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La Commissione Ue presenta il 28^ regime, che cos’è e come funziona

Henna Virkkunen

Henna Virkkunen

Virkkunen (Ue): “Il mercato unico è troppo frammentato per le nostre imprese, facilitiamo le cose”

Fondare un’impresa in Europa in 48 ore, con meno di 100 euro, senza capitale minimo e valida in tutti i 27 Stati membri. È questa la promessa di EU Inc, il nuovo regime societario opzionale presentato oggi dalla Commissione europea, destinato a diventare uno dei pilastri della strategia per la competitività dell’Unione nel ciclo 2024-2029.

L’iniziativa si inserisce nel cosiddetto “28° regime”, un quadro giuridico europeo unico che si affianca – senza sostituirli – ai sistemi nazionali. L’obiettivo è superare una frammentazione che oggi rappresenta uno dei principali ostacoli alla crescita delle imprese, soprattutto innovative.

I motori della nostra crescita economica hanno lanciato l’allarme. Il mercato unico è troppo frammentato perché le nostre imprese possano prosperare. Tanto che gli innovatori guardano altrove per crescere ed espandersi. Oggi stiamo portando avanti una rivoluzione pragmatica. Stiamo dando motivo ai futuri fondatori di crescere e crescere in Europa. Stiamo rendendo le cose più facili per le persone con buone idee“, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

L’Europa ha il talento, le idee e l’ambizione di diventare il posto migliore per gli innovatori. Eppure oggi, gli imprenditori europei che vogliono espandersi si trovano di fronte a 27 sistemi giuridici e a più di 60 forme societarie nazionali”, ha spiegato la Presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen.

Grazie a questa proposta, ha aggiunto la Presidente della Commissione europea, “stiamo semplificando drasticamente l’avvio e la crescita di un’attività in tutta Europa. Qualsiasi imprenditore sarà in grado di creare un’azienda entro 48 ore, da qualsiasi parte dell’Unione europea e completamente online. Questo passo cruciale è solo l’inizio. Il nostro obiettivo è chiaro: ‘un’Europa, un mercato’ entro il 2028”.

Un mercato unico ancora troppo frammentato

Oggi chi vuole fare impresa in Europa si confronta con un mosaico normativo che può rallentare la creazione di una società di settimane o mesi, aumentando costi e incertezza e disincentivando l’espansione transfrontaliera.

È proprio su questo nodo che interviene EU Inc: un regolamento unico e armonizzato che le imprese potranno scegliere volontariamente, si legge nel comunicato stampa della Commissione, evitando di navigare tra regole diverse paese per paese.

Che cos’è EU Inc

EU Inc è un modello societario europeo opzionale, progettato per essere digitale per impostazione predefinita, valido in tutta l’Ue, semplice e standardizzato.

Non sostituisce le legislazioni nazionali, ma offre un’alternativa unica per chi vuole operare su scala europea fin dalla nascita.

La Commissione punta su una forte semplificazione, con obiettivi molto concreti: 48 ore per costituire una società; meno di 100 euro di costo; zero capitale minimo richiesto; una sola registrazione valida in tutta l’UE; accesso diretto a 27 mercati nazionali con un unico quadro normativo.

Le principali novità

La creazione di una società EU Inc potrà avvenirecompletamente online, senza burocrazia cartacea né presenza fisica. Le imprese inseriranno le informazioni aziendali una sola volta, tramite un’interfaccia europea che collegherà i registri nazionali. In una fase successiva nascerà anche un registro centrale UE.

Dalla costituzione alla gestione, fino alla liquidazione, tutto il ciclo di vita dell’impresa sarà interamente digitale. Le società otterranno numero fiscale e IVA senza duplicazioni documentali, eliminando una delle principali fonti di ritardo amministrativo.

Altro punto di forza della proposta, sono le procedure completamente digitali e più rapide ed economiche, pensate per le startup: fallire non sarà più uno stigma, ma parte del ciclo innovativo. Poi è garantito l’accesso facilitato ai capitali, con l’eliminazione delle formalità in presenza, il trasferimento di azioni semplificato, nessun obbligo di intermediari e la possibilità di accesso ai mercati azionari (a discrezione degli Stati membri).

Le imprese potranno offrire piani di stock option armonizzati, tassati solo al momento della vendita: un elemento chiave per attrarre talenti, soprattutto nelle startup. Potranno, inoltre, scegliere liberamente in quale Stato membro costituirsi, operando poi in tutta l’Unione e potranno creare diverse classi di azioni, con diritti economici e di voto differenziati: uno strumento cruciale per i fondatori, anche in funzione anti-scalata.

