Key4biz

ilprincipenudo. Mario Turetta nuovo Direttore Generale Cinema del Mibac

Angelo Zaccone Teodosi

Sulle colonne di “Key4biz”, siamo stati i primi (e – sia consentito – quasi gli unici, incredibilmente) ad aver orientato l’attenzione dei riflettori giornalistici sulla delicata questione della Direzione Generale Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), essendo giunto a termine il 21 dicembre 2018 il contratto di Nicola Borrelli, alla guida della Dg Cinema da un decennio (vedi “Key4biz” del 21 dicembre 2018, “Il ministro Bonisoli sostituisce Nicola Borrelli, da 10 anni guida della Dg Cinema?”)…

E per primi, l’altro ieri (mercoledì 6 febbraio), abbiamo anticipato la notizia che la decisione finale del Ministro grillino Alberto Bonisoli, dopo un mese e mezzo di aleatorietà, stava per indirizzarsi verso Mario Turetta, dirigente Mibac dal 2002, e più recentemente Direttore de La Venaria Reale (dal 2015 al 2018) e dal febbraio 2018 confermato Direttore del Consorzio Residenze Reali Sabaude (vedi “Key4biz” del 6 febbraio 2019, “Rai, Mibac e la grande confusione sul fronte cinema ed audiovisivo”)…

Al di là del compiacimento giornalistico per il piccolo “scoop” (di cui ci può far modesto vanto), va apprezzato che lo stato di spiacevole “sospensione” nel quale è stata costretta la Direzione Cinema del Ministero per quasi due mesi può ritenersi finalmente concluso. Stato di “sospensione” assai grave per la comunità del cinema (e peraltro certamente non granché elegante, a livello personale, nei confronti di Nicola Borrelli).

A questo punto, la nomina appare certa, sebbene gli appassionati degli “arcana” della pubblica amministrazione e del correlato diritto osservano che la procedura di nomina non è esattamente perfezionata (deve essere benedetta dal Presidente del Consiglio dei Ministri): in effetti, alle 19:17 di giovedì 7 febbraio l’Ufficio Stampa del Mibac ha diramato un laconico comunicato stampa, che così recitava: “Lunedì 4 febbraio il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli ha individuato nella persona del dottore Mario Turetta il nuovo direttore generale del cinema”. Lo annuncia il Mibac in una nota. “Non c’è dunque alcun rischio vacatio –  prosegue –  dato che la proposta di conferimento dell’incarico è stata già inoltrata al diretto interessato per poi passare al vaglio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ad oggi la continuità delle attività è assicurata dagli uffici preposti e dal segretario generale.”

L’analisi “semantica” del comunicato stampa evidenzia che la procedura formale è comunque ancora in corso: il Ministro ha “identificato” il potenziale neo Dg, e la “proposta di conferimento dell’incarico è stata inoltrata al diretto interessato” (curiosa formula, in verità). Che si ha ragione di immaginare l’abbia accolta di buon grado. Si ha ragione di ritenere che Turetta sia stato tra coloro che hanno risposto alla procedura di “interpello” avviata dal Ministero ad ottobre: le domande relative all’incarico di Direttore Generale Cinema dovevano pervenire al Ministero entro il 15 ottobre, e dovevano essere corredate dalla scheda di valutazione dirigenziale relativa all’ultimo triennio e dal curriculum vitae. Per quanto riguarda la Direzione Generale Cinema, a quanto è dato sapere (informazione non di pubblico dominio), erano state presentate al Ministero 4 candidature, da 3 dirigenti generali interni e da un 1 solo candidato esterno: Nicola Borrelli (Dg Cinema allora in carica), Marina Giuseppone (Dg Organizzazione in carica), Federica Galloni (Dg Arte e Architettura in carica), Angelo Zaccone Teodosi (consulente specializzato, Presidente IsICult, e tra l’altro curatore di questa rubrica “ilprincipenudo” su “Key4biz”). Parrebbe che Galloni abbia ritirato la propria candidatura e Giuseppone sia stata confermata nel suo incarico di Dg Organizzazione del Ministero, ed evidentemente anche Turetta aveva sottoposto la propria candidatura (anche se la notizia non era trapelata).

La seconda parte del comunicato stampa ministeriale sembra poi rispondere sia alla “lettera aperta unitaria” che 15 associazioni del settore cinematografico ed audiovisivo (di cui soltanto “Key4biz” – va rimarcato – ha dato pubblicità) hanno indirizzato al Ministro martedì 5 febbraio, e forse ancor di più ad un’altra lettera aperta, che i tre maggiori sindacati Cgil, Cisl, Uil hanno indirizzato – con toni sostanzialmente simili – nella giornata di giovedì 7 febbraio (e questa invece è stata ben pubblicizzata dall’addetta stampa della Cgil-Slc Barbara Perversi, con un comunicato diramato alle ore 15,22). Il titolo del comunicato stampa delle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, recitava un titolo efficace: “Cinema: Sindacati a Bonisoli, mancata nomina Dg Cinema blocca settore. A rischio attività, stipendi, lavoro”.

