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ilprincipenudo. Eccone un altro: ma servono davvero tutti questi Osservatori?

Angelo Zaccone Teodosi

Angelo Zaccone Teodosi

L’espressione “quanti inutili convegni…” continua a fotografare efficacemente la realtà di incontri su cultura, media, tlc, che si rivelano spesso mere occasioni di passerella fuffologica per esponenti a vario titolo del settore e per rappresentanti istituzionali  anche durante il “Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea”.

Non reprimiamo la nostra furia… iconoclasta, ed alziamo il tiro: sbuffiamo quindi su… “quanti inutili osservatori”, questa volta, prendendo ironicamente spunto da un’iniziativa assunta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a fine settembre, ma resa di pubblico dominio soltanto pochi giorni fa (e peraltro nel disinteresse dei media).

#ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz.
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L’Agcom ha deciso di istituire un “Osservatorio delle Garanzie per i Minori e dei Diritti della Persona su Internet”. Si tratta della Delibera n. 481/14/Cons del 23 settembre 2014, pubblicata sul sito web dell’Agcom il 5 novembre, che precisa che obiettivo dell’Osservatorio è “prevedere un approccio maggiormente coordinato alle diverse problematiche connesse all’utilizzo di internet e dei social network verificando l’efficacia delle procedure e delle misure adottate dagli operatori”.

Commissario relatore per il provvedimento è Antonio Martusciello, ma la questione è certamente cara anche al suo collega Antonio Nicita, che si è dimostrato molto sensibile su queste tematiche. Si tratta, come è evidente, di problematica importante: basti ricordare gli interventi della Presidente della Camera Laura Boldrini  su queste tematiche, o la proposta di legge di Alessandra Moretti, parlamentare Pd, che chiedeva una rimozione in 24 ore dei contenuti “incriminati” (la proposta “Norme per la tutela della dignità in internet”, presentata nel febbraio 2014, Atto Camera n. 2049, di cui ha scritto Marco Ciaffone su “Key4biz”, non ha mai visto l’inizio dell’iter, forse anche perché la Moretti è peraltro poi uscita dalla Camera per entrare nel Parlamento Europeo). Un’occasione di confronto a livello istituzionale è stata rappresentata dal seminario del marzo scorso alla Camera, dal titolo significativo: Internet e libertà d’espressione: c’è bisogno di nuove leggi?”.

Ma intanto nelle more di un necessario intervento normativo, Agcom si mette a “monitorare”.

L’Osservatorio di cui sopra assicurerà un “costante monitoraggio dei dati relativi al comportamento degli utenti rispetto a internet e ai social network nonché delle policies adottate dagli operatori per la salvaguardia dei valori della persona e dei diritti degli utenti” . Nella prima fase applicativa i fenomeni oggetto del monitoraggio saranno: l’istigazione all’odio, le minacce, le molestie, il bullismo, l’“hate speech” e la diffusione di contenuti deplorevoli.

Vengono delineate le prime tre fasi dell’attività: (1.) Predisposizione di una banca dati dei comportamenti degli utenti; (2.) Monitoraggio delle politiche dei principali siti e social network; (3.) Predisposizione di linee guida per l’adozione di codici di condotta.

Un primo commento: bella idea, ben venga un Osservatorio su queste delicate tematiche!

Un secondo commento sorge però spontaneo. L’Osservatorio sarà strutturato adeguatamente? Verranno allocate le risorse professionali, tecniche e soprattutto budgetarie indispensabili? Diverrà realmente uno strumento al servizio non soltanto dell’Autorità, ma anche dei “policy maker” e soprattutto della collettività?

Già un obiettivo come la “predisposizione di una banca dati dei comportamenti degli utenti” ci sembra di ciclopica ambizione, oltre che – in verità – discretamente confuso. Quali comportamenti? Ci si riferisce ai comportamenti “trasgressivi” rispetto alle norme vigenti, e quindi ai procedimenti giudiziari in corso su queste tematiche?! Un Osservatorio può certamente essere utile per comprendere come si sviluppano (e si possono arginare) i fenomeni patologici, ma… si limiterà a quelli che sono divenuti di interesse dei magistrati soltanto, o anche quelli segnalati dai media o finanche dai cittadini?!

Tra i casi di “hate speech” che meritano essere ricordati in Italia, citiamo la sentenza del  luglio 2013 del Tribunale di Padova, che ha condannato un’esponente della Lega, Dolores Valandro, a 13 mesi di reclusione, 3 anni di interdizione dai pubblici uffici, e 10mila euro di multa, per istigazione a commettere atti di violenza sessuale per motivi razziali. L’esponente della Lega Nord aveva scritto sulla sua pagina Facebook, riferendosi alla Ministra Cécile Kyenge (cittadina italiana di origini congolesi): “Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato?!”. La Valandro si era in qualche modo giustificata, sostenendo che si era trattato di un “sfogo”, dopo che un ragazzo di origine africane aveva tentato di violentare due ragazze italiane. I giudici hanno rigettato la tesi della difesa, che ha avuto il coraggio di teorizzare come non ci fosse intento offensivo né razzista nelle parole della Valandro. Certo, si tratta soltanto di una sentenza di primo grado, ma comunque un segnale importante è pervenuto. Alla collettività ed ai media. In sintesi, “hate speech is not free speech”.

