Key4biz

ilprincipenudo. Fake News e Hate speech, Italia vs Facebook: la partita è soltanto all’inizio

Angelo Zaccone Teodosi

Key4biz” ha dedicato – più di ogni altra testata giornalistica italiana – grande attenzione al duro intervento che la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha manifestato nei confronti di uno dei “player” più importanti tra gli “over-the-top”, ovvero tra le cosiddette “social platform”, in occasione del workshop del 9 febbraio scorso, promosso da Agcom (vedi “Key4biz” di giovedì 9 febbraio e di lunedì 13 febbraio: “Hate speech e Fake news, Laura Boldrini attacca i social: ‘Da che parte sta Facebook?’”).

Facebook viene giustamente posto sul banco degli imputati per la lentezza e la non trasparenza procedurale con cui procede – ovvero non procede – ad effettuare controlli tempestivi sui flussi di comunicazione che ospita (e quindi a reprimere ogni deriva e degenerazione).

Pubblichiamo qui oggi l’intervento della Presidente della Camera Laura Boldrini, al Convegno Agcom “Sicuri sul web per una navigazione consapevole”, in occasione del Safer Internet Day che si è tenuto il 9 febbraio alla Camera.

Facebook, non meno di Google, finisce spesso per divenire amplificatore di spazzatura web: un tempo si sarebbe detto spargitore di fango attraverso un ventilatore…

La questione è certamente complessa e controversa, e non può essere risolta con poche battute. È un dato di fatto, però, che queste vicende sono oggetto di segnalazione, dibattito, denuncia, ormai da anni, e lo Stato dimostra di reagire con lentezza e farraginosità rispetto ad un fenomeno che sta producendo drammi individuali (quanti suicidi sono classificabili come frutto di “cyberbullismo”, ormai?!), oltre che turbative del “senso comune” collettivo (si produce un nuovo “ordine del mondo”, ovvero – in verità – un caos valoriale).

La Presidente Laura Boldrini, dopo la critica manifestata in occasione del seminario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni giovedì scorso, lunedì 13 febbraio ha indirizzato al dominus di Facebook una “lettera aperta”, che ha chiesto al quotidiano “la Repubblica” di pubblicare (e che è stata ovviamente richiamata anche in prima pagina).

Questo il testo della lettera di Boldrini a Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Facebook:

Signor Zuckerberg,

come molti sono preoccupata per il dilagare dell’odio nel discorso pubblico. Fenomeno non generato certo dai social network, ma che in essi ha un veicolo di diffusione potenzialmente universale. Questo dev’essere quindi per tutti il tempo della responsabilità: tanto maggiore quanto più grande è il potere di cui si dispone. E il suo è notevole.

Lei ha affermato che «su Facebook non c’è spazio per l’odio». Mi tocca dirle che, almeno in Italia, non è vero. Le faccio pochi esempi. Una ragazza, Arianna Drago, ha richiamato l’attenzione sull’inquietante fenomeno dei ‘gruppi chiusi’. Ha avuto il coraggio di pubblicare alcuni commenti di utenti che avevano postato foto di donne ignare, facendone il bersaglio delle loro violente sconcezze.

Facebook ha oscurato il profilo della ragazza, e soltanto dopo che io avevo deciso di condividerne la denuncia ha fatto sapere che era stato sospeso «per errore». C’è voluta invece qualche settimana perché i gruppi segnalati da Arianna fossero chiusi. E ancora ne esistono diversi di questo tipo che agiscono indisturbati, nonostante le numerose segnalazioni.

Il problema è analogo per le pagine di gruppi politici estremisti e violenti. Una ricerca dell’Associazione Nazionale Partigiani d’ Italia ha catalogato 300 pagine che su Facebook esaltano il fascismo. L’’apologia del fascismo da noi è un reato, ma i rappresentanti italiani della sua azienda rispondono che non è compreso nelle regole di Facebook e che «gli standard della comunità devono poter valere in ogni Paese».

Del resto, parlano chiaro i dati di applicazione del codice di condotta contro «la diffusione dell’illecito incitamento all’ odio in Europa», che anche la sua azienda ha sottoscritto a maggio 2016 con la commissione Ue. La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28% dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50% di Germania e Francia e dal misero 4 % italiano.

Mi domando se questo dato allarmante lo dobbiamo anche all’assenza di un ufficio operativo di Facebook in Italia.

