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Imprese di macchine per imballaggi, la classifica

L’Emilia Romagna è la packaging-valley. Il settore fattura 8,5 miliardi

Nel 2022 è stato di otto miliardi e 537 milioni il giro d’affari complessivo delle imprese che producono macchine per imballaggi in Italia, un record mai toccato in precedenza. Rispetto al 2021 vi è stata una crescita del 3,6%. L’Italia è del resto tra i leader mondiali del settore, al punto che ben il 77% di questo fatturato è generato all’estero, attraverso le esportazioni, in particolare verso la Ue, che assorbe il 38,4% di tutto l’export, e l’Asia, dove va il 18,8%.

È anche per questo che vi è molto fermento per la messa a punto del nuovo regolamento europeo Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation), che si propone di cambiare a fondo l’utilizzo degli imballaggi. Da un lato si punta a una loro riduzione, attraverso, per esempio, il divieto di quelli monodose, come le bustine di ketchup, o prevedendo nel comparto ortofrutta di non impacchettare quantità inferiori a 1,5 kg. Dall’altro la Commissione Europea vuole passare dal riciclo al riuso, quindi introducendo sistemi di vuoto a rendere o contenitori riutilizzabili, per esempio nei bar o nella ristorazione collettiva. L’industria italiana del settore è da tempo molto orientata, invece, a una produzione che si adatti alla raccolta differenziata. Dovrebbe quindi riconvertirsi, ma soprattutto soffrirebbe una riduzione delle vendite a causa di un calo dell’utilizzo di imballaggi, sia in plastica che in carta che in altro materiale.

I.M.A dei Vacchi domina il settore con quasi due miliardi di ricavi

Ma quali sono i produttori italiani più importanti? Quelli della Packaging Valley emiliana, l’area lungo la via Emilia in cui nel tempo sono sorte imprese altamente tecnologiche e intensamente vocate all’export nel campo della produzione di impianti per imballaggi.  Si occupano sia di rifornire direttamente le aziende che devono impacchettare i propri prodotti, tra cui alcuni molto specifici, pericolosi, delicati, dal settore alimentare al chimico, sia di fornire macchinari a quelle imprese che invece gli involucri e gli imballaggi li fabbricano e li rivendono ai propri clienti.

Come si vede dalla nostra infografica, l’azienda più importante del comparto è I.M.A, Industria Macchine Automatiche, con sede a Ozzano dell’Emilia, nella Città Metropolitana di Bologna, fondata nel 1961 e acquisita poco dopo, nel 1963, dalla famiglia Vacchi. È passata dalla produzione di macchine automatiche per il confezionamento del tè nei sacchetti a quella di impianti per l’imballaggio dei medicinali, dei cosmetici e di molto altro. È diventata una multinazionale con sedi in tutto il mondo anche attraverso una serie lunghissima di acquisizioni iniziate in Italia e proseguite in Cina, negli Usa, in India e altrove.

Nel 2023 la banca d’affari americana Bdt & Msd Partners ha acquisito il 45% del gruppo, ma la maggioranza rimane in mano ai Vacchi, che nel 2022 hanno realizzato un fatturato di un miliardo, 990 milioni e 343 mila euro, ben 302 milioni in più che nel 2021.

L’86% dei ricavi di I.M.A è realizzato all’estero

La gran parte di questi ricavi, l’86%, è stato realizzato grazie alle vendite all’estero. Del resto il 42% dei circa 6.900 dipendenti del gruppo lavora in imprese controllate che producono impianti per imballaggio fuori dall’Italia. Oggi sono attive sia nel mercato farmaceutico che in quello food & beverage, e poi ancora nel campo della cura personale, dell’e-commerce, dei prodotti igienici, del tabacco.

Più focalizzati sul settore Pharma e nella cosmetica è Marchesini Group, al secondo posto tra le imprese di costruzione di macchinari per imballaggi. Anch’essa emiliana, di Pianoro (BO) e di proprietà familiare, è stata fondata nel 1974 e deve alle esportazioni ben l’87% dei 508 milioni e 331 mila di ricavi realizzati nel 2022. Ha sedici filiali all’estero, anche in India, Messico, Thailandia, Cina, da cui opera per vendere in 116 Paesi, ma gli stabilimenti sono tutti in Italia, cinque in Emilia-Romagna e sei tra Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Lazio.

