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Indipendenza energetica, l’Ue raddoppia l’obiettivo elettrificazione: 46% al 2040

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La Commissione europea propone di raddoppiare il peso dell'elettricità nei consumi energetici, ridurre di 260 miliardi l'anno la dipendenza dai combustibili fossili importati e riformare l'ETS per finanziare la decarbonizzazione, rafforzare la competitività industriale e accelerare la transizione.

Bruxelles punta sull’elettrificazione: obiettivo raddoppiare il peso dell’energia elettrica entro il 2040 e rafforzare il mercato della CO2

La Commissione europea rilancia la strategia industriale ed energetica dell’Unione europea (Ue) con un duplice intervento destinato a incidere sulla competitività delle imprese e sulla sicurezza energetica del continente. Da un lato, un nuovo Piano d’azione per l’elettrificazione, con l’obiettivo indicativo di portare la quota dell’elettricità nella domanda finale di energia dal 23% attuale al 46% entro il 2040. Dall’altro, una profonda revisione del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), il principale strumento dell’Ue per ridurre le emissioni di gas serra e finanziare la transizione industriale.

Per Bruxelles i due interventi sono strettamente collegati: aumentare il ricorso all’elettricità prodotta da fonti pulite e rendere più efficace il mercato europeo del carbonio sono le condizioni per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati, rafforzare l’industria europea e centrare gli obiettivi climatici.

Secondo le stime della Commissione, se il traguardo del 46% venisse raggiunto, l’Unione europea potrebbe ridurre la propria spesa per l’importazione di combustibili fossili di circa 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040, con benefici diretti sia per i bilanci pubblici sia per famiglie e imprese.

Perché Bruxelles punta sull’elettrificazione

La crisi energetica degli ultimi anni ha mostrato quanto la dipendenza europea da petrolio e gas importati rappresenti un fattore di vulnerabilità economica e geopolitica. L’aumento dei prezzi dell’energia, innescato prima dalla ripresa post-pandemica e poi dall’invasione russa dell’Ucraina, ha pesato sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Nel frattempo, il sistema elettrico europeo è cambiato profondamente. Oggi circa il 70% dell’elettricità prodotta nell’Unione proviene da fonti pulite, come rinnovabili e nucleare, ma questa trasformazione non si è tradotta in una crescita equivalente dei consumi elettrici. Nell’ultimo decennio, spiegano dalla Commissione, il tasso di elettrificazione della domanda energetica è infatti rimasto sostanzialmente fermo al 23%.

L’idea è semplice: se l’elettricità è prodotta sempre più da fonti a basse emissioni, conviene utilizzarla anche nei settori che oggi dipendono ancora in larga misura dai combustibili fossili.

Per questo il piano individua tre comparti prioritari: industria, trasporti ed edilizia. È qui che Bruxelles intende accelerare la sostituzione di gas, petrolio e carbone con tecnologie elettriche, dalle pompe di calore ai veicoli elettrici, fino ai processi industriali alimentati dall’elettricità.

Von der Leyen (Ue): “Elettrificazione per ridurre la dipendenza Ue dall’energia fossile

Come ha sintetizzato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, “il modo migliore per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’energia fossile è alimentare la nostra economia con energia elettrica proveniente da fonti pulite e autoctone”.

Oggi proponiamo di fare dell’Europa il primo continente al mondo ad energia elettrica. Dall’abbassamento dei prezzi dell’energia elettrica all’adattamento del nostro mercato del carbonio alle mutevoli realtà globali – ha precisato von der Leyen – questo è anche un piano di investimenti e indipendenza. Mantenere la transizione pulita sulla buona strada, portare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione. Accendiamolo“.

Una posizione all’apparenza orientata alla sostenibilità ambientale, ma che manca di dettagli, uno su tutti: da dove prendiamo tutta questa energia elettrica? Basteranno le rinnovabili e il nucleare? Non è che poi continueremo ad usare gas naturale per generare elettricità? Inoltre, di quali industrie parliamo? Alcune sono fortemente energivore, l’elettrificazione sarà sufficiente?