Un’Italia che sconta scarsa collaborazione da parte della sua azienda anche sul fronte della disinformazione, al contrario di quanto avviene in Germania o in Francia. Su questo tema ho da poco lanciato una campagna di sensibilizzazione (www. bastabufale.it).

Proprio perché sono convinta che le fake news – create ad arte per fini di lucro, delegittimare l’avversario o generare tensioni sociali – provochino danni alle persone e spesso rappresentino l’ anticamera dell’ odio.

Prima di essere eletta Presidente della Camera dei Deputati, ho lavorato per 25 anni nelle agenzie delle Nazioni Unite, occupandomi di crisi internazionali e di rifugiati. Ho visto quanto siano importanti la Rete e i social network anche nei luoghi più remoti del pianeta e nei campi profughi. E proprio perché ne conosco lo straordinario valore, ritengo si debba agire presto e su più livelli affinché i social non diventino ostaggio dei violenti. Ho avuto modo di parlarne di recente con Richard Allan, vicepresident public policy di Facebook per l’area Europa-Medio Oriente-Africa, che ho incontrato a Montecitorio su sua richiesta. Mi ha contattato dopo che, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, avevo postato una selezione delle oscenità che costantemente arrivano a me, come a quasi tutte coloro che hanno una presenza nella sfera pubblica. Ho denunciato anche che Facebook non si cura a sufficienza di rimuoverle. E lei sa bene che la mancata rimozione di un contenuto umiliante può provocare tragedie come quella accaduta recentemente a Napoli, dove la trentunenne Tiziana Cantone si è tolta la vita per la vergogna di un video divenuto virale.

Ad Allan ho avanzato tre proposte. Due di natura tecnica. La terza riguarda l’apertura in Italia di un ufficio operativo per i 28 milioni di utenti che Facebook ha nel Paese. Le risposte giunte dopo due mesi sono evasive e generiche.

A questo punto chiedo a lei, signor Zuckerberg: da che parte sta Facebook, in questa battaglia di civiltà?”.

 

Scrivevamo su queste colonne che… la musica è cambiata. Ed è cambiata veramente!

Sembrano lontane anni-luce le simpatiche sviolinate verso Google e Facebook ed altre “social platform” cui ci aveva abituato il precedente inquilino di Palazzo Chigi. E basti ricordare la resistenza che Matteo Renzi ha opposto nei confronti delle commendevoli iniziative del Presidente della Commissione Francesco Boccia (Presidente della Commissione Bilancio della Camera), in relazione alla “web tax”. In occasione del seminario Agcom, lo stesso Boccia ha anche sostenuto: “L’equità, anche quella fiscale, deve essere un valore condiviso, soprattutto a sinistra. Non possiamo aspettare che siano le Procure della Repubblica a regolamentare i rapporti tra multinazionali del web e fisco italiano. Altrimenti, nominiamo il Procuratore Greco Ministro dell’Economia. Al di là delle battute, la magistratura può fare indagini e applicare multe anche milionarie, come sta già facendo e ha tutto il nostro sostegno, per le tasse non pagate dalle OTT all’Erario, ma è dovere del legislatore agire prima delle sanzioni”.

Ed in occasione della presentazione dei risultati della lotta all’evasione nel corso del 2016, qualche giorno fa, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che la “web tax” sarà inserita nell’ordine del giorno della riunione del G7 dei Ministri della finanza che si terrà a maggio a Bari: “Al G7 dei Ministri delle Finanze, si discuterà la tassazione delle nuove forme di impresa nate con l’economia digitale”.

Un nuovo corso sembra in atto.

Il problema è culturale, oltre che economico.

Anche gli “over-the-top” debbono assumersi in modo serio le proprie responsabilità etiche, e smettere di nascondersi dietro il dito di quella comoda “autoregolazione” che è stata loro finora consentita. La responsabilità sociale d’impresa vale anche per loro, di grazia!

Abbiamo il piacere di pubblicare in esclusiva l’intervento di Laura Boldrini, ovvero il “saluto” che ha aperto i lavori del seminario Agcom del 9 febbraio 2017: è evidente che quell’intervento e verosimilmente il resoconto dei lavori del convegno hanno convinto la Presidente Boldrini a rinnovare la propria dura presa di posizione.

Una presa di posizione radicale, che, a quanto risulta, non ha precedenti a livello mondiale. Crediamo che, da italiani, si debba essere fieri di questa rivendicazione di sovranità, che è morale prima che nazionale.

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