Tra le imprese più importanti negli imballaggi anche G.D., leader nel mercato del tabacco

Al terzo posto G.D., sede a Bologna, leader nell’ambito delle macchine per la produzione e confezionamento di sigarette, produzione di filtri, altri prodotti del tabacco e prodotti speciali. Più antica delle prime due, ha visto la luce un secolo fa, nel 1923, come fabbrica di motociclette, convertita nei primi decenni di vita in azienda di produzione di macchine impacchettatrici, per poi concentrarsi negli anni ’60 sul tabacco. Tramite investimenti e le acquisizioni sul mercato globale oggi controlla 14 società in tutto il mondo, dal Brasile agli Usa, dall’Indonesia al Giappone, che operano su 110 Paesi. È parte del più grande gruppo Coesia, sempre italiano, e con i circa 2.600 dipendenti ha realizzato nel 2022 un fatturato di 453 milioni e 417 mila euro.

Sempre emiliana, ma con sede a Modena, è Tetra Pack Packaging Solutions, parte del colosso multinazionale del packaging, che nel 2022 ha avuto un fatturato di 401 milioni e 539 mila euro.

EMS Group, l’azienda nata nel 2018 da una fusione

Un settore così radicato in Emilia non può non occuparsi di agro-alimentare, un’altra eccellenza della regione. Infatti EMS Group, con sede a Montecchio Emilia (RE), è specializzata proprio nella progettazione e produzione di linee complete di pallettizzazione, depallettizzazione, confezionamento e movimentazione per l’industria alimentare, delle bevande, del vetro e delle lattine.

È un’azienda recente, nata nel 2018 dalla fusione di altre realtà dello stesso segmento sulla spinta del fondo Xenon Private Equity e l’anno scorso ha quasi raddoppiato il proprio fatturato passando dai 117,5 milioni del 2021 ai quasi 214 milioni del 2022. Due i siti di produzione, entrambi in Emilia, e filiali a Lione, in Francia, e Tampa, negli Usa.

Di soluzioni riguardanti il food & beverage, per esempio di macchinari per il riempimento e confezionamento di bottiglie d’acqua e di vino o di lattine di birra, si occupa anche Sidel, di Parma, 204 milioni e 623 mila euro di fatturato.

Nella top 10 delle imprese del settore imballaggi solo una non è emiliana. Si tratta di C.M.C, umbra, al nono posto con un fatturato, nel 2022, di 110 milioni e 914 mila euro. L’azienda di Città di Castello è stata fondata nel 1980 e si occupa in particolare di macchinari per la cartotecnica e per il packaging adatto al mondo e-commerce e delle spedizioni.

Sacmi è specializzata in imballaggi di dolci e cioccolata

Ricavi superiori a essa hanno avuto Sacmi packaging & Chocolate, 130 milioni e 916 mila euro, e Ocme, 125 milioni e 863 mila, rispettivamente di Imola e di Parma.

La prima, nata nel lontano 1907, come è evidente dal nome tra i prodotti di punta ha impianti per la produzione e il confezionamento della cioccolata e di altri dolciumi, che si tratti di tavolette, praline, di forme cave come le uova di Pasqua o ancora di caramelle dure e gelatine. La seconda, fondata nel 1954, fa parte ora di Aetna Group, una realtà globale con 12 filiali e 10 impianti produttivi in tutto il mondo che comprende anche altre aziende controllate che si occupano di packaging. Nel caso di Ocme, nello specifico, è presente una fabbrica anche nello Zehjiang, in Cina.

A chiudere l’elenco delle 10 aziende più importanti del settore è Clevertechcon 105 milioni e 926 mila euro di fatturato, nata nel 1987 a Cadelbosco di Sopra (RE). Spazia in tutti i settori ma è specializzata nella produzione di macchinari da imballaggio di fine linea, come avvolgitrici, chiuditrici di cartoni e pallettizzatori.

Dati del 2022
Fonte: Bilanci delle aziende

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