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iVoting in Italia, la missione digitale impossibile?

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In Italia sarà avviata la sperimentazione del voto elettronico (iVoting) per circa 5 milioni di elettori (potranno scegliere la modalità tradizionale o via Internet) solo dopo l’esito positivo della “simulazione”, priva di valore legale, che coinvolgerà un campione significativo di elettori. 

iVoting, il decreto e le linee guida approvati dal Viminale e dal ministro dell’Innovazione

E come avverrà il test del voto via Internet nel nostro Paese? Secondo le linee guida approvate (senza consultazione pubblica) dal decreto adottato dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, di concerto con il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao.

Voto elettronico, solo dopo esito positivo simulazione, per 5 milioni di elettori (che possono scegliere anche il voto tradizionale)

Il decreto individua le modalità attuative per l’utilizzo del Fondo per la sperimentazione del voto e dello scrutinio elettronico per le elezioni politiche ed europee e per i referendum. Ma il voto via Internet non coinvolgerà tutto il corpo elettorale, infatti è prevista la limitazione “a modelli che garantiscano il concreto esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero e degli elettori che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovino in un comune di una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti”.

In sostanza il voto elettronico, secondo il decreto, verrebbe sperimentato, in un evento elettorale, avente valore legale, con 5 milioni di elettori italiani, in caso di esito positivo della simulazione.

Il dibattito su Key4biz

Key4biz ha aperto un dibattito sul tema, ospitando il parere contrario, ben motivato, del prof. Enrico Nardelli, ed oggi analizza l’iVoting da un alto punto di vista, perché il voto elettronico sembra essere l’unica missione impossibile “ora e per un prevedibile futuro” della transizione digitale. 

Il Viminale e il ministro dell’Innovazione sono intenzionati a dar vita a una sperimentazione e come tale ha lo scopo principe di valutare il risultato dalla teoria alla pratica, e nessuno afferma che sia facile, ma, almeno, proviamoci. Poi si valuteranno vantaggi e svantaggi.

Il voto via Internet un tabù

Non può essere il voto via Internet (iVoting) un tabù o una forte interdizione alla sua sperimentazione.

“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” recita l’articolo 48 della Costituzione italiana. È davvero impossibile anche per il voto telematico garantire le stesse condizioni?

La nostra carta costituzionale garantisce l’autorità della legge e i diritti dell’individuo.

Le garanzie costituzionali non possono essere tradotte in digitale solo attraverso la tecnica e la sicurezza informatica che ne costituiscono l’ossatura di base delle fondamenta, ma devono essere affiancate da un nuovo paradigma che accoglie un nuovo metodo, un nuovo processo. Solo affiancando la tecnica per il voto elettronico con un nuovo processo organizzativo potranno essere così garantiti tutti gli precetti costituzionali per il voto a distanza.

Ragionare analizzando solo le sue componenti tecniche senza considerare anche un nuovo modello organizzativo non potrà che conseguire il fallimento dell’iniziativa, così come fallito in tutto il mondo che fino ad oggi ha considerato solo aspetti meramente tecnici, senza ingegnarsi, allo stesso tempo, nel disegnare anche un nuovo modello organizzativo a supporto stesso della tecnica per il suo pieno successo.

L’Estonia è un caso isolato, non applicabile al resto d’Europa, perché ha una Costituzione incompatibile con quella degli altri Paesi. La sua Costituzione non esprime la libertà di voto, che su quelli a distanza (anche quelli a mezzo posta) diventa un aspetto fondamentale. È grazie a questo vulnus che il voto elettronico funziona in Estonia, ma il suo modello è inapplicabile e insufficiente in tutti gli altri Stati.

iVoting, il modello italiano

Le linee guida del decreto di sperimentazione raccolgono lo studio di oltre 500 pagine e il nuovo paradigma che è stato presentato alla Farnesina nel 2019 dagli gli esperti del settore Claudio Anastasio, Alberto Lenza e Roberto Mignemi
In quell’occasione, l’allora Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Ricardo Merlo aveva apprezzato l’innovativa modalità di iVoting proposta per gli italiani all’estero: “Voteranno con un nuovo sistema, cento per cento trasparente e sicuro, quanto più possibile a prova di brogli e irregolarità”.

