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Il pigiama esplode

di James Hansen |

Le conseguenze del lockdown Covid nel modo in cui oggi si pensa al pigiama, con le tasche, perché non si usa solo per dormire, ma anche per lavorare.

Il pigiama esplode e acquisisce le tasche… Il fenomeno – visto col senno di poi – doveva essere perfettamente ovvio: un logicissimo, per quanto inatteso, risultato dei lockdown Covid e del conseguente boom del Work From Home.

James Hansen

Fino a tempi recenti, i comuni indumenti da sonno perlopiù non avevano le tasche – almeno sulla parte inferiore – anche perché: cosa ci dovevi mettere per poi andare a letto? Gli oggetti che potevano servire nella notte si posavano sul comodino, punto. Alzandosi al mattino, ci si levava il pigiama, ci si vestiva per uscire e voilà, le tasche riapparivano…

Quel ciclo mattutino presupponeva però di dover per l’appunto ‘andare’ a lavorare, mentre oggi molto spesso basta semplicemente vestirsi dalla cinta in su, giusto per essere presentabili davanti a un monitor.

Oltre alle tasche, tutta l’esperienza del WFH sembrerebbe aver focalizzato una nuova attenzione generalizzata sull’umile pigiama. Il fenomeno è particolarmente evidente nel Regno Unito dove i grandi rivenditori al dettaglio come John Lewis Marks & Spencer riferiscono di un inaudito boom di vendite per gli indumenti da sonno, con incrementi superiori al 20%.

Dati nazionali inglesi indicano che, mediamente, i colletti bianchi si vestono con la tipica biancheria da notte per l’equivalente di 46 giornate lavorative l’anno: invece, ormai un dipendente su 12 adopera quotidianamente il pigiama per lavorare.

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