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#ilprincipenudo. Dal “Dottor Tersilli” al “Dottor Google” al “Dottor Social”

Angelo Zaccone Teodosi

Ieri mattina l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha ospitato, presso l’Aula Bovet della propria sede romana, un’iniziativa molto stimolante dedicata al rapporto tra “medicina” e “web”: l’incontro, intitolato “Web Health Forum”, è stato dedicato a “Cybercondria e cybernauti: la salute al tempo di internet”. Si ricorda che l’Istituto Superiore di Sanità è un ente di diritto pubblico che, in qualità di organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale in Italia, svolge funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica, sotto la vigilanza del Ministero della Salute. Dal settembre del 2015, Gualtiero Ricciardi (medico e docente universitario, già Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma) ne è Presidente, dopo esserne stato Commissario dal luglio 2014.

Si è trattato di un’utilissima occasione di dibattito su una tematica che è delicata quanto strategica, per il benessere dell’intero sistema sociale.

In estrema sintesi: il “Dott. Google” sembra non essere più il medico maggiormente consultato dalle persone che debbono affrontare malattie di qualsiasi tipo, dato che sempre più italiani con una qualche patologia prediligono… il “Dott. Social”.

Sia l’uno sia l’altro sembrerebbero essere comunque migliori del famoso “Dottor Tersilli”, “il medico della mutua” – molto sensibile alla carriera ed al danaro, e poco assai alla salute dei propri pazienti – immortalato nel 1968 in un eccezionale film di Luigi Zampa, interpretato da un grandioso Alberto Sordi (dato il successo della commedia, l’anno dopo vide la luce un “sequel”, “Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue”, sempre per la regia di Zampa).

Il convegno all’Iss, moderato dal giornalista Mario Pappagallo, è stato centrato sulla presentazione dell’edizione 2016 del “Diabetes Web Report”, ed è stato organizzato dalla Health Web Observatory, in collaborazione con Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Medi-Pragma e Whin-Web Health Information Network (con il “contributo non condizionato” di Novo Nordisk).

La Medi-Pragma ha presentato i risultati di una ricerca condotta su un migliaio di persone, per una metà medici e per una metà pazienti: oltre il 90 % delle persone con diabete ricerca informazioni sulla propria malattia su internet. Di questi, quasi il 70 % consulta i “forum di pazienti”, contro il 52 % che dichiara di affidarsi ai “motori di ricerca”, mentre il 42 % cerca informazioni sui “siti di associazioni pazienti”, ed il 35 % interpella i “social media”.

La tendenza a soppiantare la mera ricerca su internet in favore di un bisogno di confronto con i “pari” è confermata da quello che 1 paziente su 2 dichiara essere il maggior “influencer” sulla malattia sul web: il portale della “community” del diabete. Al secondo posto, con un netto stacco, segue il portale della più importante associazione di pazienti, considerata solo dal 6 % un punto di riferimento in internet sul tema diabete.

Pur considerando importanti queste fonti, il 68 % delle persone con diabete sostiene che sia (resti) il “diabetologo” la fonte principale di informazioni che condiziona le scelte ed i comportamenti inerenti la gestione della malattia, seguito dal “web” secondo il 19 %, dal “medico di base” (7 %) e da “parenti e amici” (5 %).

Lo scopo dell’indagine è quello di osservare, analizzare e studiare i comportamenti delle persone in rete in tema di salute, in particolare di coloro che hanno il diabete, dei medici e non solo”, ha dichiarato Lucio Corsaro, Direttore Generale Medi-Pragma, “La rilevazione campionaria è stata condotta su 516 persone con diabete e ‘caregiver’ e 574 medici di diverse specializzazioni che trattano il diabete attraverso la somministrazione di un questionario on line. Tra le novità introdotte rispetto all’indagine dello scorso anno, abbiamo analizzato la tipologia di siti nei quali si ricercano informazioni e il tipo di informazione ricercata”.

