Dopo il divieto dei social ai minori di 15 anni, la Francia compie un altro passo importante per il futuro digitale del Paese. Il Paese ha deciso di ridurre drasticamente la dipendenza dalle piattaforme di videoconferenza americane all’interno della pubblica amministrazione.
Francia: addio alle tecnologie americane in nome dell’indipendenza digitale
Nelle scorse ore il governo ha annunciato l’addio di piattaforme statunitensi come Microsoft Teams e Zoom a favore di Visio, una piattaforma sviluppata interamente in Francia, che diventerà l’unico strumento ammesso per istituzioni e organizzazioni pubbliche entro il 2027. La scelta non riguarda cittadini e imprese private, che resteranno liberi di utilizzare i servizi preferiti.
Visio rientra nella strategia Numérique, una suite di strumenti cloud pensata per sostituire servizi statunitensi come Teams o Slack. La piattaforma esiste già ed è in fase di test da oltre un anno, con più di 40.000 utenti interni alla pubblica amministrazione francese. Non è stato chiarito se e quando Numérique verrà aperta anche al mercato.
Lo “scenario da incubo” evocato a Davos
La decisione francese si inserisce in un contesto geopolitico sempre più teso. Dopo averlo annunciato 8 mesi qua su Key4biz, anche il Wall Street Journal, dal World Economic Forum di Davos, ha parlato apertamente di uno “scenario da incubo” per l’Europa: un possibile ordine esecutivo della Casa Bianca in grado di bloccare l’accesso dell’UE a data center o software critici, come i servizi di posta elettronica, indispensabili per il funzionamento di governi e aziende. Un’ipotesi che, dopo le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia e le tensioni con la NATO, non viene più considerata solo teorica.
L’Europa si muove
È anche per questo che a Bruxelles qualcosa si sta muovendo. Il Parlamento europeo ha approvato il 22 gennaio la risoluzione sulla sovranità tecnologica e le infrastrutture digitali, che individua come settori strategici cloud, AI, satelliti e comunicazioni, reti in fibra, 5G e 6G, high-performance computing, semiconduttori e tecnologie quantistiche. Il testo invita la Commissione a identificare le dipendenze digitali critiche e a intervenire sugli appalti pubblici, spingendo verso criteri che favoriscano fornitori europei.
Il procurement è infatti considerato la leva decisiva. “Almeno il 50% della spesa pubblica digitale verso fornitori europei entro il 2030”, è l’obiettivo indicato da Francesca Bria, fondatrice di Eurostack, ricordando che l’Europa spende circa due trilioni di euro l’anno in appalti pubblici. Usarli come politica industriale significherebbe accelerare davvero l’indipendenza digitale del continente.
Una partita politica, prima che tecnologica
I primi segnali non mancano. Roma e Berlino hanno appena firmato accordi su AI, cybersicurezza, spazio ed energia per ridurre le dipendenze strategiche. Airbus ha annunciato l’intenzione di ridurre dell’80% la propria esposizione al cloud statunitense, affidando la maggior parte dei dati a soluzioni europee per limitare i rischi legati a normative come il Cloud Act USA, che consente alle autorità americane di accedere ai dati dei provider sotto giurisdizione statunitense anche se conservati in Europa.
La scelta francese su Visio non appare come un gesto isolato o ideologico, ma come un tassello di una strategia più ampia. Le alternative europee esistono già in molti ambiti, dal cloud all’AI, dai servizi digitali di base alle infrastrutture critiche.
Nel 2025 anche in Italia il tema dell’indipendenza digitale ha iniziato a entrare con forza nel dibattito pubblico. La nostra testata si è fatta promotrice dell’evento Indipendenza Digitale, realizzato in collaborazione con RedOPEn, riunendo istituzioni, imprese ed esperti per discutere di sovranità tecnologica, procurement pubblico e alternative europee alle big tech, in un momento in cui la questione è sempre meno teorica e sempre più strategica.
