Key4biz

ilprincipenudo. Dalla ‘lectio magistralis’ della Boschi allo sfratto della libreria del Partito dei Barboni…l’Italia è anche questo

Angelo Zaccone Teodosi

Questa volta, grazie alla complicità del tollerante direttore Raffaele Barberio (ci piace segnalare che capita forse 1 volta su 100 che il Direttore di “Key4biz” ci chieda di emendare un nostro articolo), ci divertiamo a “spiazzare” i nostri pochi ma affezionati lettori, proponendo una qualche riflessione anomala per il fine settimana…

Avremmo potuto concentrarci su alcune notizie significative, come la resistenza manifestata dall’Anac (la storica associazione degli autori cinematografici, che si contrappone ormai alla più giovane associazione 100autori) rispetto al disegno di legge Franceschini-Giacomelli di riforma dell’intervento pubblico nella cinematografia (e, almeno in parte), nell’audiovisivo… Avremmo potuto dedicare attenzione alla tanto attesa indagine conoscitiva dell’Agcom sul settore della produzione audiovisiva, finalmente pubblicata questa mattina sul sito dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni… Avremmo potuto manifestare commenti di analisi e critica ai dossier che hanno presentato in questi giorni i Ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini, rendicontando (in modo assai diverso, nella sostanza e nella forma) i primi due anni del rispettivo operato al Mibact ed al Miur, nell’economia del Governo Renzi…

Di questo ed altro, avremmo potuto scrivere (e certamente andremo a scrivere), ma ci piace questa volta prendercela comoda, proponendo alcune riflessioni estemporanee, che possono apparire forse “fuori tema”, ma che certamente non sono “fuori contesto”, nell’economia di una rubrica sulla politica culturale e l’economia mediale, su un quotidiano telematico attento alla digital economy ed alla cultura del futuro.

Ieri pomeriggio, poco dopo aver ottenuto l’ennesima fiducia sulla controversa vicenda delle “unioni civili” (risultato complessivamente modesto, ma – in fondo – forse meglio una “piccola legge” approvata, che una “grande legge” auspicata… insomma, la direzione è giusta, ed il risultato ha una sua positiva concretezza), la Ministra Maria Elena Boschi è giunta, con soltanto mezz’ora di ritardo, a tenere a Palazzo Baldassini, sede della Fondazione Istituto Luigi Sturzo, un’annunciata… “lectio magistralis”.

Le iniziative della Sturzo sono sempre di buon livello intellettuale e tecnico, ma confessiamo che ci aveva veramente sorpreso l’utilizzazione di una simile formula, degna di un Andrea Camilleri, e non – ci si consenta – di una brillante giovanotta, avvocata e dirigente di imprese pubbliche fiorentine, comunque classe 1981: certo, senza dubbio, Ministra della Repubblica dal febbraio 2014 (per le Riforme Costituzionali, incarico retto nel Governo Enrico Letta da Gaetano Quagliarello; e finanche per i Rapporti con il Parlamento, retto nel precedente esecutivo da Dario Franceschini), ma che, sulla specifica materia, non può oggettivamente vantare un curriculum particolarmente ricco (si consiglia la lettura del pamphlet dedicatole, che ci è parso onesto: “Una tosta. Chi è, dove arriverà Maria Elena Boschi”, di Alberto Ferrarese e Silvia Ognibene, edito da Giunti).

In verità, il Presidente della Sturzo, il professor Nicola Antonetti, resosi conto forse tardivamente della dinamica… nominalistica forse eccessiva, ha cercato di porre rimedio, ricontestualizzando l’intervento della Ministra come dissertazione esperienziale su come la Ministra sta conducendo la complessa battaglia renziana per la riforma della Costituzione. Il titolo dell’incontro (in una sala affollata da una cinquantina di persone, in prima fila Flavia Nardelli Piccoli, Presidente della Commissione Cultura della Camera e già Segretaria Generale della Sturzo per decenni) è stato “Riforme e nuove forme di cittadinanza”.

La Ministra è arrivata con la sua “mise” abituale: gonna nera attillata e candida camicia bianca virginale, sbottonata all’altezza giusta, almeno per gli sguardi maschili, in stile “vedi-e-non vedi”, e… come non capire, in argomento, la sortita di Brass, che ha dichiarato “la vorrei tanto per un mio film”?! La Boschi è “l’unica donna politica attuale che vorrei far recitare in un mio film”, ha dichiarato il maestro dell’eros Tinto Brass, tre giorni fa, in occasione della mostra dedicatagli al Vittoriano, “Uno sguardo libero”. I gusti cambiano, anche per Brass: la Boschi ha infatti preso il posto di Mariastella Gelmini, nell’immaginario del Nostro (lui sì, certamente titolato a tenere una “lectio magistralis”, almeno su alcune scabrose materie…).

