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La Commissione Ue vuole sbloccare l’ecosistema di Google

Nuove grane per Google in Europa.  Lunedì Bruxelles ha annunciato due nuove indagini nei confronti di Google nel quadro del Digital Markets Act (DMA), la normativa entrata in vigore nel marzo del 2024 per regolare i gatekeepers del digitale.

Primo fronte aperto sull’interoperabilità

L’interoperabilità di Android con i servizi di intelligenza artificiale della concorrenza. La Commissione vuole imporre a Google di aprire le funzionalità del suo sistema operativo mobile agli sviluppatori terzi, allo stesso modo che per Gemini, l’assistente AI interno di Mountain View.     

Regole del gioco eque

“Gli strumenti di intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui cerchiamo informazioni sui nostri smartphone”, ha detto Teresa Ribera, Vicepresidente della Commissione commissaria alla Concorrenza. “Vogliamo condizioni di parità, non condizioni che favoriscano i principali attori”. La sfida: garantire che i fornitori terzi di intelligenza artificiale abbiano le stesse opportunità di innovare, mentre l’intelligenza artificiale generativa rimodella il panorama della ricerca online e dell’interazione con i dispositivi mobili.

La seconda indagine anch’essa strategica riguarda l’accesso ai dati di Google Search. Bruxelles vuole costringere il gruppo a condividere con i suoi concorrenti i suoi dati di indicizzazione, di richieste, di clic e di visite, in modo anonimizzato e a condizioni eque. L’obiettivo è consentire ai motori di ricerca alternativi di ottimizzare i loro servizi e di offrire “delle vere alternative a Google Search”, sottolinea la Commissione.

Virkkunen: “Nostro obiettivo mantenere aperto mercato dell’AI”

“Milioni di europei si affidano quotidianamente ai motori di ricerca e sempre più all’intelligenza artificiale”, ha osservato Henna Virkkunen, Vicepresidente per la Sovranità Tecnologica. “Il nostro obiettivo è mantenere aperto il mercato dell’intelligenza artificiale e sbloccare la concorrenza basata sul merito”.

Questi due procedimenti non costituiscono ancora accuse formali, ma mirano a chiarire le misure specifiche attese da Google. L’autorità di regolamentazione ha sei mesi di tempo per concludere l’indagine e, entro tre mesi, deve comunicare i risultati preliminari, ai quali anche i ricorrenti e i concorrenti potranno rispondere.

Questa duplice offensiva si aggiunge a un arsenale già consistente. Google rischia sanzioni imminenti per aver favorito i propri servizi e aver impedito agli sviluppatori di indirizzare i consumatori fuori dal suo app store.

“Reclami della concorrenza”

Il gruppo è anche sotto inchiesta per aver potenzialmente declassato alcuni risultati di notizie. In risposta a questi procedimenti, Clare Kelly, consulente legale generale di Google, ha dichiarato a Bloomberg che l’azienda teme che le nuove regole, “spesso dettate da reclami della concorrenza piuttosto che dagli interessi dei consumatori, possano compromettere la privacy, la sicurezza e l’innovazione degli utenti”.

In caso di inosservanza, Bruxelles può imporre multe fino al 10% del fatturato globale. Google ha già ricevuto una multa di 2,95 miliardi di euro dall’Unione Europea, fra le maggiori mai comminate.

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