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Infrastrutture in Italia, entro il 2050 spesa annua per l’energia +88% quella per il digitale -12%

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Entro il 2050 necessari investimenti per 151 trilioni di dollari per modernizzare le infrastrutture digitali, le energie pulite e i sistemi di trasporto a supporto del progresso economico, secondo PwC Global. L’Italia rischia il declassamento per invecchiamento della popolazione e impoverimento industriale.

Le infrastrutture pietra angolare della crescita economica futura e del benessere umano

La parola chiave, quando si parla di economia, crescita, innovazione, benessere, sviluppo e sicurezza, è infrastrutture. Fondamentali per la crescita economica e la competitività, perché abbassano i costi per le imprese, aumentano la produttività e attraggono investimenti, sia interni sia esteri. Sono in pratica l’“ossatura” materiale e invisibile (internet) su cui si muovono beni, persone, dati ed energia.

Il mondo è affamato di queste infrastrutture critiche, soprattutto energia (e acqua), digitale, trasporti, ma anche sanità, istruzione, Difesa, Spazio. Queste sono le principali, ce ne sono molte altre di natura complementare, ma altrettanto fondamentali per la crescita, lo sviluppo e l’innovazione.

Secondo il “Global Infrastructure Outlook” di PwC, pubblicato oggi, la spesa annua mondiale in queste infrastrutture è destinata a raggiungere i 6,9 trilioni di dollari entro il 2050. Complessivamente, parliamo di 151 trilioni di dollari in 25 anni.

Entro il 2050, il mondo dipenderà sempre più dall’elettrificazione, dai dati, dall’automazione e dai flussi circolari di risorse. Le infrastrutture non saranno più definite unicamente da beni fisici come strade, reti elettriche o impianti, ma si estenderanno ai sistemi digitali, ambientali, industriali e sociali, che sono alla base della produttività e del benessere umano.

La prossima generazione di infrastrutture sarà intelligente, interconnessa e adattiva

È importante sottolineare che tutti questi sistemi saranno interconnessi e dipenderanno l’uno dall’altro per raggiungere un livello di funzionamento ottimale, più intelligente, reattivo, predittivo, adattivo, sostenibile e resiliente nei confronti di ogni possibile minaccia. Alla base di tutto ci sarà un livello di connettività più potente di quello attuale, robusto, sicuro e basato su tecnologie che oggi definiamo di frontiera.

Il Report, che copre 9 settori, 20 sotto‑settori e 45 Paesi e territori, che insieme rappresentano l’88% della produzione economica globale, sottolinea con particolare attenzione una tendenza chiave: gli investimenti in energia, trasporti e infrastrutture digitali tenderanno a convergere, dando origine a reti sempre più intelligenti, in cui le infrastrutture tradizionali opereranno all’interno di sistemi interconnessi, digitalizzati ed elettrificati.

Ci troviamo a un punto di svolta: un nuovo ciclo di investimenti infrastrutturali, per ampiezza e profondità, diverso da tutti i precedenti. La prossima generazione di infrastrutture sarà intelligente, interconnessa e adattiva: dalle reti stradali progettate per la mobilità autonoma e la ricarica wireless, alle filiere automatizzate delle imprese, alimentate da energia pulita e infrastrutture di calcolo sicure. Sistemi capaci di anticipare la domanda, allocare le risorse in modo dinamico e ottimizzare le performance, generando incrementi strutturali di produttività lungo tutti i settori dell’economia”, ha spiegato Paolo Guglielminetti, Partner PwC Italia, Global Railways & Roads Leader.

L’Italia è al quarto posto in Europa, ma potrebbe perdere posizioni a causa di invecchiamento della popolazione e deindustrializzazione

L’Italia, è bene ricordarlo sempre, è un piccolo Paese tra i giganti. Negli anni si è difeso bene, pur non riuscendo a tenere il passo dei maggiori partner europei e del G7. Siamo riusciti a investire e innovare, forse non sempre in maniera lucia e non sempre in maniera efficace. Il digitale e l’energia sono due settori chiave per la crescita e il progresso, soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo vivendo e in prospettiva in un mondo che si sta ricalibrando in termini geopolitici e geoeconomici.