La giovane Ministra aveva seco qualche paginetta di appunti, ma, dopo l’introduzione dotta del professor Antonetti, ha parlato per quasi mezz’ora, totalmente a braccio, senza un errore né un lapsus, con un buon filo logico-sequenziale: un po’ monocorde (fatto salvo un simpatico guizzo autoironico: “sappiamo che non siamo perfetti, non agiamo in missione di Dio”, che ha provocato un applauso), ma efficace. In realtà, non è stata né una “lectio magistralis”, né una “lectio”: crediamo che, se avesse avuto lo stesso spazio temporale in tv, la 34enne Ministra avrebbe utilizzato contenuti e stile assai simili. È un’eccellente comunicatrice, può competere con la collega Beatrice Lorenzin.

La Boschi ha con entusiasmo rivendicato – prevedibilmente – la bontà della legge che andrà a portare il suo nome, enfatizzandone i pregi, senza entrare assolutamente nel merito delle numerose critiche avanzate anche da eccellenti costituzionalisti, oltre che dalle parti politiche avverse.

Quel che ci qui ci interessa notare sono due questioni: il tono del discorso ed un riferimento al… digitale. L’analisi semantica e l’analisi della prossemica della Boschi meritano una tesi di laurea, e ci auguriamo che qualche studente coraggioso metta mano alla materia (il nostro Istituto sta pensando ad una borsa di studio…): il tono di voce è estremamente pacato, il termine che meglio sintetizza l’eloquio è “morbidezza”, il termine che meglio rappresenta il suo look è “grazia”… Il sorriso è frequente, e sembra talvolta quasi meccanico, agevolato da un viso che senza dubbio ricorda quello di alcune madonne rinascimentali, e che ci piacerebbe sapere in che categoria avrebbe inserito un Lombroso…

Un reportage fotografico completo è stato curato dal bravo Pizzi, per le colonne di una testata sempre molto attenta, qual è “Formiche”: ad esso rimandiamo il lettore curioso (clicca qui, per il servizio “Pizzi pazzo di Maria Elena Boschi”).

Quel “sorriso” che caratterizza l’icona della Boschi è stato paradossalmente richiamato dalla stessa Ministra, la quale, nella parte finale del suo intervento, ha sostenuto che l’esecutivo a guida Renzi governa “con decisione”, ma sempre “con il sorriso”. L’azione riformatrice deve essere – insomma – sorridente! L’evocazione del concetto è importante, perché indicativa di una precisa modalità di rappresentare la politica, nella quale si riscontra l’eco della cultura del marketing berlusconian0, e che rientra senza dubbio in una visione prevista dalla debordiana “politica spettacolo”.

La Ministra in verità poco ha parlato di costituzione (se non con enfasi positiva sul nuovo strumento del referendum consultivo e sul percorso obbligato che dovrebbero finalmente avere le leggi di iniziativa popolare), e molto si è invece soffermata sulle caratteristiche nuove della società italiana, sempre più multiculturale… Ci ha stupito allorquando, dal cappello magico della sua elegante affabulazione, è uscita una divagazione sul tema del digitale: la Boschi ha enfatizzato quanto sia importante anzi fondamentale, l’attenzione mostrata dal Governo Renzi rispetto alla “banda larga”, vero strumento di estensione dei concetti di “cittadinanza” e di “comunità”. Or bene, ieri una qual certa tosse ha determinato la autorepressione di un nostro intervento (conclusa la lezioncina, il Presidente della Sturzo ha gentilmente chiesto all’uditorio se vi fossero domande), ma avremmo voluto porre due quesiti due alla Ministra: “gentile Ministro, a proposito della tanto importante multiculturalità che ha richiamato, ma Lei è cosciente che la bella idea dei Suoi colleghi Renzi e Franceschini della “Card Cultura” è stata preclusa ai 18enni residenti in Italia di nazionalità extra-comunitaria (un vero paradosso, a fronte delle belle parole che il Governo spende a favore dell’integrazione)?! Gentile Ministro, probabilmente il quotidiano “Key4biz” non rientra tra le sue letture, ma basta sfogliarlo, per rendersi conto di quanta frammentazione, dispersione, confusione c’è nelle tanto decantate politiche del Governo Renzi in materia, a partire dall’incerta Agenzia per l’Italia Digitale (ed apparati consulenziali e soggetti altri a latere)?!”.

