Benifei: “Il Pacchetto sulla sovranità tecnologica UE non contiene un fondo dedicato“
Questa mattina, David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm su La Matinale Européenne hanno scritto che “è scomparso il Fondo sovrano di 50 miliardi di euro“, il “motore” iniziale per dar vita all’Indipendenza digitale europea, “dal pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato mercoledì dalla Commissione europea“.
Più nel dettaglio, hanno scritto “Un fondo sovrano di 50 miliardi di euro avrebbe dovuto far parte del pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato mercoledì dalla Commissione, ma la proposta è rimasta nei cassetti della presidente Ursula von der Leyen e della vicepresidente Henna Virkkunen nonostante fosse praticamente pronta”.
Pensate, il Sole24Ore ieri ha titolato sul Fondo Sovrano! Descrivendone la natura, perché del Fondo Sovrano si faceva riferimento “in una comunicazione allegata” al Pacchetto per la sovranità tecnologica.

Per capirne di più, Key4Biz ha intervistato l’europarlamentare del PD Brando Benifei, che ha fatto chiarezza, confermando la scomparsa del fondo, inizialmente annunciato.
Key4Biz. Risulta anche a lei che il fondo sovrano da 50 miliardi di euro, inizialmente allegato al Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica della Commissione UE, sia ora scomparso?
Brando Benifei: “L’idea di un fondo sovrano europeo non è nuova: lanciata nel 2022 contro l’Inflation Reduction Act, fu ridimensionata in STEP e poi a 1,5 miliardi, dirottati sulla difesa. Oggi la storia si ripete. Il pacchetto non contiene un fondo dedicato: solo iniziative legislative (CADA, Chips Act 2.0) e strumenti esistenti come lo Scaleup Europe Fund e il futuro Fondo per la Competitività. L’ambizione politica non c’è“.
Benifei: “Bisogna capitalizzare davvero lo stack europeo per ridurre la dipendenza extra-UE, che oggi ci costa 264 miliardi l’anno”
Key4Biz. A cosa servirebbe e come dovrebbe essere alimentato secondo gli ideatori il Fondo?
Brando Benifei: “La Commissione aveva annunciato risorse fresche, poi ridotte a 1,5 miliardi e destinate alla difesa; i 50 miliardi erano solo un potenziale teorico da fondi già esistenti, serve invece capitalizzare davvero lo stack europeo: chip, cloud sovrano, IA, open source e infrastrutture digitali pubbliche, per ridurre la dipendenza extra-UE: attualmente l’UE spende 264 miliardi di euro all’anno principalmente in prodotti e servizi informatici proprietari statunitensi. EuroStack e l’industria chiedevano capitale su scala, alimentato dal bilancio UE, dalla BEI, da capitale privato e da debito comune europeo”.
L’Europa soffre di un crescente deficit di investimenti strategici
Il fondo sovrano avrebbe dovuto essere finanziato con varie risorse non ancora spese nell’ambito dell’attuale quadro finanziario pluriennale dell’Ue. Diciamo un modello di finanziamento ibrido.
“L’Europa sta perdendo terreno nella corsa tecnologica globale perché ha bisogno di più investimenti ad alto rischio nel settore dell’innovazione. Mentre i principali competitor internazionali stanno mobilitando ingenti capitali, il continente si trova ad affrontare un crescente deficit di investimenti strategici”, ha dichiarato mercoledì Virkkunen in sede di presentazione della strategia.
Tuttavia, Virkkunen si è limitata ad annunciare consultazioni con gli Stati membri, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e gli operatori finanziari sull’idea di costruire una “capacità azionaria europea” per consentire alle migliori aziende tecnologiche di competere sulla scena globale: “Se l’Europa vuole rafforzare la propria sovranità tecnologica e mantenere il controllo del proprio futuro digitale, è indispensabile che anche il capitale privato aumenti il proprio impegno”, ha sottolineato la vicepresidente della Commissione europea.
Come spiegato su La Matinale Européenne, in seno alla Commissione si riconosce adesso che, senza il fondo sovrano da 50 miliardi di euro, il pacchetto sulla sovranità tecnologica ne esce pesantemente indebolito e con problemi subito in partenza.
Jim Hagemann Snabe e il potenziale conflitto di interessi. Benifei: “Serve trasparenza immediata, presenterò una interrogazione“
Parallelamente alla scomparsa del fondo, la nomina del danese Jim Hagemann Snabe come “inviato speciale per l’intelligenza artificiale industriale” ha suscitato forti critiche. Snabe, scelto da Ursula von der Leyen e Henna Virkkunen, è stato inviato speciale della presidente per l’IA industriale, ma le sue posizioni di vertice in aziende del settore, tra cui le tedesche SAP e Siemens e la società americana C3.ai, sono considerate un possibile caso di conflitto di interessi da diversi membri del Parlamento europeo.
Key4Biz. On. Benifei, perché contesta la nomina a inviato speciale per l’AI del danese Jim Hagemann Snabe?
Brando Benifei: “Nominare il presidente di Siemens come inviato speciale per l’AI industriale manda un segnale politico sbagliato e crea un rischio di accesso privilegiato di un singolo incumbent su scelte che toccano cloud, chip, modelli e appalti. La Commissione parla di “robuste salvaguardie” ma senza dettagli; Snabe sospende Google Cloud e C3.ai, ma resta chairman Siemens. Servono pubblicazione di mandato, procedura, interessi e regole di astensione. Questa scelta crea un palese conflitto d’interessi e concede un accesso privilegiato a un singolo gigante, ignorando la ricchezza del nostro ecosistema: PMI, startup, lavoratori ed esperti indipendenti. Serve trasparenza immediata, presenterò una interrogazione“.
Articolo aggiornato alle ore 17:50 per un’errata interpretazione della prima risposta dell’On. Benifei.
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