Anche il medico conferma la tendenza dei pazienti a consultare e confrontarsi su internet per quanto riguarda la propria malattia. Il 99 % dei medici afferma di avere pazienti che riportano informazioni dal web, rispetto all’80 % dello scorso anno. In particolar modo, il 54 % dei medici afferma che questo accade regolarmente.

D’altro canto, il medico dimostra un atteggiamento sempre più positivo rispetto a questa tendenza. Ben l’87 % – contro il dato del 73 % emerso nella ricerca realizzata nel 2015 – ritiene che l’uso di internet per cercare informazioni sulla malattia possa essere considerato una tendenza positiva, soprattutto se supportata dal consiglio del professionista.

L’utilizzo dei motori di ricerca per ottenere informazioni sulla salute e sulle patologie, in particolare su quelle da cui si è affetti, è un fenomeno ormai diffuso ed in essere da tempo, che coinvolge largamente anche le persone con diabete”, ha sostenuto Ketty Vaccaro, Presidente del Health Web Observatory e Responsabile Salute e Welfare del Censis. “Stiamo assistendo però a un’evoluzione di tendenza e i risultati di questa indagine lo dimostrano: il medico virtuale sta perdendo terreno a favore del bisogno di confronto tra pari facilitato dal web. Ed infatti il confronto è prima di tutto con i pari, con chi condivide la stessa condizione, emotiva e di salute, il cui luogo privilegiato sono i forum di pazienti, che si collocano tra i principali ‘influencer’ in tema di diabete e rappresentano una sorta di ‘dott. Social’ che si affianca e talvolta soppianta il ‘dott. Google’. Ma il bisogno di dialogo e confronto si traduce anche in un nuovo modo di rapportarsi, sempre meno subordinato, con il medico curante ‘reale’, con il quale si può anche parlare e verificare quanto appreso su internet. Il nuovo ‘healthnauta’ non si ferma alla ricerca autogestita di informazioni ma diventa sempre più protagonista della condivisione e del confronto di informazioni ed esperienze legate al vissuto di malattia”.

I risultati della ricerca Medi-Pragma hanno fornito stimoli per affrontare numerose questioni.

L’intervento più intrigante è stato proposto da Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana Medicina Generale – Simg (è anche professore presso la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva del Policlinico Gemelli di Roma), che ha proposto una interpretazione molto critica, dotta arguta e transdisciplinare, dello scenario attuale: prevale sul web, in materia di salute, una “totale confusione… psichiatrica”, con una prevalenze di “processi di reificazione, mistificazione, falsificazione” (concetti di matrice marxiana e psicologica) che cozzano con il più elementare “principio di realtà”. Cricelli potrebbe essere forse annoverato tra gli “apocalittici”, volendo giocare con le note categorie evocate nel famoso pamphlet di Umberto Eco. Le sue tesi, “fuori dal coro” delle infinite e magiche capacità del web, hanno appassionato – ed in alcuni passaggi finanche divertito – l’uditorio (per esempio, quando ha sostenuto che “viviamo in un mondo di scoppiati”), ed hanno posto quesiti inquietanti sui danni che una utilizzazione “incontrollata” del web può arrecare alla collettività. Ed in effetti è stato affrontato indirettamente un argomento centrale: chi “controlla” il web, rispetto ad argomenti importanti come la tutela della salute?!

Riportiamo qui le conclusioni della presentazione di Crivelli: “Finale viatico per medici e umani del cyber secolo. Riusciranno i nostri eroi a prendersi cura di una sterminata umanità fatta di vecchi, cronici, anziani, disabili, inabili, reietti, abbandonati, separati, diabetici, depressi, scoppiati, alienati, raffreddati, impauriti, ipocondriaci e malati veri, sani, animalisti, bistecchisti e vegani, fumatori, tv and computer addict, utilizzando tutto ciò che riusciamo a mettere insieme anche dalla tecnologia e dal cyber mondo, ma mantenendo un rapporto umano personale, ispirato a caritatevole non cyber carità…? Auguri”.

La relazione ironica e provocatoria di Crivelli ha determinato reazioni prevedibili.

