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Innovazione, Italia sotto la media UE. Mancano investimenti e competenze, 2023 iniziato male

Edizione 2023 del quadro europeo di valutazione dell’innovazione

Il nostro non è un Paese per innovatori. Sembra un’esagerazione, o una sentenza scontata frutto di un pregiudizio storico, ma è quanto emerge dal quadro europeo di valutazione dell’innovazione, edizione 2023.

L’Italia si trova infatti all’interno della fascia dei Paesi considerati moderatamente innovatori, con prestazioni al 90,3% della media dell’Unione europea (Ue). Un risultato che non soddisfa, ma che allo stesso tempo mostra dei notevoli margini di miglioramento.

Il punteggio italiano è quindi inferiore alla media dell’Unione e superiore alla media degli altri Paesi che compongono la fascia degli innovatori moderati, con un tasso di crescita dell’innovazione (+15,6%) superiore a quello medio UE (8,5%) e una riduzione in prospettiva del gap con i migliori (quelli che stano nella fascia degli innovatori forti), meno nei confronti dei Paesi considerati leader dell’innovazione in Europa.

Grazie al miglioramento del dato generale, infatti, il Paese si porta a ridosso dei partner con i risultati di performance più elevati rispetto al 2016: Danimarca (+16%), Lituania (+16,7%), Finlandia (+18,3%), Repubblica Ceca (+21%), Grecia (+22%), Estonia (+29,3%), Cipro (+35,6%).

Si tratta in larga parte di Paesi che fanno parte assieme all’Italia del gruppo degli innovatori moderati, che evidentemente stanno crescendo e anche ad un tasso piuttosto sostenuto.

Italia bene rispetto al 2016, male nella prima parte del 2023

Se però si va a vedere il dato di confronto tra il 2022 e la prima parte del 2023, purtroppo l’Italia ha registrato un -5,6%, che è il risultato peggiore dopo la Grecia (-11,4%). Male anche la Germania e la Francia (entrambe con un -1,3%).

Nel gruppo degli innovatori moderati, crescono Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna, mentre Italia ed Estonia vedono un calo generale delle performance su base annua.

Venti Stati membri hanno registrato un aumento significativo delle capacità di innovazione nell’ultimo anno, mentre solo sette hanno registrato un calo (in particolare Francia e Lussemburgo). I paesi con sistemi di innovazione meno robusti tendono tuttavia a migliorare meno rapidamente della media dell’Ue.

Le regioni europee che innovano di più

Le regioni europee che innovano di più. Per l’Italia Emilia Romagna, Trentino e Friuli. Ma nel gruppo dei moderati piazziamo in Top10 Marche, Umbria, Veneto, Lazio e Lombardia

La regione più innovativa in Europa è Hovedstaden in Danimarca, seguita da Helsinki-Uusimaa in Finlandia e Oberbayern in Germania. Stoccolma in Svezia è al quarto posto e Berlino in Germania al quinto. Noi non abbiamo rappresentanza nella Top25, ma in generale Emilia Romagna, Trentino e Friuli rientrano tra le regioni con le migliori performance nel gruppo degli innovatori forti.

All’interno degli innovatori moderati abbiamo piazzato divere regioni in Top10: secondo posto per le Marche, quarto per l’Umbria, quinto per il Veneto, sesto per il Lazio, settimo per la Lombardia.

L’Italia non brilla e l’impatto dell’innovazione rimane debole

Andando a vedere i risultati dell’Italia nel dettaglio, possiamo valutare meglio i dati settore per settore. Rispetto al 2016 c’ una crescita positiva un po’ in tutte le voci (tranne quella relativa alle competenze, al numero di laureati nel mondo del lavoro e della formazione continua).

Discorso diverso nel confronto con i dati del 2022. Qui la lista delle voci con segno negativo è lunga: manca il supporto statale alla ricerca e lo sviluppo e una spesa venture capital più matura; mancano gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo; il livello di innovazione per prodotto e per business è diminuito; mancano figure professionali; negativo il dato in termini di sostenibilità ambientale.

In linea di massima anche se nel nostro Paese l’innovazione c’è e se ne fa di nuova, l’impatto generale sul business aziendale, sulla formazione, sulle vendite, sui salari, sul livello di sostenibilità è troppo basso.

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