Audiovisivo

ilprincipenudo. Secondo incontro della sindaca Raggi con il ‘mondo del cinema’ (ma regna il caos)

La vicenda romana ha valenza nazionale, perché sintomatica di un modo di governare tipico della cultura del Movimento 5 Stelle, e peraltro Roma resta comunque “la capitale” dell’industria italiana del cinema e dell’audiovisivo.

di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale - IsICult) |
Angelo Zaccone Teodosi

ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Questa mattina, tre ore dense di… affabulazioni, in occasione del secondo incontro della Sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi e del suo Vice (Sindaco) Luca Bergamo (nonché Assessore alla Crescita Culturale), con il “mondo del cinema”.

Al primo incontro, abbiamo dedicato molta attenzione su queste colonne (vedi “Key4biz” del 3 maggio: “Virginia Raggi alle prese con il rilancio del cinema a Roma”), ed il lettore non romano potrebbe domandarsi… perché insistere.

Le ragioni sono almeno due: la vicenda romana ha indubbiamente una valenza nazionale, perché è verosimilmente sintomatica di un “modo di governare” tipico della cultura del Movimento 5 Stelle, e peraltro Roma resta comunque “la capitale” dell’industria italiana del cinema e dell’audiovisivo (e basti citare luoghi-simbolo come Cinecittà e Viale Mazzini).

All’incontro, presso la Casa del Cinema diretta dal critico ed organizzatore culturale Giorgio Gosetti, hanno assistito un centinaio di persone, tutti professionisti del cinema e dell’audiovisivo (in primis, il Direttore Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, ovvero Nicola Borrelli), ma soprattutto dell’anima strutturale (economica) del settore, e già questo la dice lunga sull’approccio dell’iniziativa: unico regista ad intervenire nel dibattito il romanissimo Carlo Verdone.

In sintesi, un incontro deludente, perché si è assistito alla ennesima riproposizione delle dinamiche spesso tipiche di queste iniziative convegnistiche: sbrodolamenti autoreferenziali se non narcisistici (“quant’è bello il mio progetto…”), dichiarazioni di apprezzamento rispetto alla sensibilità istituzionale (forse anche sincere, ma sempre con l’inevitabile retropensiero della “captatio benevolentiae”), assenza di capacità (disponibilità, propensione) critica… Sostanzialmente, un coro allineato e tutt’altro che polifonico, e fiumi di retorica: insomma, ancora una volta, “tutto va ben, madama la marchesa”. O quasi.

Le prime due sessioni di questa “conferenza programmatica” (è già stata annunciata una terza sessione a fine giugno) non hanno proposto alcun elemento innovativo, né a livello di analisi né a livello di sintesi. Alcuni malignano che sia stata una iniziativa del Vice Luca Bergamo, per cercare di contrastare una qual certa immagine del “cinema romano” molto influenzato dalla storica predominanza culturale della sinistra, ovvero dal Partito Democratico: insomma, Bergamo avrebbe suggerito alla Sindaca che una iniziativa di ascolto consente di dimostrare che anche il Movimento 5 Stelle è sensibile a queste tematiche della comunità professionale del cinema.

Il risultato è stato raggiunto?!

Soltanto Raggi-Bergamo possono saperlo. Noi, come osservatori indipendenti, crediamo che il risultato non sia stato raggiunto. In platea, serpeggiava una qual certa noia ed un discreto sconforto, a fronte dell’assenza, da parte della Giunta, di una… idea forte. La giovane Sindaca (classe 1978) è sempre molto attenta, cortese e carina: prende sempre molti molti molti appunti, ma, quando deve giungere a sintesi (conclusioni), emerge una qual certa debolezza ed incertezza. La “strategia” (se c’è) appare frammentaria ed evanescente. Dopo due anni di governo della città, non ci si può venire a dire che “stiamo studiando”.

