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La Cina costruisce la rete elettrica mondiale, Sanchez disposto ad aprire dialogo con Torra, Macron e Trudeau uniti contro i dazi USA

Eolico Basilicata

La Cina costruisce la rete elettrica mondiale

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Giganteschi parchi eolici nel Polo Nord, che sono collegati ai parchi solari intorno all’equatore. Questo fa parte della grandiosa visione di Zhenya Liu, presidente del gestore cinese della rete elettrica State Grid Corporation of China (Sgcc). L’ambizioso progetto creerebbe una rete elettrica che collega i paesi di tutto il mondo proprio alla Cina. Il piano potrebbe realizzarsi entro il 2050 in tre fasi: entro il 2020 Pechino lavorera’ all’allacciamento di reti regionali; entro il 2030 allo lo sviluppo delle energie rinnovabili, ed entro il 2050 alla rete intercontinentale. Secondo il “Financial Times” il primo passo e’ gia’ in pieno svolgimento. Dal 2013 State Grid e altre societa’ cinesi hanno acquistato circa 123 miliardi di dollari in reti elettriche in tutto il mondo, inclusi Cile, Brasile, Russia, Portogallo, Nigeria, Sud Africa, Pakistan, Australia e Filippine, stando ad uno studio della societa’ di consulenza di Washington “Rwr”. Del capitale investito 102 miliardi di dollari sono stati utilizzati nella costruzione o acquisizione di reti elettriche regionali, i restanti 21 miliardi come prestiti per tali progetti. Se si aggiungono tutti gli investimenti in centrali elettriche, si arriva fino a 452 miliardi di dollari. Di recente State Grid ha anche cercato di ottenere un punto d’appoggio in Germania e acquisire una quota del 20 per cento del gestore della rete elettrica 50Hertz. E’ intervenuto il governo federale e la quota e’ andata alla societa’ belga Elia. Il presidente cinese Xi Jinping aveva gia’ promosso una rete energetica globale nel settembre 2015 durante una vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, giustificandola con la volonta’ di distribuire la ricchezza e dare un contributo alla pace mondiale. Le ragioni strategiche, pero’, sono altrettanto evidenti. La Cina investira’ circa 900 miliardi di dollari per costruire oleodotti, centrali elettriche, strade, ferrovie, porti e aeroporti. Il piano di creare una rete elettrica globale e’ reso possibile da una nuova tecnologia: la cosiddetta tecnologia Ultra High Voltage (Uhv). Questa tecnica consente la trasmissione di energia su distanze molto lunghe con perdite relativamente basse. Mentre le aziende tedesche stanno lavorando a tali soluzioni, i cavi Uhv sono in uso da anni in Cina su larga scala. L’ex segretario all’Energia degli Stati Uniti, Steven Chu, ha definito la svolta nella tecnologia Uhv il “momento sputnik” della Cina.

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Usa-Giappone, presidente Trump al lavoro con premier Abe per migliorare le relazioni commerciali

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Il presidente Donald Trump ha sostenuto ieri, dopo aver incontrato il premier giapponese Shinzo Abe alla Casa Bianca, che i due leader stanno lavorando per migliorare le relazioni commerciali dei rispettivi paesi e che Abe ha promesso nuovi investimenti negli Usa. Durante la conferenza stampa congiunta a margine dell’incontro, Trump ha detto che il Giappone comprera’ “miliardi e miliardi di dollari di altri prodotti, jet militari, aerei dalla Boeing e molti prodotti agricoli”. “Ci stiamo impegnando per ridurre il nostro disavanzo commerciale che e’ significativo, per rimuovere la barriere alle esportazioni statunitensi e per concordare una partnership economica equa e reciprocamente vantaggiosa”, ha affermato Trump. Anche il Giappone e’ tra i paesi alleati colpiti dai dazi sui metalli e minacciato da tasse di importazione sulle automobili. Il capo della Casa Bianca ha fatto sapere di preferire un accordo bilaterale con il Giappone per chiudere il deficit commerciale con Tokio, ma il governo giapponese preferisce invece una soluzione multilaterale. Quanto agli investimenti nipponici negli Usa, Trump ha riferito che il primo ministro gli ha garantito investimenti in nuovi stabilimenti negli Stati Uniti: “Vogliamo nuove fabbriche di automobili in Michigan, Pennsylvania e Ohio”, ha concluso.

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Chi guidera’ l’Europa nella stagione di Trump?