L’Osservatorio Agcom interagirà opportunamente con soggetti che sono già attivi su queste tematiche?!

In primis, va ricordato un altro… Osservatorio, che svolge una meritoria attività, che purtroppo non gode della notorietà che meriterebbe: focalizzato sui migranti, l’Osservatorio Carta di Roma ha pubblicato a fine 2013 la prima edizione del suo rapporto annuale, intitolato “Notizie fuori dal ghetto”. L’Associazione Carta di Roma è stata fondata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (Cnog) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) e da una serie di associazioni della società civile (dall’Arci alle Acli, da Amnesty a Lunaria). La Carta di Roma è il codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta, firmato dal Cnog e dalla Fnsi, su sollecitazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), nel giugno del 2008. L’Associazione Carta di Roma (che si pone come associazione “ombrello”) è stata creata nel dicembre 2011.

Sarebbe a questo punto interessante effettuare una ricerca sugli “Osservatori” in Italia, tout-court, nei vari ambiti, culturali, sociali, tecnologici, ed interrogarsi sul senso e soprattutto sull’efficacia di queste iniziative.

Attingendo al database dell’eccellente newsletter “Redattore Sociale”, abbiamo scoperto l’esistenza, per esempio, di: Osservatorio sul Furto d’Identità, Osservatorio sulla Violenza sulla Donna (ma esiste anche un Osservatorio sulla Salute della Donna…), Osservatorio sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni Ferroviarie Italiane, Osservatorio sull’Attività del Giudice di Pace, Osservatorio per l’Etica nello Sport, Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità, Osservatorio sul Vivere Responsabile… E si tratta di iniziative non velleitarie, se hanno comunque superato il vaglio di una testata così qualificata. Immaginiamo questi osservatori rappresentino la punta dell’iceberg del “misterioso mondo” di tanti altri (semi-sconosciuti o del tutto ignoti) Osservatori italici.

Esiste un nesso causa/effetto tra le attività dei tanti “osservatori” e le migliori pratiche di buon governo?!

Per quanto riguarda la cultura, esiste una minima bibliografia, dato che nel 2011 Antonio Taormina ha pubblicato “Osservare la cultura. Nascita, ruolo e prospettive degli Osservatori culturali in Italia”, per la Franco Angeli, saggio interessante ma non particolarmente critico (Taormina stesso è peraltro Direttore dell’Osservatorio dello Spettacolo della Regione Emilia-Romagna).

E poi, siamo in grado di valutare al meglio l’attività dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, istituito nel 2011, e presieduto da Vincenzo Spadafora? E che dire dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, istituito nel 1997 insieme alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, ricostituito nel giugno 2014 dal Ministro Giuliano Poletti, dopo due anni di attesa?!

Tra i tanti “osservatori” in ambito sociale, qui rilevante, si può ricordare anche l’Osservatorio sui Diritti dei Minori, un “comitato scientifico” (così si autodefinisce) costituito nel 2000 a Milano per volontà di un gruppo di tecnici (sociologi, psicologi, neuropsichiatri infantili, operatori degli Uffici Minori della Polizia di Stato, scienziati dell’educazione, legali esperti in diritto minorile, vigilatrici d’infanzia ed altre figure specialistiche), con l’obiettivo di studiare le problematiche relative alla tutela dei diritti dei minori. Da segnalare, tra le più recenti prese di posizione, la contrarietà espressa qualche giorno dal Presidente dell’Osservatorio, Antonio Marziale (sociologo autore nel 2006 di un volume dal titolo efficace “L’onnipotenza dei media. Sua maestà la tv”, edito da Rubbettino), rispetto all’ipotesi che Alì Agca, il terrorista turco che ha attentato alla vita di Papa Wojtyla, potrebbe sbarcare nella nuova edizione de “L’Isola dei Famosi”, passata dalla Rai a Mediaset

Quanti altri… “Osservatori” intervengono su tematiche in qualche modo afferenti a quelle che Agcom intende monitorare?! Non ci risulta esista una ricognizione, eppure un censimento appare importante, anche per evitare frammentazione di attività e dispersione di risorse, intellettuali e numismatiche.

