precisato confermando che una visita a Pechino rimane in agenda e sarà una delle “prossime missioni”. 

Lo stato dei rapporti tra Italia e Usa è “incredibile”, dice in mattinata la premier dopo aver incontrato a Capitol Hill rappresentanti del Senato e della Camera, colloqui bipartisan nel corso dei quali Meloni ha illustrato l’attenzione e la strategia italiana per il Sud globale, con l’Africa al centro che sarà anche il leit motive del G7 a guida italiana. Anche la sicurezza alimentare è un tema che ha messo sul tavolo, nelle stesse ore in cui Vladimir Putin incontra i leader africani a San Pietroburgo per il summit Russia – Africa promettendo loro il grano che non arriverà più dall’Ucraina. Meloni sottolinea che il legame tra Roma e Washington è diventato ancora più stretto dopo l’aggressione russa all’Ucraina e incalza a continuare a sostenere Kiev.

Fitto presenta le modifiche al Pnrr. Stop a misure per 16mld

Nel giorno in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda che il Pnrr ha “una portata decisiva per l’avvenire dell’Italia” e che la mancata attuazione “non sarebbe una sconfitta del governo ma di tutti”, l’esecutivo di Giorgia Meloni presenta la riscrittura del Piano italiano. In una bozza di 150 pagine diffusa al termine della riunione della cabina di regia presieduta a Palazzo Chigi dal Ministro Raffaele Fitto, è messa nero su bianco la proposta di revisione e aggiornamento del Pnrr, con annesso capitolo RePowerEu, necessario a conseguire traguardi e obiettivi previsti fino al 30 giugno 2026. La proposta, spiega Fitto, “inizia oggi il suo iter di confronto” e nel complesso interessa 144 investimenti e riforme. Le richieste di modifica possono essere distinte in tre categorie: “La prima formale, necessaria per velocizzare la rendicontazione degli obiettivi; la seconda che vede la riprogrammazione all’interno della stessa misura di risorse e di interventi; la terza relativa ai progetti in essere”, cioè, quei progetti inseriti nel Pnrr ma precedenti al Piano e che quindi evidenziano sia difficoltà di rendicontazione e/o ammissibilità sia di completamento al 100% dei lavori entro il 2026. Nello specifico, 9 misure per un ammontare totale di 15,9 miliardi di euro, definanziate dal Pnrr e salvaguardate attraverso la copertura con altre fonti di finanziamento, come il Piano nazionale complementare al Piano. “Oggi noi non stiamo tagliando o eliminando nulla, stiamo riorganizzando complessivamente tutto cercando di individuare le modalità per poter utilizzare bene queste risorse. L’alternativa è lasciare tutto così, e tra un anno ci diranno che non abbiamo speso i soldi, che la Commissione Ue li ha revocati? Stiamo evitando questa domanda, è il nostro impegno. Abbiamo 2-3 mesi di confronto con la Commissione per costruire l’alternativa. Noi non decidiamo da soli”. 

La proposta di modifica del Pnrr, spiega il Ministro, aprirà adesso un “confronto con parti sociali, organizzazioni di categoria, Regioni, Province, Comuni, e dopo sarà oggetto di un confronto” con Bruxelles; “martedì poi io sarò in Parlamento per avviare un dibattito e una discussione”. Nell’ambito della revisione del piano, annuncia poi Fitto, si prevede il rafforzamento della misura degli asili nido, per l’ammontare complessivo di 900 milioni di euro, necessari per indire un nuovo bando e per conseguire il target finale. “L’ambizione” infatti, assicura, è quella di arrivare all’estate del 2026 con 265mila nuovi posti negli asili. Per quanto riguarda il capitolo aggiuntivo del RePowerEu, esso si articola in 3 misure d’investimento (reti dell’energiatransizione verde ed efficientamento energeticofiliere industriali strategiche) e 6 riforme. 

