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Il Tax Credit cinema e audiovisivo: destinato a crollare il castello di carte?

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Inizia l’edizione n° 77 del Festival di Cannes con un’Italia a basso profilo (soltanto Sorrentino in gara), mentre cresce l’attesa per i decreti di riforma della Legge Franceschini. Pubblicato il “riparto” dei 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo per il 2024. Domani manifestazione Usigrai di fronte a Viale Mazzini.

L’Italia non brilla, in questa 77ª edizione del Festival di Cannes, almeno come seduttività della nostra cinematografia nei confronti di quello che storicamente è considerata la kermesse più famosa ed importante dell’industria audiovisiva mondiale, certamente la più “glamour”: iniziata ieri 14 maggio, si concluderà sabato 25 maggio, ed emerge senza dubbio una “rappresentanza” italica “low profile”, con soltanto un’opera italiana in concorso, il pur tanto atteso “Parthenope” di Paolo Sorrentino

In sostanza, solo 1 film italiano è emerso dalla “scrematura” dei 2.000 titoli che sono stati sottoposti come candidati a Cannes per partecipare al concorso: 1 titolo soltanto sui 22 cooptati… Altri 2 titoli, sempre sui 2mila, sono stati chiamati a partecipare in categorie altre: “I dannati” di Roberto Minervini nella sezione “Un Certain Regard” e “L’arte della gioia” di Valeria Golino nella sezione “Fuori Concorso”.

Una partecipazione italica assai ridimensionata rispetto ai 3 film cooptati sia nel 2023 sia nel 2022.

Si ricordi che nel 2023, i titoli italiani in concorso erano stati ben 3 (a fronte di 21 titoli): “La chimera” di Alice Rohrwacher, “Il Sol dell’Avvenire” di Nanni Moretti, “Rapito” di Marco Bellocchio. Nel 2022, i titoli italiani erano stati sempre 3 (ancora su un totale di 21): “Les Amandiers” di Valeria Bruni Tedeschi, “Nostalgia” di Mario Martone, Le otto montagne” di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch

Dovremo quindi attendere una decina di giorni, per capire cosa deciderà la giuria presieduta da Greta (Celeste) Gerwig, la regista e sceneggiatrice ed attrice statunitense divenuta particolarmente famosa grazie al successo planetario di “Barbie” (da segnalare che si tratta della prima cittadina statunitense a presiedere la giuria di Cannes e della seconda donna dal 1965, dopo l’attrice Olivia de Havilland).

E, questa volta, non si registrano comunicati stampa entusiasti della Sottosegretaria al Cinema e all’Audiovisivo Lucia Borgonzoni, né effervescenze euforiche del Presidente dell’Anica Francesco Rutelli

Si osservano piuttosto “strani movimenti”, soprattutto nel “dietro le quinte” della politica culturale nazionale…

Partiamo dai fatti…ovvero “5 fatti” (fatti concreti, non “fake news”), a partire da una serie di inediti aggiornamenti (in parte esclusivi) “by” IsICult per Key4biz…

Fatto n° 1: pubblicato il “riparto” dei 696 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo 2024. Nessuna reazione della comunità professionale, eppure…

La notizia è stata segnalata in anteprima su queste colonne del quotidiano online “Key4biz” nell’edizione di lunedì scorso 13 maggio 2024, è stata rilanciata dall’agenzia stampa specializzata AgCult, ma curiosamente nessuno ha notato che il tanto atteso “piano di riparto” del Fondo Cinema e Audiovisivo per l’anno 2024 (già approvato dal Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo il 3 aprile) era stato finalmente pubblicato sul sito web del Ministero della Cultura (Mic) già sabato 11 maggio, mentre il sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo (Dgca) l’ha pubblicato curiosamente soltanto ieri martedì 14 maggio (ennesimo caso – tra i tanti… – di incomprensibile ritardo).

