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ilprincipenudo. Siae: 250 mila euro per un premio di scrittura. Ma alla cultura serve una regia

Angelo Zaccone Teodosi

Va dato atto al Ministro Dario Franceschini di un attivismo intenso e policentrico, che in qualche modo ricorda la migliore stagione del suo predecessore Walter Veltroni, che però beneficiava anche dello status di Vice Presidente del Consiglio (nel Governo Prodi I, dal maggio 1996 all’ottobre 1998).

La sintonia tra il Ministro Dario Franceschini ed il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è evidente, nelle dichiarazioni pubbliche e nelle decisioni fattuali, soprattutto osservando la indubbia concreta positiva inversione di tendenza rispetto al budget statale in materia di cultura.

Quel che andiamo da tempo annotando su queste colonne è la complessiva debolezza di una politica strategica ed organica.

Si osservano tante, tantissime, lodevoli iniziative, ma sembra mancare una regia.

Un ulteriore esempio è stato dato, questa mattina, nello storico bel Liceo Ennio Quirino Visconti di Roma, dalla presentazione di un’iniziativa, senza dubbio commendevole, ma che ci pare anch’essa purtroppo sganciata da un ragionamento complessivo e strategico: l’occasione è stata la presentazione della seconda edizione del premio “Scriviamoci”, concorso che intende promuovere la scrittura nelle scuole secondarie statali di secondo grado.

Iniziativa Mibact in collaborazione Siae e Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. Questa edizione del concorso ha come titolo “20 anni nel 2020” e – si legge nel bando – prevede: “Racconta come sei, racconta come sarai. Inventa una situazione in cui, tra qualche anno, mettendo in ordine le tue cose, troverai un oggetto della tua adolescenza: un cellulare, un diario scolastico, una foto, il biglietto di un concerto. Prendi spunto da questo episodio per riflettere su come sei ora e su come potresti diventare”.

L’immaginazione di ogni partecipante potrà prendere la forma di un testo narrativo (racconto, lettera, pagina di diario), inedito e in lingua italiana, accompagnato da un breve pensiero o aforisma che interpreti e riassuma la suggestione della traccia.

Come nella migliore tradizione, la scadenza è a mezzanotte: l’insegnante responsabile della partecipazione al concorso (massimo cinque studenti per ogni scuola) dovrà infatti inviare gli elaborati all’indirizzo mailto:scriviamoci@fondazionebellonci.it entro e non oltre la mezzanotte del 24 marzo 2016.

I migliori racconti e aforismi saranno selezionati dalla Fondazione Bellonci, e pubblicati sull’agenda “Scriviamoci 2016/2017”, per i tipi di Giulio Perrone Editore.

Verranno inoltre scelti tre racconti i cui autori riceveranno la targa Siae, e si aggiudicheranno rispettivamente: la collana dei vincitori del “Premio Strega” dal 1947 a oggi edita da Mondolibri (primo classificato); uno stage di due giorni presso la Bottega di narrazione Finzioni di Bologna (secondo classificato); la partecipazione per due persone a un importante festival letterario italiano (terzo classificato).

La premiazione avverrà in un luogo e in un appuntamento simbolo della cultura letteraria italiana: a Roma, a luglio, nell’ambito della serata conclusiva della LXX edizione del Premio Strega.

Bene.

Non siamo così severi e crudeli come Christian Raimo, osservatore attento dell’industria culturale nazionale, ma il suo parere ipercritico deve stimolare una riflessione. Ecco cosa scriveva l’acuta penna giustappunto in occasione della premiazione della prima edizione del concorso “Scriviamoci”, nel giugno scorso: “Si tratta sempre di eventi che richiedono molti soldi per l’organizzazione, che si esauriscono nell’ambito di poche ore, di cui non si valuta l’impatto, e che soprattutto non educano, ma al massimo promuovono. Il Ministro Franceschini insieme a Romano Montroni, libraio di esperienza ma inadeguatissimo presidente del Cepell, continuano a perseverare in due errori da matita blu: pensare che questo sia il ruolo dell’istituzione, rendere indistinta la differenza tra cultura e comunicazione, tra formazione e pubblicità; e quello di compiere uno sforzo promozionale – inefficace – per compensare le carenze strutturali che abbiamo in Italia sulla lettura e sulla scrittura. Insomma non sono bravi né nel ruolo educativo (che sarebbe richiesto) né in quello commerciale (che non gli ha richiesto nessuno)”.

