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La Blockchain è davvero un acceleratore di fiducia per il digitale?

Da anni, Edelman presenta a Davos il rapporto “Trust Barometer”, una delle più lucidi analisi che nel tempo ha sondato il calo di fiducia nei confronti dei media, delle istituzioni, delle leadership precorrendo molta parte dei fenomeni del nostro tempo e dei temi del dibattito pubblico odierno.

Nell’edizione 2020, il Rapporto ha approfondito la percezione di incompetenza e di mancanza di etica da parte di tali attori dipingendo un panorama non meno sconfortante degli anni passati. 

“Trust Barometer”

Tale sfiducia si riverbera anche nei confronti della tecnologia che, in questa rubrica, tendiamo ad associare al progresso, ma è bene ricordare che, per i più, essa è sinonimo di precarietà: precarietà del lavoro, delle competenze, del futuro.

Gig economy, automazione e obsolescenza delle competenze sono infatti individuati nel rapporto come aspetti temibili ancor più della globalizzazione e dell’immigrazione.

L’ottenimento e il consolidamento della fiducia sono centrali in ogni progetto online e il digitale ha sempre assolto a questo compito attraverso:

La blockchain

In questa prospettiva, la blockchain può rappresentare un “acceleratore di fiducia” ed è in questo senso che comincia ad essere adottata per rendere tracciabili, sicuri e condivisibili i dati di qualsiasi bene, garantendo la trasparenza di ogni singolo passaggio. 

Le complessità operative che tale tecnologia implica – dai tempi di risposta che richiede alla potenza di calcolo necessaria – non stanno spaventando soprattutto la filiera agroalimentare come nel caso di Pralina, un’azienda agricola di Melpignano (in provincia di Lecce) che se ne serve per tracciare le sue zuppe di legumi in barattolo.

In un mondo in cui, a causa della V concorrenza “Italian sounding”, il brand non basta, la blockchain può dunque rappresentare un nuovo strumento per le aziende e per il Paese.

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