La notizia – pur importante – è stata rilanciata soltanto ieri pomeriggio dalla testata specializzata “Box Office”, con un articolo firmato da Cristiano Bolla, “Pubblicato (finalmente) il decreto di riparto del Fondo cinema e audiovisivo”.

Alle ore 17 di oggi mercoledì 15 maggio, curiosamente nessuna reazione (nessuna) da parte della comunità professionale, eppure un’attenta analisi del documento dovrebbe provocare non poche domande e perplessità… a partire dal “taglio” radicale (nell’ordine di ben il 40 %) nella dotazione del controverso “Tax Credit”, che passa, per quanto riguarda il “tax credit interno cinema”, dai 100 milioni di euro del 2023 ai 60 milioni del  2024  (- 40 %) e per riguarda il “tax credit interno tv e wen” dai 180 milioni del 2023 ai 109 milioni del 2024 (- 40 %)… Altri “linee di intervento” del tax credit non sono state così radicalmente tagliate: per esempio il “tax credit attrazione investimenti internazionali in Italia” scende soltanto dai 48 milioni del 2023 ai 40 del 2024, con una riduzione di solo il 17 %… Complessivamente “tutto” lo strumento di agevolazione tributaria passa dai 541 milioni di euro del 2023 ai 413 milioni del 2024 con un “delta” negativo del 24 %. Quindi, sinteticamente, si può sostenere che il Ministero ha ridotto di 1/4 la dotazione del credito di imposta, che a questo ha nel 2024 una quota percentuale del 59 % rispetto a 73 % del 2023… Insomma, si tratta di variazioni veramente rilevanti.

L’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult sta lavorando ad un documento di analisi diacronica, che verrà presto pubblicato su queste colonne di “Key4biz”, nell’auspicio possa stimolare un dibattito critico e costruttivo. Superando la diffusa sonnolenza…

Fatto n° 2: nessuna traccia dei decreti di riforma della Legge Cinema e Audiovisivo. Nessuna reazione della comunità professionale, eppure…

Nessuno sembra lamentarsi più di tanto (se non sussurrando…) rispetto ai ritardi – enormi – che si sono andati accumulando nell’ultimo anno, ovvero da quando è stata avviata, su impulso del Ministro Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia), la riforma della “Legge Franceschini”, una legge che ha prodotto un sistema “drogato” dall’assistenzialismo dello Stato, con variegate contraddizioni interne, che la maggioranza degli operatori (e beneficiari della… droga) ha fatto finta di ignorare per anni.

Ieri martedì 14 maggio, c’è stata una reazione della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che ha concesso un’intervista ad un Andrea Biondi (ancora una volta) sul quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”: la senatrice leghista rinnova l’annuncio che l’atteso decreto di riforma del “Tax Credit” è imminente… In verità, quest’annuncio si rinnova settimana dopo settimana, anzi mese dopo mese! Il testo in bozza, di cui soltanto pochi intimi hanno copia (non l’ha nemmeno il Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo, incredibilmente!), starebbe per essere trasmesso, in settimana prossima (sicuro?!), ai due dicasteri competenti, ovvero il Ministero per l’Economia e Finanze (Mef) ed il Ministero per le Imprese e il Made in Italy (Mimit): “da quel momento, diventerò la principale stalker del Mef” ha ironizzato la senatrice, prevedendo una entrata in vigore in estate…

Di fatto, metà dell’anno 2024 resta in stallo totale, per l’industria cinematografica e audiovisiva nazionale.

E non si registrano reazioni “istituzionali” a fronte alla protesta manifestata dalle tre principali associazioni degli autori lunedì scorso, che soltanto il quotidiano “Key4biz” ha rilanciato nell’edizione del 13 maggio (dinamica curiosa, anche questa: vedi “Associazioni degli autori cinematografici e audiovisivi sollecitano al Mic la formazione delle nuove ‘commissioni esperti’”), ma sempre sulle pagine del quotidiano arancione, in parallelo all’intervista “rassicurante” della Sottosegretaria, è stato pubblicato ieri stesso un articolo firmato da Cristina Bottocletti, dedicato all’avvio del Festival di Cannes, nel quale viene riportato un (sommesso) lamento da parte del Presidente dell’Anica Francesco Rutelli, che definisce “faziose” (ovviamente…) le critiche allo strumento del “Tax Credit”, ma riconosce al Governo “il diritto di fornire indirizzi nuovi” (bontà sua…), però rimarca come l’attività di riforma sia troppo “lenta”, con conseguenze negative sull’economia del settore: “risulta che ad oggi gli investimenti siano 2/3 in meno di quello dello stesso periodo dell’anno scorso”.

