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Ingiusta detenzione, sono 3.233 casi in sette anni

Dal 2018 al 2024 indennizzi per 220,5 milioni, 5 i magistrati sanzionati

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a votare su una riforma della giustizia che divide politica e magistratura da decenni. Il referendum riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, uno dei punti centrali dell’agenda del governo Meloni. Per l’esecutivo è uno strumento per ridurre conflitti di interesse e interferenze politiche; per una parte della magistratura e dell’opposizione è un tentativo di controllo sull’azione giudiziaria. Il voto arriva in un contesto di forte polarizzazione, con sondaggi che mostrano un Paese spaccato. Dentro questo dibattito, spesso giocato sul piano politico e ideologico, restano sullo sfondo i numeri concreti di come funziona oggi il sistema.

In questo scontro politico finiscono spesso in secondo piano i numeri che raccontano come il sistema funziona davvero. A fotografarne alcuni è il report “Misure cautelari personali – anno 2024 (aggiornamento gennaio 2025)” del Ministero della Giustizia. Il documento nella sua seconda parte analizza tre aspetti particolarmente sensibili: le ingiuste detenzioni, quando queste incidono sulle casse dello Stato e anche i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati.

Ingiusta detenzione, i numeri

Quante persone chiedono allo Stato di essere risarcite per un’ingiusta detenzione? E quante risposte arrivano davvero? Nel 2024 le nuove domande presentate perché si esaminasse un’ingiusta detenzione sono state 1.154. Nello stesso anno, però, i giudici hanno chiuso 1.293 procedimenti, perché oltre alle richieste appena arrivate hanno definito anche pratiche rimaste aperte dagli anni precedenti. Guardando agli esiti, dei 1.293 procedimenti chiusi, 589 si sono conclusi con un accoglimento, 643 con un rigetto e 61 con una dichiarazione di inammissibilità.

In termini percentuali, nel solo 2024 le domande accolte sono state il 45,6%, quelle respinte il 49,7% e le inammissibili il 4,7%. Le proporzioni restano molto simili anche guardando al periodo più lungo: tra il 2018 e il 2024 la quota di accoglimenti è del 46,6%, quella dei rigetti del 49,4% e l’inammissibilità del 4,0%. In sette anni i giudici hanno dato una risposta definitiva a 8.523 richieste di riparazione, pari a una media di 1.218 procedimenti all’anno, con una sola eccezione nel 2020, quando il numero è sceso a 981.

Mappa italiana dell’ingiusta detenzione

Le richieste di riparazione per ingiusta detenzione non si distribuiscono in modo uniforme sul territorio, ma si concentrano in pochi distretti giudiziari con il carico di procedimenti più elevato. Le nuove domande presentate come detto nel 2024 sono state 1.154, ma 630 si sono contrate in sole 6 Corti d’Appello: Reggio Calabria (147), Roma (114), Catanzaro (108), Napoli (98), Palermo (89) e Milano (74). Questo gruppo è stato capace di assorbire il 54,6% del totale nazionale.

Lo stesso schema si ripete guardando ai fascicoli chiusi: su 1.293 casi nel 2024, 753 riguardano le stesse Corti, pari al 58,2%. Catanzaro guida la classifica con 198 procedimenti definiti, seguita da Roma (148), Napoli (145), Reggio Calabria (96), Palermo (90) e Milano (76). Nel resto d’Italia il fenomeno resta più contenuto: 4 Corti superano quota 95 procedimenti definiti, 13 restano sotto 30 e 7 non superano 15.

Ingiusta detenzione non va confusa con errore giudiziario. Sono due cose diverse e i casi di errore giudiziario vero e proprio restano fuori dall’analisi. L’errore giudiziario riguarda le condanne definitive che vengono ribaltate solo dopo un procedimento di revisione. Qui invece si parla di persone finite in carcere prima della sentenza e poi risarcite dallo Stato perché quella detenzione non doveva esserci.

Quando una richiesta di riparazione viene accolta in modo definitivo, significa che lo Stato riconosce che una persona è stata detenuta senza che fosse dovuto e gli versa un indennizzo. Nel 2024 i riconoscimenti definitivi sono stati 505. Dietro questo numero c’è soprattutto una motivazione: l’innocenza accertata  Su 505 ammissioni di effettiva ingiusta detenzione, 391 hanno riguardato persone che si sono dimostrate completamente estranee ai fatti, pari al 77,4% del totale. I valori del 2024 sono simili a quelli degli anni precedenti: 530 casi nel 2018, 465 nel 2019, 283 nel 2020, 490 nel 2021, 482 nel 2022 e 478 nel 2023. Nel periodo 2018–2024, la media è stata di 462 casi all’anno.

