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Internet Governance, from Sao Paulo to Istanbul: la Ue parli con una voce sola

convegno su internet governance organizzato da etno

Nel dibattito globale sulla Internet Governace l’Unione Europea deve parlare con una voce sola, per poter interloquire alla pari con la comunità internazionale e in particolare con gli Stati Uniti, e superare il modello Usa-centrico dell’Icann, l’organismo californiano che gestisce l’assegnazione dei domini del web. E’ questo in sintesi il messaggio forte emerso dal convegno che si è tenuto oggi nella nuova aula dei gruppi parlamentari “From Sao Paulo to Istanbul. Towards Better Internet Governance”, organizzato da ETNO, in collaborazione PuntoitKey4bizOpen Network, Ego e Competere.eu in vista del summit dell’Internet Governance Forum che si terrà a settembre in Turchia, dove la Ue, dopo il NetMundial di Sao Paulo dello scorso mese di aprile, dovrà promuovere un modello multi stakeholder di gestione della Rete, che punti alla globalizzazione dell’Icann.

All’evento di oggi hanno preso parte Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati;Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni; Luigi Gambardella, presidente del Board di ETNO; Antonio Nicita, commissario AGCOM; Sergio Boccadutri, deputato del PD;Gabriella Muscolo, Componente del Collegio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato; Roberto Viola, vice direttore generale del DG Connect; Paolo Gentiloni, deputato del Pd;Erika Mann, responsabile di Facebook in Europa; Jean-Jacques Sahel, ICANN Vice President for Europe; Konstantinos Komaitis, Internet Society policy advisor; Enrique Medina, Director of Public Policies & Regulation, Telefónica; Larry Stone, President, Group Public and Government Affairs, BT; Karim Lesina, Vice President of AT&T for International External Affairs; Joe Alhadeff, Oracle, Vice President of Global Public Policy; Patrick Ryan, Google Policy Counsel, Open Internet;Thomas Grob, Deutsche Telekom, Senior Expert Regulatory Strategy; Benedetto Della Vedova,sottosegretario agli Affari Esteri. Moderatori Raffaele Barberio, direttore di Key4biz, e Pietro Paganini, presidente di Competere.eu. Assente per un impedimento imprevisto il vice presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che ha inviato uno scritto per esplicitare la sua attività in materia di digitale in ambito europeo.

 

Internet spazio di libertà e democrazia

Il convegno è stato aperto dal presidente della Camera Laura Boldrini“E’ evidente che considerare Internet come uno degli altri vecchi media è riduttivo e improprio – ha detto Boldrini –Internet è molto di più: è una dimensione, più che mai essenziale per il presente e futuro delle nostre società; una dimensione diventata in poco tempo un immenso spazio di libertà, di crescita, di scambio, di conoscenza, di partecipazione. Una dimensione che offre opportunità straordinarie anche per lo sviluppo della democrazia, ovunque nel mondo; e che infatti finisce sotto tiro ogni volta che un regime voglia bloccare le istanze di democrazia e di apertura del suo popolo”.  E’ anche vero, però, che Internet “può essere un luogo di profonde ingiustizie – ha aggiunto – il Datagate è stata una lezione per tutti. E’ evidente poi che in Rete ci sono soggetti, gli OTT che hanno smisurati poteri commerciali che entrano nelle nostre vite con il messaggio suadente del tutto gratis”. Temi fondamentali, su cui “la Camera e il Governo italiano vogliono incidere attivamente”, per garantire il diritto alla informazione, alla privacy e all’oblio ma anche i problemi delle “minoranze e di quei gruppi sociali che talvolta in rete sono sottoposti ad attacchi tali da indurli ad abbandonare il campo” o delle “donne spesso oggetto di insulti”.

 

Internet non può essere solo commerciale

Sulla falsariga di Laura Boldrini il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli: “Internet non può essere ridotto alla sua dimensione commerciale, ma deve rimanere un luogo di opportunità per tutti, non solo per chi ha grandi risorse economico-finanziarie”.

