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ilprincipenudo. ‘Noma. Una sfida creativa alla vita’. Ecco un film per combattere il disagio

Angelo Zaccone Teodosi

Ieri pomeriggio, nello spazio ex-Gil (“Gioventù Italiana del Littorio”) di Largo Ascianghi a Roma (di fronte allo storico cinema “Sacher” di Nanni Moretti), recentemente rigenerato dalla Regione Lazio e ridenominato “WeGil”, si è tenuto uno stimolante incontro, per la presentazione di “Noma: una sfida creativa alla vita”, film documentario di Alessandra Laganà e Tommaso Marletta, che racconta come l’arte possa non soltanto lenire il malessere, ma combattere la malattia (nel caso in ispecie, un tumore al seno).

Usare la creatività per affrontare il dolore: da questa scelta (necessità) prende forma questa bella produzione indipendente: “Noma”, racconto in prima persona di Alessandra, avvocato e musicista, che decide, di fronte alla notizia di avere un cancro al seno, di trasformare la propria dolorosa esperienza in un progetto artistico corale, divenuto un film documentario autobiografico.

Si tratta di un’opera audiovisiva atipica, che supera lo schema di un documentario di creazione, e propone un percorso esistenziale intimo ma al contempo un percorso artistico collettivo. Un’opera di grande qualità visiva, con una colonna sonora accattivante. Un film degno della prima serata di un canale televisivo nazionale: se Rai sapesse svolgere al meglio il proprio ruolo di “servizio pubblico” dovrebbe acquisire subito i diritti per un’opera di qualità come questa, e trasmetterla in prima serata (su Rai3, non sui canali minori).

Noma” si pone come progetto concreto che testimonia la possibilità di uscire dal tunnel della malattia, e finanche nell’efficace “naming” evidenzia una scelta semantica raffinata: contiene infatti vari significati, una lacerazione (dall’omonimo termine greco), un percorso itinerante ovvero “noma-de”, ma anche una parte di “carci-noma”.

Il bel logotipo di “Noma”, ideato da Fabio Zanino, riflette una costellazione universale in cui tutti i punti si equivalgono e dialogano, e si pone come percorso rivolto a tutte le persone che vivono il disagio della malattia. Malattia che può diventare il motore per trasformare le paure più intime in energia vitale, e per convertire il senso di sofferenza ed alienazione in “altro”: percorso di evoluzione positiva, di rigenerazione esistenziale, di ri-scoperta del sé.

Come la principale autrice, co-autrice e co-regista, nonché cantantessa di livello Alessandra Laganà ha spiegato a “Key4biz”: “ho voluto dimostrare che la malattia può essere vissuta come sfida dolorosa che ci aiuta a comprendere meglio il senso dell’esistenza, la possibilità di esplorare dimensioni diverse rispetto a quelle da cui siamo partiti, per riscoprire l’essenza e rigettare il superfluo”. Abbiamo domandato ad Alessandra perché ha deciso di dedicare soltanto pochi attimi alle immagini della “ospedalizzazione”, e ci ha spiegato che voleva evidenziare come il percorso curativo vada ben oltre le pareti di un ospedale o l’invasività di un tunnel per la risonanza magnetica.

Tra incontri ricchi di condivisione con persone che hanno vissuto la stessa esperienza e una frequente sofferenza fisica, Alessandra, grazie all’incontro col regista Andrès Arce Maldonado, suggella l’idea di trasformare il proprio itinerario di “malata” in un film che propone un bel caso di convergenza tra teoria e pratica rispetto all’importanza della prevenzione e dell’arte come beneficio. Siamo oltre le tradizionali “arti-terapie”.

Il film propone momenti toccanti: di paura, perché legati al rischio del momento; di gioia, perché non si è soli di fronte a un dolore. L’arte può essere una grande alleata per superare la solitudine della malattia.

Il documentario è stato girato tra Roma, Milano, Reggio Calabria, Lanzarote, Torino e Palermo, con la produzione artistica ed esecutiva e il “sound design” di Tommaso Marletta (musicista e compositore, è anche il compagno di Alessandra Laganà).

Noma” si pone come un viaggio straordinario per ritrovarsi, per riscoprire l’essenza, per rigettare il superfluo.

Nella riemersione dei ricordi familiari, che ci accompagnano a tratti, Alessandra evoca più volte la figura materna, vittima dello stesso male, e lancia un messaggio forte sull’importanza della prevenzione: “Questa è una testimonianza che vorrei lasciare a tutte le donne: la consapevolezza e la cura del sé possono fare la differenza tra la vita e la morte”.

Abbiamo chiesto al co-autore e co-produttore Tommaso Marletta una qualche indicazione produttivo-budgetaria: complessivamente, il film è costato veramente assai poco, nell’ordine di 30mila euro, per un’ora di audiovisivo di gran qualità.

Il progetto è stato autofinanziato dagli autori, e Lazio Innova (società “in-house” della Regione Lazio) ha contribuito per due terzi alla copertura dei costi vivi. Nessuna istanza di contributo pubblico al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e già soltanto questa scelta è sintomatica di uno spirito libero, indipendente… nomade (appunto!).