Ancora una volta, abbiamo tratto l’impressione di una politica riformista (per alcuni aspetti, Renzi incarna tratti del socialismo craxiano) che grosso modo va nella direzione giusta, ma che, nel passaggio alla fase operativa, si scontra con deficit cognitivi e confusioni tattiche che determinano paradossalmente una complessiva confusione strategica. A naso, sembrerebbe che vi sia uno scollamento tra il “cerchio magico” e chi deve attuare le decisioni operative assunte dall’eletta schiera (e dall’ibrida maggioranza parlamentare che la sostiene): forse la tecnoburocrazia ministeriale non è all’altezza, nonostante qualche cambiamento apicale ai vertici dei dicasteri sia stato messo in atto? Forse i consulenti del premier e dei ministri non incarnano tecnicamente al meglio la volontà innovativa del Governo e c’è un qualche problema di concreta operatività? La questione è complessa e la rimandiamo ad altra riflessione…

Su tutt’altro livello, veramente passando dai “massimi” ai “minimi” sistemi, segnaliamo ai lettori di “Key4biz” una piccola, veramente piccola, ma sintomatica vicenda. Nonostante gli apprezzabili interventi adottati dal Ministro Dario Franceschini per vincolare in qualche modo le “destinazioni d’uso” di immobili adibiti a cinema, teatri, librerie (affinché non si trasformino tutti in esercizi commerciali di merci altre), la desertificazione del tessuto culturale nazionale continua senza sosta, sia a livello metropolitano sia a livello “provinciale”. Non esistono dati accurati e precisi (soprattutto per le librerie, mentre sui cinematografi Siae e Anec rappresentano fonti statistiche valide: per esempio, l’Assessora alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, in occasione degli “Stati Generali dell’Industria”, qualche giorno fa dichiarava con candore “non so quante siano le librerie che hanno chiuso a Roma in questi anni, ma sono tante…”), eppure tutti gli operatori del settore piangono: basti pensare che a Trastevere, noto quartiere della “movida” romana, ha chiuso anche la storica sala cinematografica Alcazar; basti pensare che chiude anche la libreria che l’editore Fanucci aveva aperto a Corso Rinascimento, proprio di fronte all’entrata dell’italico Senato…

Le politiche per la promozione del libro e della lettura, poi, sono dotate di risorse modestissime, e permane policentrismo, frammentazione, dispersione di intenti ed attività (basti pensare all’assenza di ruolo della Rai, che pure dovrebbe considerare la promozione del libro – e, più in generale, della cultura – uno degli assi portanti della sua “mission”): ieri, per esempio, è stata presentata alla stampa la sesta edizione della kermesse “Libri come. Festa del Libro e della Lettura”, prodotta dall’Auditorium Parco della Musica. Naturalmente, non è stato speso un dato uno sui costi dell’iniziativa (sostenuti per la gran parte dalla mano pubblica), che nell’edizione 2015 ha registrato 30mila visitatori. Nessuno dei presentatori (né in verità dei colleghi intervenuti), s’è posto il quesito sul senso di una simile iniziativa, promossa comunque dalla mano pubblica, a fronte dell’esistenza di altra iniziativa, anch’essa realizzata con pubblici danari, qual è il Salone della Piccola e della Media Editoria “Più libri, più liberi”, che giunge nel 2016 alla sua quindicesima edizione (e di cui abbiamo scritto anche su queste colonne: vedi “Key4biz” del 12 novembre 2015, “Piccola e Media Editoria in Fiera, ma senza una regia governativa”), e che vanta oltre 50mila visitatori. Non sarebbe opportuno concentrare gli sforzi su un’iniziativa soltanto?!

In questo scenario, vogliamo segnalare che la Polizia Municipale di Roma ha sequestrato migliaia di libri che la Comunità “La Forchetta” (clicca qui per la pagina Facebook dell’associazione), da anni, mette in vendita nei pressi della Stazione ferroviaria di Piramide Cestia a Roma, Piazzale Ostiense. Si tratta di un’associazione socio-culturale fondata da un curioso personaggio, un visionario dall’eccentrica ideologia, fondatore di un… “Partito dei Barboni”, editore finanche di un “giornale murale”, che risponde al nome di Pietro Patriarca, la cui principale attività consiste nel liberare cantine ed appartamenti di… libri.