Va osservato che la lettera aperta della triade sindacale è più esplicita di quella delle associazioni del settore, ovvero di fatto orientata a sostenere un possibile rinnovo dell’incarico del Dg uscente, Nicola Borrelli: si legge “è evidente, trattandosi di un incarico di alto contenuto tecnico-amministrativo, quanto siano necessarie competenza ed esperienza di settore, soprattutto vista l’attuale fase di transizione, di attuazione e verifica della complessa normativa di settore”. Un “assist” forte nei confronti di Borrelli.

Abbiamo già segnalato che la vicenda della nomina del Dg giunge a termine dopo un “braccio di ferro”, protrattosi per settimane, tra il Ministro Alberto Bonisoli e la Sottosegretaria delegata Lucia Borgonzoni, che non più tardi di venerdì della scorsa settimana (1° febbraio) aveva ribadito pubblicamente (in un’intervista al collega Andrea Dusio del settimanale “Odeon”) che riteneva fosse preferibile rinnovare l’incarico a Nicola Borrelli.

Gli analisti dietrologici (raffinati politologi?!) ritengono che, alla fin fine, sia prevalsa la volontà innovativa del Ministro, coerente – in senso generale – con la logica di un “Governo del cambiamento” e con una volontà di “turnazione” negli incarichi apicali delle Pubbliche Amministrazioni, più volte auspicata dal Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio (in verità, per passare dalla teoria alla pratica, uno studio in materia, rispetto alle scelte del governo grillino-leghista, non ci sembra sia stato ancora realizzato).

La non riconferma di Borrelli alla guida della Dg Cinema può quindi essere interpretata anche come una sconfitta politica della Sottosegretaria, nell’economia del rapporto dialettico infra-governativo Lega / Movimento 5 Stelle. Si segnala peraltro che la Sottosegretaria Borgonzoni ha difeso l’emendamento leghista che, qualche giorno fa, aveva previsto l’abolizione del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo (organo consultivo del Mibac, istituito dalla legge Franceschini) emendamento che è poi saltato (non ammesso alla discussione) nell’iter del disegno di legge cosiddetto “Semplificazioni”, anche a causa della resistenza del Partito Democratico (ed in particolare del Vice Presidente della Commissione Cultura Francesco Verducci).

Va comunque osservato che la nomina di Turetta, dirigente pubblico di lungo corso (la sua carriera dirigenziale è stata avviata all’epoca di Giuliano Urbani ministro, ma rafforzata anche dal successore Francesco Rutelli), non può essere attribuita ad una particolare sua “affiliazione” partitica, se è vero che – come scriveva un anno fa “la Repubblica” – non era granché gradito ai pentastellati. Si legge sull’edizione torinese del quotidiano, il 29 gennaio 2018, in occasione della riconferma di Turetta come Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaudie (su proposta dell’allora Ministro piddino Dario Franceschini), la netta opposizione manifestata dalla Capo Gruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale del Piemonte, Francesca Frediani: “Turetta è responsabile di una gestione autoritaria dei complessi sabaudi (…). Questa riconferma arriva inoltre a poche settimane dalle elezioni nazionali, un vero e proprio colpo di coda del Governo”. La lettura dei giornali e delle fonti web registra che nella decisione di nomina parrebbe siano state determinanti alcune alchimie politiche “locali”: sembrerebbe che Turetta non fosse granché sostenuto dal Presidente piddino della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e che la “liberazione” dell’incarico di Direttore del Consorzio Residenze Reali Sabaude sia avvenuta con una logica anche di tipo “promoveatur ut amoveatur”. Qualche settimana fa, peraltro, Turetta è stato sfiduciato dal Cda del Consorzio, in una vicenda intricata assai (vedi “La Stampa” dell’8 dicembre 2018, “Venaria, Turetta diserta il cda della Reggia dopo il siluro dei vertici”).

Se così anche fosse (complessità genetica della nomina a Dg), Mario Turetta è senza dubbio stato chiamato ad un incarico di maggiore prestigio, e certamente di ben più impegnativa responsabilità, in un gran salto di qualità dal livello “locale” al “nazionale”: basti pensare che dovrà governare (insieme a Ministro e Sottosegretaria) una “macchina” culturale complessa, alimentata – grazie alla legge Franceschini – da ben 400 milioni di euro l’anno di “benzina” (danari pubblici).