La maggior parte dei risarcimenti nasce da processi finiti con un’assoluzione. Dentro quel 77,4% ci sono 281 proscioglimenti o archiviazioni già in primo grado, 95 assoluzioni arrivate in Appello e 15 condanne annullate in Cassazione. Il resto dei casi, 114 in totale pari al 22,6%, riguarda invece detenzioni dichiarate illegittime per come era stata applicata la misura cautelare: 81 perché mancavano i presupposti fin dall’inizio, 5 per elementi emersi successivamente e 28 per criticità emerse nella fase esecutiva.

Quanto costa allo Stato il carcere ingiusto

Ogni errore che porta qualcuno in carcere senza motivo ha un costo. Nel 2024 questo conto è stato di 26.900.000 euro. Le ordinanze di pagamento emesse sono state 552, con un importo medio di 48.722 euro per ciascun caso. Il dato economico va letto insieme al numero delle decisioni: meno ordinanze rispetto al passato, ma importi individuali più alti. Nel 2019 le ordinanze erano 1.000, nel 2024 sono scese a 552, con una riduzione di 448 casi, mentre l’importo medio è aumentato visto che si è passati da 43.487 euro a 48.722 euro.

Quanto ha pesato invece l’ingiusta detenzione sulle casse pubbliche se si considerano gli ultimi anni? La risposta sta in un numero solo: tra 2018 e 2024 lo Stato ha speso 220,5 milioni di euro per risarcire persone detenute senza che fosse dovuto. Nel 2019 si è toccato il picco con 43,5 milioni di euro, mentre nel 2021 si è registrato il valore minimo con 24,5 milioni. Dopo il 2021 la spesa si stabilizza: 27,4 milioni nel 2022, 27,8 milioni nel 2023, 26,9 milioni nel 2024.

Quante volte viene punito un magistrato

Il riconoscimento dell’ingiusta detenzione comporta un indennizzo economico, ma non implica automaticamente una responsabilità disciplinare individuale. I dati sui procedimenti disciplinari raccontano infatti un fenomeno distinto e molto più limitato. Nel 2024 le azioni disciplinari promosse per l’emissione di provvedimenti restrittivi della libertà personale fuori dai casi consentiti dalla legge sono state 2. È il secondo valore più basso dell’intera serie 2017–2024, che nel complesso conta 89 azioni promosse.

Negli anni precedenti i numeri sono stati più alti: 7 nel 2023, 1 nel 2022, 5 nel 2021, 21 nel 2020, 24 nel 2019, 16 nel 2018 e 13 nel 2017. Il dato indica che il ricorso allo strumento disciplinare resta residuale rispetto al numero di casi di ingiusta detenzione riconosciuti. Nel periodo 2018–2024, a fronte di 3.233 casi di ingiusta detenzione riconosciuti in via definitiva, le sanzioni disciplinari ai magistrati sono state 5, pari allo 0,15%: una ogni 646 ordinanze di accoglimento irrevocabile.

Guardando agli esiti, i dati completi riguardano il periodo 2017–2022, con 53 procedimenti conclusi. In 47 casi, pari all’88,7%, il procedimento si è chiuso con assoluzione o non doversi procedere. Le sanzioni disciplinari sono  6, pari all’11,3% del totale, e consistono in censura, ammonimento o trasferimento. Negli anni più recenti i procedimenti restano aperti: dei 7 avviati nel 2023, 6 sono ancora in corso; dei 2 avviati nel 2024, 2 risultano in corso.

Chi avvia i procedimenti disciplinari

Dai dati del report emerge anche chi attiva i procedimenti disciplinari. Nel periodo 2017–2024 le 89 azioni promosse partono in larga parte dal Ministro della Giustizia: 66 iniziative contro 23 avviate dal Procuratore generale della Cassazione. Il peso del Ministero è evidente soprattutto tra 2018 e 2020, quando le iniziative ministeriali sono 14 nel 2018, 22 nel 2019 e 19 nel 2020. Negli anni più recenti i numeri si riducono: nel 2023 le azioni sono 7, divise tra 3 del Ministro e 3 del Procuratore generale della Cassazione, mentre nel 2024 le iniziative sono 2, entrambe avviate dal Procuratore generale.

Fonte: Misure cautelari personali – anno 2024 (aggiornamento gennaio 2025) del Ministero della Giustizia
I dati sono aggiornati al 2025

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