Se durante il primo incontro, Luca Bergamo si era fatto vanto della de-burocratizzazione delle procedure amministrative per stimolare sempre più l’uso della Capitale come “location”, e se si era ragionato sulla potenziale utilizzazione di spazi pubblici abbandonati per promuovere la fruizione di cinema “theatrical”, questo secondo incontro ha evidenziato un discreto deficit di approccio strategico e di “policy” sistemica.

Se durante il primo incontro, molta enfasi era stata data all’idea, in gestazione, di una Agenzia Romana per il Cinema e dell’Audiovisivo (che dovrebbe incorporare la Roma Lazio Film Commission e la Fondazione Cinema per Roma e la Casa del Cinema e non si sa bene che altro), in questa seconda occasione l’idea è stata evocata con minor convincimento.

“Perché” non è dato sapere, ma è evidente che il Comune di Roma si pone come “cabina di regia” di un partenariato che vede anche la Regione Lazio, e l’asintonia cromatica tra le due giunte non è un dettaglio da poco…

Qualche ora dopo l’incontro, il Vice Presidente della Regione Lazio (giunta retta da Nicola Zingaretti), Massimiliano Smeriglio ha dichiarato: “Valuteremo la proposta di Roma Capitale relativa ad una Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo della quale ha parlato oggi la Sindaca Raggi. Ma va tenuto conto che la Regione Lazio è già attualmente e solidamente impegnata su più fronti per promuovere l’industria cinematografica del territorio, investendo ampiamente non solo sulla produzione e sulla promozione, ma anche sulla formazione del settore. L’attività della Film Commission e il supporto in termini di contributi finanziari ai film del Lazio sono una costante realtà, e la Scuola pubblica di Arte Cinematografica Gian Maria Volonté è ormai una consolidata eccellenza a livello internazionale. Una visione strategica e complessiva che ha prodotto grandi risultati e che sicuramente potrebbe avvalersi di una collaborazione di Roma Capitale”. Si legga anche tra le righe: una qualche asintonia emerge evidente…

Ed è stato quasi surreale che l’unica, o quasi, voce un po’ “fuori dal coro” sia stata rappresentata da uno degli uomini più potenti dell’industria televisiva italiana, Carlo Degli Esposti, il produttore divenuto famoso soprattutto per il successo del mitico “Il Commissario Montalbano” (produzione Palomar) già Presidente della lobby Apt – Associazione Produttori Televisivi (presieduta da un anno dall’ex superdirigente Rai Giancarlo Leone, seduto in prima fila ed oggi silente, ma aveva già manifestato una grande apertura di credito alla Raggi in occasione dell’incontro del 2 maggio): un inedito Degli Esposti “barricadero”, unico ad aver contestato a muso duro la politica della Sindaca Raggi… Non 1 intervento uno, per esempio, da parte dei sindacati dei lavoratori: ma esistono ancora?! Il Sindacato Lavoratori della Comunicazione (Slc) della Cgil, per esempio: assente.

Sconcertante e deprimente, poi, la totale assenza di dati ed analisi: non esiste una radiografia minimamente accurata del sistema cinematografico ed audiovisivo romano, non ci sono né numeri né valutazioni di sorta, né a livello di studio della domanda e dell’offerta, né a livello di analisi di settore (imprese, filiera, eccetera). Chiunque può quindi parlare… “in libertà”, sostenendo “alfa” e finanche il “contrario di alfa”.

Ma procediamo con ordine.

Dopo un breve saluto di Francesca Iacobone, dirigente di Zètema (la società in-house del Comune di Roma nell’area culturale, con circa 900 dipendenti e oltre 50 milioni di euro di fatturato), il moderatore Giampaolo Roidi (giornalista dell’Agenzia Italia – Agi) ha subito lasciato la parola a Virginia Raggi, che ha proposto una funzione dell’amministrazione capitolina come soggetto “facilitatore”, e “non oppositore” dei processi che si sviluppano nella società romana e nella comunità professionale.