Non vogliamo far nostre le conclusioni di Raimo, ma riteniamo vada condivisa l’osservazione sull’assenza di valutazione di impatto della gran parte di queste iniziative “comunicazionali” e “promozionali”, che finiscono inevitabilmente per correre il rischio di produrre frammentazione di energie e dispersione di risorse, senza nessuna ricaduta profonda e di lungo periodo nel tessuto culturale nazionale.

La stessa funzione del Cepell (Centro per il Libro e la Lettura) finisce per essere inevitabilmente evanescente, se lo si continua a non dotare di risorse minimamente adeguate: basti ricordare che il Cepell dispone di un bilancio lontano anni-luce da quello dell’omologo francese: circa 1 milione di euro l’anno, a fronte dei 30 milioni l’anno del Centre National du Livre (Cnl)!

Viene un po’ da ridere.

O da piangere.

Ne scrivevamo con preoccupazione, un paio di mesi fa, su queste stesse colonne: “Piccola e Media editoria in Fiera, ma senza una regia governativa” (vedi “Key4biz” del 12 novembre 2015).

Eppure è proprio il Cepell del Mibact ad essere il primo promotore del premio “Scriviamoci”: il Ministero ha chiesto aiuto alla Società Italiana Autori Editori ed alla Fondazione Bellonci.

Nel suo intervento alla presentazione di questa mattina, il Presidente della Siae Filippo Sugar ha esordito in modo irrituale: chi mai, in Italia, in occasioni come queste, ha la franchezza (il coraggio, verrebbe da dire!) di dichiarare in modo chiaro e tondo “quanto costa” l’iniziativa che si presenta, e come viene finanziata.

Quasi mai, nella prassi italica, la mano pubblica o la mano privata tendono a manifestare in modo chiaro e trasparente le risorse allocate per un’iniziativa culturale. Sugar ha subito invece precisato che la Siae ha colto l’invito del Ministero, ed ha deciso di allocare ben 250.000 euro a favore del progetto “Scriviamoci”.

Bene, bravo.

Ma naturale sorge il quesito: questa allocazione di risorse è stata decisa a seguito di un’adeguata valutazione tecnica dei costi/benefici, e dopo aver elaborato, sulla base di dati quali-quantitativi, un giudizio di particolare apprezzamento dei risultati della prima edizione del concorso, o piuttosto sulla base di una semplice valutazione di massima, ovvero nasometrica, della bontà dell’iniziativa?!

Ben lieti di essere smentiti, ma temiamo che si tratti della seconda ipotesi.

Per il resto, come non condividere quel che Sugar ha sostenuto? “La Società Italiana degli Autori ed Editori sostiene progetti come Libriamoci e Scriviamoci perché convinta che i libri siano strumenti tangibili per trasmettere un patrimonio intangibile, ma estremamente prezioso, frutto della creatività degli scrittori ma anche dell’impegno degli editori, che svolgono un ruolo cruciale all’interno dell’industria dei contenuti. È fondamentale che i ragazzi siano educati fin da piccoli al piacere della lettura e all’importanza della creatività, e che venga insegnato loro come questa sia legata a doppio filo con il diritto d’autore: l’una non può sussistere senza l’altro. È bene che i nativi digitali capiscano che le opere dell’ingegno sono frutto di un lavoro; tutelarle significa, concretamente, garantire libertà a chi crea. Per questo una parte della somma destinata da Siae al progetto sarà utilizzata per acquistare testi che facciano conoscere agli studenti il diritto d’autore, oltre a libri che introducano all’educazione musicale, teatrale, cinematografica, radiotelevisiva e delle arti figurative”.

Ci piace.

Condividiamo la tesi, ma… C’è un “ma”: pesante come un macigno.

Il problema è quello di sempre, ovvero il rischio di contraddizione tra belle intenzioni ed azioni concrete: policentrismo, frammentazione, dispersione.