Secondo lo studio, abbiamo sviluppato un mercato infrastrutturale da 50 miliardi di dollari nel 2024, che rappresenta una quota del 7,9% della spesa europea e l’1,1% di quella globale. Il dato ci pone al quarto posto in Europa e al sedicesimo nel mondo, con una crescita attesa del 20% entro il 2050, arrivando a 61 miliardi.

Uno scenario che potrebbe però deteriorarsi: le quote regionali potrebbero scendere al 6,7% e quelle globali allo 0,9%, con l’Italia che è attesa retrocedere al sesto posto in Europa e al diciannovesimo su scala globale.

Nell’analisi proposta da PwC, il PIL italiano è stimato crescere del 9% tra il 2024 e 2050, con un tasso medio annuo (CAGR) dello 0,3%, un ritmo inferiore alla media europea (1,3%) e globale (1,9%), riflettendo produttività stagnante e bassa crescita demografica. La popolazione diminuirà del 6% (CAGR -0,2%), contro crescite medie di 0,1% regionale e 0,4% globale, con un invecchiamento accelerato che sposterà risorse verso welfare e sanità.

Questi dati emergono da un’analisi approfondita sulle tendenze infrastrutturali, che evidenzia come debito pubblico lordo al 149% del PIL (il secondo più alto in Europa) e consolidamento fiscale limiteranno la spesa pubblica.

Il 70% degli investimenti in trasporti, energia e Difesa. Cala la spesa nel settore digitale

Gli investimenti maggiori saranno concentrati nel settore trasporti, con 663 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2050, pari al 45% del totale. Seguirà il settore energia, con 250 miliardi di dollari nello stesso periodo, e Difesa, con 112 miliardi. Insieme, questi tre settori rappresenteranno il 69% della spesa infrastrutturale italiana fino al 2050, mentre il resto rimarrà pari o inferiore al 10%.

Grande rilevanza, come detto, assumeranno nello stesso arco temporale le infrastrutture sociali, con 99 miliardi di dollari, seguite da digitale (94 miliardi), agricoltura (88 miliardi), acqua (80 miliardi), industriale (67 miliardi) e risorse (24 miliardi).

A livello di crescita annuale, spicca la Difesa: +366% tra il 2024 e il 2050, passando da 1,1 a 5,2 miliardi. Questa accelerazione riflette gli obiettivi NATO di allocare l’1,5% del PIL a infrastrutture critiche, difesa delle reti e altre spese indirette non legate a equipaggiamenti entro il 2035, rendendola il settore con l’incremento più rapido.

L’energia crescerà dell’88%, da 5,9 a 11 miliardi annui entro il 2050. Seguiranno le infrastrutture sociali, con un +41% a 4,4 miliardi, spinte dall’invecchiamento della popolazione. Nei trasporti l’aumento sarà più moderato, dell’8% rispetto ai livelli attuali. Al contrario, calerà fortemente il digitale (-12%), assieme ad agricoltura (-9%), acqua (-28%) e risorse (-39%).

Il boom dell’energia pulita

Nel settore energetico, le fonti energetiche rinnovabili saranno il segmento principale, con 129 miliardi di dollari (52% del settore) e una crescita annuale del 76% a 5,7 miliardi di dollari entro il 2050.

Questo boom sarà alimentato dagli sforzi di decarbonizzazione e dalla domanda energetica in aumento: l’Italia punta al net zero entro il 2050, in linea con l’UE, e le rinnovabili già rappresentano il 52% della capacità installata attuale.

Trasmissione e distribuzione (T&D) arriveranno a 90 miliardi cumulativi, con un +135% annuo a 4,3 miliardi, mentre lo stoccaggio toccherà i 24 miliardi.

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