Perché questa precisazione “preliminare” da parte della Sindaca?! Il lettore non romano forse non sa che nei mesi scorsi s’è scatenata una aspra polemica tra i giovani attivisti cinefili del trasteverino “Cinema America” (vecchia sala abbandonata, occupata e poi sgombrata), che organizzano da alcuni anni nella centralissima Piazza San Cosimato delle proiezioni estive gratuite, con grande partecipazione popolare (e critiche aspre da parte degli esercenti cinematografici). La Sindaca Raggi, interpretando in modo rigido alcune deliberazioni di precedenti giunte, ha bloccato l’iniziativa e l’ha messa “a bando”. I promotori dell’iniziativa non hanno partecipato al bando, ritenendolo innecessario, ed ora si ripropongono, dato che nessun altro ha risposto all’avviso pubblico. Una piccola vicenda amministrativa che ha assunto valore simbolico: i grillini ribadiscono che è indispensabile rispettare norme e regolamenti, gli oppositori (Pd in testa) sostengono che si dovrebbe essere più elastici… La vicenda è piccola, ma sintomatica.

Primo relatore, Roberto Perpignani, intervenuto non nella veste di montatore cinematografico (considerato uno dei migliori d’Italia), ma come Presidente della Federazione Italiana delle Associazioni delle Professioni del Cinema e dell’Audiovisivo (Fidac). Molti s’attendevano un intervento dialettico e pugnace (come nella sua storia e nel suo carattere), ed invece abbiamo ascoltato un pacatissimo discorso sulla centralità della formazione professionale. Curioso.

Dalla platea, Fulvio Lucisano, storico produttore, ha riproposto esattamente quel che aveva sostenuto nell’incontro del 2 maggio: “a Roma, è complicato girare film… a via del Corso e dintorni, anni fa erano attive 15 sale cinematografiche ed ormai nemmeno 1… è assurdo che la tanto decantata “Festa del Cinema” sia organizzata presso l’Auditorium di Musica per Roma e non piuttosto nelle sale cinematografiche”

Francesco Ranieri Martinotti, Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (la storica Anac), che in occasione dell’incontro del 2 maggio era stato l’unico “agente provocatore”, ha posto anche oggi una domanda eterodossa: a parte cercare di capire quale è la “strategia” della Giunta, “è possibile sapere quante risorse economiche verranno allocate a favore del settore”?!

Abbiamo colto uno sguardo interrogativo (e fors’anche lievemente infastidito) della Sindaca, non appena ascoltata la domanda, verso il Vice Sindaco. La domanda è rimasta senza risposta, anche se la Sindaca ha ironizzato “non stampo moneta… non ancora” (sorridendo verso Bergamo, e facendo verosimilmente riferimento all’idea di una “bitcoin” di Roma Capitale, una delle idee eccentriche dei grillini…).

Sono intervenuti dalla platea, tra gli altri: Lampo Calenda (produttore ed organizzatore culturale), che ha lamentato come manchi a Roma “una scena internazionale del cinema”, e come ciò evidenzi l’assenza di “humus creativo” diffuso; il regista Roberto Faenza ha parlato come docente universitario e come direttore del laboratorio dell’Università di Roma “Sapienza” (Digilab – Centro Interdisciplinare di Ricerca) ed ha lamentato che il clima di “euforia” che viene dall’approvazione della legge cinema e audiovisivo (firmata da Dario Franceschini e Antonello Giacomelli) possa rivelarsi una “ebrezza” effimera; ha segnalato come non si presti adeguata attenzione ai nuovi modelli culturali dei giovani: “i giovani amano la serialità televisiva, e detestano il cinema italiano… non dobbiamo imporre loro la visione di quel che non piace loro, ma piuttosto aiutarli ad esprimere la loro creatività”; e, ancora, Annamaria Granatello, che ha enfatizzato la qualità del “Premio Solinas” per le sceneggiature, che presiede;  Stefano Sordo dei 100autori, che ha lamentato come a Roma non esista “né una scuola per sceneggiatori né un luogo di incontro e ritrovo per i creativi del cinema”; Gianluca Curti e Mario Perchiazzi per la Cna Cinema e Audiovisivo

