Nemmeno uno degli uomini più ricchi del mondo riesce a salvare il giornalismo. Jeff Bezos ha licenziato 300 giornalisti in un ‘riassetto strategico’ di cui sono rimaste vittima la copertura locale, l’estero e l’intera redazione sportiva.
Il taglio del 30 per cento del personale, “doloroso ma necessario” in un “giornale di un’altra epoca”, è stato annunciato di prima mattina ai dipendenti dal direttore Matt Murray. Lavoravano fino a ieri al Post circa 800 reporter, a una larga fetta dei quali è stato chiesto di non presentarsi in redazione.
Secondo Marty Baron, l’ex direttore che ha portato al Post ben 18 Pulitzer, è “un momento nero nella storia” del quotidiano, mentre Jeff Stein, capo della redazione economica, ha parlato di “un giorno tragico per il giornalismo, per la città di Washington e per il Paese”. Il Post, dopo la ‘cura dimagrante’ imposta da Bezos, continuerà a occuparsi di politica, economia e sanità, trascurando affari locali e internazionali. Oltre allo sport chiuderà completamente anche la sezione libri.
Non è bastata la svola a destra per il Washington Post
I tagli sono il segno che Bezos, uno degli uomini più ricchi del mondo, non ha ancora capito come costruire e mantenere i profitti di una pubblicazione su internet, a differenza di quanto ha fatto il New York Times i cui abbonamenti digitali – è stato annunciato – sono saliti di 1,4 milioni nel 2025 in linea con l’obiettivo di 15 milioni nel 2027.
Con Bezos, dopo i primi anni in attivo, il Post ha continuato invece a far acqua e a nulla è servita la svolta a destra, quantomeno nella pagina degli editoriali, e l’arrivo nel 2024 del giornalista britannico Will Lewis, ex Ceo di Dow Jones e figura discussa all’epoca dello scandalo delle intercettazioni del gruppo di Rupert Murdoch, alla guida del consiglio di amministrazione.
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