Ribera (Ue): “Energia pulita leva per accrescere la competitività“. Jørgensen (Ue): “Saremo il primo elettrocontinente al mondo

Grazie a questa proposta, ha affermato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, “la competitività dell’Europa si baserà sull’energia pulita e non sui combustibili fossili importati. Rafforzando il mercato del carbonio e accelerando l’elettrificazione, stiamo dando alle aziende la fiducia necessaria per investire, innovare e guidare le tecnologie di prossima generazione. Stiamo gettando le basi per la futura economia dell’UE“.

Con questo piano stiamo avviando l’Europa a diventare il primo elettrocontinente al mondo. Il messaggio che inviamo oggi è molto chiaro: scegliere l’elettricità rispetto ai combustibili fossili. Scegli elettroni verdi, coltivati in casa, più economici rispetto a molecole nere, importate e costose. Scegli l’indipendenza rispetto alla vulnerabilità. Una transizione accelerata verso l’energia pulita unita all’elettrificazione è la risposta alle sfide dell’Europa in termini di sicurezza, competitività e decarbonizzazione“, ha annunciato Dan Jørgensen, Commissario europeo per l’Energia e l’edilizia abitativa.

Che cos’è l’ETS e perché viene riformato

Parallelamente al piano sull’elettrificazione, Bruxelles propone una revisione del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS, Emissions Trading System). L’ETS è il mercato europeo della CO2, introdotto nel 2005. Il suo funzionamento si basa sul principio del cap and trade: viene fissato un tetto massimo alle emissioni dei settori interessati, mentre le imprese devono acquistare o ricevere quote che autorizzano a emettere una determinata quantità di anidride carbonica. Chi riesce a ridurre le proprie emissioni può vendere le quote inutilizzate; chi inquina di più deve acquistarne altre sul mercato. In questo modo il prezzo della CO2 crea un incentivo economico a investire in tecnologie più pulite.

Secondo la Commissione, in vent’anni l’ETS ha prodotto risultati significativi: ha contribuito a ridurre di circa il 50% le emissioni nei settori coperti e ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, reinvestite nella decarbonizzazione industriale, nell’innovazione tecnologica e nella modernizzazione dei sistemi energetici.

Oggi, però, il contesto è cambiato. La competizione internazionale si è intensificata e molti comparti industriali europei denunciano costi energetici superiori rispetto ai concorrenti globali. Per questo Bruxelles ritiene necessario aggiornare il sistema senza rinunciare agli obiettivi climatici.

Hoekstra (Ue): “L’ETS diventerà motore per l’innovazione e gli investimenti

L’ETS dell’UE ha dimostrato che la fissazione del prezzo del carbonio funziona. Ha ridotto le emissioni, rafforzato la sicurezza energetica dell’Europa e mobilitato investimenti in tutta la nostra economia. La proposta odierna sul riesame dell’ETS riunisce tre obiettivi chiave: azione per il clima, competitività e indipendenza. Promuove l’azione per il clima, trasformando anche l’ETS in un vero e proprio motore per l’innovazione e gli investimenti“, ha commentato Wopke Hoekstra, Commissario europeo per il Clima, l’azzeramento delle emissioni nette e la crescita pulita.

Ad oggi, 10 Paesi dell’Unione risultano favorevoli a una revisione più pragmatica (e sono Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia), mentre altri 8 sono contrari a una modifica profonda del sistema (Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Slovenia e Svezia).

Una Banca per la decarbonizzazione industriale con una dotazione di 100 miliardi di euro

La revisione dell’ETS modifica il ritmo con cui diminuiranno le quote disponibili negli anni Trenta, rendendo la traiettoria più graduale rispetto alle regole vigenti, pur mantenendo la rotta verso la neutralità climatica. Tra le principali novità figura la possibilità di utilizzare, tra il 2036 e il 2040, fino al 2% di crediti internazionali certificati, destinati a finanziare progetti di decarbonizzazione fuori dall’Unione, offrendo maggiore flessibilità alle imprese.

