In un’intervista su Politico il Commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen chiede alle società tecnologiche di puntare sulla transizione energetica Ue
“Le aziende che vogliono trarre profitto dal boom dell’intelligenza artificiale sono benvenute in Europa, ma solo se dimostrano di impegnarsi a raggiungere gli obiettivi dell’Unione in materia di energia, clima e ambiente”, ha dichiarato il Commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, in un’intervista rilasciata a Politico.
“Ciò significa sostenere le fonti di energia rinnovabile e nucleare anziché i combustibili fossili e riciclare il calore in eccesso proveniente dai data center per riscaldare le case e le aziende europee”, ha sottolineato Jørgensen.
La crescente domanda di soluzioni e servizi AI spingerà verso l’alto anche la domanda di infrastrutture digitali, in primis i data center. Sta accadendo negli Stati Uniti e in Cina, accadrà in maniera massiccia anche in Europa.
Mercoledì 3 giugno la Commissione europea si appresta a presentare un nuovo pacchetto sulla “sovranità tecnologica“, volto a ridurre la dipendenza dell’Europa dai fornitori di tecnologia stranieri in settori come il cloud computing, l’intelligenza artificiale e i semiconduttori.
Più AI significa più data center e quindi maggiori consumi energetici e idrici
“Ci troviamo di fronte a un decennio in cui il consumo energetico dei data center in Europa potrebbe facilmente raddoppiare, forse anche di più”, ha affermato Jørgensen.
In Europa i data center sono in forte espansione: una stima di Savills indica che la capacità di alimentazione dovrebbe salire fino a circa 13,1 GW entro il 2027, con un aumento del 21% rispetto al livello considerato nel report. La stessa fonte segnala anche che, per colmare il divario tra domanda e offerta, la capacità complessiva dei data center europei potrebbe triplicare entro il 2027, arrivando a circa 22,7 GW.
Sul fronte della domanda, il mercato europeo dell’AI viene descritto come in crescita robusta, con un CAGR del 15,9% tra 2024 e 2030, elemento che alimenta direttamente il fabbisogno di nuovi data center. Un altro indicatore utile: nel 2025 CBRE ha stimato per l’Europa una nuova capacità consegnata pari a 937 MW, in aumento del 43% rispetto ai 655 MW del 2024.
I data center sono il principale canale attraverso cui l’intelligenza artificiale (AI) aumenta il fabbisogno elettrico di tutta l’Unione europea. Le stime disponibili indicano che il consumo dei data center europei è intorno a 62 TWh annui, con proiezioni che lo vedono salire oltre 150 TWh entro il 2030, pari a circa il 5% della domanda elettrica europea.
Come molti già sanno, in Irlanda i data center consumano ormai oltre il 20% dell’elettricità del paese, la quota pro capite più alta al mondo. Un rapporto pubblicato la scorsa settimana da Beyond Fossil Fuels e Friends of the Earth Ireland ha avvertito che questo boom ha già fatto lievitare i costi delle bollette elettriche delle famiglie. A causa di queste ricadute ambientali e sociali giudicate come negative, sta nascendo anche in Europa un movimento dal basso di opposizione e critica all’infrastrutturazione digitale dei territori.
Il green deal non spaventerà gli investitori
“Ci aspettiamo che i data center… supportino il nostro Green Deal in Europa e la transizione verso un maggior utilizzo di energie pulite, sia nucleari che rinnovabili“, ha affermato Jørgensen nell’intervista a Politico.
Nonostante le preoccupazioni degli operatori, secondo cui requisiti di sostenibilità più rigorosi potrebbero allontanare gli investimenti, il Commissario europeo per l’Energia ha respinto l’idea che il Green Deal dell’Ue e le ambizioni in materia di intelligenza artificiale siano incompatibili.
Questo però nel momento in cui la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) ha annunciato lo scorso venerdì di aver avviato formalmente il processo per revocare le norme sulla disclosure climatica introdotte durante l’amministrazione Biden. Le regole, adottate nel 2024 sotto la guida dell’allora presidente Gary Gensler, imponevano alle società quotate di comunicare i rischi climatici, le strategie di mitigazione, gli impatti finanziari degli eventi meteorologici estremi e, in alcuni casi, le emissioni operative di gas serra.
I data center dovranno contribuire alle infrastrutture energetiche europee?
Difficile rispondere con semplicità a questa domanda. È chiaro che la maggiore domanda di energia, in base alle riflessioni del Commissario europeo, deriva proprio dalla crescente domanda di data center a sua volta legata al massiccio utilizzo attuale e stimato per i prossimi anni di soluzioni e servizi AI.
Jørgensen ha commentato così: “non c’è dubbio che questi grandi consumatori di energia guideranno il mercato, pertanto sostenere la transizione che desideriamo è importante”.
Bruxelles chiede al grandi provider di data center in Europa di essere più trasparenti, soprattutto sui dati relativi alla loro efficienza energetica: “è nel loro interesse dimostrare i risultati ottenuti e che possono essere parte della soluzione, non solo del problema”.
Solo il 36% dei data center tenuti a comunicare i dati sull’efficienza energetica (ai sensi delle normative Ue) lo ha davvero fatto, secondo un precedente rapporto sempre del quotidiano Politico.
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