Vaticano

ilprincipenudo. Tutto sulle dimissioni di Monsignor Viganò, Ministro della Comunicazione del Vaticano

Papa Francesco accetta ‘con fatica’ il passo indietro dopo il caso della lettera di Ratzinger, ma gli chiede di restare come Assessore. Il ‘new deal’ della Santa Sede e le riforme di Papa Bergoglio.

di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale - IsICult) |
Angelo Zaccone Teodosi

ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

La notizia è esplosiva: Dario Edoardo Viganò lunedì scorso si è dimesso da Prefetto della Segreteria per la Comunicazione (Spc) della Santa Sede, in altre parole si è dimesso il Ministro per la Comunicazione del Vaticano ed il Papa ha accettato oggi le dimissioni.

La prima agenzia a diramare la notizia, resa nota dal Direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, alle 12.05 di oggi, è stata Askanews.

Dopo il controverso caso della lettera di Benedetto XVI, ieri l’altro, lunedì 19 marzo, Monsignor Viganò ha scritto al Pontefice ed ha comunicato la propria volontà di “farsi da parte”, per evitare che la polemica disturbasse oltre la politica e l’immagine di Papa Francesco, e finisse per ostacolare la grande riforma del “governo” vaticano.

Papa Bergoglio ha accettato oggi, mercoledì 21 marzo, la rinuncia, e, fino alla nomina del nuovo Prefetto, la Segreteria sarà guidata dal Segretario del medesimo Dicastero, Monsignor Lucio Adrián Ruiz.

Impressiona osservare il “new deal” comunicazionale del Vaticano: sia la lettera di Monsignor Viganò sia la risposta del Pontefice sono state rese di pubblico dominio, nella loro interezza (e finanche in formato… pdf). Fino a pochi anni fa, una dinamica di questo tipo sarebbe stata impensabile, e già questa fenomenologia è sintomatica di un nuovo corso del Vaticano che merita essere apprezzato: una trasparenza eccellente, da far invidia allo Stato italiano…

Inizia così la lettera di Viganò: “In questi ultimi giorni, si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015, e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo, e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone che con me hanno lavorato in questi anni, e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito dal Motu Proprio “L’attuale contesto comunicativo” del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità”.

Continua Dario Viganò: “In occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come “la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento ‘delle’ persone – che senz’altro avviene e avverrà – ma con la conversione e ‘nelle’ persone”.

L’ex Ministro delle Comunicazioni del Vaticano crede che il suo “farsi in disparte” possa rappresentare “occasione feconda di rinnovamento”: cita l’incontro di Gesù con Nicodemo (Gv 31, 1), ovvero il tempo nel quale imparare a “rinascere dall’alto”. “Del resto non è la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio, stile che da sempre ho cercato di vivere”.

La citazione: “Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”.

Il “casus belli”: in occasione della presentazione della collana “La teologia di Papa Francesco”, pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev), 11 volumi curati da Roberto Repole, avvenuta lunedì 12 marzo, Monsignor Viganò aveva letto una lettera del Pontefice emerito Benedetto XVI che contestava lo “stolto pregiudizio” sulla formazione teologica di Francesco e sottolineava la “continuità interiore” tra i due pontificati.

In tutta la mia vita”, era una parte della lettera letta da Viganò ma non presente nel comunicato ufficiale della Segreteria per la Comunicazione, “è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto sui libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo anche solo per ragioni fisiche non sono in grado di leggere gli 11 volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunto”.

Giorni dopo, il giornalista Sandro Magister ha reso noto che nella missiva c’era un’ultima parte, né letta né presente in alcun comunicato: “Solo a margine, vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hünermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della ‘Kolner Erklarung’, che, in relazione all’enciclica ‘Veritas Splendor’, attaccò in modo virulento l’autorità magistrale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la ‘Europaische Theologengeselleschaft’, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito questo orientamento, prendendo quello organizzazione un normale strumento di incontro tra teologi. Sono certo che avrà comprensione per il mio diniego e la saluto cordialmente. Suo Benedetto XVI”.

Per chi conosce Benedetto XVI e le sue diatribe con altri teologi tedeschi, non si tratta certo di una novità, ma – senza dubbio – il significato politico della vicenda è deflagrante.

