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In Italia pochi giudici e pm, ma spendiamo di più in Europa

La giustizia costa 5,9 miliardi l’anno, sopra la media. Per una sentenza 2.356 giorni

In sei anni e mezzo può nascere un figlio, imparare a camminare e a leggere, iniziare la scuola primaria e arrivare fino alla seconda elementare. Ed è lo stesso tempo che in Italia serve in media per chiudere una causa civile o commerciale: 2.356 giorni. Per la precisione ci vogliono 540 giorni per il primo grado, 753 giorni per il secondo grado, 1.063 invece per il terzo grado. Questi dati sconfortanti e che certificano il problema di una giustizia al rallentatore in Italia arrivano dal Rapporto Cepej 2024 sui sistemi giudiziari europei, pubblicato dalla Commissione per l’efficacia della giustizia del Consiglio d’Europa.

Quanti giudici e pm ha l’Italia

In vista del referendum sulla Giustizia, durante il qual gli italiani dovranno decidere sull’estrazione a sorte (all’interno di elenchi) dei magistrati e dei giudici del Csm, che diventano due, e sulla separazione delle loro carriere, è bene andare a vedere che cosa dicono i numeri. E, come vedremo nel dettaglio, i numeri dicono che spendiamo più della media anche se abbiamo, sempre in media, meno giudici e pm del resto d’Europa. Ma intanto vediamo che cosa dicono i numeri sui tempi della giustizia.

Dietro ai 2.356 giorni necessari per arrivare a una sentenza non ci sono solo fascicoli e scadenze, ma persone in carne e ossa. In un Paese di 58.850.717 abitanti, l’Italia dispone di 12,2 giudici professionali ogni 100.000 abitanti: in valore assoluto significa circa 7.180 giudici. Se si prende come riferimento la mediana dei Paesi del Consiglio d’Europa, l’Italia non figura tra quelli con la maggiore presenza di giudici: il valore centrale europeo è 17,6 giudici ogni 100.000 abitanti.

Il divario si amplia ulteriormente se si guarda ai pubblici ministeri: in Italia sono 3,8 ogni 100.000 abitanti, contro una mediana europea di 11,2, che corrisponde in termini assoluti a circa 2.235 pubblici ministeri sull’intero territorio nazionale. Anche il personale non togato, cioè il personale amministrativo che di fatto permette l’attività quotidiana di tribunali e procure, si colloca sotto il punto centrale europeo: 44,1 ogni 100.000 abitanti, mentre la mediana è 57,9. Che i tempi lenti della giustizia italiana dipendano da una carenza di personale?

Quanti magistrati aderiscono all’Anm

C’è una differenza evidente tra i numeri riportati dal Rapporto del Consiglio d’Europa e quelli diffusi dall’Associazione nazionale magistrati, legata ai diversi criteri statistici adottati e alla distinzione tra le funzioni della magistratura. L’Anm è l’organismo rappresentativo dei magistrati ordinari italiani: non è un organo istituzionale, ma un’associazione che tutela l’autonomia e l’indipendenza della categoria e ne rappresenta le posizioni nel dibattito pubblico. Se si considerano i dati dell’Associazione, gli iscritti sono 9.149 su un totale di 9.657 magistrati nel ruolo organico  (adesione superiore al 95%).

Quanto costa la giustizia italiana

Sebbene i tempi della giustizia italiana siano lunghissimi, l’Italia è uno dei paesi che spende più del valore centrale europeo per la giustizia. O forse è proprio per colpa dei tempi lunghi. Comunque secondo il Rapporto del Consiglio d’Europa la spesa complessiva del sistema giudiziario italiana è stata pari nel 2022 a 5.921.758.141 euro, con un aumento del 21,6% rispetto alla rilevazione del 2020.

In termini pro capite significa 100,6 euro per abitante, pari allo 0,31% del prodotto interno lordo: entrambi i valori sono superiori alla mediana dei Paesi del Consiglio d’Europa. La sola voce destinata ai tribunali raggiunge 67,2 euro per abitante, in crescita rispetto ai 53,4 euro del 2020. Anche il patrocinio a spese dello Stato assorbe una quota significativa: 6,3% del budget complessivo, pari a 6,4 euro per abitante.