La giornalista dell’ANSA Maria Emilia Bonaccorso ha sostenuto che il web non può essere visto (soltanto) come “il luogo della perdizione”, perché ha rappresentato comunque “un grande passo di civiltà” – anche in materia di informazione sulla salute – che ha certamente “peggiorato il giornalismo becero e l’informazione di bassa qualità”, ma che ha “migliorato il giornalismo serio e l’informazione di qualità”. Bonaccorso si è soffermata su una questione nodale: la serietà deontologica impone al giornalista (al giornalista serio e coscienzioso) di controllare le fonti, ma il processo di validazione prevede una tempistica che cozza con le esigenze di velocità imposte dal web ai media “mainstream”. Riteniamo che la sempre latente contraddizione tra “qualità” e “velocità” sia una delle tematiche più importanti che debbono essere affrontare da chi studia il web e le sue infinite fenomenologie.

Nelle stesse fila degli “integrati”, può essere classificata un’altra giornalista, Manuela Lucchini di Rai (curatrice, tra l’altro, di una assai seguita “video-chat” sulla salute su Rai1), che ha segnalato come, anche sui media “mainstream”, la rettifica finisce per occupare sempre e comunque spazi di dimensione inferiori rispetto alla notizia (finanche la “bufala”, quando tardivamente la si verifica essere tale) sparata a pieno titolo.

Elisa Manacorda, direttrice del portale scientifico e divulgativo “Galileo – Giornale di Scienza”, ha sostenuto che spesso la gente cerca su internet semplicemente “la conferma di quel in cui già crede”, ed ha rimarcato l’esigenza di un approccio critico nel fornire informazioni sulla salute.

Massimo Cherubini, Fondatore ed Amministratore Delegato di Value Relations (società specializzata nella comunicazione dell’“healthcare”), ha proposto l’idea di un “bollino” istituzionale, che, per arginare le bufale in rete (particolarmente pericolose in materia di salute), potrebbe essere assegnato dal Ministero della Salute a tutti quei siti web che rispondano a criteri di minima validazione scientifica. L’idea è stata criticata da Mirella Taranto, Capo Ufficio Stampa dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha ricordato come “il dolore sia un grande business”, ma si è dichiarata perplessa rispetto ai soggetti che dovrebbero essere chiamati a “validare” (l’Istituto Superiore di Sanità stesso, per esempio?!), ed ha sostenuto che sia preferibile affidarsi alla serietà professionale dei giornalisti: d’accordo, ma come arginare il rischio di “bufale”, certamente promosse non da giornalisti superficiali, ma da internauti in buona o cattiva fede?!

I casi “Di Bella” e “Stamina” sono stati naturalmente evocati più volte durante il dibattito, come esempi eclatanti e sintomatici di quel che il web può contribuire a provocare, in negativo.

In particolare, la giornalista Carla Massi del quotidiano “Il Messaggero” ha segnalato come si verifichino anche casi di “associazione” impropria tra tesi fallaci in materia di salute e posizioni politiche assunte da esponenti partitici che vogliono cavalcare presunti “movimenti di massa”: ha ricordato le marce in piazza a favore del metodo “Di Bella” che vedevano in prima fila Francesco Storace, Domenico Gramazio e finanche Giancarlo Fini

Conclusivamente, un convegno veramente stimolante: ci si augura possano essere presto resi disponibili gli atti, e che questa occasione di dibattito possa stimolare ulteriori riflessioni, analisi e ricerche in materia di “salute”, “media”, “comunicazione”, “web”.

Verrebbe comunque da chiedersi se vi siano o meno delle competenze che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni può esercitare su questa specifica evoluzione del settore, che guarda a Internet e alle nuove relazioni digitali. Abbiamo la sensazione che Agcom, magari d’intesa con l’Iss (o con altre istituzioni, e d’intesa con il Ministero della Salute), potrebbe svolgere una funzione di opportuna vigilanza su questioni così delicate, come il trattamento informativo e mediatico della salute.

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