Vale per “Scriviamoci” così come per l’altra iniziativa, di promozione della lettura, ovvero “Libriamoci”, giunta nell’ottobre del 2015 anch’essa alla seconda edizione, promossa sempre da Miur (Direzione Generale per lo Studente) e Mibact (sempre attraverso il Cepell).

Si legge, nella sezione “Obiettivi” del sito web del Cepell: “La collaborazione tra pubblico e privato e il policentrismo sono i due aspetti innovativi che qualificano l’ordinamento del Cepell”. Bella dichiarazione, anche questa: sulla carta.

Nei fatti, però il Cepell finisce per essere un’altra foglia di fico per nascondere l’inadeguatezza delle politiche pubbliche in materia.

Tutte queste “piccole” iniziative, infatti, a poco concretamente servono, se il Mibact ed il Miur non hanno la capacità di imporre alla Rai un’azione costante di sensibilizzazione verso la cultura e le arti, di promozione del libro, di educazione alla lettura… Un’azione che deve essere continua e pervasiva nei palinsesti televisivi e radiofonici, e non occasionale ed effimera.

Stessa attività dovrebbe essere sviluppata da Viale Mazzini anche in relazione alla non meno importante alfabetizzazione digitale (vedi “Key4biz” del 19 dicembre 2014: “Rai e digital divide: il progetto ‘Manzi 2.0’ sembra poca cosa e forse nella direzione sbagliata”), ma – anche su questo fronte – si continua a registrare ancora un assordante silenzio: da quando è entrato in carica Antonio Campo Dall’Orto come Dg (ed ormai sostanzialmente Ad) son ormai trascorsi oltre sei mesi, e purtroppo non ci sembra sia concretamente emerso, nei palinsesti, alcunché di nuovo ed innovativo. Reprimiamo lo scetticismo storico, e restiamo in fiduciosa attesa.

Domani giovedì 4 febbraio, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia (Csc) di Roma, presentano altri… concorsi.

Si tratta dei Concorsi Nazionali “Ciak! Si studia” e “Scrivere il Teatro”, nell’economia di un novello protocollo d’intesa tra i due dicasteri, per la promozione delle arti teatrali e cinematografiche nelle scuole.

Ci auguriamo che anche questa iniziativa non debba essere classificata alla voce “frammentazione e dispersione”.

Ci piacerebbe vedere piuttosto un “protocollo” (che non sia soltanto una bella manifestazione d’intenti) “à trois”: Rai + Mibact + Miur.

Con impegni significativi e solidi e stabili.

Con un progetto organico e strategico di promozione della cultura.

Con una dotazione budgetaria adeguata.

Ricordiamo anche che a fine 2013 l’allora Ministro Massimo Brai dichiarò a chiare lettere: “La Rai entri a far parte del Mibact”, bella e provocatoria idea che fu subito rigettata dall’allora Dg Luigi Gubitosi (vedi “Key4biz” del 4 dicembre 2013).

E ricordiamo che la stessa Siae ha una quota, simbolica ma concreta (0,44%), delle azioni di Rai s.p.a.

A margine della presentazione odierna, Franceschini ha dichiarato, ad un collega giornalista che gli segnalava che sta per chiudere anche la Libreria Fanucci di fronte alla sede del Senato, a Corso Rinascimento: “Sulle librerie storiche, da tempo stiamo facendo un lavoro con la possibilità di apporre vincoli, e nel nuovo disegno di legge sul cinema è previsto che si possa mettere un vincolo sulle librerie storiche, per evitare che vengano trasformate in negozi di blue-jeans”.

Bene, bravo.

Ma, anche qui, serve un’azione decisa, intensa, costante.

È di questi giorni la chiusura, sempre a Roma, di una sala cinematografica storica, l’Alcazar.

Vorremmo poter toccare con mano i risultati di politiche pubbliche che finalmente riescano a contrastare, a livello “macro” (nazionale) e “micro” (locale), il crescente rischio di imbarbarimento intellettuale e di desertificazione culturale della Capitale così come dell’Italia tutta.

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