Alessandra Laganà, oltre ad essere una artista di classe (ha una voce che in alcuni momenti ricorda la Nico di “The End” dei Doors, ma anche alcune tonalità di Nada ed Angela Baraldi, ma con un’estensione timbrica maggiore), è un’avvocatessa, nonché dirigente di Lazio Innova spa (responsabile della contrattualistica). A fine presentazione, scherzava: “allora, se vi è piaciuto il film, che faccio, smetto di fare l’avvocato e mi dedico soltanto alla musica?!”. La musica del film è bella, intensa, dura: ricorda in alcuni tratti le sperimentazioni di Laurie Anderson, tra elettronica ed avantgarde, musica classica contemporanea, rock e jazz, composizioni di libera improvvisazione e canzone d’autore…

Musica intensa, profonda, e – ci si consenta – sofferta.

Se il film è bello “in sé”, il compact disc della colonna musicale merita attenzione anch’esso a sé, così come un’altra opera che vede coinvolti i quattro principali autori del gruppo Ploit Noir, ovvero Alessandra Laganà (voce), Tommaso Marletta (electric guitar), Dominik Gawara (electric bass), Stefano Giust (drum and percussions), dal titolo sintonico al progetto “Noma”, ovvero il cd… “Suoni lenitivi per adulti”, prodotto da Setola di Maiale, etichetta che propone musiche non convenzionali (“label of independent musicians dedicated to research in experimental ad improvised musica since 1993”).

Il film è sostenuto dal Ministero della Salute e dalla Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), e condiviso con i suoi amichevoli partecipanti nell’associazione non-profit Noma World, che devolverà i proventi del film alla causa motrice che l’ha ispirata.

Noma World è un’associazione di promozione sociale (“aps”), un collettivo di artisti che hanno sperimentato in prima persona i benefici del “fare arte”, alimentando e delineando un viaggio creativo che si è espresso con e attraverso il film. Si tratta di un percorso con caratteristiche “metodologiche” che Noma World vuole trasferire a uomini e donne che vivono il disagio della malattia. La “mission” è così ben delineata: promuovere e sostenere lo scambio culturale e sociale per il benessere psicofisico, attraverso la pratica delle arti, stimolando l’inclusione, la condivisione, la capacità di fare rete…

La proiezione del film è stata preceduta da un incontro al quale hanno partecipato Viviana Enrica Galimberti (Direttore della Divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia), Carlo De Felice (Professore al Dipartimento di Scienze Radiologiche Oncologiche, Università La Sapienza di Roma), Paola Iorio (Medico Chirurgo Specialista in Ginecologia e Ostetricia, consulente presso il Policlinico Militare del Celio e Aereonautica Militare),  Laura Agostini (psicologa, psiconcologa, psicoterapeuta), con la benedizione anche istituzionale di Gian Paolo Manzella (Assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Start-Up, “Lazio Creativo” e Innovazione della Regione Lazio). Daniela Terrinoni di Lazio Innova ha approfittato dell’occasione per ricordare l’appuntamento per “Race for the cure 2018. Dona per la lotta ai tumori al seno”, che si terrà a Roma (Circo Massimo) dal 17 al 20 maggio, iniziativa promossa da Komen Italia, associazione non-profit che dal 2000 opera su tutto il territorio nazionale nella lotta ai tumori del seno.

Quella di ieri è stata veramente una bella scoperta: ci auguriamo che il progetto “Noma” possa divenire un polo di attrazione ed una rete culturale per coloro che utilizzano la musica come strumento di rigenerazione esistenziale, anche ben oltre lo “specifico” della malattia.

Molte sono le esperienze maturate in Italia in quest’ambito, ma riteniamo che “Noma” spicchi su altre, anche perché – in questo caso – la dimensione artistica ha una qualità in sé che va ben oltre l’importante dimensione sociale di queste pratiche culturali. La musica dei Plot Noir è infatti bella in sé, indipendentemente dallo status di… “malata” di uno dei componenti del gruppo.

Come i lettori ricorderanno, il curatore di questa rubrica è anche il promotore del progetto di ricerca e promozione “Cultura vs Disagio. Censimento delle Buone Pratiche Culturali Contro il Disagio (fisico, psichico, sociale)”, che da alcuni anni lavora in Italia ad un osservatorio permanente sulle iniziative in ambito artistico che utilizzano la cultura per lenire e combattere la malattia, il disagio, l’emarginazione… Si tratta di un progetto sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, i cui risultati verranno presto presentati. Sono state identificate oltre 500 iniziative su tutto il territorio nazionale: il progetto “Noma” rientra sicuramente tra le “best-practices”, tra i casi di eccellenza, tra le esperienze da emulare.

Clicca qui, per accedere al sito web del progetto “Noma: una sfida creativa alla vita”, presentato a Roma il 14 maggio al WeGil

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