Quest’affermazione di Rutelli è discretamente sconvolgente, perché significa che nel 2024 ci sarà un output produttivo ben inferiore a quello del 2023… Il che, per alcuni aspetti, è un bene (riduzione dell’inflazione di titoli); per altri aspetti, è un male (perché verosimilmente saranno i produttori indipendenti, ovvero i piccoli, a soffrirne le peggiori conseguenze). Continua Rutelli: “le regole per il 2024 avrebbero dovuto essere conosciute al più tardi nell’autunno del ‘23. Sono andate avanti solo le produzioni già coperte da tempo. L’incertezza ferma le attività, scoraggia gli investimenti, favorisce la concorrenza, soprattutto quella sleale, che non applica tutele sindacali e lavorano nel sommerso”… Il Presidente dell’Anica rilancia poi quel famigerato “moltiplicatore” misteriosamente calcolato da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ovvero 3,54 euro per ogni 1 euro investito nel settore: una volta ancora, fantasie numerologiche…

Interessante la sortita dell’Amministratore Delegato di Rai Cinema… In occasione del “Bellaria Film Festival”, Paolo Del Brocco, ha sostenuto che in Italia la situazione è ben critica: siamo di fronte ad “un mercato nel suo momento peggiore, perché non assorbe i titoli che produce”. Essendo Rai Cinema forse il maggior produttore / co-produttore del Paese (sempre ricordando che si tratta di un sostegno della mano pubblica che si affianca a quello del Mic), naturale sorge il quesito: se ne accorge soltanto nel maggio del 2024 Paolo Del Brocco?!? Sul tema si rimanda al reportage di Valeria Verbaro su “The Hollywood Reporter Roma” (“Thrr”) di sabato scorso, 12 maggio 2024, “Paolo Del Brocco: “Le velleità autoriali ammazzano l’industria. Sono una palestra ma non hanno pubblico”…

Apprezzabili quanto curiose illuminazioni sulla via per Damasco, per un po’ tardive – per così dire – come la “marcia indietro” ingranata da qualche mese dalla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, dopo lo “stop” imposto dal Ministro Gennaro Sangiuliano (assieme al collega Giancarlo Giorgetti).

Fatto n° 3: pubblicato il decreto direttoriale degli aiuti “selettivi” (terza sessione 2023), con il Ministro che contesta la bocciatura del film su Calipari e la Claudia Gerini che disconosce un’opera approvata… Il “castello di carte” sta per crollare?!

Come abbiamo ben segnalato su queste colonne, venerdì scorso 10 maggio ha visto la pubblicazione, sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo, del decreto direttoriale a firma di Nicola Borrelli (da molti anni alla guida della Dgca), che reca i risultati della valutazione delle proposte progettuali per la “terza sessione” degli “aiuti selettivi” dell’anno 2023: ci siamo domandati – ovviamente senza ricevere risposta alcuna – perché il Dg Borrelli abbia impiegato due mesi per apporre la sua firma su una graduatoria che era stata approvata dalla Commissione degli Esperti il 13 marzo 2024, ma ci rendiamo conto che si tratta di quesito inutile, anzi ozioso… Così van le cose, a Santa Croce in Gerusalemme, con ritardi che si accumulano, sedimentano, accavallano… Nella stessa giornata di venerdì 10, il Ministro è intervenuto a gamba tesa, criticando che la Commissione (nominata dal suo predecessore Dario Franceschini) abbia bocciato un film su Calipari. Abbiamo approfondito il “dossier” (vedi “Key4biz” del 13 maggio 2024), e ribadiamo che nessuno ha reagito alla protesta manifestata dalle associazioni degli autori.