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Chi assumera’ il ruolo di guida dell’Europa nella stagione di Donald Trump, assumendo “il mantello di difensore dell’ordine liberale internazionale”? A chiederselo, in un editoriale per il “New York Times”, e’ Sylvie Kauffmann, direttore editoriale di “Le Monde”, che apre il suo articolo rievocando il lacrimoso addio tra l’ex presidente Usa Barack Obama e il cancelliere tedesco Angela Merkel, indebolito dopo le elezioni politiche tedesche dello scorso anno. Nel suo editoriale, Kauffmann passa in rassegna i “pericoli” fronteggiati dal mondo occidentale, che in un certo senso “vive ancora negli occhi della Russia”, mentre e’ messo in discussione dalla stessa comunita’ trans-atlantica. Kauffmann non conta sul “G6” per contrastare l’unilateralismo del presidente Usa Donald Trump, dal momento che l’Italia “e’ ora guidata da populisti”, mentre il Regno Unito e’ alle prese con la Brexit. Solo ora, scrive l’autrice dell’editoriale, l’Europa inizia a comprendere che la crisi in atto “non e’ un problema di buone maniere, ma un fondamentale mutamento nelle relazioni trans-atlantiche”: un mutamento che precede l’elezione di Trump, ma che era stato in parte celato “dal tocco elegante” di Barack Obama. Per l’Europa, conclude Kauffmann, la Russia e la Cina non offrono alternative alla relazione speciale con Washington; l’Ue deve farsi coraggio e “iniziare a costruire una propria versione di ordine internazionale basato sulle regole”, e tale ruolo spetta a “Francia e Germania”.

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Catalogna, Sanchez disposto ad aprire dialogo con Torra

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Il nuovo presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, sa che non c’e’ tempo da perdere, soprattutto per quanto riguarda la gestione della crisi indipendentista nella Catalogna, tema che verra’ affrontato oggi durante la prima riunione del Consiglio dei Ministri del nuovo Esecutivo. Il primo ministro Pedro Sanchez vuole infatti costruire ponti e promuovere un riavvicinamento tra il governo della Spagna e il governo catalano di Quim Torra in modo da normalizzare il rapporto il prima possibile e, in ogni caso, “prima dell’estate”. Sanchez e Torra si sono gia’ scambiati i primi messaggi e i rispettivi gabinetti erano in contatto con l’obiettivo di tenere immediatamente un primo incontro, se possibile anche gia’ la settimana prossima. Dialogo e fermezza sono le parole chiave di Sanchez sul tema dell’indipendentismo catalano, nonostante la nomina di Josep Borrel come ministro degli affari Esteri sia stata letta dai separatisti come una dichiarazione di guerra. Sempre oggi, il presidente della Generalitat catalana Quim Torra iniziera’ insieme al segretario del Partito dei socialisti di Catalogna (Psc), Miquel Iceta, i contatti con gli altri leader catalani come annunciato la scorsa settimana.

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L’ascesa dell’estrema destra in Italia ed Austria regala a Putin qualche amico in Occidente

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Il presidente russo Vladimir Putin si ritrova all’improvviso qualche utile amico in Occidente: lo rileva il quotidiano laborista britannico “The Guardian”, commentando le ultime prese di posizione a favore della Russia da parte di Italia ed Austria, dove sono arrivate al potere coalizioni governative comprendenti partiti populisti e di destra che hanno persino sottoscritto accordi di cooperazione con il partito di Putin, Russia unita. Una manna per il presidente russo, desideroso com’e’ di migliorare i rapporti con l’Europa giunti al punto piu’ basso dopo il “caso Sergei Skripal”, l’ex spia sovietica da un ventennio rifugiato in Gran Bretagna che nella citta’ inglese di Salisbury e’ sfuggito insieme alla figlia Yulia al tentativo di assassinarlo con il veleno, un agente nervino: come reazione, il governo britannico e gli alleati della Nato e dell’Unione Europea hanno espulso oltre un centinaio di diplomatici ed agenti segreti russi. All’inizio di questa settimana, ricorda il “Guardian”, Putin si e’ recato a Vienna per la prima visita di Stato all’estero del suo quarto mandato presidenziale, accolto dal presidente austriaco Alexander Van der Bellen che ha definito la Russia come un paese “parte dell’Europa”, e dal cancelliere Sebastian Kurz: a capo della coalizione di governo formata dal suo Partito popolare austriaco (Ovp) e dall’estrema destra del Partito della liberta’ (Fpo), Kurz in conferenza stampa ha detto di sperare che le sanzioni adottate dall’Occidente nel 2014 in risposta all’annessione russa della Crimea possano essere “allentate passo dopo passo”. Martedi’ scorso 5 giugno poi il nuovo presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha utilizzato il discorso al Parlamento in apertura del dibattito sulla fiducia al suo governo per promettere di “promuovere nuovi rapporti con la Russia”: una Russia, ha dichiarato Conte, che “negli ultimi anni ha consolidato il suo ruolo” sullo scacchiere mondiale. Del resto, sottolinea il giornale laborista britannico, nel “contratto di governo” sottoscritto tra il partito anti-sistema Movimento 5 stelle (M5s) e la Lega di estrema destra, e’ scritto chiaramente che la coalizione populista arrivata al potere a Roma non vede la Russia come una “minaccia militare” o addirittura un “nemico”, quanto piuttosto un “potenziale partner”: Conte ha promesso percio’ che il suo esecutivo cerchera’ di “promuovere una revisione delle sanzioni”; da parte sua il leader della Lega, Matteo Salvini, a piu’ volte espresso ammirazione per Putin ed ora che e’ diventato vice-premier e ministro dell’Interno ha dichiarato di voler “lavorare per la pace, non per la guerra”. Nell’articolo il “Guardian” ripercorre questa marcia di riavvicinamento alla Russia di Italia ed Austria e ne le abbozza motivazioni: ora come ora e’ ancora troppo presto per dire se questi isolati slanci di buona volonta’ verso Mosca avranno conseguenze concrete sul mantenimento delle sanzioni o sulle relazioni complessive dell’Unione Europea; ma le dichiarazioni di rinnovata lealta’ a Bruxelles fatte da Roma e Vienna sono sembrate estorte a denti stretti e certamente Putin non ne e’ rimasto oltremodo scontento.