Chi è Peter Hünermann, tanto inviso a Ratzinger? Ottantanovenne cattedratico a Tubinga, definì Benedetto XVI un uomo “cresciuto nella vecchia epoca, con la vecchia teologia precedente il Concilio”, ed in un recente commento sul lascito più grande del pontificato ratzingeriano ha risposto: “Il fatto di ritirarsi” (!!!). Tra l’altro Hünermann firmò qualche anno fa un appello (tra i firmatari anche Hans Küng) con cui si chiedeva l’ordinazione delle donne al sacerdozio, l’ordinazione di uomini sposati, la partecipazione dei laici alla nomina dei vescovi e dei parroci, la “non esclusione” di divorziati risposati e di quanti vivono in un’unione tra persone dello stesso sesso… I proponenti chiedevano libertà: “libertà del messaggio evangelico” e “libertà di coscienza”. Tesi che ci sembra siano state, almeno in parte ed in prospettiva, accolte da Papa Francesco…

Quella che doveva essere una lettera di sostegno di Benedetto a Francesco finisce con il mettere in contrapposizione il Papa emerito con il Papa regnante.

Askanews, in un’accurata ricostruzione della vicenda, utilizza l’efficace espressione di “effetto boomerang”.

Viganò è quindi finito al centro delle polemiche, ed è stato considerato il responsabile di una “omissione”, e finanche di una “censura”. Alcuni attacchi alla sua persona son stati veramente aggressivi, in particolare da parte del quotidiano “La Notizia” (diretto da Gaetano Pedullà).

Il 12 marzo, nella “Sala Marconi” della Segreteria per la Comunicazione, alla vigilia dei cinque anni di pontificato di Bergoglio, Viganò aveva presentato la versione, poi risultata parziale, della lettera di Ratzinger a sostegno di Francesco. La lettera di Joseph Ratzinger, presentata come una difesa di Bergoglio da parte di Ratzinger, aveva alcune righe sfocate…

Il quotidiano “Il Foglio” ha chiesto alla direzione della Sala Stampa del Vaticano perché dal comunicato diffuso ai giornalisti fosse stata tagliata una parte della lettera: la risposta, è stata che questa parte “non è stata eliminata. Semplicemente, la lettera è personale e dunque non si riteneva utile (neanche elegante) leggere tutto”.

Inoltre, nella foto diffusa ai media, il paragrafo “misterioso” era stato oscurato. L’Associated Press – senza dubbio una delle più autorevoli agenzie di stampa al mondo – ha protestato, parlando di “manipolazione” che va contro “l’etica professionale giornalistica”. Sul secondo foglio, dove è visibile solo la firma autografa di Benedetto XVI, era (non) casualmente posizionata l’opera omnia con gli 11 volumi. A ventiquattro ore di distanza, il Vaticano chiariva che non c’era stata alcuna ritoccata, ma che la foto era “artistica”. Qualcuno ha commentato: più che “artistica”… “manipolata ad arte” (c’è chi ha sostenuto che fosse stata simpaticamente “taroccata”).

Sabato scorso (17 marzo), dopo tante polemiche, la Segreteria per la Comunicazione, ha reso noto l’intero paragrafo nel quale Benedetto XVI criticava la scelta di inserire Hunerman fra i teologi chiamati a commentare il pensiero di Francesco.

Il Prefetto Viganò ha così motivato la decisione: “Della lettera, riservata, è stato letto quanto ritenuto opportuno e relativo alla sola iniziativa, e in particolare quanto il Papa emerito afferma circa la formazione filosofica e teologica dell’attuale Pontefice e l’interiore unione tra i due pontificati, tralasciando alcune annotazioni relative a contributori della collana. La scelta è stata motivata dalla riservatezza, e non da alcun intento di censura. Per dissipare ogni dubbio, si è deciso quindi di rendere nota la lettera nella sua interezza”.

In effetti, la lettera di Ratzinger pare fosse stata consegnata in busta recante la dicitura “riservata personale”. Qualcuno si domanda – giustamente – per quale ragione la Lev – Libreria Editrice Vaticana abbia potuto commissionare ad un professore tedesco che simpatizzava per i movimenti anti-Papa Ratzinger un saggio sulla teologia del Pontefice regnante… o per quale ragione si chiedesse al Papa emerito una sorta di “benedizione”…

L’incidente poteva ritenersi positivamente chiuso, ma, evidentemente, a fronte del rischio di una rinnovata marea di critiche Monsignor Viganò e Papa Francesco hanno deciso di stimolare una pacificazione degli umori.

Siamo sicuri che la decisione sia stata condivisa.