Complessivamente sono previsti interventi per 19 miliardi di euro “che andranno a beneficio della crescita economica, occupazionale e di tutti i principali settori strategici selezionati in base ai criteri del RePowerEu relativi sia al raggiungimento degli obiettivi in ambito energetico, sia alla tempistica di realizzazione entro il 2026”. Uno dei punti del RePowerEu riguarderà l‘Ecobonus dedicato alle abitazioni private con una dotazione da 4 miliardi di euro, ma con alcune “correzioni” che lo renderanno disponibile solo alle fasce a basso reddito. Fitto, poi, fa suo l’appello di Mattarella: “Oggi ha ricordato una sua espressione di stampo degasperiano, riferendosi alla necessità di mettere il Paese ‘alla stanga’, ma opportunamente, dal nostro punto di vista, ha fatto questo appello a tutti. Ecco, mi auguro che questo tema possa rappresentare, proprio nel solco delle parole del presidente della Repubblica, un periodo differente di confronto che possa essere utile nell’interesse del Paese”. 

Mattarella fa l’ennesimo richiamo sul clima. Musumeci ha parlato alla Camera

Dopo i giorni catastrofici che hanno colpito il Paese, con violente tempeste al Nord e temperature record al Sud dove ancora imperversano gli incendi, l’imperativo di un piano d’azione si fa sempre più pressante nel Governo. Le fiamme continuano in Puglia e Sardegna e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è nuovamente intervenuto sulle calamità: “Le terribili immagini” delle catastrofi che hanno colpito varie regioni italiane, “legate alle conseguenze del cambiamento climatico”, sono tali che “tante discussioni” sulle loro cause “appaiono sorprendenti. Occorre avere la consapevolezza che siamo in ritardo”. Del resto il Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, nella sua informativa urgente alla Camera cita numeri mai visti: “Nel Meridione abbiamo registrato ondate di calore di assoluta eccezionalità sia nell’intensità sia nella persistenza, con temperature oltre i 40 gradi e con punte fino ai 46 e i 48, valori superiori a ogni precedente record storico”, ricorda, sottolineando che, “al netto di ogni sciocco negazionismo, bisogna prendere atto che questa nazione fragile e vulnerabile necessita di una cura per essere in condizione di affrontare eventi che sarebbe errato considerare eccezionali”. Poi arriva una riflessione: “Bisogna capire perché centinaia di milioni che risultano assegnati dal computer alla messa in sicurezza del territorio non siano stati ancora utilizzati. E perché il fascicolo del fabbricato sia diventato un elemento tabù”. 

Il nuovo piano del Governo per far fronte alla tropicalizzazione del Paese potrebbe essere pronto nella prima metà del 2024 e prevede una “rilettura” del territorio con interventi mirati, a partire dalla realizzazione di nuove dighe, fino alla riduzione degli sprechi idrici e la riqualificazione dei corsi d’acqua. Intanto PiemonteLombardiaVenetoE-R e FVG, reduci da giorni di temporali, grandine e vento forte, hanno cominciato a fare la conta dei danni in vista della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale la prossima settimana, quando con ordinanze di protezione civile si provvederà agli interventi, tra cui misure economiche di immediato sostegno e interventi strutturali. A Milano il sindaco Beppe Sala lancia una previsione: “l’obiettivo è avere un piano che riporti la città alla normalità entro fine agosto”. L’altra metà dell’Italia è ancora alle prese con il fuoco. 

