Dopo Niscemi Salvini conferma: i soldi per il Ponte non si toccano
Di Ponte sullo Stretto, assicurano un po’ tutti, in Cdm non si è proprio parlato. E, pure se fuori è martellante il pressing delle opposizioni, non sarà lì che si cercheranno le risorse per aiutare le tre regioni del Sud, Sicilia in testa, martoriate dall’uragano Harry. Non lo vuole Matteo Salvini, che scandisce il suo no già in mattinata, e nemmeno il resto del governo, nonostante un “valuteremo” pronunciato da Antonio Tajani a Bruxelles che era sembrata una posizione più aperturista sull’utilizzo dei fondi per i cantieri della maxi-opera che ancora devono partire. Salvo poi la retromarcia in serata, a chiarire che anche per FI i fondi del Ponte non si toccano. Una correzione che sarebbe intervenuta anche dopo l’invito della premier ai leader ad abbassare i toni.
Giorgia Meloni, che entra con un’ora di ritardo nella sala del Consiglio, lascia la parola a Nello Musumeci: il ministro fa ai colleghi una breve informativa della situazione in Sardegna, Calabria e Sicilia ma non entra nel merito della quantità di fondi che saranno necessari né, tantomeno, nel dettaglio di dove trovarli. Si aspetta che la frana di Niscemi si assesti, che i sindaci facciano la conta dei danni e che si delinei con più certezza il perimetro delle aree su cui bisognerà intervenire. Di sicuro si attingerà al Fondo di solidarietà europeo e andrà esplorata anche la possibilità di riprogrammare i Fondi di Coesione già destinati ai tre territori, opzioni di cui il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto ha già parlato con i governatori e col ministro per la Protezione Civile. Ma anche sul fronte del sostegno europeo, le richieste andranno dettagliate e, ha assicurato Antonio Tajani, già si stanno preparando “le analisi e i dati della protezione civile”.
Serve tempo, insomma, quello che secondo le opposizioni si sta perdendo ora come si è perso in passato. Nel mirino finisce Musumeci, che era presidente della regione siciliana prima di fare il ministro, aveva “tutti i documenti”, attacca da Avs Angelo Bonelli, e ora dovrebbe “solo dimettersi”. Le minoranze chiedono che sia la premier, non il ministro, a riferire in Aula e continuano a insistere sull’inutilità del progetto del Ponte, “13 miliardi buttati” per Giuseppe Conte, di cui andrebbero restituiti almeno i fondi di coesione “scippati” a Calabria e Sicilia proprio per dirottarli sull’opera, come sottolinea il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. “Sono fondi per investimenti”, osserva Matteo Salvini difendendo a spada tratta il collegamento tra Sicilia e Calabria che già ha subito uno stop dalla Corte dei Conti. Il decreto per superarne i rilievi, peraltro, poteva essere già approdato in Cdm ma si sarebbe valutato di aspettare di superare l’emergenza e nel frattempo di sistemare il testo.
Si accende lo scontro tra i comitati referendari. Tensione sul voto ai fuorisede
Accelera la campagna per il referendum sulla giustizia dopo che il Tar ha bocciato il ricorso sulla data. In vista del voto, fissato per il 22 e 23 marzo, si accende lo scontro tra i comitati avversari. Da una parte, il comitato dei 15 non sembrerebbe intenzionato a proseguire la battaglia legale. Preferibile, al momento, un impegno politico per comunicare le ragioni del no insieme agli altri comitati e alle opposizioni. Dall’altra parte, il centrodestra e i comitati per il sì accusano il fronte avverso di diffondere “falsità”. E sollevano il caso di un libro di scuola in cui la separazione delle carriere viene indicata tra le proposte per “limitare l’indipendenza dei magistrati”. Mentre non si placa la polemica dopo la scelta della maggioranza di chiudere al voto dei fuorisede per l’appuntamento referendario. Con un botta e risposta tra esecutivo e opposizioni.
A tenere alta l’attenzione su quanto avvenuto in Commissione Affari Costituzionali, con la bocciatura degli emendamenti delle opposizioni per il voto fuorisede, è il presidente del comitato per il no dell’Anm Enrico Grosso. Che invita tutti i comitati a scrivere ai parlamentari per chiedere “un intervento urgente” che consenta ai fuorisede “di poter esercitare il diritto di voto”. A stretto giro, arriva la nota della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro che spiega le ragioni del governo. “Gli emendamenti sono stati respinti per ragioni esclusivamente tecniche”, afferma. Sottolineando che “per rendere effettivo il voto occorre una sequenza di procedure che non può essere compressa nei tempi”. L’esponente di FdI rimarca la volontà del governo di garantire la partecipazione dei fuorisede, anche se non rinuncia a evidenziare i numeri bassi delle scorse sperimentazioni.