La raccomandazione sulle definizioni per le imprese innovative, le startup innovative e le scaleup innovative ridurrà l’incertezza, sostenendo lo sviluppo di startup e scaleup agevolando misure su misura nei confronti dei nostri innovatori“, ha affermato Ekaterina Zaharieva, Commissaria per le Start-up, la ricerca e l’innovazione.

Il nuovo regime, è spiegato nel documento di presentazione, non modifica le norme nazionali su lavoro e diritti sociali, “che continueranno ad applicarsi integralmente“.

Un tassello della strategia Draghi

La proposta si inserisce nel solco della relazione Draghi sulla competitività europea, che ha indicato come priorità la rimozione degli ostacoli alla crescita delle imprese innovative.

La Commissione accompagna la proposta con altre iniziative, tra cui: il portafoglio europeo delle imprese per digitalizzare i rapporti con la PA; i tribunali specializzati in diritto societario UE; lo studio sul telelavoro transfrontaliero al 100%; le misure per l’accesso ai capitali, inclusa la revisione dei fondi venture capital; nuove proposte fiscali come HOT (Head Office Tax) per le PMI e BEFIT, quadro unico per la tassazione delle imprese.

Ma funzionerà? I dubbi non mancano

Accanto all’ambizione riformatrice, non mancano tuttavia criticità e interrogativi. Il rischio principale è quello di creare un regime parallelo che, invece di semplificare, aggiunga ulteriore complessità al quadro normativo europeo, soprattutto nella fase di coesistenza con i sistemi nazionali. Restano poi dubbi sul possibile arbitraggio regolatorio, con imprese incentivate a scegliere gli ordinamenti più “convenienti” sul piano fiscale o societario.

Anche il coordinamento con le normative su lavoro, fiscalità e insolvenza – che restano in larga parte nazionali – potrebbe generare attriti interpretativi e contenziosi. Infine, il successo dell’iniziativa dipenderà dalla fiducia degli operatori e dall’effettiva adesione degli Stati membri, che potrebbero mostrare resistenze su un terreno tradizionalmente sensibile come il diritto societario.

Alcuni fondatori di startup ritengono che la proposta non sia sufficientemente incisiva, ad esempio prevedendo la creazione di un tribunale a livello europeo per la risoluzione delle controversie commerciali. “Non è l’obiettivo che ci eravamo prefissati, necessita di miglioramenti, ma è sicuramente un vantaggio per il mondo imprenditoriale europeo“, ha affermato Simon Schaefer, presidente di Allied For Startups, secondo quanto riportato da The Parliament Magazine.

L’obiettivo è un accordo entro l’anno, ma è alto il rischio frammentazione

La proposta passa ora al vaglio di Parlamento europeo e Consiglio, con un obiettivo politico chiaro: raggiungere un accordo entro la fine del 2026. Se approvata, EU Inc. potrebbe rappresentare la più significativa innovazione nel diritto societario europeo degli ultimi decenni. Ma la sfida sarà politica prima che tecnica: trovare un equilibrio tra armonizzazione e sovranità nazionale.

Come abbiamo anticipato ieri, secondo un documento sottoscritto da oltre 24.000 attori dell’ecosistema europeo raccolti nella community EU-INC, il rischio è che la proposta non realizzi pienamente l’obiettivo di un vero “28° regime.

Tre i punti principali di critica sollevati, troviamo:

In sostanza, il timore è che il nuovo regime si trasformi in un compromesso, incapace di garantire quella certezza giuridica che ha reso modelli come la Delaware Inc. uno standard globale.

Critico anche il Parlamento europeo, secondo cui il quadro giuridico doveva assumere la forma di una direttiva e non di un regolamento, nonostante gli avvertimenti delle startup sul rischio di mantenere la frammentazione.

Contestato infine anche il nome, al posto di Eu Inc era meglio Societas Europaea Unificata, perché la scelta finale della Commissione (Eu Inc) trasmette un messaggio sbagliato, sbilanciato troppo su uno “stile americano” invece che europeo, secondo l’eurodeputato René Repasi.

I timori dei sindacati

A fine febbraio, la Confederazione europea dei sindacati (CES) ha scritto a tutti i commissari prima del dibattito per chiedere urgenti chiarimenti su come si intende impedire che tale politica comprometta i contratti collettivi, il diritto del lavoro e la rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione.

Altri aspetti problematici della proposta riguardano la possibilità per gli amministratori delegati di sostituire i contratti di lavoro o gli stipendi con piani di stock option.

I sindacati temono, inoltre, che il nuovo regime renda ancora più difficile per gli ispettori del lavoro far rispettare la legge, consentendo alle aziende di eludere i contributi previdenziali e le tasse.

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