Durante la direzione di Turetta, la residenza sabauda è entrata nella “Top 15” dei siti turistici di maggior richiamo in Italia, con una capacità di finanziamento attraverso risorse proprie nell’ordine del 50 per cento: nel 2017 (secondo un report sui musei italiani diffuso da Istat a fine gennaio), ha registrato quasi 1,1 milioni di visitatori, a fronte – ed il confronto è eloquente – dei 3,4 milioni di Pompei. L’ultimo bilancio del Consorzio (esercizio 2017) registra ricavi complessivi per il 15 milioni di euro.

Mario Turetta viene ora chiamato a gestire danari pubblici corrispondenti ad oltre 25 volte quelli che ha gestito con La Venaria Reale: una gran bella sfida, indubbiamente.

Nello specifico “cinematografico”, abbiamo già segnalato che una decisione politico di questo tipo ha conseguenze per alcuni aspetti virtualmente “rivoluzionarie”, perché scardina – almeno teoricamente – i rapporti di potere che si sono andati costruendo nel corso del tempo: in primis, per esempio, una qual certa notevole (eccessiva, secondo alcuni) influenza che la principale associazione dei produttori cinematografici ovvero l’Anica avrebbe avuto nella impostazione genetica della legge cinema ed audiovisivo, affiancata dalla consorella dei produttori televisivi, l’Apt. C’è chi è addirittura arrivato a sostenere che la legge Franceschini-Giacomelli sia stata impostata “su dettatura” dapprima della lobby Anica (presieduta dall’ottobre 2016 da Francesco Rutelli, e prima da Riccardo Tozzi) e poi di quella Apt (presieduta dall’aprile 2017 da Giancarlo Leone, e prima da Marco Follini)… Quel che è certo è che le anime “non economiche” del settore sono state coinvolte tardivamente e limitatamente, dopo che l’architettura sostanziale della norma era stata impostata dai “poteri forti” del settore (se tali possono essere ritenuti, nel bene e nel male, Anica ed Apt): è un dato di fatto oggettivo che l’ex Ministro Dario Franceschini ha dato maggiore ascolto agli imprenditori del settore, piuttosto che agli autori, attori, tecnici, professionisti, e finanche sindacati. Una scelta peraltro coerente con una qual certa propensione al “marketing oriented” del centro-sinistra, in materia di politiche culturali (di approccio alla fin fine sostanzialmente… liberal-mercatista): basti osservare la grande retorica costruita intorno al “tax credit”, come strumento che libererebbe lo Stato dall’accusa di orientare l’offerta… Il che è vero, ma al tempo stessa segna l’abdicazione della mano pubblica rispetto al potere del mercato. E quindi – almeno secondo il parere di chi redige queste noterelle – una rinuncia al senso stesso dell’intervento pubblico nel settore (crediamo che lo Stato debba “orientare” l’offerta – in modo plurale e trasparente – altrimenti diviene la stampella del mercato).

Non lo segnala il comunicato stampa del Ministero, ma, a quanto ci risulta, l’ex Direttore Generale Nicola Borrelli andrebbe ad affiancare il successore nella veste di “consulente straordinario”.

Il comunicato ufficiale recita: “Ad oggi la continuità delle attività è assicurata dagli uffici preposti e dal segretario generale”, ovvero da Giovanni Panebianco.

Peraltro, va segnalato che proprio pochi giorni fa il Ministro Alberto Bonisoli ha istituito una Commissione di studio per il riordino dell’organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, presieduta giustappunto dal Segretario Generale Giovanni Panebianco.

La Commissione, formata – oltre che dal Segretario Generale – da Marina Giuseppone (Direttrice dell’Organizzazione del Mibac), da Alfredo Moliterni (Consigliere giuridico del Ministro), Maurizio Decastri (Consigliere del Ministro per la ridefinizione dell’organizzazione del Ministero), Lorenzo D’Ascia (Capo dell’Ufficio del Legislativo), deve lavorare assai intensamente, dato che il decreto firmato da Bonisoli prevede che consegni al Ministro una relazione entro il 4 marzo 2019 (un mese!), con chance di proroga dei lavori per altro mese soltanto…

Si ha ragione di ritenere che la Dg Cinema verrà quindi presto riformata: crediamo che la prima innovazione debba essere nel “naming” (“nomina sunt consequentia rerum”…).

Dovrebbe divenire “Direzione Cinema, Audiovisivo, Multimedialità”.

Dovrebbe essere poi assolutamente rafforzata nell’organico (dirigenti, funzionari, impiegati) e nelle risorse.