Ma le opposizioni vanno al contrattacco. “Altro che problemi tecnici, hanno paura di perdere”, è il refrain che rimbalza tra i partiti di centrosinistra. Intanto, in attesa che la Cassazione si esprima su firme e quesito, il comitato dei 15 tornerà a riunirsi lunedì. Le ipotesi sarebbero due: un ricorso urgente al Consiglio di Stato o l’impugnazione alla Consulta. Anche se il portavoce del comitato traccia la rotta. “Atteniamoci al Tar e facciamo campagna”, dice Carlo Guglielmi. Tra i partiti attivi sullo stesso fronte, la dem Elly Schlein sottolinea un impegno in prima persona: “ci metterò la faccia”. Il pentastellato Giuseppe Conte punta il dito sullo stallo in Vigilanza Rai: “col referendum ne soffre la democrazia”. E Avs lancia la sua campagna con lo slogan “vota no ai pieni poteri”.
Il Cdm vara il nuovo decreto Pnrr puntando alla semplificazione
Validità illimitata per la carta d’identità degli ultrasessantenni; tessera elettorale digitale; semplificazione dei certificati anagrafici e di stato civile; accessibilità ai dati per i familiari; passaporti; tutela della salute; Isee; diritto allo studio. Sono alcuni degli interventi chiave contenuti nel “decreto Pnrr”, approvato oggi in Cdm e il cui testo è stato diffuso dal governo. Il provvedimento, spiega il comunicato del governo, favorisce l’attuazione dei progetti del PNRR e opera una generale revisione di oltre 400 adempimenti amministrativi a carico di cittadini, famiglie e imprese, puntando con decisione sulla digitalizzazione, sulla contrazione dei termini procedurali e sull’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Si rafforza il principio cardine che il cittadino o l’impresa non debbano fornire alla Pa dati di cui questa è già in possesso e lo scambio telematico tra banche dati diventa l’unico canale di acquisizione documentale. Inoltre, per le opere strategiche, restano confermati i termini ridotti per i pareri ambientali (VIA) e paesaggistici. In caso di inerzia della Pa, il decreto prevede il potenziamento dei poteri sostitutivi per sbloccare i cantieri entro scadenze perentorie.
Semplificazioni per cittadini e famiglie. Il decreto interviene per facilitare l’accesso ai servizi essenziali, con un’attenzione particolare alle fasce più vulnerabili. Carta d’identità a validità illimitata per gli ultrasettantenni: per i cittadini che hanno compiuto il settantesimo anno di età, dal momento del rilascio o del rinnovo, la carta d’identità avrà validità illimitata. Tessera elettorale digitale: attraverso il rafforzamento dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), sarà attivato un servizio per la consultazione dei propri dati elettorali e per la richiesta di certificati di iscrizione alle liste elettorali in modalità telematica, riducendo la necessità di recarsi fisicamente presso gli uffici comunali. Certificati anagrafici e di stato civile: viene estesa la gratuità e la modalità di rilascio immediato tramite ANPR anche per i certificati storici e per quelli destinati ad usi per i quali in precedenza era necessaria la marca da bollo, laddove la digitalizzazione del processo permetta l’esenzione. Accessibilità ai dati per i familiari (Deleghe Digitali): viene semplificato il sistema delle deleghe per l’accesso ai servizi online (come INPS o ANPR). Sarà possibile per un cittadino delegare un familiare o un convivente alla gestione dei propri servizi digitali direttamente tramite l’app IO o i portali istituzionali.
Passaporto e servizi consolari: per i cittadini residenti all’estero o che necessitano di servizi consolari, il decreto prevede l’interoperabilità tra l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) e i sistemi di rilascio dei documenti d’identità, eliminando i tempi di attesa per lo scambio di nulla osta cartacei tra uffici diversi. Disabilità e fragilità: si accelera l’attuazione della riforma sulla disabilità attraverso l’attivazione della Piattaforma Unica gestita dall’INPS. Per la definizione del “Progetto di vita” individuale, vengono introdotti meccanismi di sussidiarietà che impediscono i blocchi amministrativi, garantendo al cittadino una risposta certa in tempi brevi. Tutela della salute: per i pazienti affetti da patologie croniche o rare viene esteso il limite massimo di confezioni prescrivibili con una singola ricetta medica, passando dalle attuali 3 fino a un massimo di 6 confezioni per ricetta. Inoltre, le ricetta medica per la prescrizione delle terapie avrà una validità temporale estesa fino a 12 mesi, consentendo al paziente di ritirare i farmaci in farmacia in modo frazionato in base alle proprie necessità, senza dover tornare dal medico per ogni rinnovo. La semplificazione passa per l’alimentazione automatica del Fascicolo Sanitario Elettronico, che elimina l’onere per il paziente di dover produrre e consegnare certificazioni cartacee per accedere a benefici e assistenza domiciliare.