Le parole di Francesco nei confronti di Viganò sono ben impressionanti: “A seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere ‘un passo indietro’ nella responsabilità diretta del dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da prefetto. Le chiedo di proseguire restando presso il dicastero, nominandola come assessore per il dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con l’imminente fusione dell’Osservatore Romano all’interno dell’unico sistema comunicativo della Santa Sede e l’accorpamento della Tipografia Vaticana”.

Il Papa esplicita la gratitudine nei confronti del presbitero: “Il grande impegno profuso in questi anni nel nuovo dicastero, con lo stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana, ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l’acquisizione di uno spirito di servizio“. Bergoglio ringrazia infine Viganò “per l’umiltà e il profondo sensus ecclesiae”.

La querelle è sostanziale e formale, e potrebbe rappresentare un caso di studio, in mediologia. Ma va ben oltre.

Va segnalato che Sandro Magister, vaticanista de “l’Espresso”, è un estimatore di Joseph Ratzinger e si mostra non di rado critico con Francesco: è stato Magister a riportare integralmente il paragrafo della epistola nel suo blog “Settimo Cielo”.

Il “piccolo” episodio rivela la profondità dello scontro ancora in atto tra due “anime” del Vaticano: volendo semplificare, il conservatore Ratzinger e l’innovatore Bergoglio. O finanche, volendo esasperare, il “reazionario” ed il “rivoluzionario”.

La vecchia Chiesa versus la Chiesa nuova.

Se Joseph Ratzinger ha sempre voluto smentire, pubblicamente e privatamente, un contrasto con il suo successore, non pochi “ratzingeriani” usano invece Benedetto XVI per attaccare Francesco. C’è una sorta di azione carsica, sui blog, sui giornali o nei conciliaboli dentro e fuori dal Vaticano. Cercano con attenzione una qualche citazione ratzingeriana per mettere in discussione le riforme di Bergoglio: dalla comunione ai divorziati risposati alle parole di accoglienza verso gli omosessuali a quelle sul perdono di peccati come l’aborto…

Il Papa regnante non ha certo necessità della legittimazione del suo predecessore: basta certamente quella del Conclave che lo ha eletto. E peraltro chi ha detto che “per fare il Papa” un Papa debba essere un grande teologo, e non, ad esempio, un filosofo come Giovanni Paolo II, un diplomatico come Giovanni XXIII o un comunicatore come Paolo VI

Dopo il Cardinale George Pell, che ha lasciato – sospeso, non dimessosi (è tutt’altra storia…) – la guida della Segreteria per l’Economia per rispondere, in un tribunale in Australia, alle accuse di pedofilia, Viganò è il secondo “capodicastero” che Papa Francesco perde dopo aver nominato.

Dario Edoardo Viganò, 55 anni, apprezzato dai più per cultura ed eleganza, è un grande esperto di cinema e di media: come mediologo, ci limitiamo a ricordare il monumentale (1.300 pagine) “Dizionario della Comunicazione”, di cui è stato curatore nel 2009 (per i tipi di Carocci). È stato professore alla Lumsa e alla Luiss. Professore ordinario di Teologia della Comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense, è stato Preside dell’Istituto pastorale “Redemptor Hominis” dal 2006 al 2012, e Direttore del Centro Lateranense Alti Studi. È poi approdato alla presidenza della Fondazione Ente dello Spettacolo (Feds, organismo della Cei – Conferenza Episcopale Italiana), ed alla guida del Centro Televisivo Vaticano. Dopo le dimissioni di Ratzinger (fu Viganò a “girare” la scena quasi felliniana dell’elicottero del Papa emerito che lascia il Vaticano per Castel Gandolfo) ed il Conclave che ha eletto Bergoglio (fu Viganò uno dei primissimi a entrare in Cappella Sistina per le prime riprese del nuovo eletto), il Papa lo ha voluto alla guida del nuovo dicastero, che ha avuto il compito, in questi anni, di riformare il delicato settore dei mass media vaticani, portandolo ad una gestione unitaria e sinergica: Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, “Osservatore Romano”, Tipografia Vaticana, Sala Stampa della Santa Sede.

