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La coppia? Per i millennial, prima c’è lo smartphone

Pochi giorni fa Zoe Strimpel, una delle più note editorialiste del Telegraph, l’ha messa giù senza mezzi termini: il sesso ha poche speranze per il futuro, se i giovani preferiscono dedicarsi ai propri telefonini invece che approfondire una conoscenza. Il quadro dell’elegante caffè di Tel Aviv popolato da coppie perse in una perfetta solitudine di notifiche e like è qualcosa di molto familiare anche da noi, e a confermarlo è perfino l’azienda produttrice di telefonini più grande del mondo.
«I Millennials? Sempre più smartphone-centrici»: così si intitola l’articolo di Samsung dedicato ai risultati appena raccolti dal Trend Radar dell’azienda sudcoreana, che ha analizzato le risposte di 1.500 giovani tra i 20 e i 35 anni per indagare il loro rapporto con la telefonia mobile, ormai sempre più alla portata di tutti anche da un punto di vista economico (su SosTariffe.it potete trovare le occasioni più interessanti attualmente sul mercato). Tanto che dichiara candidamente di «non staccarsi mai» dal cellulare l’88% degli intervistati, considerato (81%) un infallibile antidoto alla noia.
Ma se alcune risposte fanno sorridere, come quelle dedicate agli outfit e alle cover, altre sono decisamente più inquietanti: per un giovane su tre la marca e il modello del telefono sono infatti sufficienti per farsi una prima idea di chi ci si trova di fronte e non si conosce. E in un mondo dove l’82% usa lo smartphone per la condivisione di foto e video, non può stupire che l’estetica e la capacità di sharing siano ai primi posti tra le caratteristiche che spingono all’acquisto di un dispositivo.

Niente sesso senza display
Una ricerca di Eurispes pubblicata lo scorso novembre – e significativamente intitolata “Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi” – ha mostrato come il telefonino non manchi mai di fare la sua comparsa anche in camera da letto, a cominciare dal sexting, ovvero la condivisione di materiale sessualmente esplicito (che si tratti di testi, fotografie o video).
Il 60% del campione (1000 ragazzi e giovani italiani tra i 18 e i 30 anni, stratificati in base alla distribuzione della popolazione per sesso ed area geografica) ha dichiarato di aver praticato il sexting almeno una volta nella vita. 3 persone su 4 lo fanno con il proprio partner ma quasi la metà, almeno una volta, con un partner occasionale; in particolare, a dichiarare di praticare “spesso” il sexting sono stati soprattutto i giovani del Nord-Est, con una percentuale del 17,5%.
Tutto questo quando il revenge porn è uno dei fenomeni più discussi nelle dinamiche sociali odierne, con tanto di proposte di legge che mirano a fermare questo allarmante fenomeno, che miete vittime soprattutto (ma non solo) tra i giovanissimi e chi si trova in una posizione di maggiore debolezza.

Anche i genitori famosi dicono basta
I genitori – famosi e meno famosi – appartengono per definizione a un’altra generazione e non possono fare a meno di storcere il naso di fronte a questi eccessi, anche se in realtà la maniariguarda (eccome) anche loro. Perfino l’ex material girl per eccellenza, Madonna, ha dichiarato a British Vogue di aver imposto un giro di vite ai suoi figli, impedendo ad esempio al tredicenne David di avere uno smartphone personale. La cantante ha addirittura dichiarato: «Ho commesso un errore quando ho regalato uno smartphone ai miei figli più grandi, una volta compiuti i 13 anni. Ha distrutto il mio rapporto con loro, sul serio. Non completamente, ma è diventato una parte molto, molto grande delle loro vite. Hanno cominciato a essere inondati di immagini e a paragonarsi alle altre persone, ed è davvero un male per la crescita personale».

La televisione come lo smartphone
Del resto, che l’ottica dei giovani sia sostanzialmente incentrata sugli smartphone lo dimostrano tanti piccoli segnali. Un esempio che serve a illustrare molto bene come una certa fascia di popolazione pensi “in verticale” – la posizione con cui consultiamo i nostri telefonini, che ha già influenzato i formati delle fotografie e dei video – è Sero, una nuova “tv per millennial” lanciata pochi giorni fa da (ancora) Samsung. Sero significa appunto “verticale” in coreano e il prodotto sembra all’apparenza un normale apparecchio tv, che però può essere fatto ruotare novanta gradi per replicare l’orientamento degli smartphone.
La risposta dell’azienda alla domanda a questo punto inevitabile – ovvero, perché – è stata lapidaria: vogliamo offrire uno schermo in grado di mostrare i contenuti a cui è abituata la generazione dei millennial. Sero – che al momento sarà disponibile solo in Corea del Sud – permette infatti di visualizzare le proprie foto senza antiestetiche bande nere ai lati, e condividere così con il resto della sala le foto di Instagram o un feed di Twitter. Insomma: la televisione diviene a tutti gli effetti un’estensione del proprio cellulare. Qualche anno fa, quando per la prima volta si cominciò a parlare di “second screen” a proposito dello smartphone – ad esempio per l’abitudine di commentare sui social un evento visto in televisione – sembrava che si fosse giunti al massimo grado possibile di integrazione. Ora, il secondo schermo e il primo si sono perfino scambiati le posizioni.

E gli adolescenti cercano di smettere
In tutto questo, un po’ a sorpresa, qualche speranza potrebbe arrivare dai teenager, la cosiddetta generazione Z, che con gli smartphone (e non semplicemente con i cellulari) è nata e ha imparato a usarli praticamente in fasce. Purtroppo è davvero difficile resistere al richiamo di un dispositivo ormai così tanto inserito nelle nostre vite, come ben sanno i giovani finlandesi, che secondo una recentissima ricerca della Mannerheim League for Child Welfare (MLL) si rendono perfettamente conto che l’uso eccessivo degli smartphone porta a una notevole diminuzione delle capacità di concentrazione e della qualità del sonno.
Secondo questa ricerca, un quarto dei ragazzi delle medie ha dichiarato di aver provato a diminuire le proprie interazioni sui social network, senza però riuscire a dedicare meno tempo al proprio telefono. Il problema è che i rapporti interpersonali faccia a faccia diventano sempre più complessi rispetto a un rassicurante messaggio vocale o a qualche riga di testo, o ancora a un like messo a una foto su Instagram; non sono pochi quelli che ammettono di trovarsi molto più a loro agio comunicando attraverso gli schermi. Dove i bulli, però, sono sempre in agguato.

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