ISEE precompilato e automatico: viene potenziata la modalità di rilascio dell’ISEE attraverso l’integrazione e l’interoperabilità delle banche dati tra l’INPS e l’Agenzia delle entrate. Ricevute da conservare ai fini fiscali: si abolisce l’obbligo di conservazione cartacea delle ricevute per i pagamenti effettuati verso la Pa attraverso canali elettronici (come il sistema pagoPA). Diritto allo studio: vengono snellite le procedure per l’erogazione delle borse di studio universitarie e si rende operativo il sistema delle lauree abilitanti, riducendo i passaggi burocratici tra il completamento degli studi e l’accesso alle professioni. Patenti di guida e circolazione stradale: si rende più efficiente e sicuro il processo di rilascio delle patenti. Inoltre, si punta a una gestione più snella delle pratiche relative alla motorizzazione civile, riducendo i tempi di attesa per i cittadini attraverso l’integrazione delle banche dati tra le forze dell’ordine e il Mit. Housing universitario: si semplificano le procedure per il cambio di destinazione d’uso degli immobili destinati a residenze per studenti, con l’obiettivo di incrementare rapidamente l’offerta abitativa. Semplificazioni per le imprese e il sistema produttivo.
La Lega del nord va in pressing su Salvini dopo il caso del simbolo di Vannacci
Serve un chiarimento su Roberto Vannacci. Poi, deciderà Matteo Salvini. La Lega del nord esce allo scoperto e preme sul leader perché arrivi al dunque. Lo fa con i toni morbidi ma netti di Attilio Fontana. Per il governatore lombardo, il vicesegretario che sembra pronto a lanciare un partito dopo il marchio Futuro nazionale, “è un’anomalia all’interno del nostro movimento”. Tutt’altro per Salvini che sminuisce: “è un problema per i giornalisti, non per gli italiani e non per la Lega”. Glissa pure sul logo (“Di loghi ce ne sono tanti”) ma ripete, come ha fatto in altre occasioni, che incontrerà Vannacci. “Ci vediamo con calma, chiariamo tutto”. Quindi scherza un po’ i giornalisti: “E’ già tutto fissato. Sarete gli ultimi a saperlo”. Il Generale conferma che l’incontro è nelle agende mentre ironizza “sull’ignoranza” del governatore lombardo: “Strano che non sappia che le anomalie, chiamate dislocazioni nei metalli, rendono i metalli più duttili e malleabili e ne migliorano le caratteristiche meccaniche. Ce ne fossero di anomalie!”.
Nel suo ragionamento Fontana distingue tra le sfumature che possono arricchire un partito, e le iniziative in alternativa come i circoli, le manifestazioni extra Carroccio o un nuovo simbolo. E in serata ribatte al generale: “Non mi intendo molto di metalli. Ma io so cosa è un partito e so come si sta dentro a un partito”. Di certo l’attivismo del generale prestato alla politica continua e far rumore. L’eurodeputato gioca al rialzo ed esagera volutamente: “Io non sono un tipo che si accontenta. Punto in alto. Voglio il 6, il 10, il 15, il 20%”. Così in meno di 48 ore il marchio derubricato a “simbolo” e depositato all’ufficio brevetti europei approda sui social. Su Instagram in mattinata compare la scritta “Italia stiamo arrivando!” che poi sparisce. E un sito: si chiama “Futuro nazionale club” e per ora c’è solo una breve definizione: “Uno spazio di riflessione culturale e politica dedicato all’Italia che verrà.
Un luogo in cui idee, principi e critica costruttiva servono a immaginare il futuro, non a difendere il passato”. Su Facebook il generale posta i suoi impegni, con alcuni buchi. Chissà se saranno riempiti dal chiarimento con Matteo Salvini. Dall’agenda del vicepremier si sa solo che oggi sorvolerà le coste calabresi e siciliane colpite dal maltempo. Casualmente il pressing dei nordisti e il freno di Salvini cadono nei giorni del ricordo di Roberto Maroni. Le colonne del partito, da Salvini a Giancarlo Giorgetti fino a Lorenzo Fontana, si ritrovano a Montecitorio. L’occasione è un convegno sui discorsi dell’ex segretario leghista e ministro scomparso nel 2022. Tra gli oratori, non solo colleghi di partito ma amici.