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Francia-Canada, il presidente Macron e il premier Trudeau uniti contro i dazi imposti da Washington

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Alla vigilia del G7, che quest’anno si terra’ in Canada, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il premier canadese, Justin Trudeau, hanno denunciato il protezionismo del presidente statunitense Donald Trump. Secondo “Le Monde” i due leader hanno fatto fronte comune contro la decisione di Washington di imporre nuovi dazi doganali alle importazioni di acciaio e alluminio. Il titolare dell’Eliseo ha affermato che la Francia e il Canada sono pronte ad andare avanti senza gli Stati Uniti. La rottura potrebbe sancirsi al termine de G7 con un comunicato firmato solamente da Canada, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e Giappone. Macron e Trudeau hanno dichiarato che le scelte di Trump “faranno del male” anche ai cittadini americani. Il capo dello Stato francese ha ricordato come il mercato di questi 6 paesi sia piu’ grande di quello americano. Il quotidiano afferma che attualmente Trump e’ piu’ concentrato sull’incontro con il suo omologo nord-coreano Kim Jong Un. Al termine del G7 in Canda il presidente statunitense volera’ direttamente a Singapore per l’incontro bilaterale previsto per il 12 giugno.

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Ue, la Francia tentera’ il tutto per tutto per convincere i tedeschi sulla riforma della zona euro

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – La Francia si gioca il tutto per tutto sulla riforma della zona euro. “Les Echos” spiega che ormai mancano solamente poche sedute con i dirigenti tedeschi per arrivare a un’intesa prima dell’incontro tra il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere Angela Merkel, previsto per il prossimo 19 giugno. Oggi il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, terra’ un discorso a Berlino davanti agli imprenditori tedeschi per mettere pressione sulla riforma. Secondo Le Maire, la dissoluzione della zona euro e’ una possibilita’ concreta. Il quotidiano economico afferma che il ministro e il suo presidente condividono una “lettura molto economica sui risultati delle elezioni italiane”. Secondo i due dirigenti politici i movimenti populisti in Europa sono nati su impulso delle politiche comunitarie, che non hanno fornito un’adeguata solidarieta’ finanziaria. Per questo c’e’ bisogno di creare un budget comune della zona euro destinato a ridurre le divergenze economiche. Il bilancio servira’ a finanziare investimenti per l’innovazione, la ricerca e la competitivita’ degli strumenti di produzione. Le Maire ha voluto un “faccia a faccia” con i tedeschi, che restano sulla difensiva.

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Germania, ministro Esteri tedesco Maas: la politica di Trump sta danneggiando l’Europa

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas, ha commentato con durezza la politica estera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il suo no alla convenzione sul clima, l’uscita dal nucleare iraniano e il protezionismo sono tutte decisioni unilaterali a detrimento dell’Europa, ha criticato il politico dell’Spd. Trump “accetta consapevolmente che queste misure abbiano un impatto immediato sull’Europa”, ha affermato alla “Sueddeutsche Zeitung”. “Stiamo vivendo un cambiamento di vasta portata”, ha sottolineato il ministro degli Esteri. Trump si e’ allontanato dall’ordine multilaterale e “ha agito solo per gli interessi americani”. “Nulla di tutto cio’ rendera’ il mondo migliore, piu’ sicuro o piu’ pacifico”, ha avvertito il ministro degli Esteri. In particolare l’abbandono dell’accordo con l’Iran potrebbe avere conseguenze gravi: “Siamo abituati a poter fare affidamento su cio’ che e’ stato concordato, e questo e’ cambiato radicalmente”, ha detto Maas. Il ministro ha aggiunto che gli Stati Uniti rimangono “il nostro partner piu’ stretto al di fuori dell’Europa”. Tuttavia “ci sono differenze che non possiamo piu’ spazzare sotto il tappeto”. Una conseguenza sara’ la ricerca di nuove alleanze su larga scala, pensando a paesi come il Canada, ma anche agli Stati africani, dell’America latina e dell’Asia. “Molte certezze degli ultimi decenni non sono piu’ le certezze del presente”, ha detto Maas, citando la Cina, il suo sviluppo e la sua crescente influenza politica.