Carlo Verdone ha chiesto la parola ed ha segnalato quanto sia effettivamente importante “la formazione”, non soltanto “dei professionisti” ma “del pubblico”: la scuola ha un ruolo centrale, e si è fatto vanto della donazione personale a favore di un liceo di Guidonia (uno dei più grandi d’Italia, oltre duemila studenti), che ha consentito l’apertura di un auditorium autogestito dagli studenti, che si pone anche come cineclub…

Discretamente prevedibili gli interventi del Presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, che ha ricordato la presentazione, ieri, del progetto “Videocittà”, ovvero una kermesse (che si terrà a Roma dal 19 al 28 ottobre, dopo l’inaugurazione della “Festa del Cinema” e in contemporanea con il “Mia – Mercato Internazionale dell’Audiovisivo”) che proporrà alcuni “dietro le quinte”, ovvero laboratori e “master class” giustappunto su alcuni mestieri del cinema (per esempio, gli effetti speciali, anche per dimostrare che “il cinema non è soltanto red carpet e assistenzialismo pubblico”), in un’operazione di contaminazione creativa tra cinema, moda, videoarte, così come della giornalista Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici (Sngci) nonché Presidente della Fondazione Cinema per Roma, che ha sostenuto la grandiosità della Festa del Cinema (si nutrono dubbi, ma non è questa la sede, e qui ci limitiamo a ri-ricordare che non esiste una valutazione d’impatto una sul beneficio che la kermesse apporta, o meno, all’intero sistema cinematografico italico…).

Carlo Degli Esposti ha tuonato contro la Sindaca, ricordando che forse questa “conferenza programmatica” voluta da Bergamo e Raggi è stata in verità provocata dai “ragazzi del Cinema America e di Piazza San Cosimato”: “è stata una pazzia chiudere la manifestazione”, ed ha sostenuto “le gare pubbliche sono sì una cosa importante, ma non sono tutto nella vita”. Ha confessato che, quando era alla guida di Cinecittà Luce, accolse una proposta di un documentario manifestata da un anziano Marcello Mastroianni forzando le procedure, ed assumendosi personalmente il rischio di una qualche irregolarità formale. Ha sostenuto: ci siano “regole ferree”, ma l’amministratore pubblico deve avere anche “l’intelligenza per piegarle”. A quel punto, è intervenuto, con toni pacati ma decisi, il leader dei “ragazzi del Cinema America”, Valerio Carocci, che ha dichiarato che questa mattina l’associazione ha “protocollato” una novella istanza di utilizzazione di Piazza San Cosimato…

La Sindaca ha lasciato la sala dopo un paio di ore (ha – ancora una volta – preso molti appunti, come una diligente studentessa universitaria), e, nel salutare con la simpatia che sempre la caratterizza, ha ricordato – ancora una volta – come si tratti semplicemente di un “avvio” di un lungo “percorso” di consultazione: la prossima “puntata” si terrà, sempre alla Casa del Cinema, mercoledì 27 giugno 2018. I maligni sostengono che… “alla buon ora!”, dato che è Sindaca della Capitale dal 22 giugno 2016, e forse questo “avvio di percorso” conoscitivo (base per una strategia futura) doveva essere promosso ad inizio mandato, e non a metà mandato. Comunque – come dire?! – meglio tardi che mai. In effetti, alcuni ricordano che, da dieci anni (dai tempi di Walter Veltroni Sindaco, ovvero dal 2001 al 2008), il Comune di Roma non promuoveva una occasione di ascolto del “mondo del cinema”.

Luca Bergamo e la Presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, la giovane (35 anni) architetto Eleonora Guadagno (anche lei M5S), hanno presentato un paio di slide che sintetizzavano alcune delle questioni interrogative emerse sia dal primo incontro di inizio maggio sia da alcune elaborazioni frutto di riflessioni tra Giunta e Consiglio Comunale. Ci sia consentito manifestare delusione, grande delusione, per la semplicità, la debolezza, la confusione di queste analisi.

