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Infodemia in crescita, governo del virus sempre più confuso

Molte le contraddizioni emergenti, molti i nodi al pettine che divengono evidenti, nella confusa gestione della pandemia da parte del Governo guidato da Giuseppe Conte, che sembra stia perdendo il sostegno convinto di uno dei due maggiori partner della maggioranza, ovvero il Partito Democratico: e se la Rai si conferma la cartina di tornasole del clima di insofferenza nel Governo, il Paese assiste sconcertato ad una quantità notevole di comportamenti ondivaghi, dal tira-e-molla rispetto alla (ri)apertura delle scuole alle scelte deficitarie in materia di politica della casa e spazi pubblici…

Sulla Rai, è stata avviata un’azione di destabilizzazione che nuoce pericolosamente al servizio pubblico radiotelevisivo: il Partito Democratico sembra vedere ormai in Fabrizio Salini una sorta di incarnazione di una presunta prepotenza del Movimento 5 Stelle, ed il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri (cui piace definirsi “l’azionista di maggioranza della Rai”) ne ha di fatto chiesto la testa…

Nelle more della scadenza dell’attuale Consiglio di Amministrazione (giugno-luglio 2021), Rai commette uno scivolone dietro l’altro, nelle proprie scelte…

La Rai: uno scivolone dietro l’altro, in attesa di una urgente riforma

Il “caso Nicola Morra” (ovvero una censura di fatto nei confronti di un parlamentare della Repubblica, seppur responsabile di infelici sortite nei confronti della defunta Presidente della Regione Calabria) viene sbandierato da alcuni come sintomatico della perdurante dipendenza di Viale Mazzini dalle logiche governativo-partitocratiche e di una qual certa vocazione censoria.

Domenica 22 viene cancellata la riproposizione dell’intervista di Francesca Leosini (realizzata nel 2016 per “Storie Maledette” su Rai3) a Luca Varani, condannato come mandante dell’aggressione di Lucia Annibali, che sarebbe stata trasmessa su Rai Storia, denunciando l’inopportunità dell’iniziativa soprattutto nella imminenza del 25 novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne…

E che dire della ignobile vicenda della puntata del 25 novembre del contenitore “Detto Fatto”, condotto su Rai 2 da Bianca Guaccero, nella quale è stato proposto un servizio – un “tutorial” affidato alla “pole dancer” (sic) Emily Angelillo, in tacchi alti e pantaloncini corti – su come la casalinga possa essere “sexy” andando al supermercato è anch’essa emblematica dei deficit identitari della Rai (servizio pubblico o televisione commerciale?).

E che dire dell’edizione di giovedì sera 26 novembre 2020 del telegiornale della rete ammiraglia?! È possibile che i due terzi dell’intera edizione del “Tg 1” siano stati dedicati alla morte di Diego Maradona, minimizzando l’informazione sulla pandemia e quasi azzerando la cronaca politica?!

Si osserva una perdita totale del senso delle proporzioni, in termini di sensibilità culturale, di senso civile e servizio pubblico. E stiamo parlando del Tg 1, non di una trasmissione minore in una fascia marginale del palinsesto…

Un’analisi seppur superficiale dell’offerta della Rai conferma il complessivo deficit di precisa identità di servizio pubblico: si apprezzano operazioni di grande qualità, come la serie “Doc – Nelle tue mani” (una produzione Lux Vide per la regia di Jan Maria Michelini e Ciro Visco, con Luca Argentero vero mattatore), la cui prima stagione su Rai 1 ha evidenziato una eccellente capacità di “fare spettacolo” ovvero fiction intrigante ed al contempo “stimolare sensibilità” sociale; si apprezzano i timidi tentativi di dare corpo (visione) alle problematiche delle persone diversamente abili, con le esplorazioni di “O anche no”, il “docu-reality” di Rai 2 ideato e condotto da Paola Severini Melograni, prodotto nell’economia delle iniziative della novella Direzione Rai per il Sociale affidata a Giovanni Parapini…

Quel che manca è però una sana chiara e trasparente visione ideologica complessiva, organica e pervasiva, del concetto di “servizio pubblico”. Troppe le distrazioni, le disattenzioni, le rimozioni, le cadute di stile della Rai, troppe le (volontarie ed involontarie) emulazioni della televisione commerciale e della sua naturale vocazione alla spettacolarizzazione e finanche al “trash”.

Una riforma della Rai è ormai indispensabile quanto urgente: auguriamoci che la calendarizzazione delle varie proposte di legge di riforma del servizio pubblico si concretizzi con tempi rapidi, e che venga promosso un dibattito ampio e plurale, nel quale vengano coinvolti la società civile ed il terzo settore (sull’argomento, rimandiamo al dossier pubblicato su “Key4biz” del 23 novembre 2020, “Riforma Rai, ma parte davvero o è il solito balletto?”).

