Trump lascia Pechino elogiando Xi, ma a mani vuote?
Poche ore fa l’Air Force One è decollato dall’aeroporto di Pechino per riportare a casa il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo numeroso equipaggio fatto di funzionari statali e alcuni tra gli imprenditori più ricchi e potenti del mondo. La visita di Stato di Trump in Cina si è conclusa, questa l’unica certezza, molto meno però si sa su eventuali accordi commerciali e soprattutto tecnologici tra le due superpotenze in competizione per la leadership globale digitale.
Il Presidente americano ha avuto parole di elogio per il suo omologo cinese, Xi Jinping, definendolo “un grande leader”, addirittura “un amico”. Al centro dei tre giorni di incontri e tavole imbandite, certamente ci sono state le questioni politiche più scottanti, Taiwan e Iran in testa, la Russia anche, le tensioni commerciali che interessano i rapporti tra le due grandi economie, la necessità di un migliore coordinamento sui temi internazionali e il rafforzamento della comunicazione tra le due principali sponde del Pacifico.
Mosca, nel frattempo, ha seguito tutto con grande attenzione, come ha riferito il portavoce del Presidente russo. Anche Vladimir Putin, infatti, volerà in Cina nei prossimi giorni: “speriamo di avere informazioni di prima mano su quanto si sono detti (Trump e Xi, ndr).Quando saremo in Cina, ci sarà una buona opportunità per scambiare opinioni sui contatti che i cinesi hanno avuto con gli americani”, ha commentato il portavoce Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
Erano tante le attese, a dire il vero, in particolare quelle relative ad eventuali accordi sui chip AI e gli hardware necessari allo sviluppo delle infrastrutture digitali, ma in base a quanto riportato dalla stampa americana ed internazionale Trump è ripartito a mani vuote.

Perché Trump si è portato un codazzo di super CEO in Cina? Soft power? Marketing di Stato? O puro business?
Pensando al gran numero di super CEO delle più grandi imprese americane, che per capitalizzazione di mercato rappresentavano tutte assieme decine di trilioni di dollari di valore, ci si aspettava un risultato rilevante in termini di strategie industriali e tecnologiche, in particolare per i chip AI.
Sull’aereo presidenziale sedevano Jensen Huang di Nvidia, Elon Musk di Tesla e SpaceX, Tim Cook di Apple, più alti dirigenti di Meta e Qualcomm, solo per citare le aziende pi conosciute al grande pubblico.
Secondo quanto riferito dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, le società americane hanno avuto modo di presentare proposte e piani industriali ai corrispettivi cinesi, ricevendo rassicurazioni sulla volontà del gigante asiatico di aprire, ancora di più, il proprio mercato alle imprese americane.
La partita chiave dei chip AI e delle terre rare
Greer ha però anche confermato che non si è parlato di “accordi o controlli” sulle esportazioni di chip durante il bilaterale Trump-Xi.
Al momento, secondo quanto riportato dalla Reuters, si sa solo che, già prima del volo verso Pechino di Trump, gli Stati Uniti avevano autorizzato la vendita di chip H200 per l’intelligenza artificiale di Nvidia a diverse società tecnologiche cinesi.
In cambio, i cinesi hanno promesso di allentare la stretta sul flusso di terre rare e minerali critici verso gli stati Uniti. Questo è un settore che la Cina controlla rigidamente e che però è fondamentale per la transizione digitale ed energetica di tutti i mercati occidentali, compreso quello americano.
Si attendeva qualche indiscrezione sulla proroga dell’accordo in vigore tra USA e Cina e anche qui Greer è stato molto sibillino: “Ci sono buone probabilità…vedremo, c’è la volontà di entrambe le parti di continuare e anzi estendere la capacità di approvvigionamento, ma sono processi lenti”.
Vanno a gonfie vele, invece, gli affari della famiglia Trump sulle criptovalute e l’AI. Accordi con i vertici del Partito comunista cinese?
In compenso, Eric Trump, terzogenito del presidente degli Stati Uniti e top manager della Trump Organization (la grande cassaforte della famiglia Trump), sembrerebbe aver chiuso affari d’oro in Cina. Accompagnando il padre nel viaggio di Stato, Eric avrebbe perfezionato accordi (di cui al momento non si sa molto) con un’azienda cinese attiva nel settore dell’AI, la Nano Labs.
Accordi relativi alla costruzione di data center AI negli Stati Uniti e che vedono della partita anche un’azienda americana delle criptovalute, Alt5Sigma.

Nella Alt5Sigma sarebbero stati investiti milioni di dollari direttamente dalla World Liberty Financial (piattaforma di trading in criptovalute fondata nel 2024 dalla famiglia Trump), racconta Marco Contini su La Repubblica, nel cui board siedono Zach Witkoff come presidente (fidato mediatore del Presidente Trump nelle principali crisi internazionali), e Eric Trump come osservatore.
Anche i figli di Witkoff sono presenti nella World Liberty Financial.
Un intreccio di affari e famiglie di potere, dunque, che però ha messo in allarme il Congresso degli Stati Uniti perché, secondo quanto riportato dal Financial Times, la Nano Labs è una società che vede impegnati i vertici del Partito comunista cinese e probabilmente delle stesse forze armate cinesi.
Le criptovalute della famiglia Trump hanno generato oltre 1 miliardo di dollari di profitti dai progetti crypto, secondo un’analisi Reuters, con World Liberty Financial come impresa più redditizia. Il progetto è stato anche al centro di controversie legali, tra cui una causa per diffamazione contro l’imprenditore crypto Justin Sun, accusato di aver condotto una campagna di diffamazione pubblica e di aver corteggiato il progetto per poi fare shorting del token.
La combinazione tra affari privati della famiglia Trump e il progetto crypto World Liberty Financial solleva notevoli questioni di conflitto di interesse, trasparenza e possibile influenza su regolamenti e politiche pubbliche, soprattutto in un contesto in cui il presidente americano controlla direttamente o indirettamente progetti finanziari ad alto rischio e ad alta esposizione mediatica.
Quegli strani investimenti di Trump in Apple, Tesla e Nvidia
Appena conclusa la visita ufficiale di Donald Trump in Cina, sono emersi nuovi dettagli sulle operazioni finanziarie del presidente americano legate ad alcune delle aziende presenti nella delegazione che lo ha accompagnato nel viaggio.
Secondo i dati dell’Ufficio per l’etica governativa degli Stati Uniti, ripresi dalla stampa economica americana e riportati da Sandra Riccio su La Stampa, nei primi mesi del 2026 Trump avrebbe incrementato in modo rilevante i propri investimenti in Apple, arrivando a destinare fino a 7,2 milioni di dollari al gruppo guidato da Tim Cook.
Al fianco del presidente, durante la missione in Cina, c’erano anche Elon Musk, Jensen Huang di Nvidia e Kelly Ortberg di Boeing. Le analisi finanziarie statunitensi sottolineano inoltre come, nei mesi precedenti alla visita, Trump abbia effettuato diverse operazioni di acquisto e vendita sui titoli proprio di queste aziende. C’è da chiedersi fino a che punto tutto questo sia normale e fino a che punto tutto questo non abbia ricadute serie sullo stato di salute della democrazia americana e non solo.
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