Può sembrare incredibile, ma incredibile non è: ci sono centinaia e migliaia di persone, a Roma, che non sanno cosa farsene delle biblioteche ereditate da padri, zii e nonni (le considerano come se fosse… spazzatura), e quindi chiamano La Forchetta, che – con i suoi arrugginiti camioncini – effettua il trasloco e la “liberazione” a costo zero, e poi vende i libri, rigidamente tutti, indistintamente, ad 1 euro 1 (uno). Sia noi sia altri bibliofili abbiamo trovato, su questi banconi “da marciapiede”, centinaia di bei libri, anche vere introvabili chicche. Ma quel che più importa è che questo “prezzo politico” di 1 euro uno (come abbiamo avuto occasione di osservare tante volte, negli improbabili conversari tra venditore e acquirente) attrae migliaia e migliaia di persone, che forse non sono mai entrate in una libreria o in una biblioteca, e che magari “acquistano” un libro per la prima volta nella loro vita. Con quel (poco) che ricava dalla vendita, Pietro Patriarca impiega un po’ di “disperati”, persone indigenti, senza-tetto, e finanche “barboni”, dando loro qualche decina di euro al giorno per la sopravvivenza, nella funzione di anomali ed improvvisati “librai”. Riteniamo che l’iniziativa de La Forchetta sia commendevole, meritoria non soltanto di encomio per la funzione culturale, ma anche per quella sociale. Ovviamente, questa anomala “vendita al dettaglio” avviene… “in nero”, senza alcuna formalità amministrativa. Verosimilmente, questa vendita avviene in violazione di leggi dello Stato pre-digitale e chissà di quali borbonici regolamenti comunali. Senza dubbio, si incorre anche nel reato di impropria… “occupazione di suolo pubblico”, eccetera, e forse finanche di “stampa clandestina” (il giornale murale non è ovviamente registrato in Tribunale). Fatto è che la Polizia Municipale di Roma ha, ancora una volta, sequestrato “la merce”, ed il buon Patriarca ed i suoi “barboni” son stati costretti ad andar via, per non incorrere in reati ancor più gravi. La piccola vicenda propone quesiti… epocali, sia sulla promozione del libro e magari sulle politiche di “pricing” (quanta barriera all’entrata è rappresentata dal prezzo dei libri in Italia?! non ci risulta esista una ricerca in argomento…), sia sulle politiche pubbliche (nazionali e locali) rispetto agli spazi strutturali dedicati alla cultura.

Questa la storia de La Forchetta, secondo le parole del suo stesso fondatore (che le scriveva sei anni fa): “La Forchetta nasce circa dieci anni fa con umiltà, semplicità e tanta voglia di fare. I primi tempi sono stati veramente duri e difficili, ricordo che io stesso, Patriarca Piero… da solo, ho iniziato a trasportare i libri con un carrello della spesa, ho aperto il mio primo umile banco ad Ostia, chiedendo in regalo i libri usati ai sacerdoti e alle persone che conoscevo… i miei primi volantini erano scritti a penna e distribuiti qua e là. Poi, pian piano qualcuno ha iniziato a seguirmi… qualcuno che non sapeva come fare per mangiare, e così ci sono stati i primi piccoli guadagni… con l’umiltà si poteva ottenere qualcosa! In seguito, abbiamo aperto qualche altro banco a Roma dove si impegnavano barboni, ex alcolisti ed ex detenuti. In un secondo tempo, abbiamo ricevuto in regalo un vecchio furgone, col quale abbiamo iniziato a fare piccoli trasporti, pulizie di cantine e piccoli restauri di appartamenti. Dopo alcuni anni, abbiamo deciso di costituire un’associazione tramite un atto notarile denominata “La Forchetta” ora, nell’anno 2009, siamo in tanti… facciamo riunioni, organizziamo le giornate di lavoro… accogliamo tutti… uomini, donne, anziani, gente che si sente sola… purtroppo, non abbiamo un posto dove poter accogliere questa gente per dormire, alcuni di loro d’estate, dormono sulla spiaggia o nell’androne di qualche ospedale… se qualcuno potesse aiutarci… ci basterebbe un casale o un terreno agricolo! Ci siamo anche organizzati per la stesura di un giornale chiamato “La Forchetta”, esce di tanto in tanto, tratta argomenti sul sociale e qualche volta parla anche di problemi politici! Siamo disponibili con tutti, ci “inventiamo” la vita e siamo convinti che non serve né il potere, né il denaro per creare lavoro e fare in modo che tutti, anche i più poveri se solo lo vogliono, possono vivere con dignità!!!”.

Domandiamo al prefetto Francesco Paolo Tronca, Commissario di Roma Capitale dal novembre 2015 (dopo l’ignobile scioglimento della Giunta Marino): non ritiene Lei che, in casi come questo, si debba manifestare una discreta tolleranza, e forse destinare a più importanti priorità le forze di pubblica polizia, piuttosto che allo sgombro della Libreria, clandestina ma libera, de La Forchetta?!

Ed il Ministro Franceschini e l’Assessora Ravera non potrebbero mostrare una qualche attenzione nei confronti di questo piccolo ma importante “promotore culturale”, qual è Pietro Patriarca???

L’ultima edizione del giornale murale “La Forchetta”, curato da Pietro Patriarca, fondatore dell’associazione culturale Comunità “La Forchetta”

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