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In Brasile la prima ‘social smart city’ a basso costo, sostenibile ed aperta a tutti

È stato presentato ieri all’Expo di Milano, in occasione di un seminario di approfondimento sulle opportunità nell’area nord-est del Brasile, organizzato nel Padiglione Brasiliano dalle Camere di Commercio Italo-Brasiliane di San Paolo e Fortaleza, in collaborazione con Apex-Brasil (Agenzia Brasiliana per la Promozione delle Esportazioni e degli Investimenti), il progetto di social smart city in via di realizzazione nello stato brasiliano del Ceará, a circa 55 chilometri da Fortaleza.

Il primo insediamento è quello di Croatá Laguna Ecopark e vedrà il completamento della prima tappa dei lavori di urbanizzazione nel maggio 2016. Una volta terminato, si estenderà su una superficie di 330 ettari e conterà circa 21.000 abitanti, per un totale di 6.000 case e quasi 6.800 lotti complessivi, comprendendo insediamenti artigianali e industriali. La sua realizzazione è principalmente finalizzata al programma ‘Minha Casa, Minha Vida’ varato dal governo brasiliano.

Non più grandi investimenti decisi dall’alto per costruire insediamenti destinati alle élite ma operazioni di costruzione civile economicamente sostenibili, localizzate in aree periferiche, dove i minor costi sostenuti per acquisire l’area di insediamento della futura Smart City vengono impiegati per dotare la nuova di infrastrutture, servizi e progetti innovativi d’eccellenza – ha spiegato Gianni Savio, Chief Operating Officer di Planet Idea – In questo modo la smart city diventa un’idea democratica, che può essere presa in considerazione dalle amministrazioni locali per intervenire in situazioni di emergenza abitativa”.

Si tratta di un format di città intelligente, sviluppato da Planet Idea e dallo studio Recs Architects, fortemente orientato al cittadino, le smart communities, l’inclusione sociale e l’housing sociale. Un’idea alternativa di urbanizzazione che opera all’insegna dell’evoluzione del vecchio concetto di città tecnologica, trasformandolo in un modello di sviluppo centrato sulle esigenze della cittadinanza (tutta, non solo quella economicamente più dotata), sull‘efficienza energetica ed il risparmio idrico, sull’ottimizzazione delle risorse, sulla mobilità intelligente che non inquina (biciclette, pisce ciclabili, aree pedonali, limitazione della velocità a 30 Km/h).

La città intelligente diventa più inclusiva, più accessibile, aprendosi alle fasce di reddito medio-basso, e ridefinisce le nozioni di social housing, affermando che l’economicità di una costruzione non ne esclude la qualità.

Come ha sottolineato in sede di presentazione Pier Maria Giordani, CEO Recs Architects e co-founder di Planet Idea: “A scala metropolitana è semplicemente la convinzione che non può esserci un predominio tra le parti costruite e quelli naturali. Greenfield e brownfield, città e campagna, devono bilanciarsi. Si deve concretizzare la negazione di un unico centro e la proposizione di una multicentralità all’interno della città. Il paesaggio urbano deve costruirsi per poli ed è l’unica strategia per vincere la città diffusa, la sprawl city”. “A scala urbana l’equilibrio deve esistere prima di tutto tra residenza e spazio pubblico – ha inoltre specificato Giordani –Se non si avvera questa condizione il progetto fallisce. La periferia che noi tutti conosciamo è la rappresentazione di questo mancato equilibrio, è la prova dell’assoluto predominio della residenza rispetto a qualsiasi altra funzione”.

Un modello di città che ha come obiettivo la consegna “chiavi in mano” alla comunità di riferimento e che può essere adattato ai contesti locali e applicato in parti diverse del mondo. Si basa su una pianificazione urbanistica declinata secondo un mix use: l’equilibrio tra le zone residenziali, le aree verdi (con la natura considerata come alleato di ‘resilienza’ contro la forza dei cambiamenti climatici) e quelle commerciali e industriali.

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