L’elemento centrale della riforma riguarda però gli investimenti. La Commissione propone infatti una Banca per la decarbonizzazione industriale con una dotazione di 100 miliardi di euro, destinata a sostenere su larga scala la trasformazione dell’industria europea. Prima del 2030 entrerà inoltre in funzione un ETS Investment Booster, anticipando parte degli strumenti finanziari della futura banca.

Anche il Fondo per l’Innovazione continuerà a finanziare le tecnologie pulite più avanzate, mentre gli Stati membri dovranno destinare almeno il 50% delle entrate nazionali generate dall’ETS a investimenti nei settori interessati dalla transizione energetica. La logica, sottolinea Bruxelles, è che le risorse raccolte dal sistema tornino a sostenere proprio le imprese chiamate a investire nella decarbonizzazione.

La proposta mantiene inoltre l’assegnazione gratuita di quote per alcuni comparti industriali oltre il 2030, subordinandola però sempre più agli investimenti realizzati in Europa. Viene anche prorogata fino al 2038 la graduale eliminazione delle quote gratuite nei settori coperti dal Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), per accompagnare la transizione senza compromettere la competitività.

Infine, la Commissione propone di rafforzare la riserva di stabilità del mercato, estendere l’ETS all’incenerimento dei rifiuti e consolidarne l’applicazione nei trasporti marittimi e nell’aviazione.

Il piano per far crescere l’elettricità: cambiare le bollette e diffondere contatori smart

Il nuovo Piano d’azione per l’elettrificazione parte da una constatazione: nonostante i vantaggi economici delle tecnologie elettriche, la loro diffusione è ancora frenata da ostacoli concreti. Il primo riguarda il prezzo. In molti Paesi europei l’elettricità continua a costare molto più del gas, rendendo meno conveniente il passaggio a pompe di calore, auto elettriche o processi industriali elettrificati.

Per questo Bruxelles propone una revisione della struttura delle bollette elettriche, consentendo agli Stati membri di ridurre alcuni oneri di rete, diminuire la tassazione per le imprese energivore ed evitare che l’elettricità sia fiscalmente penalizzata rispetto ai combustibili fossili.

Il piano prevede inoltre una diffusione più rapida dei contatori intelligenti, che consentono ai consumatori di gestire meglio i consumi e beneficiare delle fasce orarie più convenienti.

Più incentivi e reti più moderne

Un secondo capitolo riguarda il costo iniziale delle tecnologie. La Commissione propone di mobilitare diversi strumenti finanziari per facilitare gli investimenti di famiglie e imprese, tra cui formule di leasing sociale, risorse provenienti dall’ETS, il Fondo sociale per il clima, la futura Banca per la decarbonizzazione industriale e un nuovo meccanismo dedicato al mercato del calore pulito.

Al tempo stesso Bruxelles riconosce che l’elettrificazione non sarà possibile senza un deciso potenziamento delle infrastrutture. Le reti elettriche europee sono considerate tra le più affidabili al mondo, ma oggi soffrono di tempi molto lunghi per le nuove connessioni e di un utilizzo non sempre efficiente della capacità disponibile.

La Commissione sollecita quindi una rapida approvazione del pacchetto sulle reti già presentato nel 2025, ritenendolo indispensabile per sostenere la crescita della domanda elettrica.

Innovazione, filiere e occupazione

Il piano guarda anche alla dimensione industriale della transizione. L’obiettivo non è soltanto aumentare il consumo di elettricità, ma sviluppare in Europa l’intera filiera delle tecnologie pulite: batterie, pompe di calore, sistemi di accumulo, componenti per la rete e altre tecnologie strategiche.

Bruxelles intende favorire gli investimenti produttivi, accelerare la commercializzazione delle innovazioni e rafforzare le competenze della forza lavoro. Secondo la Commissione, la diffusione dell’elettrificazione potrebbe tradursi nella creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati.

Il messaggio politico è chiaro: la transizione energetica viene presentata non solo come una necessità climatica, ma come una strategia industriale. Ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, abbassare nel tempo il costo dell’energia, attrarre investimenti e consolidare la competitività europea sono gli obiettivi che Bruxelles affida a un piano che punta a fare dell’Europa, nelle parole della Commissione, il primo grande continente alimentato prevalentemente dall’elettricità.

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