Dovrebbe essere dotata di un sistema informativo all’altezza di quanto la nuova legge del 2016 aveva previsto (unanime è infatti la critica al sistema in essere, e basti ricordare che la piattaforma DgCinema Online va spesso in crash).

Dovrebbe essere, insomma, modernizzata, sul modello di esperienze più evolute della nostra (basti osservare la Francia, che ha dedicato attenzione ministeriale mirata ad opere come i videogame ed i videoclip da… decenni).

Nell’economia della riforma, sarebbe necessario ri-dotare il Ministero di un Ufficio Studi degno di questo nome, e ri-attivare quell’Osservatorio dello Spettacolo (istituito nel 1985 con la cosiddetta “legge madre” sullo spettacolo), che purtroppo è stato totalmente depotenziato nel corso degli anni.

Ricordiamo che la Direzione Cinema non è ancora dotata di una strumentazione tecnica che possa consentire (ad essa stessa, ovvero al Ministro ed alla comunità professionale tutta), di misurare l’efficienza e soprattutto valutare l’efficacia dell’intervento della mano pubblica nel settore. Lo abbiamo denunciato decine di volte, nel corso degli anni, anche su queste colonne.

Ricordiamo “en passant” che dello stesso problema – grave, perché determina deficit di autocoscienza e strategia – soffre anche la Rai, sebbene il nuovo “contratto di servizio” prevede l’istituzione di un Ufficio Studi giustappunto: torneremo presto sulla questione, anche perché ci risulta che nessuno ci stia pensando – eppur si tratta di un novello “obbligo” – nelle stanze ovattate del Settimo Piano.

Il compito che attende il neo Direttore Mario Turetta è arduo assai: si tratta di portare a compimento l’attuazione della legge cinema ed audiovisivo tanto voluta da Dario Franceschini, e, al contempo, si tratta di apportare quelle “correzioni di rotta” più volte annunciate da Ministro Bonisoli e Sottosegretaria Borgonzoni.

I pessimisti temono però che “il combinato disposto” della nomina di un nuovo Direttore Generale piuttosto “digiuno” di cinema, e delle correzioni di rotta annunciate… possa determinare, nella concreta operatività del Ministero, un rallentamento ulteriore delle procedure, e quindi una crisi complessiva dell’intera “filiera” (sostenuta in quasi tutte le sue fasi dalle sovvenzioni pubbliche).

Il rischio è oggettivamente latente, ma molto dipenderà dalla capacità del nuovo Direttore di imparare presto e bene, e di metabolizzare in modo sano le tante complesse dinamiche che caratterizzano da sempre il settore.

Attendiamo i primi passi del neo Direttore.

Va rimarcato comunque che nel curriculum esteso di Mario Turetta emerge – durante il suo ruolo di fiduciario dell’allora Ministro forzista Giuliano Urbani (2001-2005) – una indubbia attività specifica in materia di cinema. Si legge, testualmente: “ha coadiuvato l’attività del Ministro nella riforma della Scuola Nazionale di Cinema, che è tornata all’antico e prestigioso nome di Centro Sperimentale di Cinematografia; nella riforma della Biennale di Venezia, trasformata in una Fondazione, con la possibilità di ingresso di capitali privati; nella riorganizzazione di Cinecittà Holding, per il rilancio della politica di promozione del cinema italiano”. Va anche ricordato che Turetta è stato promotore e cofondatore, nel 1992, della fondazione dell’lstituto di Economia dei Media (Iem), istituto di ricerca della Fondazione Rosselli (di cui è stato Segretario Generale dal 1987 al 1994), specializzato nell’analisi della trasformazione nell’industria delle  tecnologie e della  comunicazione. Ed indubbiamente lo Iem, al di là della indecorosa fine della Fondazione Rosselli (messa in liquidazione due anni fa), ha dedicato attenzione innovativa al sistema audiovisivo.

Insomma, il neo Dg non è esattamente del tutto “digiuno” di cinema ed audiovisivo.

Clicca qui, per leggere il curriculum sintetico, aggiornato al 2018, del neo Direttore Generale Cinema del Mibac Mario Turetta, designato il 4 febbraio 2019 dal Ministro Bonisoli.

Clicca qui, per leggere il curriculum dettagliato, aggiornato al 2013, del neo Direttore Generale Cinema del Mibac, Mario Turetta, designato il 4 febbraio 2019 dal Ministro Bonisoli.

Clicca qui, per leggere la lettera che i sindacati Cgil, Uil, Cisl, hanno indirizzato al Ministro Bonisoli, in relazione alla nomina del Dg Cinema, il 7 febbraio 2019.

Clicca qui, per leggere il decreto ministeriale firmato il 31 gennaio 2019 dal Ministro Bonisoli, di istituzione della Commissione di studio per la riforma del dicastero.

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