L’Alliance for Creativity and Entertainment chiede a un tribunale della California di ordinare a Cloudflare di rivelare i dati di 29 domini pirata
Continua senza sosta l’azione di ACE, Alliance for Creativity and Entertainment, contro la pirateria audiovisiva e digitale. Nei giorni scorsi la colazione anti-pirateria che riunisce grandi studios hollywoodiani, broadcaster e piattaforme dell’intrattenimento, ha aperto un nuovo fronte legale contro Cloudflare. ACE ha infatti richiesto alla Corte distrettuale della California di emettere una nuova serie di “DMCA subpoena” per ottenere informazioni su 29 domini ritenuti collegati a servizi di streaming illegale.
La documentazione legale è stata presentata dalla Motion Picture Association (MPA) e cita Columbia, Disney, Paramount, Universal e Warner Bros., che sono tutte anche membri di ACE.
Le richieste riguardano servizi IPTV pirata e piattaforme che distribuirebbero senza autorizzazione film, serie TV, anime ed eventi sportivi. L’obiettivo di ACE non è soltanto oscurare i siti, ma soprattutto “identificare chi li gestisce”, ricostruendo la rete tecnica e finanziaria dietro questi servizi.
Nel sistema giuridico statunitense, una subpoena è un ordine formale del tribunale che obbliga un soggetto a fornire documenti o informazioni rilevanti per un’indagine. In questo caso, ACE utilizza la procedura prevista dal DMCA per chiedere a Cloudflare dati come nomi, email, indirizzi IP, numeri di telefono, cronologia degli account e informazioni di pagamento associati ai domini contestati.
La strategia di ACE, come spiegato da Ernesto Van der Sar su torrentfreak.com, è quindi di usare la Digital Millennium Copyright Act (DMCA), e in particolare la sezione 512(h), per ottenere questi ordini di produzione prove: se Cloudflare è obbligata a fornire i dati dietro i domini, i detentori dei diritti possono poi passare dalle inchieste amministrative alla pressione giudiziaria diretta sui responsabili dei servizi pirata.

Colpire l’intera infrastruttura che consente la distribuzione dei contenuti illegali
Cloudflare si trova ancora una volta al centro del dibattito sul copyright online. L’azienda, che offre servizi CDN, DNS e protezione DDoS, sostiene di essere un intermediario tecnico neutrale e di non ospitare direttamente i contenuti. Tuttavia, per ACE rappresenta uno snodo infrastrutturale fondamentale attraverso cui molti servizi pirata riescono a restare online e a cambiare rapidamente dominio dopo ogni blocco.
La nuova offensiva conferma la strategia sempre più sistematica adottata dall’industria dell’intrattenimento: non limitarsi alla chiusura dei siti, ma colpire l’intera infrastruttura che consente la distribuzione dei contenuti illegali. Un approccio che combina monitoraggio tecnico, analisi del traffico e pressione giudiziaria sui provider di rete.
La vicenda riaccende anche il confronto sul ruolo degli intermediari internet. Da una parte, broadcaster e detentori dei diritti chiedono strumenti più incisivi contro la pirateria, dall’altra, associazioni e difensori della neutralità della rete avvertono che un coinvolgimento sempre più diretto dei provider potrebbe aprire la strada a blocchi eccessivi, errori di identificazione e problemi di tutela della privacy.
Il tema è particolarmente sensibile anche in Europa, dove casi come Piracy Shield e le recenti tensioni tra AGCOM e Cloudflare hanno già mostrato quanto sia delicato l’equilibrio tra protezione del copyright, libertà della rete e responsabilità degli operatori infrastrutturali, ma la lotta alla pirateria audiovisiva e alla violazione del diritto d’autore va avanti, seguendo un filo logico semplice ed efficace: ciò che è reato offline, lo deve essere anche online.
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