A conferma che tutto il “sistema” ancora in essere presenta (come dire?!)… falle, è di oggi una odierna sortita dell’attrice e regista Claudia Gerini, che ha dichiarato all’Ansa: “la mia seconda regia dopo l’esordio di ‘Tapirulan’, quando sentirò di farla, non è relativa al film che riporta il mio nome come regista nella tabella dei selettivi alla produzione sul sito del Ministero alla Cultura”.

Paradossale, viene da commentare: “sono venuta a conoscenza – tramite numerosi messaggi che mi sono arrivati da parte di colleghi – del contributo concesso al progetto ‘Un corso molto particolare’, che riporta come regia il mio nome. In realtà questo progetto mi è stato proposto, l’ho letto ma non ho mai dato l’ok personalmente e non esiste nessun contratto o lettera d’intenti che mi lega a quel film”, dichiara Gerini.

Incredibile, ma vero?! Secondo la graduatoria pubblicata venerdì scorso, il film in questione, “Un corso molto particolare”, è prodotto dalla World Video Production, che ha presentato un budget di 1,3 milioni di euro, ed ha ricevuto (dovrebbe ricevere, a questo punto…) un contributo pubblico di 150.000 euro, a fronte di una richiesta di 500.000 euro (il film è classificato al rank n° 20 dei 20 progetti ammessi al contributo nella categoria “opere prime e seconde”)… Alcuni osservatori malevoli ricordano come Claudia Gerini sia ormai vicina al centro-destra, ed in particolare alla premier Giorgia Meloni, che l’ha peraltro invitata (come esponente della società civile ovvero come “vip”?!) all’incontro sul premierato promosso mercoledì della scorsa settimana a Montecitorio (in occasione del quale l’attrice ha dichiarato di essere “più convinta dell’importanza di un governo stabile”)…

E naturale sorge il quesito: ma il Ministero della Cultura, quando vaglia i progetti di produzione sottoposti alla Commissione Esperti per gli aiuti cosiddetti “selettivi”, effettua un minimo di analisi critica e di verifica documentale?!

È possibile proporre un film con la regia di Pinco Palla, senza che sia allegato al dossier di candidatura l’accettazione formale da parte del regista (o attore che sia) coinvolto nella produzione prospettata???

Secondo alcuni, questo “piccolo” episodio è sintomatico di quel grande (enorme) “castello di carte” che caratterizza il sostegno pubblico alla cinematografia e all’audiovisivo, con una Direzione Cinema e Audiovisiva che è sommersa da migliaia di pratiche, e che non riesce ad effettuare una valutazione tecnica adeguata. Anche perché la Dgca non è ancora dotata delle risorse professionali quali-quantitativamente necessarie a gestire bene il carico di lavoro.

Secondo altri, l’episodio è emblematico anche rispetto ad altri fronti, e riguarderebbe un altro “castello di carte”, ovvero il rischio che, anche nelle procedure ministeriali afferenti al “tax credit”, esista il rischio di altre… carte fasulle, ovvero di “fatture false”, come denunciato da tempo dall’avvocato Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo. Alcuni titoli cinematografici dichiarano, secondo i dati resi pubblici grazie al database della Direzione Cinema e Audiovisivo, dei budget che appaiono – a prima vista – piuttosto… “sovradimensionati”, con l’evidente obiettivo di beneficiare del massimo sostegno dello Stato, grazie allo strumento dell’agevolazione tributaria, non sottoposta a particolari procedure di verifica e controllo…

Fatto n° 4: rimandato al post-elezioni europee la formazione del nuovo Consiglio di Amministrazione di Cinecittà, sempre De Mita jr alla presidenza privilegiato dai “bookmaker”

Abbiamo già segnalato come si registrasse la volontà della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni di mantenere la sua consigliera Chiara Sbarigia alla guida di Cinecittà, rinnovandole l’incarico a suo tempo affidatole dall’ex Ministro Dario Franceschini.

