la polemica

Il veto su TikTok un autogol per la Commissione Ue?

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I funzionari temono che Bruxelles stia cedendo terreno alle potenze straniere, a partire dalla Russia, non promuovendo i contenuti sulla piattaforma cinese.

Il rifiuto della Commissione europea di aderire e comparire su TikTok sta incontrando resistenze all’interno della sua sede centrale di Berlaymont. Alcuni funzionari sostengono che l’UE stia sbagliando, rimanendo fuori da una piattaforma utilizzata da circa 200 milioni di europei. Una decisione strategica che non incontra il favore di tutti i Commissari. Lo scrive Politico.eu, sollevando un tema dibattuto a Bruxelles: vale davvero la pena per i rappresentanti della Ue rinunciare allo sbarco sulla piattaforma social cinese, anche a costo di perdere una audience potenziale di 200 milioni di utenti.

Il divieto valido per tutto lo staff di Bruxells

Nel 2023 la Commissione ha vietato TikTok sui dispositivi del personale interno alla Commissione per motivi di sicurezza informatica. Il divieto, valido per tutto lo staff della Commissione a partire dai commissari, si estende anche ai “dispositivi personali registrati nel servizio di dispositivi mobili della Commissione”, ha detto un portavoce dell’istituzione.

Non c’è alcun segnale che lasci pensare ad un cambio di posizione da parte di Bruxelles, anche se più di qualcuno anche all’interno della divisione comunicazione è del tutto contrario.

Alcuni commissari contrari al veto

Almeno un commissario, aggiunge Politico.eu, sarebbe contrariato dall’assenza della Commissione su una piattaforma che attirar sempre più giovani europei anche per la fruizione di news e opinioni.

Un secondo funzionario ha sostenuto che la Russia non si fa scrupoli a utilizzare le piattaforme dei social media per influenzare l’opinione pubblica europea e che la Commissione non può permettersi di cedere terreno.

Russia presente

Un secondo funzionario europeo ha sostenuto, dal canto suo, che la Russia non si fa scrupoli a utilizzare le piattaforme dei social media per influenzare l’opinione pubblica europea e che la Commissione non può permettersi di cedere terreno.

Tra l’altro, il dibattito si accende nel momento in cui Ursula von der Leyen e i suoi commissari stanno cercando di raggiungere più Europei usando i social media.

Von der Leyen inviterà influencer, tra cui alcuni che condividono contenuti su TikTok, al suo discorso sullo Stato dell’Unione di questo mese. Sembra paradossale che von der Leyen cerchi l’appoggio di infulencer che andranno sicuramente su TikTok, quando ha deciso di non stabilirvi una sua presenza autonoma.

D’altra parte, è vero anche che la Commissione si sta invece rivolgendo sempre più a YouTube, una piattaforma statunitense dove conta oltre 500mila iscritti. Ma la domanda resta: perché privarsi a priori della presenza su una piattaforma super popolare fra i giovani europei?

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