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Europa e Germania restano nani sull’arena politica internazionale

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Europa e Germania sono dei nani politici che confondono il loro peso economico con la capacita’ di influenzare le dinamiche geopolitiche, sostiene un editoriale del quotidiano “Handelsblatt”. Il conflitto commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, avverte il quotidiano tedesco, vedra’ quasi certamente una escalation sul fronte della disputa sull’accordo nucleare con l’Iran. Tehran, sostiene il quotidiano, ha un’importanza non secondaria per la politica e l’economia dell’Europa. L’Iran aveva riabilitato la propria posizione dopo l’accordo sul nucleare sulla base di condizioni condivise. L’Europa, in particolare, si era impegnata ad acquistare petrolio iraniano, garantire le sue esportazioni e assicurare il commercio attraverso garanzie bancarie. La risposta del regime degli ayatollah alla debole reazione europea, dopo la decisione degli Usa di archiviare l’accordo, e’ palese: il Vecchio continente e’ un nano politico. L’Ue, scrive “Handelsblatt”, sta dimostrando, al netto delle parole, di essere subordinata alla politica sanzionatoria statunitense. Del resto, l’apertura all’Iran allontana l’Ue anche dall’Arabia Saudita e dagli altri Stati sunniti del Golfo. Anche l’inimicizia di Israele potrebbe costare alla Germania e all’Europa, che in Tel Aviv ha un partner importante sul fronte dell’information technology. Lo stesso vale per le Forze armate europee. Il venir meno della tecnologia militare israeliana puo’ danneggiare le agenzie di sicurezza nel prevenire e rispondere al terrorismo. L’avvicinamento alla Cina dell’Europa e della Germania causa un ulteriore allontanamento dagli Stati Uniti. Se la politica di Europa e Germania non iniziera’ a pensare in modo strategico, avverte il quotidiano, un domani entrambe non saranno solo nani politici, ma diverranno anche nani economici.

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Italia, il monastero di Trisulti ospitera’ la scuola per i leader della destra europea

08 giu 10:51 – (Agenzia Nova) – Un remoto eremo religioso in Italia sara’ quanto prima la sede dell’ultima arrivata tra le scuole politiche che hanno l’obbiettivo di plasmare la prossima generazione di leader populisti dell’Europa: il quotidiano inglese “The Times” oggi venerdi’ 8 giugno pubblica un reportage realizzato dal suo corrispondente da Roma, Tom Kington, appunto alla nuovissima scuola-quadri della destra piu’ tradizionalista, ospitata dal monastero di Trisulti nel Comune di Collepardo, in provincia di Frosinone. Il “Times” definisce il suo animatore, Benjamin Harnwell, come un ideologo britannico del conservatorismo cattolico, determinato a “difendere le radici giudaico-cristiane della societa’”: Kington ricorda che il 42nne Harnwell e’ stato capo di gabinetto del deputato europeo Nirj Deva, del Partito conservatore britannico, ed anche consigliere del primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe; convertito al cattolicesimo 14 anni fa, l’uomo gode di contatti ad alto livello tra le gerarchie del Vaticano ed e’ sostenuto da Steve Bannon, l’ex stratega del presidente Usa Donald Trump il quale recentemente ha sposato la causa del nazionalismo e del populismo europeo. Bannon nei giorni scorsi si e’ incontrato con Armando Siri, l’ideologo della Lega di estrema destra che dirige un’accademia politica a Milano; attualmente rientrato negli Stati Uniti, ha promesso di tornare in Europa il 22 giugno prossimo per partecipare alla cerimonia di apertura a Lione, in Francia, di una scuola-quadri fondata da Marion Mare’chal-Le Pen, nuora della leader del Front national francese Marine Le Pen: “Nel prossimo futuro vedremo nascere molte scuole politiche di destra come questa”, si e’ detto convinto Bannon. Edificato nel 1204 e di recente abbandonato dai monaci Cistercensi, il monastero di Trisulti e’ stato affittato per la somma di 100 mila euro annui dal governo italiano alla fondazione di Benjamin Harnwell, l’Istituto per l’umana dignita’; il cui consiglio di garanzia e’ presieduto dal cardinale Raymond Burke, l’arci-conservatore prelato statunitense fiero oppositore di quella che lui bolla come “la volta di sinistra” impressa da Papa Francesco alla Chiesa cattolica.

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