Parrebbe che il Ministro Gennaro Sangiuliano, non convinto di questa prospettiva, abbia deciso di rimandare tutto a dopo l’8 e 9 giugno, anche perché potrebbe prospettarsi un notevole ridimensionamento del “peso” della Lega Salvini nell’economia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: in quel caso, anche il rinnovo di Sbarigia rientrerebbe in discussione, così come il prospettato avvicendamento di Giuseppe De Mita (il figlio di Ciriaco) nel ruolo di Amministratore Delegato, al posto dell’attuale Ad Nicola Maccanico, che starebbe trattando un passaggio a Rai Cinema (nel ruolo oggi da Paolo Del Brocco) ovvero alla filiale italica di Amazon Prime.

Tutto questo “gioco”, naturalmente, senza alcuna procedura di pubblica evidenza… E naturalmente nessuno (o quasi) si pone dubbi sulla cooptazione del De Mita jr (che non ha certo un curriculum all’altezza dell’incarico prospettato a Cinecittà) o sul rinnovo della presidenza a Sbarigia (che è anche Presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi – Apa in evidente conflitto di interessi o comunque ovvia inopportunità di ruoli)… Si rimanda all’intervento IsICult su “Key4biz” del 9 maggio 2024, “De Mita jr alla presidenza di Cinecittà. E nasce ‘Articolo Quinto’ per una Rai che sia più servizio pubblico”.

Fatto n° 5: nessuna traccia del “Contratto di Servizio” Rai, nessuna calendarizzazione delle elezioni del Cda Rai, e domani manifestazione di protesta dell’Usigrai…

Abbiamo già segnalato – più volte, su queste colonne – come incredibilmente non venga ancora pubblicato il “contratto di servizio” Rai (nonostante esso sia stato approvato dal Consiglio della Rai il 18 gennaio 2024 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 20 marzo 2024)… E come il Parlamento non abbia ancora calendarizzato l’elezione dei 4 membri del Cda di Viale Mazzini da parte di Montecitorio e Palazzo Madama (nonostante le candidature siano state pubblicate ormai il 20 aprile scorso)…

Anche su questo fronte Rai, ritardi incredibili quanto gravi e incomprensibili, anche se tutto il “policy making” sembra ormai soggetto ad una surreale… sospensione, ovvero alla indefinita “spada di Damocle” delle elezioni europee…

Si ricordi comunque che per mercoledì 29 maggio 2024 è prevista la prima udienza del ricorso al Tar del Lazio presentato da 3 dei 71 candidati al Cda della Rai (vedi “Key4biz” del 2 maggio 2024, “Cinema, ancora nebbie sul tax credit e ricorsi al Tar per l’elezione del Cda Rai”): sarà essenziale attendere il pronunciamento dei giudici amministrativi, che potrebbero sospendere comunque la procedura…

Oggi sul quotidiano “il Manifesto” l’ex Sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita (in esecutivi guidati da Prodi, D’Alema, Amato), in un appassionato intervento intitolato “Assalto al servizio pubblico, Rai in lotta”, rilancia una iniziativa estemporanea organizzata per domani mattina (giovedì 16) di fronte alla sede Rai di Viale Mazzini, promossa anzitutto da Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai): “domani dalle 10,30 alle 14 nei giardini di viale Mazzini, davanti alla direzione generale della Rai, si terrà una manifestazione dalle caratteristiche un po’ inedite. A indire lo Speakers’ Corner non sono né associazioni da sempre impegnate nel settore e neppure un partito (ultimo fu il partito democratico con Elly Schlein lo scorso 7 febbraio). A benedire l’iniziativa è il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, innanzitutto per sollecitare l’attenzione del ‘Media Freedom Rapid Response’ che – raggruppando diverse sigle – svolge una importante opera di monitoraggio sullo stato della libertà dei e nei media in Europa. Soprattutto dopo il felice Regolamento europeo (‘Emfa’)”.