La sperimentazione, qualora dovesse partire, non riguarderà solo gli elettori italiani all’estero, a cui l’attuale modalità di voto non garantisce affatto una facilità di accesso al voto. Infatti, dalle urne vince sempre l’astensionismo. Nelle ultime elezioni europee, all’estero ha votato solo il 3,57% degli italiani aventi diritto (fonte Ministero dell’Interno). 

Ed è soprattutto per le europee che il diritto di voto non viene realmente garantito con la modalità di voto tradizionale, perché obbliga gli elettori a trasferte, spesso di centinaia di chilometri con costi personali, per andare presso l’Ambasciata italiana per votare. Il tutto è stato raccontato da questo nostro connazionale, Nicolò Camozzi, da Fuerteventura con un video su Facebook dal titolo: “Elezioni per il Parlamento europeo 2019, impossibili per un italiano all’estero”.

iVoting, come si esprime il voto?

Il voto, si legge nel decreto, è espresso mediante una web application, a cui l’elettore può accedere con qualsiasi dispositivo digitale collegato alla rete internet e dotato di uno dei browser più diffusi, ovvero mediante l’utilizzo di apposite postazioni elettroniche ubicate al di fuori dei locali adibiti ad Ufficio elettorale di sezione.

Per il voto via Internet in Italia gli elettori verrebbero identificati con l’identità digitale “con livello di sicurezza almeno significativo”, si legge nelle linee guida e nel decreto. Inoltre dovranno essere introdotte anche contromisure di ingegneria sociale per prevenire il fenomeno del voto di scambio, la sua compravendita o il contrasto al “voto familiare”, in cui il voto è imposto. Per garantire all’elettore la stessa segretezza, privacy e libertà di voto che può esercitare da solo all’interno della cabina elettorale tradizionale, le linee guida del voto via Internet prevedono “il voto multiplo”. Ossia, l’elettore ha la possibilità di esprimere il voto più volte elettronicamente, ma viene conteggiato solo l’ultimo voto espresso nell’arco di tempo della tornata elettorale.  

Perché molti si oppongono, a priori, all’iVoting, senza conoscere e testare il processo con l’utilizzo dei più sofisticati strumenti di garanzia della libertà di voto, anonimato e completa segretezza del voto?

Siamo nei giorni dell’avvio del turismo spaziale, del rilascio del green pass, una soluzione digitale che garantisce la sicurezza e la protezione dei dati dei cittadini. Ogni giorno vengono effettuate chissà quante transazioni online, anche con bonifici istantanei, e l’iVoting è già realtà in Italia per molti Ordini professionali, tra cui quelli dei giornalisti, solo per fare alcuni esempi.

Però, il voto politico via internet è l’unico tabù della rivoluzione digitale. Il motivo principale è “la tenuta della democrazia”, sacrosanta preoccupazione. 

Osserva Enrico Nardelli:

La domanda principale a cui rispondere è come difendere e rendere resiliente il sistema di iVoting dagli attacchi informatici, che realmente, questo è il rischio, potrebbero modificare e falsare l’esito elettorale? 

Da tenere sempre a mente la preziosa osservazione di Nardelli: “Non ha alcun senso attaccare un sistema finché è in fase di sperimentazione o simulazione. Conviene aspettare che sia nella sua piena operatività, per poi lanciare l’attacco nel momento in cui il potenziale profitto è massimo”.

Come si garantiscono segretezza, sicurezza, anonimato e libertà di voto online?

Il decreto prevede che:

In sostanza prima di ogni tornata elettorale digitale scendono in campo i “campioni” nazionali. Il Ministero dell’interno verifica il corretto funzionamento dell’infrastruttura attraverso la collaborazione tra l’AgID e le Autorità preposte alla sicurezza cibernetica nazionale (tra cui l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, n.d.r.). La verifica ha per oggetto la valutazione della corretta funzionalità di ogni componente del sistema e assicura il rispetto degli standard di processo e di sistema nonché i livelli essenziali delle prestazioni. 

Quindi, è evidente che in materia di cybersecurity e data protection non va lasciato nulla al caso. 

Se si contesta l’iVoting, prima ancora della simulazione senza valore legale, allora si mette in dubbio la capacità dello Stato di garantire la sicurezza nazionale cibernetica.  

Il costruttivo dibattito continua…

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