In verità, nell’Allegato alla delibera, Agcom si limita citare queste fonti: dati resi disponibili da parte di soggetti istituzionali/pubblici quali Corecom, Istat, Servizio Centrale della Polizia Postale e delle Comunicazioni, Censis, Audiweb; dati tratti da sondaggi di opinione; dati tratti dal “Database segnalazioni” dell’Ufficio Tutele Rapporti con le Rappresentanze degli Utenti; analisi dei “Trasparency Report”; realizzazione di una indagine specifica da parte dell’Autorità; collaborazione con Università e Centri di ricerca che studiano le problematiche oggetto di interesse per l’Osservatorio… Non viene citato nessuno degli osservatori che abbiamo fin qui ricordato, ma forse semplicemente perché nessuno di questi soggetti sembra essersi focalizzato particolarmente sulle fenomenologie che emergono nel/dal web.

La questione delle “garanzie dei minori” (che appare prioritaria, fin dalla denominazione del neonato Osservatorio) è altrettanto delicata, rispetto all’“hate speech”, ma qui sorge spontanea un’altra domanda: non rientra forse tra le garanzie dei minori anche la protezione dai flussi di spazzatura che ancora oggi alcune emittenti televisive italiane continuano ad offrire?! Essendo ancora oggi la televisione il medium dominante nei consumi mediali, non dovrebbe forse l’Agcom concentrarsi prima sulla tv?!

E non sarebbe opportuna un’analisi di efficacia della strumentazione attualmente disponibile, a partire da una sana riflessione critica sul Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu), controverso organismo ausiliario dell’Agcom chiamato ad esercitare un qualche controllo, che pure sembra vanificato dalla debolezza delle capacità di monitoraggio (a proposito di … osservatori, ancora?!) e dalla levità delle sanzioni che propone, comunque sottoposte al prudente vaglio dell’Agcom (che non appare particolarmente severa)?!

E a proposito di Tv spazzatura, che iniziative assume il Cnu-Consiglio Nazionale degli Utenti, il Comitato Tv e Minori, l’Agcom rispetto a dinamiche di degenerazione televisiva come questa?! Sono dormienti o son addirittura… defunti? A proposito di Consigli e Comitati (inutili o forse soltanto dormienti), ricordiamo che il 12 novembre scorso Pierluigi Franz, in rappresentanza dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, con una lettera al Presidente della Repubblica (e trasmessa per conoscenza al Presidente dell’Agcom, ai tre componenti del Comitato Processi in Tv già di nomina Agcom, al  Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei  Giornalisti,  al  Presidente della Fnsi, al Garante per la Protezione dei Dati Personali), ha sollevato la questione dell’inefficienza del “Comitato Agcom sui processi in Tv” (fortemente voluto dal Quirinale), che “a sua totale insaputa giace in ‘coma profondo’, se non è addirittura già ‘defunto’”.

Al di là dei rischi sempre latenti di inutilità o letargia (che qui si vuole identificare per contribuire al loro superamento), ben venga comunque un altro Osservatorio, dato che intende esplorare aree delicate e sensibili, rispetto alle quali è bene acquisire conoscenze approfondite ed accurate. Va auspicato con decisione che il neonato Osservatorio si dimostri attivo, efficace, critico, ovvero che non si riveli… inutile, o comunque sonnolento.

Un fenomeno tipico della nostra Italia è infatti la funzione marginale e accessoria che viene spesso assegnata agli Osservatori (ed ai Comitati di studio, eccetera), che vengono annunciati in pompa magna per le loro previste salvifiche e comunque preziose funzioni, e finiscono invece spesso per essere depotenziati e definanziati, divenendo il fantasma di quel che avrebbero dovuto essere, riducendosi a strutture pseudo-tecniche, a portatori d’acqua del “decision maker” di turno o dei poteri forti (lobby). Insomma, “passata la festa, gabbatu lu santu”.

 

Il caso più eclatante è l’Osservatorio dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo: istituito dalla cosiddetta “legge madre” sullo spettacolo del 1985 (“madre”, perché da quella legge dovevano nascere delle leggi organiche per ogni settore – sul cinema, teatro, musica… – che di fatto non hanno mai visto la luce), avrebbe dovuto essere lo strumento di trasparenza (ante literram!) e di verifica di efficacia dei finanziamenti pubblici allo spettacolo, ovvero di quel Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), che ancora oggi alimenta parte significativa del sistema culturale italiano. Nel corso degli anni, l’Osservatorio è stato indebolito e privato di risorse, e la sua funzione istituzionale è stata sostanzialmente azzerata (e crediamo che pochi eletti in Parlamento sfoglino la “Relazione annuale” che viene prodotta dall’Osservatorio). Eutanasia praticata in nome della onnipresente “spending review” o piuttosto per eliminare il fastidio che può derivare da ricerche indipendenti, scomode per gli assetti del potere dominante?!

Ci auguriamo che il nuovo Osservatorio – dotato della strumentazione adeguata, oltre che di indipendenza estrema – sappia gridare, se e quando necessario, che… “il re è nudo”. Anche semmai si chiamasse Agcom.

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