Alla Camera è scontro sul salario minimo, verso il rinvio della discussione

Dopo giorni di discussione, la maggioranza ha preso tempo sul salario minimo ma l’opposizione teme che si tratti di un modo per affossarlo. In Aula alla Camera il capogruppo di FdI Tommaso Foti ha chiesto che la discussione sulla proposta di legge delle opposizioni venga rinviata a fine settembre. Calendario alla mano, Arturo Scotto del Pd ha però calcolato che si tratterà di uno slittamento a gennaio, visto che, dopo l’autunno, con l’avvio della “sessione di bilancio, non è possibile esaminare proposte che comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Per il presidente del M5S Giuseppe Conte “questo rinvio del Governo presuppone un atteggiamento di prender tempo e di buttarla in una melina. Se si vogliono introdurre palliativi noi non ci saremo”. Oltre che sul salario minimo, il fronte delle minoranze ha fatto muro in Commissione congiunta Affari costituzionali e Lavoro anche sulla riorganizzazione del ministero della Cultura. Come il salario minimo, anche questo tema non è più all’ordine del giorno del Parlamento. Il governo ha infatti ritirato l’emendamento, dopo che i deputati di opposizione hanno fatto ostruzionismo, portando avanti la seduta fino quasi alle tre di notte. 

Da parte dell’esecutivo, però, nessun ripensamento, ma solo una mossa per aggirare l’ostruzionismo e “favorire l’approvazione e la conversione del decreto”, ha fatto sapere il Governo, visto che resta “ferma la volontà di procedere a una riorganizzazione del ministero della Cultura”. La richiesta di rinvio della discussione alla Camera sul salario minimo sarà votata in una seduta ad agosto. L’obiettivo, ha spiegato il capogruppo Fdi Foti, è “permettere il confronto, che non vuol dire compromesso o accordo per forza, ma la possibilità di trovare elementi di sintesi”. Per il Pd, però, si tratta solo “di espedienti dialettici”, ha detto il deputato Andrea Orlando. Sarcastico Giuseppe Conte: “Per la maggioranza c’è l’urgenza di andare in vacanza”. Nei giorni scorsi, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha aperto al confronto, anche se al momento non c’è una data fissata per il tavolo con le opposizioni. In ogni caso resta lo scetticismo sulle reali intenzioni della premier. 

Alla Camera FdI punta al rivedere il dress code

Entrare alla Camera dei deputati vestiti in modo “dignitoso e decoroso”, nel rispetto di quell’istituzione. E quindi magari con la cravatta e senza scarpe da tennis. È il partito di Giorgia Meloni a chiedere una svolta al dress code di parlamentari e non solo. La novità, che varrebbe per chiunque entri nel Palazzo, è racchiusa in un ordine del giorno allegato al bilancio interno della Camera che, complessivamente, sarà votato il 2 agosto dall’aula. Un altro Odg suggerisce di allestire spogliatoi per chi arriva a Montecitorio in bici, per potersi cambiare. Il documento sul dress code ha la prima firma di Salvatore Caiata, ex grillino ed ex presidente del Potenza calcio, dal 2019 passato a Fratelli d’Italia e parte dal presupposto che un’istituzione, che ha una “sacralità” sancita nello Statuto albertino e poi nella Costituzione, impone un decoro e una forma che non possono prescindere dalla sostanza. 

Non basta, insomma, l’obbligo della giacca che vale oggi per tutti gli uomini che varcano la soglia di Montecitorio e che segna la differenza con Palazzo Madama, in cui serve anche la cravatta o si sta fuori. Tuttavia, nella prima versione dell’ordine del giorno di FdI, la proposta era più esplicita: si valuti l’obbligo di “indossare sempre la cravatta per i deputati, collaboratori, dipendenti e visitatori di sesso maschile” si legge nella richiesta rivolta all’Ufficio di presidenza e al collegio dei questori, e di bandire le scarpe da ginnastica per tutti. Inevitabili le polemiche; alla fine resta l’invito a “valutare l’opportunità” di introdurre regole per un abbigliamento “consono alle esigenze di rispetto della dignità e del decoro dell’istituzione”, un impegno decisamente più difficile da attuare, senza entrare nel dettaglio di quanto scarpe e vestiti siano più o meno decorosi. 

Alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 16.00 per l’esame del decreto per l’organizzazione delle Pubbliche amministrazioni, di agricoltura, di sport, di lavoro e per l’organizzazione del Giubileo della Chiesa cattolica per l’anno 2025

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