Si è trattato di un compito arduo: Viganò ha analizzato e studiato per razionalizzare, accorpare, risparmiare, con l’obiettivo finale di rilanciare la comunicazione della Santa Sede in chiave moderna (e finanche post-moderna) e contemporanea. Il fulcro del sistema, frutto di un processo di consolidamento sul piano economico e tecnologico, è rappresentato dal Centro Editoriale Multimediale: una struttura unificata per la produzione quotidiana di qualsiasi tipologia di contenuto (audio, testi, video, grafica…), in modalità multilingua e multicanale, che operava sotto la guida della Direzione Editoriale, tenuta appunto da Viganò. Il tutto sotto un “brand” come Vatican News.

Si è trattato di un’intrapresa che ha evidentemente provocato non poco malumore e gli ha guadagnato più di un nemico. Lo scorso settembre, a margine di un incontro alla Luiss su “Comunicazione e tecnologia”, disse una frase che riletta oggi può apparire profetica: “chi non applica nuovi rimedi si deve preparare a nuovi mali, perché il tempo è il più grande innovatore”.

Basti ricordare che era stata la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, a fine settembre, a bloccare (da dentro il Vaticano) l’accesso alla pagina web da cui si si poteva aderire alla iniziativa che accusa il Papa di sette eresie, collegate a quanto scrive nella “Amoris Laetitia”. Il blocco fu deciso “in accordo alle politiche di sicurezza nazionale”, come recitava la scritta che compare a chi dal Vaticano cerca di accedere alla pagina www.correctiofilialis.org.

Da nessun computer del Vaticano, dunque, si poteva né si può aderire alla petizione del sito, che accusa Papa Bergoglio di eresia, di modernismo e di troppo entusiasmo per Martin Lutero. Tra le 62 firme, quelle di Ettore Gotti Tedeschi (ex Presidente dello Ior) e Bernard Fellay (scomunicato da papa Giovanni Paolo II nel 1988 perché consacrato senza mandato pontificio dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, e Ratzinger nel 2009 ha revocato la scomunica…): nella lettera lunga 25 pagine si chiede a Papa Francesco chiarezza sulle novità introdotte dalla “Amoris Laetitia” in materia di matrimonio e famiglia e si indicano “sette posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti”…

È già scattato il toto-nomine del post-Viganò: dal vescovo irlandese Paul Tighe (Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura) ricevuto nei giorni scorsi dal Papa al il monsignore di Curia Carlo Maria Polvani (già Responsabile dell’Ufficio Informazioni della Segreteria di Stato, e che qui ci piace ricordare per un articolo su “L’Osservatore Romano” del 20 dicembre 2017, intitolato “Gli algoritmi non sono neutri”).

Auguriamoci comunque che la innovativa strategia mediale costruita da Dario Edoardo Viganò non venga rallentata: la direzione era e resta quella giusta, la capacità del Vaticano di comunicare il nuovo corso di una novella Chiesa, veramente aperta al mondo (trasparente e condivisiva), realmente sensibile verso chi soffre (basti ricordare le parole di fuoco di Bergoglio contro la cultura dello “scarto”). È di fatto la stessa direzione strategica indicata da un altro prelato innovatore, come Monsignor Nunzio Galantino (Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana – Cei) anch’egli oggetto di continue aggressioni da parte di chi vuole una Chiesa conservatrice e non innovatrice, autoreferenziale piuttosto che aperta al mondo.

Lo scontro in essere è profondo e duro, e si prevedono sviluppi che vanno ben oltre il caso della lettera-boomerang.

Papa Francesco deve affrontare – paradossalmente – “poteri forti” che lo combattono, dentro e fuori le mura vaticane. Poteri anche occulti. Senza dimenticare che anche la Santa Sede è attiva nell’“intelligence”, interna ed esterna.

Insomma, la partita in atto va ben oltre l’incidente in questione. È una partita di dimensione – senza retorica – planetaria.

Persona amica che conosce a livello alto le segrete dinamiche della Santa Sede ci ha scritto: “la querelle della lettera è stata gestita ad arte da nemici esterni con la complicità di quelli interni che non si piegano alla riforma. Sono attacchi virulenti e personali. Se costoro usassero la stessa intensità che hanno usato nell’attaccare Viganò per annunciare il Vangelo, ora saremmo già nel Regno…”.

 

  • Clicca qui, per leggere la lettera del Papa Emerito Ratzinger al Prefetto per le Comunicazioni (7 febbraio 2018)
  • Clicca qui, per lettera la lettera del Prefetto per le Comunicazioni Viganò al Papa Regnante Bergoglio (19 marzo 2018)
  • Clicca qui, per leggere la lettera del Papa Regnante Bergoglio al Prefetto per le Comunicazioni Viganò (21 marzo 2018)

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