Un ospedale del Kent nel Regno unito è il primo del sistema sanitario britannico (NHS) che utilizza l’AI come potenziale salvavita, uno strumento in grado di aiutare il personale sanitario a identificare delle infezioni allo stadio embrionale.
L’East Kent Hospitals NHS Trust utilizza l’AI al Kent e di Canterbury Hospital per analizzare informazioni cliniche come le analisi del sangue, la pressione sanguigna e la temperatura per individuare un livello di rischio infettivo per ogni singolo paziente.
Il software si chiama MEMORI
Il software, chiamato MEMORI, è frutto di una collaborazione tra l’ospedale e Sanome, un’azienda britannica di tecnologia sanitaria.
La caposala Julie Jones ha detto che il software ha permesso di “avere più tempo da dedicare ai pazienti, di prendersi cura di loro, invece di dover setacciare le cartelle cliniche”.
Obiettivo dell’NHS passare dall’analogico al digitale
Il piano decennale del NHS (Servizio Sanitario Nazionale britannico), che ha deciso di sposare appieno l’AI in corsia, è di passare dall’analogico al digitale e supporta l’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale come MEMORI, che è pienamente autorizzato come dispositivo medico.
Il software analizza le informazioni cliniche di routine già presenti nelle cartelle cliniche dei pazienti, tra cui osservazioni, farmaci e dati demografici, per generare un livello di rischio di infezione.
Il personale dell’East Kent, inclusi infermieri, assistenti sanitari, medici specialisti e terapisti, ha lavorato al suo sviluppo per garantire che fosse di sostegno alla pratica clinica reale.
Il software genera un punteggio sul rischio infezione dei pazienti
“Genera un punteggio che indica se un paziente è a rischio di sviluppare un’infezione prima ancora che questa si manifesti”, ha spiegato Jones.
Alla domanda se fosse probabile che sostituisse il personale, ha risposto: “Assolutamente no. Si tratta solo di fornire supporto. Sarà una situazione vantaggiosa per tutti. Sarà un bene per il paziente, per la sua riabilitazione e per la gestione dei posti letto in tutto l’ospedale. Quindi non può che essere positivo”.
AI come supporto e non sostitutivo
Il dottor Mike Bedford ritiene che l’intelligenza artificiale collaborerà sempre più con i medici in ambito clinico: “Questo è soltanto l’inizio. Lo strumento che stiamo utilizzando serve a prevedere le infezioni nosocomiali, ma in futuro vogliamo sfruttare questa collaborazione per fare molto di più”.
Bedford ha detto che il software, cosa ancora più importante, permetterà ai medici di tornare a dedicarsi a ciò che dovrebbero fare, ovvero prendersi cura dei pazienti, anziché a quello che è diventato un compito faticoso: interagire con il digitale e con la tecnologia informatica.
“Abbiamo constatato che l’85% dei medici utilizza lo strumento ogni singolo giorno. Se si somministra tempestivamente il trattamento corretto a un paziente, si può prevenire un peggioramento delle sue condizioni. Se un infermiere o un medico possono fidarsi delle informazioni che ricevono, possono fare ciò che sanno fare meglio, ovvero fornire assistenza”.
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