“La net neutrality resta un principio fondamentale – ha continuato Giacomelli – il timore di un eventuale accordo tra i cosiddetti over the top e grandi compagnie di telecomunicazione è legittimo e non vorremmo che a farne le spese fossero i cittadini” ha aggiunto Giacomelli, secondo il quale “c’è grande attesa per il ruolo che l’Italia può giocare sul tema della governance di Internet durante il semestre di presidenza italiana della Ue: il governo cercherà una mediazione perché l’Europa maturi una posizione comune verso un modello davvero multi-stakeholder. La vicenda dei nomi a dominio dimostra che c’è ancora molta strada da fare”. Secondo Giacomelli, il ruolo dei governi nella governance della rete non deve essere invasivo, “ma agli Usa dobbiamo dirlo con franchezza – ha aggiunto Giacomelli – quando la gestione dei domini è così miope (chiaro riferimento alla vicenda .wine e .vin ndr) l’Europa deve farsi sentire. La governance di Internet non può essere ridotta a meri aspetti commerciali”. 

 

Gli operatori Tlc sono la spina dorsale di Internet

Il semestre di presidenza italiana della Commissione europea è un’occasione importante e “L’Italia sta facendo grandi sforzi per indirizzare la Ue sul tema della Internet Governance – ha detto Luigi Gambardella, presidente del Board di ETNO, l’associazione che raccoglie i maggiori operatori europei – ETNO ha fornito supporto costante alla crescita e stimolo agli investimenti, pari a 44 miliardi di euro annui. Vogliamo fare di più, ma dobbiamo lavorare insieme per raggiungere un nuovo quadro regolamentare più aperto”. Il momento sembra propizio, visto che il nuovo presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker “ha messo il digital single market in cima alle sue priorità – continua – il dibattito sulla governance è deiventato fondamentale per la competitività e per gli operatori Tlc, che sono la spina dorsale di Internet”.

Per questo, “servono regole a prova di futuro, che favoriscano gli investimenti”, aggiunge Gambardella, che auspica un ruolo strategico della Ue nel dibattito globale, per diventare il broker in grado di conciliare le diverse posizioni al tavolo delle negoziazioni, puntando sul modello multi stakeholder per il quale serve una road map chiara.

“Il modello attuale di governance non è abbastanza aperto – aggiunge Gambardella – tutte le parti in causa, anhe i paesi in via di sviluppo, devono poter contribuire in maniera paritaria alla questione. Il ruolo dei governi secondo Etno deve essere attivo su questioni come la privacy e la cyber security, ma le politiche digitali devono entrare al centro delle politiche estere europee, come avviene negli Usa”.

Infine, una proposta: “Perché la Ue non apre un’ambasciata nella Silicon Valley – chiede Gambardella – sarebbe un ottimo strumento per promuovere scambio e nascita di nuove startup. Sarebbe auspicabile anche l’apertura di un Consolato italiano nella Silicon Valley”, aggiunge Gambardella, precisando che ETNO sostiene l’internazionalizzazione dell’ICANN”.

 

No all’ansia di regolazione

“Internet è un ecosistema che evolve a partire da condizioni date – ha detto Antonio Nicita, commissario AGCOM – Internet per sua natura comunica, non ci sono isole nella Rete. Il regolatore può osservare questa evoluzione, e domandarsi se bisogna cambiare le condizioni di partenza oppure no. Di certo, uno dei temi da capire è se i principi che regolano i diversi mercati hanno gli esiti che ci aspettiamo. Non è detto, però, che con le regole date si ottengano poi i risultati che ci aspettiamo se i mercati non vengono debitamente incentivati”.

“D’altra parte mio punto di vista, sono contrario all’ansia di regolamentazione ad ogni costo – aggiunge Nicita – ma nel contempo è necessario che i regolatori siano messi nella condizione di regolare il mercato, quando necessario, senza che i soggetti che dobbiamo regolare si rivolgano al tribunale per contestare le nostre richieste di informazioni come avvenuto nel caso dell’indagine conoscitiva che abbiamo condotto sul mercato di Internet”. E’ questo il caso di Google, che ha fatto ricorso al Tar dopo la richiesta di AGCOM di comunicare i dati di fatturato pubblicitario in Italia, necessari per il corretto computo del Sic (Sistema integrato delle comunicazioni).