I toni dell’intervento di Vita sono discretamente… battaglieri, e ricordano lontane dinamiche di un passato quasi dimenticato: “basta con le logiche delle consorterie e delle trasversalità divenute negli anni recenti la perversa quotidianità (dopo i partiti hanno impazzato cordate, salotti e consorterie), per aprire una vera fase di lotta. Sì, lotta: una parola rimossa o edulcorata. Si è compreso che, di fronte all’offensiva di una destra che intende mettere le mani sulla città dell’informazione, chiacchiere compromissorie o piccoli accordi di potere non hanno più ragione di essere. Solo l’entrata in scena di una vera conflittualità è in grado di rompere l´inerzia omologante e il pensiero unico che osserviamo ogni giorno guardando il Tg1, per esempio. E non solo, naturalmente. Neppure va rimosso il colossale conflitto di interessi che anima la scena con la presenza nel governo attraverso Forza Italia delle tre reti di Mediaset. O non va dimenticato che con le sue società un parlamentare della destra (il riferimento è a Antonio Angelucci, uno degli uomini più potenti della sanità privata, n.d.r.) fa incetta di giornali e persino della seconda agenzia di stampa nazionale (l’Agi, alias Agenzia Giornalistica Italia n.d.r.). Ecco, in tale contesto l’Usigrai accende una scintilla che potrebbe provocare un fuoco generale, rompendo l´inerzia di troppo tempo”.

E conclude: “la Rai è un boccone prelibato per l’offensiva reazionaria in corso, in vista del probabile referendum sul premierato, che Giorgia Meloni spera verosimilmente di celebrare a reti unificate. Non solo. Indebolire sul piano strutturale il servizio pubblico magari prelude alla realizzazione di un vecchio sogno liberista, vale a dire la vendita di qualche pezzo (vedi la società degli impianti RaiWay) organizzando uno spezzatino, sull’onda di quello in corso a Tim. Altro che sovranismo digitale, evocato da qualche dichiarazione di esponenti di Palazzo Chigi. Siamo al cospetto di una cavalcata nera con intenzioni malevoli, forse suggerite da qualche gruppo privato che attende da anni l’ora X della privatizzazione”.

Alcune di queste tesi appaiono assai (troppo) ideologizzate, ma la gran parte di esse sono condivisibili.

La manifestazione di domani sarà aperta alla società civile, a protagonisti come Articolo21, NoBavaglio, MoveOn, alla Cgil, al mondo della cultura e dello spettacolo… Oltre alla Federazione della Stampa (Fnsi) e all´Ordine dei Giornalisti e a numerosi comitati di redazione, fondazioni, ong… “Una lista infinita e di qualità. La Cgil, con la Via Maestra, ha nelle sue priorità anche l’autonomia e l’indipendenza dell’infosfera”.

E con (cieco) ottimismo conclude: “ce n’est qu’un debut? Forse è troppo immaginare qualcosa che si riannodi all’età del sessantotto. Tuttavia, in giro per il villaggio globale ci sono tante più cose di quanto si riesca a pensare nelle stanze dei bottoni. La Storia non è lineare, e talvolta appare dove non sembrava pensabile. Dopo Hollywood è il turno della Rai?”.

Temiamo che Vincenzo Vita pecchi di un ostinato ottimismo della volontà (evidente l’estrema nostalgia sinistrorsa nell’evocare addirittura il ’68!), sganciato dalle attuali dinamiche sociali e politiche del Paese reale.

Crediamo che la manifestazione – che pur merita essere segnalata e seguita – non inciderà purtroppo in alcun modo nel “policy making” in atto.

Anche se l’esigenza di scardinare o comunque rimettere in qualche modo in gioco gli oscuri processi decisionali in essere – auspicando trasparenza, meritocrazia, e, in fondo, democrazia – è certamente apprezzabile.

[ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale”;

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.