Quanto guadagnano giudici e pubblici ministeri

Anche sul piano delle retribuzioni il confronto con la mediana del Consiglio d’Europa offre un’indicazione precisa. All’inizio della carriera un giudice italiano percepisce 46.812 euro lordi annui, mentre un pubblico ministero 42.249 euro. La mediana europea per la stessa fase di carriera è 57.500 euro: in valore assoluto l’Italia si colloca quindi al di sotto del punto centrale della graduatoria.  A fine carriera le cifre crescono però in modo significativo: 100.367 euro per i giudici e 70.090 euro per i pubblici ministeri. Anche in questo caso, però, la mediana europea è più alta e raggiunge 194.005 euro.

Se i giudici italiani guadagnano meno rispetto a colleghi europei, sicuramente sono ben remunerti rispettto agli stipendi che girano in Italia. Se si guarda infatti al rapporto con la retribuzione media nazionale, il quadro cambia prospettiva: all’inizio della carriera lo stipendio di un magistrato è pari a 1,7 volte il salario medio, mentre a fine carriera arriva a 5,8 volte.

Quanti procedimenti gestiscono le procure

Oltre ai tempi e alle risorse, il Rapporto misura anche il carico di lavoro effettivo del sistema. Nel 2022, in primo grado, si registrano 2,23 procedimenti civili ogni 100 abitanti, 1,87 procedimenti penali e 0,09 procedimenti amministrativi. Su scala nazionale significa milioni di fascicoli che ogni anno entrano negli uffici giudiziari. Sul versante delle procure il dato è ancora più specifico e riguarda esclusivamente i pubblici ministeri: nel 2012 ciascun pubblico ministero riceveva in media 1.811,33 procedimenti, mentre nel 2022 il numero scende a 1.192,80.

Quanto agli esiti, il 69% dei procedimenti viene archiviato nell’anno di riferimento, mentre il 17% arriva in giudizio. Tra le archiviazioni, il motivo principale è la mancata identificazione dell’autore, che incide per il 60% dei casi. I numeri mostrano un sistema che continua a gestire un flusso elevato di procedimenti, con una forte selezione nella fase delle indagini e un carico ancora significativo per ogni pubblico ministero.

Tribunali italiani e riduzione dell’arretrato

C’è però un numero che ribalta l’idea più diffusa. Se pensiamo ai tribunali come a una pila di fascicoli sulla scrivania, nel 2022 quella pila, almeno in teoria, si è assottigliata. Nel civile, per ogni 100 nuove cause iscritte in primo grado, ne sono state chiuse 104; in secondo grado addirittura 126. Nel penale il rapporto è di 105 in primo grado e 112 in secondo. Nell’amministrativo si arriva a 134 già al primo grado. In parole semplici: il sistema oggi definisce più procedimenti di quanti ne riceva, e quindi riduce progressivamente l’arretrato.

Informatizzazione della giustizia italiana: dati positivi

Se c’è un terreno su cui l’Italia gioca in attacco è quello del digitale. Messa in modo semplice: nei tribunali italiani la tecnologia è usata più che nel Paese “medio” europeo. L’indice di diffusione delle tecnologie informatiche vale 6,49 su 10, mentre il valore centrale dei Paesi del Consiglio d’Europa si ferma a 4,16. Il distacco è evidente e per una volta è in chiave positiva.

Ancora più chiaro è il dato sull’accesso digitale alla giustizia, che arriva a 6,88, e quello del settore civile, che tocca 7,67. Significa che strumenti come il deposito telematico degli atti, la consultazione online dei fascicoli e la gestione digitale delle procedure sono più diffusi rispetto al punto centrale europeo. In un sistema che resta lento nei tempi e ha meno magistrati della mediana, la tecnologia è uno dei pochi indicatori sopra la soglia europea e può rappresentare una base concreta da cui partire per migliorare ulteriormente l’efficienza della giustizia italiana.

Fonte: Rapporto Cepej 2024 sui sistemi giudiziari europei, Associazione Nazionale Magistrati
I dati sono aggiornati al 2022

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