Pandemia / infodemia: il bavaglio governativo all’informazione dialettica

Sul fronte della pandemia e della correlata (non meno grave pandemia), si assiste con sgomento ad una “politica comunicazionale” del Governo che ha imposto una sorta di bavaglio: le conferenze stampa presso il Ministero della Salute sono state precluse ai giornalisti che non rappresentino testate televisive, e si ha ragione di pensare che il “numerus clausus” serva anche a tenere distanti i giornalisti che possano porre domande sconvenienti ed imbarazzanti.

In questo modo, il Ministro Roberto Speranza può simpaticamente giocare di sponda con il “trio” amico, ovvero il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) Franco Locatelli, e Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero, senza che vengano messe in evidenza le tante contraddizioni decisionali della “Cabina di Regia” e del “Comitato Tecnico Scientifico”, a partire dalla debolezza metodologica dei famigerati “21 indicatori” e dell’arcano algoritmo che determina (dovrebbe determinare…) le differenziazioni cromatiche delle Regioni più o meno a rischio. Senza autentico contraddittorio, gli scienziati si confermano portatori d’acqua del Principe. E nel mentre la Rai segue la numerologia quotidiana della pandemia, senza approccio critico di sorta.

E che dire del tira-e-molla della delicata questione della chiusura e della apertura delle scuole, con le continue tensioni tra la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, il suo collega agli Affari Regionali Francesco Boccia, ed i Presidenti delle Regioni?!

Qualcuno, dalle parti di Palazzo Chigi, ha il coraggio di arrivare a teorizzare “evidence based policy making”, ma l’impressione che emerge è invece uno stato confusionale assoluto e perdurante, con processi decisionali erratici e contraddittori, determinati soprattutto da “pathos”, e non da razionalità e ragionevolezza.

Altre contraddizioni: la mancanza di una politica pubblica per la casa

Su uno dei tanti altri fronti della socio-economia nazionale, si assiste a comportamenti che evidenziano l’assenza di (buon) governo: la mancanza di una politica pubblica per la casa viene confermata dal blocco degli sfratti – misura indispensabile per centinaia di migliaia di cittadini in difficoltà – che verosimilmente verrà prorogato di altri tre mesi (da fine dicembre 2020 a fine marzo 2021), ma che di fatto si pone a mo’ di “esproprio” della proprietà privata (in totale assenza di “ristori” per i proprietari immobiliari)…

E che dire di alcuni recenti accadimenti nella Capitale, con una Sindaca grillina che consente (o addirittura stimola), nella stessa giornata, quasi simbolicamente (un colpo al cerchio ed uno alla botte, nella lotta ad “opposti estremismi”?!) lo sgombero di spazi occupati, come il sinistrorso centro sociale “Cinema Palazzo” nel quartiere San Lorenzo ed il destrorso pub di Forza Nuova in via Taranto nel quartiere San Giovanni? In piena pandemia, nella Giornata contro la Violenza sulle Donne, Virginia Raggi plaude all’intervento dei blindati di Polizia di Stato e Carabinieri, senza una minima valutazione delle differenze tra “occupazione” ed “occupazione” (e, su questo, si potrebbe aprire una complessa querelle ideologica…), ma, soprattutto, senza ragionare sulla migliore utilizzazione del patrimonio pubblico della Capitale, che continua ad essere gestito in modo approssimativo ed oscuro, senza adeguati censimenti e monitoraggi, senza la necessaria trasparenza. Ci sono centinaia e centinaia di beni immobiliari di proprietà pubblica che potrebbero essere assegnati – attraverso bandi pubblici e procedure trasparenti – ad associazioni del sociale e a associazioni culturali, ma processi burocratici esasperati continuano a determinare stagnazioni e ritardi, a fronte di una assenza di reale volontà politica. Basti pensare ai beni – centinaia di ulteriori immobili – che Roma Capitale ha ricevuto dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità organizzata (Anbsc), e che anch’essi sono in attesa di procedure pubbliche di assegnazione…

Potremmo continuare per molto, affrontando altre tematiche ed altri fronti delle politiche pubbliche: una oggettiva osservazione della situazione non può che produrre un profondo senso di sconforto. Forse si deve però – in nome di un ottimismo della volontà?! – non rinunciare alla speranza in una qualche forma di magica illuminazione di chi regge le redini del Paese, di tardiva coscienza di metodi di governo che dovrebbero evolversi dal dilettantismo alla professionalità, praticando finalmente un autentico “evidence based policy making”.

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