Convenzione internazionale di Internet

“Il dibattito sulla Internet Governance ha bisogno di una sede appropriata, visto che manca un sistema decisionale intergovernativo su questo tema – ha detto il deputato del Pd Sergio Boccadutri– Se l’Onu, l’Itu, l’Internet Governance Forum e altre istituzioni internazionali non sono la sede adeguata, allora bisogna convocare una convenzione internazionale di tutti i paesi per arrivare ad una posizione univoca, condivisa da tutti i paesi della Ue, per andare a discutere con i cittadini e poi con gli Usa di questo tema”. Secondo Boccadutri, poi, “il tema dell’armonizzazione fiscale deve diventare centrale nella Ue – ha detto – il tema dell’armonizzazione fiscale è anche nell’interesse degli OTT”. 

D’accordo con Boccadutri sulla proposta di una convenzione internazionale di Internet è Gabriella Muscolo, componente dell’Autorità Garante per Concorrenza e del Mercato: “In democrazia la libertà di informazione si declina anche in libertà di accesso alla Rete – ha detto Muscolo – Internet deve diventare un enorme spazio di libertà. Ma questo diritto ha dei costi: quindi, per rendere questa libertà di fatto bisogna bilanciare gli interessi di tutti gli attori in gioco. La natura di sistema interplanetario di Internet impone regole armonizzate a livello transnazionale”. 

 

Controllo dei cittadini estraneo al Dna della Ue

L’Europa non vuole vedere una Rete frammentata, promuove un modello di Governance multi-stakeholder, che non sia soltanto in mano ai Governi, ma anche ai cittadini e delle imprese, con una globalizzazione delle funzioni dell’Icann. Questo in sintesi il messaggio di Roberto Viola, vice direttore generale del DG Connect: “La Commissione Europea vede nell’Internet Governance Forum una sede permanente di riflessione, aperto a tutti gli stakeholder – ha detto – auspica la globalizzazione di alcuni elementi di Governance di Internet: Icann e Iana, che si occupa dell’assegnazione dei domini, vanno visti in posizione più inclusiva e globale. Ci fa piacere che il Governo Usa voglia incamminarsi su questa strada. Forme di controllo dei cittadini non appartengono al Dna della Ue, anche se arrivano da paesi amici”.

Per quanto riguarda l’assegnazione dei domini, la Commissione Europea è molto critica nei confronti“dell’opacità di quella relativa a .wine e .vin – dice Viola – siamo contrari all’assenza di accountability e di trasparenza. Questo è un punto di partenza per il dialogo”.

Icann verso un modello più globale

E mentre il Senato francese ha avanzato una recente proposta affinché la Ue giochi un ruolo più incisivo nella Governance di Internet, Jean Jacques Sahel, ICANN Vice President for Europe, ha detto che Internet è uno strumento relativamente nuovo e che certamente “il modo in cui viene gestito deve evolversi di pari passo con l’aumento degli utenti che sono ormai circa 3 miliardi – ha detto –Internet sta uscendo dalla sua infanzia e quindi anche le istituzioni che lo gestiscono devono maturare di pari passo. Il Governo Usa ha annunciato che le funzioni della Iana devono cambiare. Il recente Net Mundial di Sao Paulo ha avviato la strada del cambiamento. Anche l’Icann si sta evolvendo e internazionalizzando, come dimostra l’apertura di sedi a Singapore e Istanbul”. 

Evitare la iper-regolazione

Secondo Erika Mann, responsabile di Facebook in Europa, a volte si tende a dimenticare che in Rete ogni soggetto ha ruoli differenti. Ad esempio, “è vero che Facebook è americano, ma noi abbiamo centinaia di dipendenti che lavorano in Europa e  quindi Facebook è anche europea – ha detto Mann – Nella Ue l’azienda rispetta le regole dei diversi stati, anche se Internet è un sistema internazionale che è lo stesso in India, in Italia e altrove”. Mann ammonisce poi dai rischi di una iper regolamentazione che “rischia di distruggere il mercato – ha detto – dobbiamo stare attenti a non iper regolare Internet. Dobbiamo evitare di distruggere la ‘openess’ della Rete. Per questo non si devono intavolare scontri fra il modello Itu o il modello Icann di gestone della Rete, ma dobbiamo aprirci all’ascolto reciproco”. 