Il dataset di cui dispone la Giunta Raggi non è adeguato alle sfide che intende affrontare: non esiste una mappatura accurata né delle sale cinematografiche chiuse nel corso degli anni né degli spazi pubblici che potrebbero essere riconvertiti a luoghi di fruizione cinematografico-teatrale; non esiste alcuna analisi della domanda e dell’offerta di cinema a livello romano (né Centro Storico, né periferia né semi-periferia); non esiste un’analisi dei profili professionali esistenti e di quelli effettivamente necessari al mercato…

Ma come si può auspicare un “buon governo”, in assenza di queste strumentazioni?!

Per esempio, si favoleggia ora di un “circuito cinematografico pubblico romano” (e finanche nazionale) di proprietà pubblica, che vada ad accogliere i film che non vengono veicolati nel circuito commerciale: anche qui, in assenza di dati ed analisi, su domanda/offerta.

È stata richiamata l’esperienza eccellente del neo-aperto “Cinema Aquila” al Pigneto (affidato alla direzione artistica del regista Mimmo Calopresti, inaugurato il 25 maggio scorso), ma nessuno è in grado di rispondere al quesito se questa offerta incontra (o stimola) realmente una domanda inevasa…

L’ex Ministro Dario Franceschini ha indubbiamente concesso una manna al sistema cinematografico italiano (dal 2017, ben 400 milioni di euro l’anno di finanziamento stabile), ma pochi ricordano che dei circa 200 (duecento!) lungometraggi cinematografici prodotti in Italia ogni anno, oltre la metà non esce né in sala né viene trasmesso in televisione: cui prodest?! Qualcuno ha il coraggio di denunciare nelle sedi istituzionali e politiche queste patologie e questi paradossi?!

Ed è semplicemente stupefacente che, durante le tre ore di incontro, non sia stata spesa 1 parola una sulla chiusura di una delle sale cinematografiche storiche di Roma, il Cinema Maestoso (che pure può vantarsi di essere stato il primo multiplex di Roma), sulla Via Appia: un volantino della Confederazione Unitaria di Base (Cub) che denuncia alcune anomalie è stato distribuito in sala, ma nessuno vi ha fatto cenno. Incredibile, ma vero. E sintomatico di una volontà di… cheto vivere, di vivacchiare all’ombra della sovvenzione di turno, di molti che sono intervenuti alla kermesse odierna, che son sembrati portatori d’acqua del “principe” in carica… Dialettica zero, o quasi.

Si legge nel volantino della Cub, rispetto all’iniziativa odierna, intitolata “Roma per il Cinema e il Cinema per Roma”, riproposta a mo’ di domanda: “che cosa possono fare? se continuano così, poco o niente, se la commistione dei ruoli (produzione, distribuzione, esercizio) viene praticata dai principali esercenti su Roma (Occhipinti, Lucisano, De Laurentiis, Ferrero), ma viene negata solo quando, di fronte alle richieste dei lavoratori, si sbandiera i deficit delle sale”.

Se questa dinamica romana dovesse essere sintomatica dei processi decisionali a livello nazionale, in caso di governo M5S-Lega, una qual certa preoccupazione verrebbe naturale: non siamo certo ai livelli dei “dilettanti allo sbaraglio”, ma un qual certo deficit di tecnicalità appare assolutamente evidente. Al di là delle apprezzabili belle intenzioni ed al di là della retorica dei “processi partecipati” tanto cari alla cultura grillina. Onestà e trasparenza non sono doti (pur preziose) sufficienti per ben governare un Paese (o una metropoli come Roma).

 

  • Clicca qui, per leggere la “Introduzione” della Sindaca Virginia Raggi alla conferenza programmatica “Roma per il Cinema & il Cinema per Roma”, Casa del Cinema, 2-31 maggio 2018
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