Dal canto suo, Konstantinos Komaitis, Internet Society policy advisor, ritiene che la spinta evolutiva per il future di Internet guarda verso l’accessibilità e l’apertura della Rete. “I principi di openess e accountability sono stati ribaditi in aprile a Net Mundial – ha detto – tutti gli stakeholder hanno il loro ruolo da giocare in questa partita, siano essi politici, tecnici, governi, aziende. Il modello multi-stakeholder, però, non è il fine ma il mezzo per raggiungere questo obiettivo che è l’Internet aperto. Tutti devono avere accesso alla Rete”.

Community globale favorevole all’approccio multi-stakeholder

“La community globale è favorevole ad un approccio multi-stakeholder della Internet Governance, questo è il risultato tangibilie raggiunto al Net Mundial di Sao Paulo – ha detto Enrique Medina, Director of Public Policies & Regulation di Telefónica – tutti gli attori a questo punto devono fare la loro parte, fissando una roadmap e siglando degli accordi in questo senso. Per Telefonica, è importante il tema degli investimenti privati nelle reti, il modello di Internet deve essere sostenibile. Un altro tema centrale è la sicurezza degli utenti online”.

Rischi per il futuro

Ma a questo punto, quali sono i rischi per il futuro di Internet? “Dopo l’affaire Snowden, siamo consapevoli che la Governance di Internet va preservata e deve evolvere, anche se il modello funziona da 15 anni e non va stravolto perché funziona – dice Paolo Gentiloni, deputato del Pd già ministro delle Telecomunicazioni – di certo, il rischio balcanizzazione esiste, e bisogna inoltre fare attenzione a parlare di gestione prioritaria del traffico nel modo giusto. E’ vero ancche la catena del valore di Internet va ricostruita, tenendo conto della presenza di OTT e telco. L’Icann, poi, non è un totem intoccabile e di certo non è compito dell’Icann risolvere il problema del rapporto fra telco e OTT. Un tema, il rapporto con i colossi del web, che probabilmente attiene all’Antitrust”.

Il punto di vista dell’industria

“Il Net Mundial di Sao Paulo si è chiuso senza una posizione univoca sulla Internet Governance – dice Thomas Grob, Deutsche Telekom, Senior Expert Regulatory Strategy – c’è da dire che la Rete non è mai stata neutrale, i pacchetti da sempre hanno viaggiato con il principio della priorità. La differenziazione commerciale è un fattore positivo, ed è ben diverso dalla discriminazione. In Europa ci sono già tutti gli strumenti per sanzionare gli usi discriminanti della Rete”.

 

Per discutere questi e e altri problemi, “L’Internet Governance Forum è una delle istituzioni ideali per gestire i problemi e il dialogo fra i diversi stakeholder – ha detto Joe Alhadeff, Oracle, Vice President of Global Public Policy – l’Igf è un forum permanente che in futuro potrebbe assumere un ruolo ancor più centrale, dove realizzare delle good practice da condividere a livello di cooperazione transatlantica”.

 

“E’ molto positivo che Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi diano la priorità al digitale – ha dettoLarry Stone, President, Group Public and Government Affairs di BT – il tema della Governance è complesso, i soggetti che si occupano di Internet sono molteplici: IGF, Itu, Icann, la Commissione Europea, i consumatori, il Garante Privacy ecc. le idee migliori devono essere raccolte. Noi vogliamo meno regolazione, ma i comportamenti anti competitivi vanno sanzionati”. 

Evitare una discussione ideologica

Evitare una discussione ideologica sulla Internet Governance, per non replicare il caso dell’acqua come bene comune, che alla fine ha provocato una netta flessone degli investimenti nel settore idrico. La pensa così Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari Esteri, secondo cui “La dimensione internazionale di Internet va tutelata – dice Della Vedova – Internet è un’infrastruttura che influenza i diritti fondamentali delle persone, troppi governi adottano dei limiti alla circolazione delle idee con l’idea a volte di chiudere i social network, come già avvenuto con Twitter. Ue, Usa e comunità internazionale devono difendere la governance inclusiva di Internet. Le altre autorità non devono rinunciare al loro ruolo. In questo senso, l’Italia è molto impegnata sul digitale al fine di rafforzare un modello multi-stakeholder che guardi allo sviluppo della Internet economy, alla promozione di investimenti privati, usando anche la leva fiscale. Nel rispetto dei diritti umani e contro la cybercriminalità”.

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